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martedì 20 ottobre 2015

La meraviglia di legger libri

Holbein il Giovane, Gli ambasciatori
G. Luca Chiovelli

Credetemi, leggere tanto per leggere mi disgusta. Come offrire dolci a chi ha fatto indigestione di cioccolata. Leggere come terapia, leggere l'ultima novità, leggere il libro dell'amico ... tutto ciò mi ripugna irresistibilmente ... per tacere dell’orrore che ispirano ormai i libri ... con quella carta crocchiante … un olezzo acido da sbrigativa cartiera fordiana … edizioni inutili di autori inutili, che presentono già il macero, fetenti d'effimero, con risvolti allucinati e copertine d'un kitsch lisergico ... no, tutto questo non è il mio regno di lettore.
Solo l'avidità della conoscenza m'ispira il desiderio bruciante della lettura, non altro.
Se tale brama manca preferisco poltrire nell'ignavia.
Non leggere niente, in tali condizioni, è più nobile del leggere qualcosa – una cosa qualsiasi, a caso.
Rassomiglio insomma a Sherlock Holmes che, in mancanza d'uno stimolo intellettuale, si abbandona a una letargia melanconica, alleviata appena dalla cocaina (in vena una soluzione 7%) o dagli spettrali accordi del violino, che inseguono i saliscendi tartiniani del Trillo del diavolo ... nel salottino a Baker Street, mentre il reduce dall'Afghanistan John Watson, in poltrona, davanti al fuoco inglese d'un caminetto inglese, serrato fuori l'umido lividore dei pomeriggi invernali di Londra, segue con occhio ansioso e clinico tali manifestazioni depressive, da umor nero.
E cosa ci strappa dalla depressione, a me e Sherlock?
L'ansia di capire, di scoprire, di sollevare il velo dipinto dei fenomeni. L'ansia di conoscenza brucia l'anima, non c'è niente da fare ... basta un piccolo accenno, quasi sempre casuale, un minuscolo arzigogolo che risale alla mente, un addentellato trascurato nel mare della conoscenza e una frenesia incontrollabile scuote le mie membra intorpidite di lettore. Allora sì che è una festa ... ma che dico: festa? È, clinicamente, come per Holmes, una libidine maniacale, incontrollabile, travolgente. Un piccolo spunto, si diceva ... un esempio? Eccolo. Qualche tempo mi ero incapricciato della poesia orientale; cinese e giapponese, ma, soprattutto, persiana. Ero reduce, infatti, da una visita al Museo Nazionale d'Arte Orientale, in Via Merulana, a Roma. 
In una bacheca lessi una breve lirica ricca d'una metafora che esercitò su di me un fascino profondo, inspiegabile: il poeta paragonava la propria amata a un cipresso.
Non ricordavo chi fosse l'autore; tornai al museo, ma non riuscii a ritrovare il cartiglio fatale. Feci qualche ricerca; forse il poeta era Amir Khusrow. Non fui capace nemmeno di ritrovare l'esatta lirica; una che le si poteva approssimare era questa:

Il parco ha cipressi, larici e pini
ma nulla ti somiglia mia divina, mio cipresso.
Non hai bisogno di pugnali o spade o coltelli
un dardo dal tuo occhio mi rubò la vita.
Il fuoco d’amore è dolce, oh, quanto dolce
ma quest’inferno lo preferisco al paradiso.
Bacia gli occhi del tuo Khusrow, sciocca ragazza,
ogni sua piccola lacrima è come una perla.


Non importava. L'occasione viene sempre dimenticata. Il morbo, però, era già in me, e operava. Mi procurai, già febbricitante, una serie di antologie di poesia persiana del Medioevo.

martedì 27 gennaio 2015

Quello che gli italiani (non) leggono

Proponiamo in versione integrale ai lettori di Monteverdelegge  il comunicato stampa con cui l'Associazione Italiana Editori (Aie) annuncia la sua più recente indagine  sulla lettura in Italia.  Si parla di "grande trasformazione" e di "radicale cambiamento". Ma quel "+ 0,1 % complessivo" che dovrebbe forse rallegrarci, testimonia in effetti come di cambiato ci sia poco. E se qualcosa è cambiato, è in peggio, visto che è calato di parecchio il numero dei lettori "deboli", quelli che dichiarano di avere letto almeno (o soltanto) un libro l'anno. Insomma, ben poco di nuovo sotto il sole (mtc). 

Resta stabile la spesa per leggere degli italiani. E’ un primo dato di quanto emerge dall’indagine dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2014, che sarà presentato il 27 gennaio, nella giornata inaugurale del XXXII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, in programma fino al 30 gennaio a Venezia.
Il 2014 si conferma infatti un anno di grande trasformazione per il settore del libro: diversi indicatori risultano negativi ma, sommati, dimostrano complessivamente come l’andamento della spesa degli italiani in libri, ebook, e-reader e collaterali – in altre parole in ciò che serve a leggere – registri un +0,1% complessivo.
Quanto hanno speso dunque gli italiani nel 2014 per leggere? Quasi 1,5miliardi di euro (per la precisione 1,452miliardi): 51,7milioni di euro è la stima del mercato 2014 degli ebook venduti, 1,2miliardi il mercato dei libri di carta secondo Nielsen nei canali trade (librerie, librerie online, grande distribuzione), 111milioni di euro quanto pagato dagli italiani per gli e-reader (stima provvisoria su dati Assinform, non si sono considerati i tablet), 54,3milioni di euro la spesa per i collaterali. La somma dei fattori si traduce in un dato sorprendente e soprattutto in una sfida implicita: “La sfida - sottolinea Giovanni Peresson, responsabile Ufficio studi AIE – di fare in modo nuovo il mestiere del libraio o dell’editore, innovando tutti quegli elementi che ci obbligano a guardare in modo diverso i comportamenti del lettore e cliente. Alcuni dati, presi singolarmente, possono risultare negativi ma aggregati all’interno del “sistema lettura” ci possono raccontare una storia diversa. La storia di una trasformazione”.
Diminuisce la lettura in Italia ma… – Secondo i dati Istat si passa dal 43% di italiani con più di 6 anni che leggono almeno 1 libro all’anno del 2013 al 41,4% del 2014. I forti lettori restano sostanzialmente stabili (-0,02%), crollano i lettori occasionali. Se si vuole fotografare la lettura nel lungo periodo, tra 2010 e 2014 si sono persi qualcosa come 2,6milioni di lettori (il 10%).
Parallelamente nel 2014 cresce, secondo Istat, del 32,2% la lettura di ebook: quasi 7milioni di italiani (il 13,1% della popolazione) hanno letto un ebook nell’anno passato.
Diminuisce la produzione di libri di carta, cresce quella degli ebook – Gli editori hanno prodotto nel 2014 63.417 titoli, il 5,1% in meno rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 18,14 euro (il -7,2% rispetto al 2012). Parallelamente cresce la produzione di e-book: nel 2014, si stimano 53.739 titoli in digitale (esclusi i gratuiti) nei vari formati (epub, pdf, mobipoket), l’88,4% in più rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 6,96 euro (-22,8% sul 2012).
Cala il mercato del libro di carta nel 2014 rispetto all’anno precedente, ma progressivamente meno. Cresce del 40% il mercato e-book – Il 2014 si chiude per i libri di carta con il segno meno nei canali trade, secondo i dati Nielsen: -3,8% il giro d’affari, -6,5% le copie vendute, in ripresa rispetto ai primi mesi dell’anno e anche rispetto agli anni precedenti. Il libro di carta si compra prima di tutto nelle librerie di catena (pesano per il 40,6%, anche se in leggero calo rispetto al 2013), un pochino meno nelle librerie indipendenti (al 30,7%), sempre più nelle librerie online, che oggi pesano il 13,8% (+ 8% rispetto al 2013). Diminuisce invece in modo significativo la grande distribuzione. Parallelamente il mercato degli ebook si stima al 4,4% del mercato del libro, con un fatturato di 51,7milioni di euro (+39,4% sul 2013).
“Questo quadro – conclude Peresson – ci dice che siamo entrati in una nuova fase: di lettura, di acquisto, anche di produzione. I paradigmi stanno cambiando. Non è in crisi il libro. Siamo di fronte a un radicale cambiamento nel mix, in cui innovazione è la parola chiave per tenere conto di una società più liquida e fluida”.

sabato 17 maggio 2014

Lettura, letteratura, conversazione e altre anticaglie inservibili

G. Luca Chiovelli

Qualche tempo fa scrissi Della letteratura non frega più niente a nessuno; Alessandro Perugia rispose con il suo Conversazione e democrazia.
Ora è ancora una volta il mio turno: cercherò di rispondere e ampliare il discorso.
Questi gli articoli precedenti:

- Della letteratura non frega più niente a nessuno

- Conversazione e democrazia

Se vorrete approfondire ... lunedì 19 maggio, Plautilla (via Colautti 28-30), ore 17.30: primo tè-matico: Ma la lett(erat)ura è morta, o fa solo finta?

Una lettura che non è più lettura

Una volta si diceva: "Ora mi leggo un libro". E si passava all'azione. Si leggeva ancora poesia; il romanzo russo; Robinson Crusoe, Don Chisciotte, il Demetrio Pianelli. Qualche classico scritto in lingue estinte; le sperimentazioni novecentesche: Joyce, Beckett; il teatro: Marlowe, Brecht, Pirandello.
Vi era, in Italia, persino uno spazio di discussione: a volte alto, talora pretenzioso, ma ancora vivo: associazioni, giornali, riviste, accademia.
Ogni lettore aveva tempo. Il discrimine è questo. Si aveva tempo; gli inciampi della vita, ovvio, esistevano: ma limitati entro la ragionevolezza.
Il tempo dell'otium permetteva di affrontare la lettura, quella vera, e di riflettere su di essa. Ogni italiano di buon gusto poteva costituire una riserva di esperienze su cui basare un discorso personale. Una visione della società. Basta leggere la prosa di una qualunque missiva alla redazione d'un periodico degli anni Sessanta-Settanta.
Oggi, paradossalmente, si legge molto di più. Dalla mattina sino a tarda notte il cervello viene sottoposto a un fuoco di fila d'informazione e messaggi; si legge il giornale, la free press, il periodico, il blog, la mail, il cellulare, i titoli televisivi, il post su Feisbuk, le stringhe di 140 caratteri, il volantino, la pubblicità, la relazione aziendale, il cedolino dello stipendio o della pensione, la prosa burocratica, le fatture, le didascalie sotto la foto del cane che bacia il gatto, del gatto che bacia il neonato, del neonato che fa smorfie da neonato, le comunicazioni di servizio.
Si compulsa ininterrottamente. La sera si è sfiniti, prosciugati, dilavati interiormente dalla tensione continua. E nella rete a strascico della lettura quotidiana cosa rimane impigliato? Rifiuti. Rottami d'un discorso incompiuto. Lacerti d'un esperienza che non avrà mai la pienezza dell'unità. E così, giorno dopo giorno, il mondo diviene incomprensibile, perché questi frantumi d'informazione, questi brandelli, non si organizzeranno mai in una visione soddisfacente, unica, totale - che stia salda - e su cui si possa esercitare la meditazione, l'intelligenza, e il continuo arricchimento che deriva dal dialogo e dallo studio. Di conseguenza, ognuno di noi non può che comunicare per frammenti.
Manca il terreno comune ... la lingua e l'esperienza comuni … mancano persino le abitudini che una volta facevano degli italiani un popolo ...
Non facciamo che scambiarci le tessere di mosaici diversi e di cui ignoriamo il disegno originario.
Il mondo, intanto, corre: incompreso. Crescono le nevrosi, le malattie, la schizofrenia.

Tutto è letteratura, quindi niente lo è davvero

Se la lettura non è più tale, ma una parodia d'essa, scompare la letteratura. Petrarca, Ovidio, Saffo, John Donne ... chi li capisce ormai ... ma chi li legge ... siamo troppo sfiniti e distratti per aprire quegli incunaboli fitti d'un sentimento misterioso e lontano, maturo e pieno, semplice e profondo ...
Siamo come Atahuallpa che scuoteva la Bibbia per sentire la voce del dio cristiano ... ci appaghiamo della novità, purché sia leggera, ovviamente, e non ci affatichi ... perché siamo stanchi ... E non abbiamo tempo.

Leggiamo tanto, leggiamo tutto ... Poesiole, incipit, motteggi, sentenze, esternazioni da cioccolatino, Carlo Cracco, Chiara Pizzighettoni, Roberto Calasso ... le nostre gerarchie sono offuscate, livellate ... in fondo, oggi, tutto è letteratura ... quindi niente lo è davvero.

martedì 13 maggio 2014

Il Salone del Libro di Torino, camera ardente della cultura italiana

G. Luca Chiovelli
A Torino: sempre meno lettori, sempre più visitatori.
Una contraddizione deliziosa.
I salonisti torinesi esultano, squadernano dati impressionanti, grafici sardanapaleschi, in cui il trend (qualsiasi trend) s'impenna come un membro eccitato. Come conciliare questo trionfo cesariano con i piagnistei del resto dell'anno? Non saprei davvero ... naturalmente i dati sono veritieri ... Come è possibile che non lo siano? Forse sono sbagliati gli altri dati, quelli sulla non lettura?
Quién sabe?
Dati, grafici, statistiche, interrogazioni, sondaggi ...
Dicono la verità i sondaggi? Non ricordo quale umorista disse: ho pubblicato una mia foto accanto a quella di George Clooney. Poi ho invitato alla scelta: chi è più bello fra noi due? Ecco i risultati: lo 0,7 % ha votato me, il resto ha sbagliato risposta.

300.000 visitatori nel 2013 ... un'intera città come Bari o Catania che si riversa fra le pile di sbobba cartacea di Torino ... un miracolo, signori miei, un miracolo ... forse la benefica influenza della Sindone ... o forse è Baricco che attrae ... il miracolo del ciuffo ...

300.000 visitatori ... una fiumana impressionante ... attenzione! Questi sono dati inoppugnabili ... forniti dagli stessi organizzatori, come non crederci ... resta da capire perché tali manipoli trovino attraenti pile di libri eguali alle pile di libri che trovano in ogni libreria d'Italia ogni giorno dell'anno ... come se qualcuno, stressato dal traffico della settimana lavorativa, dicesse: "Oggi ci rilassiamo, cara ... è domenica, c'è un bel sole ... andiamo a farci un giretto sulla Pontina ... poi una visitina all'Ikea ..."

Pile e pile di libri presto inservibili:

Non c'è speranza omai
Infame pila sorgere,
ah, sì, vedrai, vedrai tra poco,
vedrai vedrai tra poco...
Ahi! Deh! Lasso!
Per man de' barbari
Alzata è già la pila
Ah! vili!... il rio spettacolo
quasi il respir m'invola! ...

300.000 ... non dubito ... credo ut intelligam ... eppure una spiegazione deve esserci ... secondo me sono le tartine, e lo spritz ... si va al salone del libercolo come a un party ... si incontrano note notorietà ... o celebri celebrità ... de visu confermiamo i nostri aneliti intellettuali da televisione ... uh, guarda c'è Concita ... e Corrado ... un incontro sulla fede con monsignor Ravasi ed Eugenio Scalfari, modera Paolo Mieli ... imperdibile ... ottimi questi rustici ... il libro di Loredana ... brava questa Chiara Pizzighettoni, ne ha parlato tanto bene D'Orrico sul Corsera ... un caffettino? ... ottimo lo stand di Eataly ... stasera c'è Umberto Eco con una lectio magistralis sulla contraccezione nel Medioevo, ci vai? In fondo questo Buttafuoco è un bel ragazzo ... la presentazione alle 21.00 ... c'è il ministro ... Ceronetti ... finanziamenti dalla regione ... quanta gente! L'ultimo di Bernardo Sughi lo hai letto? Notevolissimo ... ci prendiamo una cosa al volo ... ci vediamo ... hai saputo ... c'è pure Antonio ... un successone ...

Deve essere così ... le tartine e un certo tono glamour ... basta fare il confronto con il catering della festa del libro di Roma ... panini e lattine da bar di periferia ... salsicce sbrindellate, pizzette bisunte, caffè venefici, un profumo impercettibile di rancido crassume ... guardaroba improvvisati ... stand organizzati come le stie di un pollaio nichilista ... e soprattutto niente sedie, che il lettore romano deve avere la fibra del maratoneta ... E poi niente Ravasi niente Eco niente Baricco niente Scalfari ... Al massimo si vanta Zerocalcare, il fumettaro ... una disfatta glam.


domenica 11 maggio 2014

Conversazione e democrazia

Alessandro Perugia

Di quanti aspetti della vita sentiamo lamentare oggigiorno l’estinzione? L’ultimo che mi è capitato di sentir citare era il canto: “Non si canta più!”. Naturalmente, “non si balla più”. E dove sono finiti i giochi organizzati dei bambini, nascondino, campana, uno-due-tre-stella? Fra quanto la società si sarà trasformata in un condominio?
Scrive il nostro Chiovelli, in un suo recente post pubblicato su questo sito (Della letteratura non frega più niente a nessuno, 25 marzo 2014): “La lettura è diversa dalla letteratura”, cita Fahrenheit 451 e conclude: "Non oserei scrivere manco una pagina. Ogni parola ulteriore lorderebbe i pochi autori degni di essere letti. Se vergassi una sola riga sconsacrerei Shakespeare e Plutarco. È una responsabilità troppo grande".
Certamente non sono tempi da starsene con le mani in mano a guardare, caro Luca. Può essere sufficiente leggere Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt (cap. X - Il tramonto della società classista) per sentirsi accapponare la pelle al cospetto del possibile futuro di ogni società atomizzata.

giovedì 1 maggio 2014

Paperino, le librerie di Roma nei Settanta e la felicità della lettura



Ha ragione Paperino, la vita era più semplice. C'era tempo per far tutto ... e si faceva tutto ... ora non si ha tempo per niente e non si fa niente, alla fine ... Dobbiamo riguadagnare il tempo perduto in ogni senso. Migliaia di convegni sulla lettura non cavano un ragno dal buco ... occorre tempo ... un tempo dilatato, rilassato, ozioso ... ogni cellulare spento ... tre, quattro, cinque ore in cui dire: le prossime tre, quattro, cinque ore non succederà niente ... una prateria tranquilla ... in cui leggere finalmente, senza ansie e l'impaccio di qualche Yahoo che telefona, interrompe, messaggia, twitta, wozzappa ... ma che deve dire, che deve fare, poi, questo babbeo? Niente ... Basta col tempo frantumato ... vogliamo indietro gli  anni Settanta ... quando leggere era un'esperienza mistica e sensuale, lasca, dolce, erotica ... quando le librerie erano lande incognite da esplorare lentamente, non supermercati dove il commesso si spazientisce se non gli si comunica telegrafici autore e titolo ...
Questa la situazione delle librerie (nuovo, usato, fumetti) a Roma nell'anno 1978 ... per le fumetterie si va a ricordo ... si potrà aggiungere in seguito: un work in progress.
Quanti caduti nella lista! Vorrei segnalare con affetto almeno King's in via dei Cristofori a Primavalle, Uscita a via dei Banchi Vecchi, Remainder's a piazza San Silvestro, Rinascita a via delle Botteghe Oscure e Maraldi, in via di attuale dipartita ...
Le librerie listate in rosso sono state onorate dai miei acquisti ... 

Le librerie di Roma nel 1978

Abbina Leandro piazza Vittorio Emanuele 68
Accademia via del Viminale 12
Adria via Santa Caterina da Siena 61
Adriani Tito di Bonafone via del Tritone 194
ALA via Cavour 239
Alessandria via Alessandria 216/A
Alfabeto piazza Paoli 3
Alicicco Ida piazza Montegennaro 18
Alma Roma via Paoli 4/A
ALMES via Bari 7
Amici di R. Crillissi via Merulana 205
ANAPO via Nemorense 37/C
Ancora via della Conciliazione 63
Angelelli Maria Antonia via Britannia 13
Anglo American Book via della Vite 27
Antuori Antonio via Marco Valerio Corvo 170
Aranci Claudio viale Europa 319
Aranci Ferdinando via D'Amico 13
Aranci Roberto via Cadlolo 88
Arancio Marisa via Millesimo 53
Arbicone Maria via Spalato 43
Arcadia di Cruscomagno via Priscilla 91
Arethusa di F.  Mastropietro viale Primavera 95/97
Arma viale Trastevere 233
Armando Armando via della Gensola 60
Armando Tea via Pacini 26
Athena di Elsa Eustachi viale Parioli 104
Augusto di Giulia Napolione via Gela 85
Aurora di Perugini piazza Mazzini 22
AVE via Torre Rossa 94
AVE via della Conciliazione 12/14


AXA via Menandro 49
AZ via Tosatti 47
AZ di Zelinda Amoruso via Fonteiana 61/A
Bani Emanuela via Ontani 28/B
Barone Domenico via Ojetti 36
Bartolozzi Pietro via Salaria 82

giovedì 10 aprile 2014

Sempre più veloci, ovvero la (ri)conquista della lentezza. La mutazione del lettore / 2

Maria Teresa Carbone
Siete pronti a fare un'esperienza psichedelica? Non costa niente e vi permetterà di fare un salto nel futuro, o in uno dei futuri possibili che ci aspettano. Forse non vi piacerà, ma sarà di sicuro interessante. Per provare, non dovete far altro che cliccare qui e pigiare il bottoncino blu alla destra dello schermo. Se siete molto coraggiosi, schiacciate la linguetta in basso, nella finestra che si è aperta, e dal menu a tendina scegliete l'opzione 600 wpm. 600 wpm vuole dire 600 words per minute, 600 parole al minuto. 
Ecco, ora lo sapete: l'esperimento che avete appena compiuto vi ha mostrato come sarà - come potrebbe essere - la lettura in un tempo non molto lontano.  Ammesso, poi, che si possa parlare di lettura. Gli stessi ideatori di questa invenzione preferiscono usare il nome che loro stessi hanno scelto: Spritz. Io spritzo tu spritzi egli spritza, e non stiamo bevendo un aperitivo, ma trangugiando parole attraverso gli occhi. 
Lasciamo la parola a loro, Frank Waldman, Maik Maurer e Jamie Locke: "A prendere tempo nella lettura sono soprattutto i movimenti degli occhi da una parola all'altra e da una frase all'altra. In più, la lettura tradizionale occupa parecchio spazio fisico. Spritz risolve entrambi i problemi. Gli occhi non devono più spostarsi da una parola all'altra o sulla pagina che state leggendo. In effetti non c'è più una pagina: bastano 13 caratteri in tutto".
In sintesi: "La missione di Spritz è di cambiare il modo in cui le persone leggono e di rendere le comunicazioni più veloci, più facili, più efficaci".
Aspettate a gridare alla barbarie. Spritz è nato perché oggi noi tutti, che maneggiamo cellulari e tablet e computer ogni giorno, leggiamo in modo diverso. La lettura lineare che ci aveva aiutato a immergerci in Orgoglio e pregiudizio o in Shining sta lasciando il posto a una lettura punteggiata, nella quale gli occhi corrono in cerca della parola-chiave. 

mercoledì 26 marzo 2014

La mutazione del lettore

Maria Teresa Carbone
Flussi torrentizi di parole su carta, su schermo e in voce, ma sempre conturbati rattristati indignati, hanno accolto qualche giorno fa la notizia che il numero dei lettori italiani continua a diminuire. In questo magma uniformemente dolente vorrei citare due contributi differenti, che attraverso l'uso dell'ironia pongono una domanda cui sarebbe utile rispondere con sincerità. 
Il primo lo ha scritto Dino Baldi (filologo classico e autore per Quodlibet di un bel catalogo di Morti favolose degli antichi) nel suo blog "Le antichità elettive", diffuso nel sito di "Pagina99": titolo, L'inspiegabile passione degli italiani per la lettura. Si chiede dunque Baldi, rovesciando in paradosso le analisi sul calo dei lettori: "Perché ancora così tanti italiani leggono? Come si spiega che tante persone investano la cifra media di 57,47 euro l’anno in libri, nonostante la concorrenza di altri media ben più attraenti ed efficaci a scopo di intrattenimento (e nonostante, aggiungo, le iniziative dirette e indirette per la disincentivazione della lettura, vale a dire la scuola e quella sofisticata forma di negative campaigning che sono le fiere del libro con tutti gli annessi e connessi)?".  
Anche il nostro misantropo in residence Gian Luca "Alceste" Chiovelli non ha fiducia nelle manifestazioni che dovrebbero sostenere e promuovere la lettura. Commentando i dati del Cepell sulla lettura e l'acquisto dei libri 2011-2013 in un post intitolato Della letteratura non frega niente a nessuno, Chiovelli irride i meeting, le convention, i flash mob, i luoghi di raduno dei "puristi della lettura, paladini del si-legga-la-qualunque-purché-si-legga, grandi autori, piccoli maestri... attivisti, fanatici, dolciniani, domenicani del libro, carmelitani della lettura, francescani della pagina, millenaristi del non-si-legge-più". E poi sbotta: "L’equivoco del secolo: leggere qualsiasi cosa è meglio che non leggere niente".
Dunque, eccola la domanda: cosa vuol dire leggere, oggi? 

martedì 25 marzo 2014

Della letteratura non frega più niente a nessuno

G. Luca Chiovelli

Convention, incontri, manifestazioni, convegni, convegni autoriali, convegni in cui si conviene, festival dei lettori, festival delle letterature, feste a sorpresa, book parties, flash mob, firme, prefiche che strillano, sensibilizzazioni, trame carbonare, appelli ai politici, ai partiti, alle istituzioni (istituzioni locali, decentrate, nazionali, provinciali, regionali), contrappelli, questue e questuanti, impetratori, rogazionisti, puristi della lettura, paladini del si-legga-la-qualunque-purché-si-legga, grandi autori, piccoli maestri, saloni del libro, saloni della lettura e della letteratura, strip poker del libro, centri per il libro e la lettura, comunità della lettura, meeting, meet up, bed in, associazioni per il libro e la lettura, sconti per il libro, promozioni per il libro, incentivi, discount, tre per due, quattro per tre e ne riporto uno, attivisti, fanatici, dolciniani, domenicani del libro, carmelitani della lettura, francescani della pagina, millenaristi del non-si-legge-più: penitentiagite!, camilleriani, radioterzisti, sinibaldiani, ceronettiani, più libri più liberi, libricome, un mare di libri, liber liber, libri perché, libri se-non-ora-quando, libri e-sai-cosa-bevi, un libro è per sempre, per un pugno di libri, libridinosi, asino chi legge.

I convegni sul libro e sulla lettura. Funziona così: trecento tizi s'indaffarano febbrilmente a organizzare, pianificare, diffondere, pubblicizzare, spetezzare l'evento. Truppe cammellate, twitter, facebook, mail, telefonate, manifestini, pieghevoli, sponsorizzazioni, appoggi, endorsement.
Arriva il gran giorno. Il pienone!
Il libro è salvo!
Non tutto è perduto, vedi, se ci si impegna ...
Uh, guarda, c'è Giulio!
Strette di mano, saluti, tartine.
Mai vista tanta gente!
Chi sono i relatori?
Ci si vede dopo!
Ma Sabina oggi parla?
C'è anche l'assessore ...
Mai vista tanta gente! Guarda, saranno almeno trecento, forse qualcuno in più ...

La letteratura è una cosa, la lettura è un’altra!
Certo i lettori calano, si vendono meno libri, ma occorre guardare in prospettiva …
Con l’e-book vi sarà la rimonta … crescono i lettori ultrasessantenni … i giovani, poi, diciamolo, leggono di più …
La letteratura è una cosa, la lettura è un’altra!

In Fahrenheit 451 di Bradbury si bruciano libri.
Dittatura, oppressione, illiberalità.
Scarso senso della profezia, però: i censori non agiscono più così. Bruciare un libro, essi ormai lo sanno bene, è un modo infallibile per donargli valore.
Alternativa: circondarlo con ciarpame.
Il monologo dell'Enrico V: pericolosissimo.
Lo si assedia, perciò, con fiumane di carte, con miliardi di pagine; lo si assorda di chiacchiere, lo si rende indistinguibile, uno dei tanti. E lo si disinnesca.
We few, we happy few, we band of brothers, esclama fiero Enrico; e che si fa? Si annega la citazione letteraria fra milioni di citazioni da cioccolatino; battute, trivialità, lazzi. La si rende una frase come tante: la notte, assicura Hegel, tutte le vacche sono grigie.
A forza di leggere sciocchezze non si distingue Shakespeare dalla Palombelli.
Secondo alcuni, però, lettura e letteratura sono cose diverse.

La biblioteca dei miei vecchi: una selezione scolastica di opere dantesche, una edizione sfondata de I promessi sposi, antologie varie della letteratura italiana, una raccolta di racconti di Mark Twain per il dopolavoro ferroviario. Erano lettori debolissimi, ma conoscevano La Divina Commedia e Manzoni.
L’equivoco del secolo: leggere qualsiasi cosa è meglio che non leggere niente.
Leggere Fabio Volo è meglio che non leggere niente.
Non è così.
È proprio colui che legge tanto per leggere che finisce per non leggere più niente.
Inevitabile. Il gusto si ottunde. Certi periodi di Tolstoj, Stendhal e Proust riescono difficili, stranieri, lontani milioni di anni.
Non parliamo poi della letteratura classica e medioevale.
Il taglio del gusto è irrimediabilmente deteriorato.
Si continua col pastone: Fabio Volo chiama Fabio Volo.
Poi neanche Fabio Volo.
Si finisce su Facebook a postare foto della torta di ricotta e del cane con gli occhiali.

mercoledì 26 febbraio 2014

Flash mob. Ovvero: bastano tre minuti per "sensibilizzare sul tema cultura"?

Maria Teresa Carbone
La primavera incalza, è tempo di flash mob. Sempre provvidenziale, Wikipedia ci informa che questi assembramenti fulminei sono nati una decina d'anni fa "con la finalità comune di mettere in pratica un'azione insolita". E cosa di più insolito che cercare di diffondere la pratica della lettura? Dunque, via con i flash mob. 
Il primo lo organizzano le Biblioteche di Roma  nel centro commerciale Euroma 2: l'appuntamento è per venerdì 28 febbraio alle 16.30, ma evidentemente chi ha avuto l'idea non è tanto sicuro del risultato. Ci sarà davvero la folla necessaria perché le signore e i signori intenti allo shopping pre-finesettimanale si accorgano che è in corso un flash mob? Nell'incertezza la responsabile, Rita Petroselli, cerca figuranti disponibili a partecipare. E si rivolge direttamente a loro con un bel "tu" accattivante, ma nel quale si sente vibrare la paura del fallimento: "Sarà divertente e piacevole averti per 3 minuti tra i nostri sostenitori. Poiché il video dell'evento che durerà poco più di 3 minuti sarà pubblicato in rete, per partecipare è d'obligo firmare una liberatoria. Più saremo, più daremo respiro ai servizi delle biblioteche".
Passa un giorno,  ed ecco un nuovo flash mob. Questa volta è la viterbese Fondazione Caffeina a lanciarlo. ll titolo è "Il primo marzo compriamo un libro", e con questo è detto tutto. Ma per sicurezza gli organizzatori precisano che tante librerie hanno aderito al flash mob (evidentemente non molto flash, visto che dura un giorno intero) e che l'iniziativa è nata dal basso "per sensibilizzare sul tema cultura". Proprio così: "sensibilizzare sul tema cultura".
Ora, sia chiaro: noi ci auguriamo che il primo marzo, e tutti i giorni dell'anno, le librerie siano affollate, così come (e ancora di più) ci auguriamo che il numero delle persone in possesso delle Biblioteche di Roma, e non solo, si decuplichi. Ma di fronte ai flash mob almeno un po' riluttiamo: perché pensiamo che questo sia, per dirla garbatamente, una presa in giro, e per di più una presa in giro controproducente. 
Chi legge sa benissimo che la lettura è tutto il contrario del flash mob: richiede tempo e concentrazione e almeno all'inizio un po' di sforzo. E anche chi non legge lo sa, e forse proprio per questo non legge. Perché non ha voglia di impegnarsi, o perché si impegna in altre attività per lui o lei altrettanto intense e appaganti. (L'altro giorno ho incontrato un simpatico tecnico di laboratorio che, mi ha detto, non legge mai: "Preferisco andare a pesca. Sto sulla riva del mare, osservo le canne, i movimenti dell'acqua. Mi sento vivo e attento come lo è lei quando è immersa nella lettura di un libro").
Questo dovremmo dire alle ragazze e ai ragazzi: che la lettura è un esercizio o, come ha scritto Alan Bennett, un muscolo, e in quanto tale va esercitato, perché i risultati potranno essere stupefacenti. Che come in tutte le cose della vita il percorso può essere lineare o tortuoso. Che si procede anche a suon di tentativi falliti.
Comprare un libro, con buona pace di editori e librai, non equivale a leggerlo (e comunque è molto probabile che chi entrerà in libreria il primo marzo sarà già sufficientemente sensibilizzato "al tema cultura"). Pensare che basti un video di tre minuti girato in un centro commerciale per dare respiro alle biblioteche è solo la prova della crisi (di soldi e purtroppo anche di idee) delle biblioteche.  
Altro che flash mob, qui ci vorrebbe come minimo un bell'Occupy, con tanto di figuranti inclusi.

sabato 15 febbraio 2014

A qualcuno importa davvero che in Italia si legga di più?

Renata Gorgani *
Poco prima di Natale il governo ha annunciato che per decreto legge, i lettori, gli acquirenti di libri avrebbero goduto di un beneficio fiscale.
Si trattava di detrarre il 19% di quanto speso nell’anno per l’acquisto di libri, con un tetto massimo di 2.000 Euro, 1.000 Euro per libri scolastici e 1.000 Euro per libri di qualsiasi genere. 
Un po’ come accade per le medicine: scontrino fiscale, si allegano gli scontrini alla dichiarazione dei redditi, ed è fatta.
Era una buonissima notizia per il libro e i lettori, ed era fortemente simbolica perché “diceva” che i libri sono importanti e necessari.
Noi della Libreria dei Ragazzi eravamo doppiamente felici: avremmo spiegato ai genitori che da ora, i libri per i loro bambini li potevano persino detrarre dalle tasse. Li avremmo invitati a riflettere, li avremmo invitati a offrire un libro in più, era un riconoscimento “ufficiale” di quanto ripetiamo da sempre: comprare un libro a un bambino, leggerlo insieme a lui, è altrettanto importante che fargli fare sport, o curargli un raffreddore (per inciso le fatture dei corsi di sport e le medicine sono detraibili).
In un paese dove non si fa niente per la lettura, dove non esistono più le biblioteche nelle scuole se non per volontà, soldi e tempo messi in campo dai genitori, era apparso un piccolo raggio di luce, un’ammissione che leggere è un’attività degna di essere sostenuta. Invece non se ne farà nulla.
“Era una norma inapplicabile”. E allora? Allora continueremo a vedere calare gli indici di lettura, chiudere le librerie, senza che nessuno muova un dito.
Davvero pensiamo che mettere un libro tra le mani di un bambino non sia altrettanto importante che curare i suoi muscoli?
Esistono ricerche internazionali che dimostrano come l’indice di lettura sia strettamente collegato all’indice di crescita economica, alla salute e al miglioramento della sicurezza sociale.
Leggere fa crescere, leggere fa bene, leggere fa diventare cittadini migliori. Leggere migliora le prospettive di una persona. 
Per una volta i nostri politici sembravano averlo capito. Era un’illusione.
* presidente della Libreria dei ragazzi di Milano

martedì 4 febbraio 2014

I bambini salveranno il mondo (dei libri). Una modesta proposta e qualche affronto

G. Luca Chiovelli

1. "Ogni scuola elementare pubblica dovrà munirsi di una propria biblioteca". Le fonti del diritto della Repubblica Romana, culla della giurisprudenza e fondatrice dell'Impero, erano scritte sulla pietra di appena dodici tavole. Noi, ancor più modestamente, baseremo la riscossa della lettura su tale singolo articolo.

2. Joseph De Maistre: "Dateceli dai cinque ai dieci anni, e saranno nostri per sempre".

3. Marco, IV, 30-32: [Il piacere della lettura] "è come un granellino di senape che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra".
Questo figuro ha fondato una religione che resiste da duemila anni e ha più utenti di facebook. Impossibile snobbarlo.

4. Si obietterà: basterebbe introdurre i bambini ai libri, menarli presso una biblioteca comunale, ricoprirli di carta, stordirli di storie e favole, farli irretire da adulti spacciatori di piaceri letterari.
No. La biblioteca deve essere parte della scuola. I bambini ragionano: "La mia scuola si chiama così e così. È la mia scuola. Nella mia scuola c'è una stanza con molti libri. Si chiama biblioteca. La nostra biblioteca. Qui leggiamo e disegnamo le cose dei libri, tutti insieme, coi nostri maestri". La biblioteca diviene, in tale visione, uno spazio che il bambino sentirà come proprio: di conseguenza anche l'istituzione scolastica, prima straniera, entrerà nel ricetto del suo cuore. Ne guadagneranno, in rispetto, anche gli insegnanti, parte di un mondo riguadagnato a una dolce autorevolezza, a un piacere lasco e irresistibile, dal fascino giocosamente esclusivo.

5. La biblioteca scolastica è un territorio sacro. Separata dalla classe, dominata dal manuale e dall'apprendimento coatto, ma anche dal mondo esterno in cui il sapere è ridotto a poltiglia impossibile da fruire attivamente. Tale proprietà la rende capace di unire, metaforicamente e di fatto, un sapere sempre più spezzato e spaesante.

6. La biblioteca riduce le differenze, sociali, culturali, di razza. Di fronte a un libro, a quell'età, si è tutti eguali; e tutti italiani.

martedì 10 dicembre 2013

Meno libri più liberi. 43 aforismi sulla saggezza del leggere meno e meglio



Alceste

1. Il ruolo del libro: nessuno. Mettiamoci l'animo in pace, ormai i libri non servono più a niente. Solo a essere venduti.

2. Industria libraria e bibliofilia sono vecchi coniugi che si insultano litigandosi le esigue coperte d'un letto ghiacciato.

3. 60.000 titoli all'anno. 60.000 copule all'anno e pure Charlize Theron viene a noia.

4. Sostituire le mostre librarie con gite turistiche alle biblioteche nazionali. Sono stipate all'inverosimile di novità.

5. Si comincia con una ramazza e si finisce con un delicato pennellino di martora, diceva il grande pittore. Così il bibliofilo: prima accumula, poi discerne, alfine brucia.

6. Il mio sogno: una biblioteca di cinque libri.

7. Liberiamoci dalla scaramanzia del numero. Più libri non ci daranno più libertà, così come più giornali e più televisioni non ci hanno mai dato più informazione.

martedì 8 ottobre 2013

Come si legge(rà), e altre storie


Come leggerete nel 2016? Solo su carta? Solo ebook? Un po' e un po'? Proseguiamo la nostra esplorazione sui modi in cui si evolve la lettura proponendo nel grafico qui a fianco (cliccare per una migliore visualizzazione) i risultati di uno studio condotto dalla casa editrice digitale Bookboon che ha chiesto ai lettori di diversi paesi (Usa, Regno Unito, Svezia, Germania...) di prevedere le loro abitudini fra tre anni. E chi lo avrebbe mai detto? gli affezionati al libro di carta ad ogni costo sono più numerosi dall'altra parte dell'Atlantico. Ma le sorprese - leggete qui sotto - continuano.

Maria Teresa Carbone
La settimana scorsa, chiudendo il suo intervento sull'evoluzione dell'editoria internazionale, Maurizio Caminito notava, alla luce della nuova app di Oyster (libri da scaricare con una formula di abbonamento mensile), che “la tipologia di business in stile Netflix potrebbe portare alla nuova rivoluzione del mercato editoriale in formato digitale”. Ed ecco che, solo pochi giorni dopo, questa profezia pare destinata ad avverarsi più velocemente del previsto. Sfruttando una struttura consolidata (una piattaforma attiva dal 2007 dove gli utenti – ottanta milioni sparsi in oltre cento paesi – possono caricare e mettere in circolazione gratis o a pagamento testi di ogni tipo: testi narrativi, saggi, articoli, atti processuali...), la società americana Scribd, che già da qualche mese aveva cominciato a proporre una scelta abbastanza ampia di ebooks, è uscita allo scoperto e offre ora accesso illimitato a tutti i testi per otto dollari e 99 al mese, dopo un mese di prova gratuita.

sabato 5 ottobre 2013

Un paese allo specchio dei festival culturali


Giuseppe Laterza
Il mese di settembre è il più denso di festival letterari: dal Festival della mente di Sarzana al Festival della letteratura a Mantova, dal Festival difilosofia di Modena al Festival del diritto di Piacenza, solo per citarne alcuni.
Quello dei festival è un fenomeno che ormai si rinnova da quindici anni e che continua a stupire in un paese caratterizzato da bassi indici di lettura - di libri come di giornali - e in generale da bassi consumi culturali. C'è chi ha elogiato la sete di conoscenza che caratterizza i festival e chi li ha visti come sintomo della 'spettacolarizzazione' della cultura. E c'è chi ha lamentato il fatto che il successo dei festival non abbia impedito il calo di vendite dei libri...
In realtà lo scopo dei festival non è quello di vendere libri, anche se in tutti i festival se ne vendono tanti, anche in epoca di crisi. Le persone vanno ai festival per un altro motivo: fare un'esperienza di conoscenza insieme agli altri. Cosa rara nell'epoca della solitudine televisiva di massa e delle relazioni virtuali in rete. Quella dei Festival è infatti una relazione fisica: si lascia a casa lo schermo TV e quello del computer per incontrare gli autori e altre persone in carne e ossa. Persone simili, selezionate dai propri interessi: persone che leggono libri ma anche giornali, vanno alle mostre e al cinema. Tra i 4 e i 5 milioni di italiani. Non la maggioranza, ma neanche una nicchia.

venerdì 4 ottobre 2013

Crescere lettori, costruire futuro


Della Passarelli *
Il nostro paese è abitato da tante persone diverse, uomini e donne, persone di origine italiana e persone che sono arrivate da altri paesi. Costruire un futuro dove mai più a nessuno (tantomeno a rappresentanti di un governo) venga in mente di insultare una persona di colore, una donna o un omosessuale, è compito di noi adulti. Così come si dà il giusto risalto e il giusto peso alla prevenzione per quanto riguarda la salute, altrettanto spazio andrebbe dato alla prevenzione contro l'ignoranza.
I libri per bambini e ragazzi - albi illustrati, narrativa, divulgazione, ecc. - sono ancora elementi unici e straordinari per far crescere il pensiero. Per imparare a prendere tempo per riflettere.
Leggere è una attività fondamentale del nostro cervello, non innata ma che va coltivata e esercitata.
Ciascun lettore sa quanto sia appassionante entrare in un libro, e quanto sia piacevole e gratificante rappresentare in se stesso la storia. Il libro, dopo il linguaggio, è il più importante "traghettatore" verso la possibilità di rappresentazione simbolica.

domenica 22 settembre 2013

Dove si legge, quanto si legge, come si legge(rà)

Quella che vedete qui a fianco (cliccare sull'immagine per vederla ingrandita) è una mappa piuttosto sorprendente sulla lettura nel mondo realizzata  dal World Culture Score Index e circolante da un paio di mesi in rete. Sorprendente perché ribalta - ammesso che i dati siano attendibili - non pochi luoghi comuni: chi avrebbe mai detto che i paesi dove si legge di più al mondo sono l'India e la Thailandia? o che l'Arabia Saudita batte la Polonia, l'Australia e la Germania? o che infine - soprattutto - in Italia si legge di più che nel Regno Unito? Mentre ci grattiamo la testa perplessi, non possiamo fare a meno di pensare che, oggi più che mai, il mondo della lettura è estremamente variegato e in continua evoluzione. La conferma ce la dà Maurizio Caminito che in un articolo uscito sul blog Avvertenze per geni descrive il progetto Oyster da poco lanciato negli Usa e destinato, se avrà successo, a influenzare notevolmente le nostre abitudini di lettura.
Maurizio Caminito
Si è detto ed argomentato molto su come nell’ambiente digitale la fruizione della musica e della scrittura tendano ad avvicinarsi. In realtà è indubitabile che la produzione musicale sia stata investita per prima dall’uragano web: pirateria, fruizione musicale frammentata, crisi delle major, crollo delle vendite, crisi del settore. Gli editori hanno sempre guardato con terrore a quanto stava accadendo in campo musicale. E, viceversa, il mondo del web ha sempre sottolineato come proprio l’esempio delle case produttrici musicali e la loro strenua difesa del file musicale attraverso l’applicazione di “lucchetti” e dispositivi di protezione, si fosse rivelata perdente e sostanzialmente dannosa. La prima reazione alla crisi mondiale del settore della produzione musicale è stato il modello di vendita applicato da iTunes.  Il “long playing” si è trasformato in una compilation digitale, su una piattaforma sicura, da scaricare sul proprio dispositivo, acquistare e ascoltare brano per brano. L'iTunes Store è stato uno strumento di rottura per l'industria discografica, ma è stato anche una boccata d’ossigeno per tutti: Apple, gli utenti e le major discografiche.  Dal 2011 l'iPod è il lettore multimediale più venduto al mondo, con una quota di mercato superiore all'80%, mentre iTunes Store è il "mercato" digitale più usato al mondo, con 10 miliardi di brani venduti. Per gli editori questo modo di offrire al pubblico i contenuti in formato digitale non offriva indicazioni particolarmente utili. La lunghezza dei testi scritti (il racconto e ancor più il romanzo) non è compatibile con un processo di parcellizzazione simile a quello dei brani musicali. L’unico effetto, indiretto e derivato più in generale dall’affermarsi nel web di un’abitudine all’uso di testi sempre più brevi e sintetici, è rappresentato dalla graduale diffusione sul mercato di formati di testi sempre più ridotti.

venerdì 20 settembre 2013

L'incanto della lettura ad alta voce, la nuova stagione di MVL_Bambini

Enza Bertoni
L'incanto del leggere continua... Ebbene sì, riprendiamo il lavoro iniziato anno scorso e che ha avuto un seguito felice, poiché sia i bambini più piccoli (6-7 anni) sia i più grandi (9-10 anni) hanno seguito con curiosità e interesse.
I libri classici non conoscono stagioni, non invecchiano mai, tant'è che l'anno scorso abbiamo letto il classico dei classici: Pinocchio, e poi Peter Pan e Le avventure di Tom Sawyer. Le avventure dei personaggi hanno aperto grandi spazi all'immaginazione, al pensare, al guardare attraverso le cose, sentire e capire. "Il libro deve essere vento e aprire le tende" dice un verso di Nazim Hikmet e così abbiamo cercato di fare nel nostro piccolo (s'intende) nel corso degli incontri.
Riprenderemo per i più grandi la lettura di Tom Sawyer, che ha promosso passione e partecipazione mentre per i piccoli attingeremo dai classici.
Pretendere che i bambini amino a priori le letture di cui ci siamo innamorati noi è assurdo. Per questo, si faranno delle proposte e loro sceglieranno. Importante è che ricevano stimoli sufficienti per farlo.
Leggere non deve essere separato dal gusto del narrare, ascoltare è un piacere! Storie affascinanti faranno innamorare i bambini. Ascoltare con amore è cosa buona. Passione, partecipazione, libertà, piacere saranno i momenti fondanti dei nostri incontri, dove la felicità di stare insieme ci unirà e ci collegherà al mondo delle emozioni.
Il nostro tempo segnala una crisi della lettura e quindi del discorso educativo, ma l'oggetto libro ci apre nuovi orizzonti, che potremmo condividere insieme alle famiglie.
Gli incontri potrebbero servire non solo ai bambini, ma anche ai genitori, per risvegliarli al mondo fantastico, che è quello del bambino e che hanno lasciato quando i figli hanno varcato la soglia della scuola.
I libri ci aprono un nuovo mondo, un altro mondo, lo scambio, l'incontro, le relazioni, le amicizie, gli scambi intellettuali. Perché riservarlo solo ai piccoli? Forse gli stessi libri potrebbero leggerli i genitori e poi discuterne.
 
Chi desidera avere maggiori informazioni sull'attività di MVL_Bambini è invitato a mandare un'email a Enza Barbato
 
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