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sabato 15 febbraio 2014

A qualcuno importa davvero che in Italia si legga di più?

Renata Gorgani *
Poco prima di Natale il governo ha annunciato che per decreto legge, i lettori, gli acquirenti di libri avrebbero goduto di un beneficio fiscale.
Si trattava di detrarre il 19% di quanto speso nell’anno per l’acquisto di libri, con un tetto massimo di 2.000 Euro, 1.000 Euro per libri scolastici e 1.000 Euro per libri di qualsiasi genere. 
Un po’ come accade per le medicine: scontrino fiscale, si allegano gli scontrini alla dichiarazione dei redditi, ed è fatta.
Era una buonissima notizia per il libro e i lettori, ed era fortemente simbolica perché “diceva” che i libri sono importanti e necessari.
Noi della Libreria dei Ragazzi eravamo doppiamente felici: avremmo spiegato ai genitori che da ora, i libri per i loro bambini li potevano persino detrarre dalle tasse. Li avremmo invitati a riflettere, li avremmo invitati a offrire un libro in più, era un riconoscimento “ufficiale” di quanto ripetiamo da sempre: comprare un libro a un bambino, leggerlo insieme a lui, è altrettanto importante che fargli fare sport, o curargli un raffreddore (per inciso le fatture dei corsi di sport e le medicine sono detraibili).
In un paese dove non si fa niente per la lettura, dove non esistono più le biblioteche nelle scuole se non per volontà, soldi e tempo messi in campo dai genitori, era apparso un piccolo raggio di luce, un’ammissione che leggere è un’attività degna di essere sostenuta. Invece non se ne farà nulla.
“Era una norma inapplicabile”. E allora? Allora continueremo a vedere calare gli indici di lettura, chiudere le librerie, senza che nessuno muova un dito.
Davvero pensiamo che mettere un libro tra le mani di un bambino non sia altrettanto importante che curare i suoi muscoli?
Esistono ricerche internazionali che dimostrano come l’indice di lettura sia strettamente collegato all’indice di crescita economica, alla salute e al miglioramento della sicurezza sociale.
Leggere fa crescere, leggere fa bene, leggere fa diventare cittadini migliori. Leggere migliora le prospettive di una persona. 
Per una volta i nostri politici sembravano averlo capito. Era un’illusione.
* presidente della Libreria dei ragazzi di Milano

mercoledì 22 maggio 2013

Addio a Roberto Denti, un Giamburrasca in libreria

Roberto Denti e Gianna Vitali
Il nome di Roberto Denti, che se n'è andato la notte scorsa a 89 anni, è legato alla Libreria dei ragazzi di Milano, la prima del suo genere in Italia, da lui fondata oltre quarant'anni fa, nel 1972, insieme alla moglie Gianna Vitali. Un'impresa coraggiosa e che tuttavia si è rivelata subito azzeccata: "Decidemmo di occuparci di libri per bambini, una fascia di mercato ancora poco scoperta allora" raccontava l'anno scorso Gianna Vitali in una intervista per il quarantennale della libreria. "Partimmo con una ricerca di mercato: io mi sono passata tutte le cartolibrerie e librerie di Milano, da cui non ho ricevuto altro che risposte perplesse: 'Libri per bambini adesso? Ma non è Natale. I libri per bambini si vendono solo a Natale e alle comunioni'. Roberto invece, furbo, va a Londra e Parigi a vedere com'è la situazione all'estero. Conclusione: l'apertura era prevista per il settembre del ’72, ma siamo stati costretti ad anticipare al 28 di agosto perché c'era troppa richiesta. Bussavano addirittura al vetro chiedendo di entrare, mentre ancora stavamo montando". Nel corso degli anni l'intuizione si è confermata giusta e lungimirante: non solo ancora oggi la Libreria dei ragazzi rimane per i lettori milanesi un punto di riferimento (dal 2007 il socio di maggioranza è la casa editrice Il Castoro), ma il "modello Denti-Vitali" -  i libri per bambini esposti di piatto, su scaffali a portata delle loro mani - si è ormai imposto  in tutte le librerie italiane che riservano uno spazio ai testi per l'infanzia.
Denti, però, è molto noto anche per i suoi libri, dal long seller I bambini leggono (Il Castoro) al romanzo Incendio a Cervara (Voland) fino ai ricordi della sua stessa infanzia, Il ragazzo è impegnato a crescere (Topipittori). Ed è da quest'ultimo che proponiamo un breve stralcio in ricordo di una figura che molto ha fatto perché i libri diventassero, per bambini e ragazzi, oggetti amati e familiari.

"A metà delle vacanze in colonia al mare, la mamma prendeva il treno e la domenica veniva a trovarmi, ma io mi sentivo abbandonato. La stessa sensazione che avevo a casa: l’impressione era che la nonna mi trattasse male e che desse sempre ragione a mio fratello che a scuola aveva ottimi voti. 
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