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domenica 11 maggio 2014

Conversazione e democrazia

Alessandro Perugia

Di quanti aspetti della vita sentiamo lamentare oggigiorno l’estinzione? L’ultimo che mi è capitato di sentir citare era il canto: “Non si canta più!”. Naturalmente, “non si balla più”. E dove sono finiti i giochi organizzati dei bambini, nascondino, campana, uno-due-tre-stella? Fra quanto la società si sarà trasformata in un condominio?
Scrive il nostro Chiovelli, in un suo recente post pubblicato su questo sito (Della letteratura non frega più niente a nessuno, 25 marzo 2014): “La lettura è diversa dalla letteratura”, cita Fahrenheit 451 e conclude: "Non oserei scrivere manco una pagina. Ogni parola ulteriore lorderebbe i pochi autori degni di essere letti. Se vergassi una sola riga sconsacrerei Shakespeare e Plutarco. È una responsabilità troppo grande".
Certamente non sono tempi da starsene con le mani in mano a guardare, caro Luca. Può essere sufficiente leggere Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt (cap. X - Il tramonto della società classista) per sentirsi accapponare la pelle al cospetto del possibile futuro di ogni società atomizzata.

sabato 5 ottobre 2013

La terra, come la parola, non dimentica mai. Note a "Per una critica del presente" di Mario Tronti

G. Luca Chiovelli


Questo breve volume di Mario Tronti è cosi largamente condivisibile che avevo pensato di farne un'antologia di passi a uso del lettore e stampigliarli sopra un ‘Echt’, approvato, come faceva Ezra Pound mentre leggeva in bozze i capitoli de La terra desolata di Eliot.

Da esso, come vedremo, dissento per un solo punto, pur essenziale.
Il libretto è costituito dall'esame di alcune voci politiche capitali (autonomia, popolo, stato, partito, lavoro, crisi) e da due saggi (del 1981 e del 2013), inerenti il destino e il ruolo della sinistra nella storia internazionale.
L'asse portante dell'opera consiste nella puntigliosa ripulitura dei concetti chiave del linguaggio politico, ormai incrostati dal pettegolezzo quotidiano attorno a essi e, perciò, irriconoscibili dai cittadini e inservibili per il discorso politico.


Coltivare il linguaggio, affinarlo, accudirlo, lavorare alla chiarezza del dire e dello scrivere, senza rinunciare ad andare nel profondo, sfidare l'incomprensione , non per ermetismo, ma per antagonismo ... io penso che la parola sia una forma di lotta ... L'etica del discorso diviene obbligazione politica. Il linguaggio serve per dire pensiero. Se la parola, detta o scritta, non contiene un concetto, non dà libertà, mai, dà oppressione, sempre”.

Tronti auspica un linguaggio che si distingua per la nettezza e per l'immediata riconoscibilità da parte del cittadino, in quanto parte di un patrimonio intellettuale comune, elaborato democraticamente e in grado di sfidare il lessico dei demagoghi e degli ingannatori (basti pensare ai nuovi ritornelli di moda: "agibilità politica di Berlusconi", "coesione", "responsabilità" per rendersene conto):

La semplificazione del messaggio mira a colpire la ragione umana. Si vuole fare dell'essere razionale un animale istintuale. Quanto più lo stimolo e volgare tanto piu facile viene la risposta immediata ... Tra intellettualità diffusa e chiacchiera da bar non c'e quasi nessuna differenza ...

Benissimo. Avevo già affrontato il problema nel post su Carofiglio. Un linguaggio restituito alla verginità, risonante della propria ricchezza, finalmente comunicativo. Non posso che essere d'accordo.

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