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venerdì 13 marzo 2015

La sinistra Barbapapà risolleva le sorti del libro


G.Luca Chiovelli

Una vecchia puntata del cartone animato Barbapapà: la città è soffocata dall'inquinamento; veleni pestilenziali ammorbano l'aria e le acque. I bambini chiedono aiuto a Barbapapà: "Aiutaci tu!". E quel farfallone rosa si scompone? Macché. "Ghe pensi mi". Arruola la famiglia (tutti si trasformano in trivelle), buca la montagna e fa sprofondare le fabbriche nell'abisso da lui stesso provocato. Semplice, no? La città è salva!

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E quando uno meno se lo aspetta ... un raggio di sole nel buio.

Leggo da Il Corriere della Sera online, 8 marzo 2015:
"Niente cibi e bevande. Solo libri, meglio cultura. È lo scopo che si prefigge la delibera dell’assessore al Commercio Marta Leonori che permetterà alle librerie di avere dei tavoli sul marciapiede di fronte al negozio, dove esporre i loro «prodotti». Tavoli che non saranno molto grandi: un metro per un metro e mezzo. Già approvata in Giunta alla fine dell’anno come propedeutica al Bilancio la delibera approda nei prossimi giorni in Assemblea Capitolina ...".
Tavolinetti fuori delle librerie!
Quando il genio si ammanta di semplicità. L'assessoressa, bontà sua, correda la proposta d'un accorgimento di astuzia luciferina:
"Si sta anche studiando la possibilità di una tariffa agevolata per questa occupazione di suolo pubblico, richiesta che è portata avanti soprattutto dai Municipi".
Giusto! Mi ha tolto le parole di bocca. Ci si dibatte fra tasse imposte e gabelle, cosa volete che sia qualche centinaio d'euri in più a fronte di future entrate a cascata che manco quelle del Niagara? Perché le tasse, va da sé, bisogna pagarle; solo i berlusconiani non le pagano (e sono quelli che, birichini, hanno provocato tanto male alle nostre casse erariali); e son pure quelli che non leggono (non ha visto Ferie d'agosto di Virzì, signora mia?). Insomma, come dire?, tout se tient.
"Hai visto? C'è un tavolino pieno di libri ..."
Certo, amerei integrare la proposta con un mio suggerimento, a cui tengo molto. Posso? È un'idea modesta, modestissima, ma tutta mia: per quanto possa sembrare incredibile anche a me frullano idee per il capo; e sono idee originali, eh, mica le copio da qualcun altro col taglia e incolla. Volete sentirla? Eccola qua: assieme al tavolinetto si potrebbe installare anche un elegante eliminacode. Un bel kit comunale, tutto a tariffa agevolata. Tavolino ed eliminacode (col numero digitale romano: I, II, III, IV et cetera). Perché, vedete, se un tizio che se ne va a zonzo per la città eterna (a dir la verità ora un po' più caduca), e vede il tavolino leonoriano, sarà attratto irresistibilmente, come l'orso dal miele, dalla libreria di cui il tavolino sommenzionato è pertinenza; e avete idea di quanti gaglioffi girino per Roma ogni giorno? Milioni. Esporre tali milioni alla malia di un tavolinetto debordante di Maria Pia Veladiano, Mazzantini e Bisotti provocherà sicuramente improvvisi stampede, come nel West: decine e decine di turisti e romani, imbizzarriti come vacche, che fanno a cazzotti per entrarci, in libreria. "Sono stato io!", "No, io!", oppure "Non è vero, il tavolino l'ho visto prima io!", e giù ad accapigliarsi sulla porta dell'esercizio.
Eh no, l'eliminacode ci vuole, se non altro per il decoro.

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Mandrake-Proietti in Febbre da cavallo: "No, io vorrei sape' chi ha scritto 'ste battute. Come se fa a dille?".

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Prosegue la Leonori, illustrando l'arma di fine-di-mondo:
"Ho accolto una delle richieste delle associazioni di categoria. Come avviene a Parigi ci sarà la possibilità di avere un tavolino all’esterno esclusivamente per l’esposizione dei libri: saranno visibili dalla strada e permetteranno di incentivare la lettura".
[Parigi, il feticcio della sinistra Barbapapà. Una delle più belle librerie di Parigi, La Hune, ha chiuso pochi giorni fa. E prima ancora Le Divan. Dopo un'agonia lunga, dolorosa e ridicola: entrambe erano state vendute a case di moda. Ma forse, chissà, incredibilmente - siamo a Parigi - avevano pochi tavolinetti fuori].


"Offriamo questa opportunità alle librerie perché sono un bene della città e hanno un importante valore culturale: l’essenziale è che l’unica cosa somministrata sia la cultura"
[La cultura, solo la cultura, perbacco; e il tavolinetto. La cultura, la cultura, siori e siore, l'acultura, lacultura, la cul tura. Solo quella].
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L’assessore al Commercio del I Municipio, Jacopo Emiliani Pescetelli: "La paura è che dai libri si passi ai souvenir".
[Jacopo, fatti passare questa paura! I souvenir già ci sono. Anzi, forse le librerie fanno più svanziche coi souvenir che coi libri. E poi non hai visto cosa è accaduto in Via del Corso? Via del Corso, che, se non ho battuto la capoccia sul marmo della disattenzione, fa parte del I Municipio? Non hai notato, Jacopino, che le edicole sono sparite, sostituite da esercizi di diversa natura? E indovina cosa vendono?].

"Che iniziativa lodevole!
Sono tutta un friccico!"
Andrea Vannini, assessore al Commercio nel XIV municipio (Montemario e Torrevecchia): "Per i librai periferici questo è un modo per veicolare la conoscenza. Vi sarà anche un rilancio dell’attività, soprattutto se nel riorganizzare l’occupazione di suolo pubblico in questo caso si penserà ad una tariffa agevolata. E in occasione della Festa del libro alla fine di Aprile potremo fare una gran festa in tutto il territorio".
[Riorganizza, caro Andrea, riorganizza. Ma cosa, di grazia? Le librerie a Montemario Torrevecchia Primavalle Ottavia e in tutto lo stramaledetto Municipio XIV dove sono? A parte un paio, comabonde, te lo dico io dove stanno: all'ufficio fallimenti. E non si citi questa o quella, che sono cartolibrerie e i libri - le minchiate di Vespa e Umberto Eco - li vendono  a tempo perso. I soldi li fanno con gli scolari e i souvenir cinesi. Per la festa contate pure su di me: voi portate le vettovaglie, io il tavolo].
Il presidente del II municipio (Parioli-San Lorenzo) Giuseppe Gerace: "La soddisfazione è assoluta. E sostengo con tutte le mie forze l’iniziativa di Marta Leonori anche sull’agevolazione delle tariffe. La cultura va sostenuta a maggior ragione nei momenti di crisi economica e crisi dei valori della nostra società".
[Ullallà, la crisi dei valori! Tranquillo, col tavolino sconfiggeremo la secolarizzazione dell'incultura. E anche l'Islam, la Germania in finale ai Mondiali e la xylella fastidiosa dell'ulivo. Può la crisi dei valori resistere a tale panzerfaust?].

"Il promotore culturale? Soffre d'insonnia.
Gli passa solo quando dorme"
L’ideatore della proposta Marcello Ciccaglioni, titolare della catena delle librerie Arion, parla di un possibile «Rinascimento», soprattutto per quelle indipendenti, medie o piccole: "È molto importante che, in un momento come questo in cui molte librerie in Italia e a Roma hanno chiuso, ci sia questa possibilità. L’idea mi è venuta perché noi librai romani vogliamo creare sempre di più un rapporto con la città e con la gente. Varcare la soglia di una libreria a volte può intimidire, così vogliamo stare fuori, vogliamo incontrare i lettori, creare contatto tra il libraio e le persone con un rapporto più diretto che se siamo chiusi nei negozi. In questo modo si può reinterpretare il ruolo in modo sempre più attivo: a Parigi le librerie hanno questa possibilità, finalmente hanno compreso che si possono mettere i tavolini fuori".
[E dagli con Parigi! Addirittura il Rinascimento. Me cojoni. Ma Ciccaglioni non si discute, eh. Io stesso, quando vengo interrogato in merito alla crisi del libro romano, rispondo sempre: "Date tutto in mano a Ciccaglioni. Quello con un blitz di tavolini vi rimette a posto l'economia del settore"].

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Agente di polizia a Groucho Marx: "Questi tavolini prima non c'erano!". E Groucho: "Sa com'è, li lasci soli un attimo e si riproducono come conigli".
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Mi chiedo: la sottile linea nera, fra la depressione e la furia omicida, dove sarà?

giovedì 10 aprile 2014

La scomparsa delle librerie (e dei lettori)

G. Luca Chiovelli

Viviamo ormai in una distopia. In un'utopia negativa.
E sembra piacerci (a meno che il piacere non sia quieta disperazione).
Da ragazzini ci hanno insegnato a temere la società futura di 1984 o de Il mondo nuovo: ora, che siamo dentro Huxley e Orwell, e con tutte le scarpe, non spiccichiamo parola.
Rispetto a pochi decenni fa i fluidi vitali si son fatti più lenti; la nostra volontà ristagna con essi. Siamo divenuti più cauti, alieni a qualsiasi vero cambiamento; amiamo programmare, l'istinto si è infiacchito; facciamo mille giravolte e capriole per non ammettere che restare fermi è bello e desiderabile. Le cause che prima muovevano il nostro sdegno e la nostra azione ora, tutt'al più, provocano un distratto assenso intellettuale in cui abusiamo, con sistematicità, del modo futuro e condizionale: "Sì, hai ragione .. vedremo ... si potrebbe organizzare ... non sarebbe male sentire anche ... dammi un paio di mesi ... no, non adesso che ho tra le mani ... ti farò sapere ... ti rimanderò all'amico comune ... trasmetterò l'informazione ... m'interesserebbe, ma ora ... in teoria potremmo ...".
E che dire dell'altra scusa? "Sì, ora ci lamentiamo, ma non dimentichiamoci che anche allora ci si lamentava ... ciò che rimpiangiamo oggi era deprecabile ieri e vergognoso l'altroieri ... quindi aspettiamo ... non tutto il male vien per nuocere ... ammesso che sia male ... l'ineludibile progresso ... l'oggi è solo una nuova forma di ciò che è stato ... aspettiamo a giudicare".
Il colpo finale alla volontà l'ha assestato Internet. Ciò che si guadagna con l'informazione lo si paga con l'immobilismo. Che liberazione cliccare sul ‘mi piace’ senza leggere ciò che si è cliccato; e soprattutto senza farsi coinvolgere empaticamente dall'oggetto del clic; che liberazione (quasi un togliersi le scarpe strette a fine giornata) approvare un ‘parteciperò all'evento’ o ‘diventa mio amico’ senza doversi esprimere a quattr'occhi. Liberi dalla carne, finalmente. Dalle occhiate altrui, dalle pastoie della responsabilità e della parola data, dagli ammicchi, dai lacci dell'onore. Dalla compromissione ingenerata dai rapporti umani. Dall'inciampo del prossimo.
Un mondo in cui si licenziano amanti e lavoratori via SMS è entrato a pieno regime nella psicopatia di massa a bassa intensità.
Tutto quello che poteva coinvolgerci è stato sistematicamente annientato o snaturato: politica, sindacato, associazionismo, vincoli parentali.
L'unica legge: niente deve eccedere l'individualità.

martedì 25 marzo 2014

Della letteratura non frega più niente a nessuno

G. Luca Chiovelli

Convention, incontri, manifestazioni, convegni, convegni autoriali, convegni in cui si conviene, festival dei lettori, festival delle letterature, feste a sorpresa, book parties, flash mob, firme, prefiche che strillano, sensibilizzazioni, trame carbonare, appelli ai politici, ai partiti, alle istituzioni (istituzioni locali, decentrate, nazionali, provinciali, regionali), contrappelli, questue e questuanti, impetratori, rogazionisti, puristi della lettura, paladini del si-legga-la-qualunque-purché-si-legga, grandi autori, piccoli maestri, saloni del libro, saloni della lettura e della letteratura, strip poker del libro, centri per il libro e la lettura, comunità della lettura, meeting, meet up, bed in, associazioni per il libro e la lettura, sconti per il libro, promozioni per il libro, incentivi, discount, tre per due, quattro per tre e ne riporto uno, attivisti, fanatici, dolciniani, domenicani del libro, carmelitani della lettura, francescani della pagina, millenaristi del non-si-legge-più: penitentiagite!, camilleriani, radioterzisti, sinibaldiani, ceronettiani, più libri più liberi, libricome, un mare di libri, liber liber, libri perché, libri se-non-ora-quando, libri e-sai-cosa-bevi, un libro è per sempre, per un pugno di libri, libridinosi, asino chi legge.

I convegni sul libro e sulla lettura. Funziona così: trecento tizi s'indaffarano febbrilmente a organizzare, pianificare, diffondere, pubblicizzare, spetezzare l'evento. Truppe cammellate, twitter, facebook, mail, telefonate, manifestini, pieghevoli, sponsorizzazioni, appoggi, endorsement.
Arriva il gran giorno. Il pienone!
Il libro è salvo!
Non tutto è perduto, vedi, se ci si impegna ...
Uh, guarda, c'è Giulio!
Strette di mano, saluti, tartine.
Mai vista tanta gente!
Chi sono i relatori?
Ci si vede dopo!
Ma Sabina oggi parla?
C'è anche l'assessore ...
Mai vista tanta gente! Guarda, saranno almeno trecento, forse qualcuno in più ...

La letteratura è una cosa, la lettura è un’altra!
Certo i lettori calano, si vendono meno libri, ma occorre guardare in prospettiva …
Con l’e-book vi sarà la rimonta … crescono i lettori ultrasessantenni … i giovani, poi, diciamolo, leggono di più …
La letteratura è una cosa, la lettura è un’altra!

In Fahrenheit 451 di Bradbury si bruciano libri.
Dittatura, oppressione, illiberalità.
Scarso senso della profezia, però: i censori non agiscono più così. Bruciare un libro, essi ormai lo sanno bene, è un modo infallibile per donargli valore.
Alternativa: circondarlo con ciarpame.
Il monologo dell'Enrico V: pericolosissimo.
Lo si assedia, perciò, con fiumane di carte, con miliardi di pagine; lo si assorda di chiacchiere, lo si rende indistinguibile, uno dei tanti. E lo si disinnesca.
We few, we happy few, we band of brothers, esclama fiero Enrico; e che si fa? Si annega la citazione letteraria fra milioni di citazioni da cioccolatino; battute, trivialità, lazzi. La si rende una frase come tante: la notte, assicura Hegel, tutte le vacche sono grigie.
A forza di leggere sciocchezze non si distingue Shakespeare dalla Palombelli.
Secondo alcuni, però, lettura e letteratura sono cose diverse.

La biblioteca dei miei vecchi: una selezione scolastica di opere dantesche, una edizione sfondata de I promessi sposi, antologie varie della letteratura italiana, una raccolta di racconti di Mark Twain per il dopolavoro ferroviario. Erano lettori debolissimi, ma conoscevano La Divina Commedia e Manzoni.
L’equivoco del secolo: leggere qualsiasi cosa è meglio che non leggere niente.
Leggere Fabio Volo è meglio che non leggere niente.
Non è così.
È proprio colui che legge tanto per leggere che finisce per non leggere più niente.
Inevitabile. Il gusto si ottunde. Certi periodi di Tolstoj, Stendhal e Proust riescono difficili, stranieri, lontani milioni di anni.
Non parliamo poi della letteratura classica e medioevale.
Il taglio del gusto è irrimediabilmente deteriorato.
Si continua col pastone: Fabio Volo chiama Fabio Volo.
Poi neanche Fabio Volo.
Si finisce su Facebook a postare foto della torta di ricotta e del cane con gli occhiali.
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