Il Salone del libro è davvero la camera ardente della cultura italiana, come scrive qui sotto il nostro fustigatore preferito Gianluca Chiovelli, il quale - sospetto - al Lingotto non ha mai messo piede? Ma no, naturalmente, se non altro perché con la cultura ("l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo", Treccani.it) la benemerita fiera torinese non ha niente a che fare.
E', appunto, una fiera, dove la maggior parte della gente va per vedere dal vivo bestie che altrimenti si sognano soltanto (o si guardano attraverso lo schermo di vetro della televisione) e magari, se capita, per comprare quegli stessi oggetti - libri, per lo più, ma non solo - che potresti trovare all'edicola d'angolo o ricevere a casa con lo sconto ma che qui si arricchiscono di fatica, di sudore, sono pronti a diventare ricordi. Forse le due ragazzine sedute davanti a me sul Torino Porta Nuova - Genova Brignole delle 18.12 di sabato 11 maggio avevano bisogno di sciropparsi trecento chilometri andata e ritorno per mettere le mani su La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano nel formato verticale Flipback lanciato da Mondadori come una gran novità? Evidentemente no, ma vuoi mettere l'avventura di essere andate, DA SOLE, al Salone del libro?
Detto questo, parliamo della edizione 2014 senza avere letto i trionfalistici comunicati ufficiali e basando questo breve post-diario sulla non sempre entusiastica, ma assidua presenza a quella che, con buona pace del nostro Vlad Tepes, è la più importante manifestazione editoriale (attenzione: editoriale, NON culturale) italiana. E a questo punto, beh, se lo stato di salute della nostra editoria si rispecchia nella cinque-giorni del Lingotto, non si può dire che siamo messi bene.

