Visualizzazione post con etichetta lettori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettori. Mostra tutti i post

giovedì 10 aprile 2014

La scomparsa delle librerie (e dei lettori)

G. Luca Chiovelli

Viviamo ormai in una distopia. In un'utopia negativa.
E sembra piacerci (a meno che il piacere non sia quieta disperazione).
Da ragazzini ci hanno insegnato a temere la società futura di 1984 o de Il mondo nuovo: ora, che siamo dentro Huxley e Orwell, e con tutte le scarpe, non spiccichiamo parola.
Rispetto a pochi decenni fa i fluidi vitali si son fatti più lenti; la nostra volontà ristagna con essi. Siamo divenuti più cauti, alieni a qualsiasi vero cambiamento; amiamo programmare, l'istinto si è infiacchito; facciamo mille giravolte e capriole per non ammettere che restare fermi è bello e desiderabile. Le cause che prima muovevano il nostro sdegno e la nostra azione ora, tutt'al più, provocano un distratto assenso intellettuale in cui abusiamo, con sistematicità, del modo futuro e condizionale: "Sì, hai ragione .. vedremo ... si potrebbe organizzare ... non sarebbe male sentire anche ... dammi un paio di mesi ... no, non adesso che ho tra le mani ... ti farò sapere ... ti rimanderò all'amico comune ... trasmetterò l'informazione ... m'interesserebbe, ma ora ... in teoria potremmo ...".
E che dire dell'altra scusa? "Sì, ora ci lamentiamo, ma non dimentichiamoci che anche allora ci si lamentava ... ciò che rimpiangiamo oggi era deprecabile ieri e vergognoso l'altroieri ... quindi aspettiamo ... non tutto il male vien per nuocere ... ammesso che sia male ... l'ineludibile progresso ... l'oggi è solo una nuova forma di ciò che è stato ... aspettiamo a giudicare".
Il colpo finale alla volontà l'ha assestato Internet. Ciò che si guadagna con l'informazione lo si paga con l'immobilismo. Che liberazione cliccare sul ‘mi piace’ senza leggere ciò che si è cliccato; e soprattutto senza farsi coinvolgere empaticamente dall'oggetto del clic; che liberazione (quasi un togliersi le scarpe strette a fine giornata) approvare un ‘parteciperò all'evento’ o ‘diventa mio amico’ senza doversi esprimere a quattr'occhi. Liberi dalla carne, finalmente. Dalle occhiate altrui, dalle pastoie della responsabilità e della parola data, dagli ammicchi, dai lacci dell'onore. Dalla compromissione ingenerata dai rapporti umani. Dall'inciampo del prossimo.
Un mondo in cui si licenziano amanti e lavoratori via SMS è entrato a pieno regime nella psicopatia di massa a bassa intensità.
Tutto quello che poteva coinvolgerci è stato sistematicamente annientato o snaturato: politica, sindacato, associazionismo, vincoli parentali.
L'unica legge: niente deve eccedere l'individualità.

martedì 10 dicembre 2013

Meno libri più liberi. 43 aforismi sulla saggezza del leggere meno e meglio



Alceste

1. Il ruolo del libro: nessuno. Mettiamoci l'animo in pace, ormai i libri non servono più a niente. Solo a essere venduti.

2. Industria libraria e bibliofilia sono vecchi coniugi che si insultano litigandosi le esigue coperte d'un letto ghiacciato.

3. 60.000 titoli all'anno. 60.000 copule all'anno e pure Charlize Theron viene a noia.

4. Sostituire le mostre librarie con gite turistiche alle biblioteche nazionali. Sono stipate all'inverosimile di novità.

5. Si comincia con una ramazza e si finisce con un delicato pennellino di martora, diceva il grande pittore. Così il bibliofilo: prima accumula, poi discerne, alfine brucia.

6. Il mio sogno: una biblioteca di cinque libri.

7. Liberiamoci dalla scaramanzia del numero. Più libri non ci daranno più libertà, così come più giornali e più televisioni non ci hanno mai dato più informazione.

Privacy Policy