domenica 10 novembre 2013

Fabio Volo rules. Trentasei considerazioni sul Fabio nazionale

Alceste


Il nuovo libro di Fabio Volo, La strada verso casa: ventimila copie in una settimana; poi il raddoppio, poi cinquantamila, centomila, centoventimila, duecentomila, cinquecentomila e poi via, sempre più lontano, oltre Giove e l’infinito.

1. Chi è Fabio Volo? Uno dei tanti. Fa parte di quella cultura di massa che Dwight McDonald, nel classico Masscult e midcult, definì in tal modo:
“Il Masscult è un fatto nuovo nella storia. Non già che solo ora si produca tanta arte scadente [ma] il Masscult è scadente in modo nuovo: non ha neppure la possibilità teorica di essere buono … è qualcos’altro: non è semplicemente arte fallita, è non-arte. È addirittura anti-arte … Il Masscult non offre ai suoi clienti né una catarsi emozionale né un’esperienza estetica, perché queste cose richiedono uno sforzo. La catena di produzione macina un prodotto uniforme il cui umile scopo non è neppure il divertimento, perché … questo presuppone vita, e quindi sforzo, ma semplicemente la distrazione. Può essere stimolante o narcotico, ma dev’essere di facile assimilazione. Non chiede nulla al suo pubblico, perché è completamente soggetto allo spettatore. E non dà nulla ... Questo [accade] perché le masse sono … una gran quantità di persone incapaci di esprimere le loro qualità umane perché non sono legate le une alla altre né come individui né come membri di una comunità. In effetti non sono legate in alcun modo tra loro, ma soltanto a qualche fattore impersonale, astratto, cristallizzante …”.

2. Fabio Volo è innocente! Ovviamente. Solo un sintomo.

3. Fabio Volo è un furbone. Ma no, crede in quello che dice. Non ci arriva proprio. Come detto, è innocente.

4. Fabio Volo è comunque un fenomeno di rilievo. Di rilievo sociologico, certamente. Come i tetrapack, gli hot pants, la sparizione della cravatta, i touch screen. Per adesso. Fra vent’anni avrà la stessa rilevanza delle cassette super otto.


5. Meglio leggere Fabio Volo che non leggere affatto. No, è meglio non leggere nulla. Ci sono tante cose belle nel mondo: giardinaggio, pittura, pesca, infilare collanine. I miei quattro ascendenti (nonni), al di sotto (tutti) della quinta elementare, non hanno mai letto niente in vita loro. Eppure sono stati cittadini esemplari. E hanno prodotto più PIL di Fabio Volo.

6. Fabio Volo lo leggono solo gli ignoranti. No. Basta chiedere a una lavoratrice alberghiera cosa trova nelle stanze degli hotel a cinque stelle. Un trenta per cento di materiale professionale; un trenta di narrativa para-voliana; un trenta di riviste mainstream. L’ultimo dieci per cento ondeggia tra pornografia, letteratura da aeroporto e qualche classico.

7. Un professionista non legge Fabio Volo! Come scrisse il filosofo Maurizio Ferraris: “Si può pilotare un jet dell’ultima generazione e credere a Padre Pio”. Si può essere geniali informatici e fermarsi ai manga. Oppure elementi di spicco del terziario avanzato e limitarsi a gigioneggiare su Feisbuk. E così via. Il sapere è, ormai, tecnico, ma la perizia tecnica non presuppone una cultura: presuppone, molte volte, Fabio Volo. Ma anche un direttore di biblioteca o un Ministro della Cultura sono, spesso, lettori debolissimi.

8. Fabio Volo è semplice e scorrevole. No, è angusto. Meno parole si conoscono, meno realtà si conosce. Rinunciare alla realtà, tuttavia, può essere appagante.

9. Essere semplici è un pregio! Si può essere semplici e profondi. Fabio Volo, invece, è semplicistico, taglia corto, scivola via, non dà problemi, cauterizza, accede sempre a sentieri già battuti, arranca carponi, si guarda le scarpe.

10. Io voglio leggere senza sforzo! Bene, è nel suo diritto. I veri artisti, in cambio d’una visione celeste, richiedono fatica. A volte molta fatica. Non si può sfoggiare un fisico da spiaggia con dieci flessioni al giorno.

11. Non ho tempo per leggere Petrarca! Se la smettesse di guardare Ballarò e smanettare sull’I-Phone et similia lo troverebbe.

12. Fabio Volo è un bravo ragazzo! Questo è uno dei suoi difetti, infatti.

13. Fabio Volo è più bello e simpatico di lei, canaglia! E, rispetto a me, anche un ottimo partito.

14. Fabio Volo è meglio di Baricco! Giusto. Meglio un Garelli scassato che una Mercedes senza motore. Io vado a piedi, però: ci guadagno in salute.

15. È colpa degli intellettuali se Fabio Volo ha successo! Come no, le magiche élites culturali italiane. Se esistessero avrebbero una piccola parte di colpa. Se.

16. È colpa della scuola se Fabio Volo ha successo! Certo. E anche del destino cinico e baro.

17. È colpa della società se Fabio Volo ha successo! La società non esiste più.

18. È colpa delle strutture economiche globaliste che dettano l’etica e il gusto a livello mondiale se Fabio Volo ha successo! Lei spara ai canarini col bazooka, ma non ha torto. Randolph Bourne: “Tendiamo a creare orde di uomini e donne privi di una patria spirituale, fuorilegge culturali privi di gusto, privi di qualsiasi metro di misura che non sia quello della folla”.

19. Fabio Volo lo leggono le ragazzine! No. L’infantilismo di massa, malattia dello spirito dei tempi, è trasversale ed epidemico. Come l’analfabetismo di ritorno.

20. Che male c’è a leggere Fabio Volo? Lo stesso che ingurgitare grassi saturi.

21. Lei non ha mai letto Fabio Volo! Ci mancherebbe.

22. Lei è invidioso di Fabio Volo! Assolutamente no. Disprezzo ciò che lo tiene in vita. Editorialmente, s’intende.

23. Lei parla tanto, ma non riuscirebbe mai a scrivere come Fabio Volo! Lei ha ragione. Io sono disperatamente inattuale. Lo sono talmente tanto che se fossi vissuto al tempo di Zola, Balzac, Maupassant e Flaubert avrei scritto come Fabio Volo.

24. Il successo di Fabio Volo non turba i lettori forti. No, invece. La moneta cattiva scaccia quella buona. Inevitabile. Fabio Volo uccide Shakespeare e Petrarca. Brucerà all’inferno per questo. Anzi, no. Quel fallito dell’Onnipotente, per comportarsi in tal modo, deve necessariamente leggere Fabio Volo. All’inferno brucerò io. Insieme a tanta gente interessante.

25. Le copie di Fabio Volo tengono in vita l’industria libraria! Male. L’industria libraria è inutile. Venti pubblicazioni all’anno, ben scelte, bastano e avanzano. Si creerebbero migliaia di disoccupati! E allora? Ce ne sono tanti. Un paio di posti come potatori e concimatori potrei offrirli io. Se serve.

26. La varietà è una ricchezza. C’è posto per tutti! No. Meglio leggere un buon libro che spizzicarne mille. I mille fanno perdere tempo, abbassano il livello, confondono le acque concettuali. E poi c’è la legge di Sturgeon: “Il 90% di quel che si produce è pattume”. E il resto non manda un buon odore. Io, ad esempio, ho scritto un capolavoro: Cronache da un’illuminazione confusa, ma mi guardo bene dal pubblicarlo. Per coerenza.

27. E la letteratura? Diventerà un’arte minore come lo yoga, l’ikebana, la pesca con la mosca  e il cinema.

28. Lei è un disfattista! No, io non leggo Fabio Volo.

29. Cosa resterà di Fabio Volo? Tonnellate di carta. Assieme a tonnellate di Luca Goldoni, Bruno Vespa, Enzo Biagi, Clive Cussler.

30. Io leggo Fabio Volo e Dostoevskij! Lei mente o è un caso statistico insignificante.

31. Se Fabio scrivesse: “Dammi mille baci, poi cento/poi altri mille, poi ancora cento/poi altri mille, poi cento ancora”, Lei lo criticherebbe lo stesso. Prevenuto! Se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola. I controfattuali sono inverificabili. Se una notte di quarantadue anni fa i genitori di Fabio Volo avessero litigato non saremmo qui a cicalare di Fabio Volo. E non molesti la memoria di Catullo, vigliacco.

32. Io non ci casco. Lei odia Fabio! E va bene. Un pochino. Mi comprenda. Vivo in un’epoca in cui si legge Fabio Volo. Lo odio solo un pocolino, però. Se lo incontrassi finirei per offrirgli un aperitivo. Moriendum est enim omnibus. 

33. Ma, insomma, come la pensa su Fabio Volo? Il capitalismo pubblicitario ha vinto, l’Occidente regola il gusto del mondo. Fabio Volo è l’eroe marginale di un paese marginale di tale nuovo gusto planetario. Insulso, digeribile, innocuo, inconsistente. In Italia non ci caviamo lo sfizio neanche di avere una Kinsella.

34. C’è un antidoto a Fabio Volo? Lo sterminio di larga parte dell’umanità o il ritorno del mecenatismo di tipo feudale devoto a pochi autori scelti. La vera arte è antidemocratica. Dobbiamo scegliere: volete la pace, la democrazia, o l’arte? Meglio la pace e la democrazia, no? Le sacrificheremo Pindaro, Cavalcanti e Huysmans. Pazienza. E, forse, non sarebbe una gran perdita: aveva ragione Pepe Carvalho.

35. E allora come se ne esce? Non vedo porte. Bisogna resistere, armati di disprezzo, snobismo, insofferenza e provocazione. E di una mezza dozzina di libri buoni. Da leggere e, soprattutto, da rileggere. Per pura testimonianza, s’intende. E per il piacere inimitabile della sconfitta, motore della poesia.

36. Lei è uno snob, allora! (S)ine (NOB)ilitate. Un vero bastardo, insomma.

6 commenti:

  1. Amo questo post e il suo contenuto.

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  2. divertente, ma l'accanimento nei confronti di fabio volo è leggermente sospetto. ci sono sterminate quantità di immondizie letterarie che meriterebbero almeno lo stesso accanimento. forse non vale la pena accanirsi sull'immondizia, come accanirsi sul male, anzi, sulla sua esistenza. in casi come questi mi sento liberale....

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    1. Nel post non parlo mai di Fabio Volo.

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    2. ah, davvero? chi non fa che nominarlo allora? lei mi prende in giro...
      buon s. Martino!

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  3. concordo pienamente con marta. mi sa che l'autore/autrice è alceste. peccato si nasconda, forse teme di essere preso/a di mira...al volo?

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  4. Diciamo che Fabio Volo non è altro che una novella 2000 in versione libro invece che rivista, infatti, come dice chi lo legge è semplice, scorrevole e sopratutto parla e scrive in maniera diretta, ergo non devo cercare le parole sul dizionario e se non ha un dizionario non mi devo sentire stupido per questo.
    La cosa più drammatica è che Volo viene letto dagli universitari, praticamente da quelli che dovrebbero essere l'elite del domani, ma del resto questo dimostra ancora di più la china che abbiamo preso in questo paese che di sicuro non è colpa di Volo ma di certo ne è il sintomo, del resto è vero che tanto oggi puoi pilotare un jet e credere a padre Pio.
    Ultima cosa Volo lo possono leggere quelli con la quinta elementare, ma se hai appena una terza media dovresti alzare il tiro.

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