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domenica 26 novembre 2017

Inferno di famiglia in due poesie di Dorothy Molloy


    Fiduciosa, la bambina, ©Franca Rovigatti, 2011
Fiorenza Mormile
In occasione della giornata contro la violenza sulle donne presentiamo una denuncia  nella forma inconsueta ed efficace della poesia.
In Hare Soup dell’irlandese Dorothy Molloy (Ballina, Co. Mayo 1942 - Dublino 2004) il tema della violenza ricorre soprattutto sotto forma di abuso contro minori, spesso compiuto nell’ambito familiare. Il luogo abitualmente deputato alla protezione si trasforma in un incubo caratterizzato dalla ripetizione senza scampo. 
I testi, intrisi di una violenza raggelata non priva di humour nero, sono scarni e perturbanti. L’allusione compensa la sottrazione: lo stesso titolo della raccolta, Zuppa di lepre, già rimanda a sapori forti e al sacrificio di una preda. Il lettore, sempre in allarme, è chiamato a decifrare la falsa calma di relazioni familiari ambigue. Lo zoo di nonna s’incentra su una bambina abusata, che mostra suo malgrado la consapevolezza di un’adulta. La nonna intuisce, ma non parla? Non è chiaro. Si limita a fornire amuleti: animaletti selezionati tra quelli più inclini alla copula, che sembrano suggerire, più che esorcizzare, la rumorosa aggressione dell’uomo-elefante. Che giunge alla fine, introdotta per gradi dal rimbombo delle sirene da nebbia (ma foghorn nel linguaggio colloquiale ha pesanti implicazioni sessuali) e dall’immagine intrusiva e altrettanto sonora della locomotiva. 
In Circo di famiglia madre e figlia sono entrambe vittime del marito/padre villoso e muscoloso pur se in modalità diverse. La bambina per difendere la madre crollata sotto i colpi di lui gioca l’arma della seduzione e si immola alle sue richieste, intuibili sotto il camuffamento della performance “circense”. La bambina quindi non solo non trova protezione, ma si sente in dovere di offrirla, nello stravolgimento di ruoli generato dal terrore.  

Lo zoo di nonna

C’è uno zoo nella tasca di nonna:
cavalli e tori, pesci e uccelli,
cervi, maiali e conigli. Segugi.

Quando sto da nonna,
lei tira fuori un animale dalla tasca
e me lo dà:

un amuleto contro le sirene da nebbia
che rimbombano sul molo;

un amuleto contro le locomotive
che fischiano nel buio;

un amuleto contro l’uomo-elefante
che arriva al mio letto barrendo.
(traduzione di Fiorenza Mormile e Anna Maria Robustelli)

Grandma's Zoo

There's a zoo in Grandma's pocket:
horse and bull, fish and bird,
stag, pig and rabbit. Hound.

When I stay with Grandma,
she takes an animaI out of her pocket
and gives it to me:

a charm against the foghorns
booming on the pier;

a charm against the steam-engines
whistling in the dark;

a charm against the elephant-man
who comes bellowing to my bed.


Circo di famiglia

Papi gonfia i muscoli. I suoi bottoni
tintinnano. Il vello del torace spunta fuori
dalla canottiera. Io siedo muta quando colpisce mamma.
Mamma si accascia sulla sedia. Con gli occhi
chiama la sua artista in erba, la sua spalla di scena,
il suo puntello. Resto ferma in lustrini e calzamaglia.
Faccio a papi gli occhi dolci; il tip tap,
la spaccata. Quando il bolo isterico
mi cresce nella gola, inghiottisco la lingua.
(traduzione di Fiorenza Mormile)

Family Circus

Dadda flexes his muscles. His buttons
go ping. His chest-hair springs out
of his vest. I sit mute as he lashes at Mamma.
Mamma slumps in the chair. With her eyes
calls her infant performer, her stage-hand,
her prop. I stand firm in my sequins and tights.
I make doe-eyes at Dadda; tap-dance,
do the splits. When the globus hystericus
swells in my throat, I swallow my tongue.

I testi inglesi sono tratti da Hare Soup, Faber and Faber, London 2004. La Jonathan Williams Literary Agency ne ha autorizzato riproduzione e traduzione.
La traduzione di Grandma’s Zoo è inedita. Per Family Circus  cfr.  La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, a cura di L. Magazzeni, F. Mormile, B. Porster, A. M. Robustelli, La Vita Felice 2015.
La riproduzione dell’opera Fiduciosa, la bambina è stata autorizzata dall’autrice Franca Rovigatti.





sabato 23 novembre 2013

Lessico minimo: governo, governare


Franca Rovigatti

Tutto parte da Lisiana, un’assolata mattina che al fresco del tavolo di marmo della sua ombrosa cucina si chiacchierava, e lei mi fa: “Fra’, vo’ giù du’ minutini a governa’ le bestioline”. Le bestioline erano sei vacche nella stalla sotto casa, e governarle significava, come vidi, pulirle e cibarle. Pulirle, igiene, e nutrirle, cibo.
Da quel momento, ed era Maremma ed era l’estate di quindici anni fa, e ora da tempo purtroppo Lisiana è morta, da allora spesso mi sono trovata a pensare a quella accezione di governo, che in sostanza significava prendersi cura. Non avevo mai guardato bene la parola governo, l’avevo sempre percepita solo come significante del significato istituzionale: il governo italiano, il capo del governo, il partito che governa, ecc., e improvvisamente mi ritrovavo a ricordare i gesti di Lisiana con le sue bestie.

Allora, mi veniva in mente il Buon Governo che Ambrogio Lorenzetti, alla fine degli anni trenta del Trecento, aveva squadernato nelle sale del Palazzo Pubblico di Siena: città prospere, campagne coltivate, benessere, ricchezza, armonia. Cittadini puliti e cibati, fervidi e lieti: Buon Governo.

sabato 31 agosto 2013

Parola di Capitano / 31


Nota: con questo Post scriptum si chiude, insieme al mese di agosto, il romanzo a puntate Parola di Capitano, proposto agli amici di monteverdelegge come lettura estiva. Ma il libro, naturalmente, resta in rete, e chi lo vorrà trovare, o ritrovare, non avrà che da andare alla prima puntata e seguire poi il ritmo dei giorni. 

Franca Rovigatti

POST SCRIPTUM, 31 agosto 2013

Sono passati più di dieci anni, signori.

Quella fu una serata epocale, fredda gelida ma anche felice, rammentate?

Confido che ci siate più o meno tutti, ancora. E che ancora vogliate ascoltarmi.

Riprendo dopo tanto tempo il discorso, perché credo sia giusto dirvi qualcosa: quello che voi allora volevate sapere e che io, allora, non vi dissi.

Ora, sì, ora mi sento in dovere di rispondere alla domanda che più di dieci anni fa alcuni di voi mi fecero. Chiedevate di me, vi ricordate? In realtà temevo di spaventarvi.

venerdì 30 agosto 2013

Parola di Capitano / 30


Nelle puntate precedenti: con una grande festa di fidanzamento siamo arrivati (vedi sotto) ai titoli di coda, ma non è finita...

Franca Rovigatti
TITOLI DI CODA
Insomma, ma perché mi trattenete ancora? Ve l’ho detto che è finita!
Riempite di improbabili zecchini le tasche dei poveri e fatta quadrare ogni possibile geometria amorosa, questo, non c’è dubbio, è il LIETO FINE!
Non lo riconoscete?
Ci riprovo, guardate:

THE END
Ma perché strillate? Che volete ancora?

Un attimo, per favore (sento gridare): e il libro? L'ha poi finito, Teo?
Giusto, il libro! Teo ha concluso la stesura in un mese. Il romanzo, pubblicato su nella capitale da un noto editore, ha avuto recensioni favorevoli, è stato in cima alle classifiche di vendita per mesi e lo scorso giugno ha anche vinto il Maga, uno dei più prestigiosi premi letterari del paese.

giovedì 29 agosto 2013

Parola di Capitano / 29


Nelle puntate precedenti: "L’incantesimo operato dalla parola ‘amore’ riempiva, finalmente!, un vuoto infinito, una voragine, un buco del cuore"...

Franca Rovigatti
IL TESORO
La rabbia sparì tutta dalla mente di Teo, spazzata via dalle fresche manine che gli spolveravano l'anima.
Svolazzava intorno all’abbraccio dei nuovi amanti una parola che, per quanto antichissima, si sentiva appena nata. Ch'era appena sbocciata fuori, tenera, da un freddo guscio calcareo. Benediceva e ridacchiava, ingenua e burlona. Parola con consonanti sanguigne e robuste, che spingevano Alice tra le braccia tremanti dell'amante. Con vocali alate e grassocce, che si rincorrevano tra le bocche, facevano il solletico tra i capelli, sotto i lobi.
Amore! Amore, amore!

Intanto Sommaire e Giona avevano aperto l’armadio di Teo alla ricerca di panni per il Capitano: detentore ormai di una testa che faceva ammontare il totale della sua altitudine sul livello del suolo a quasi due metri. E' vero che c'era ancora poco da coprire, un uccello e due alluci. Tuttavia, Giona aveva espresso il desiderio di vedersi uscire il collo da una bella camicia. Ma i lisi completi di Teo erano stati confezionati nelle più scadenti fabbriche taglia e cuci della regione, famose per la cattiva qualità del tessuto e per il pessimo taglio. E tutti taglia small...
Sommaire salì a frugare nei ripiani alti dell'armadio in corridoio. Là, tra la vecchia Enciclopedia dei Ragazzi (cui mancava da sempre il terzo volume), tra la plastica incrostata di un areosol mai restituito alla Farmacia Stenti (via del Plebiscito), le sue mani incrociarono un voluminoso pacco avvolto in vecchi giornali.

mercoledì 28 agosto 2013

Parola di Capitano / 28


Nelle puntate precedenti: amorevolmente Sommaire e il Capitano guariscono Alice (e il Capitano, intanto, continua a prender corpo).

Franca Rovigatti
OMNIA VINCIT AMOR

Se è per quello, Teo ci aveva anche provato. Ma non c’era stato verso. Non c'era riuscito, a riposare.
La piega che avevano preso le cose non gli piaceva affatto.
Andava avanti e indietro per i pochi metri della cucina come un lupo in gabbia.
Trovava scandaloso l'esperimento. Inutilmente schifoso. Non riusciva a immaginare come potesse risultare utile. Una botta di esibizionismo gratuito. Chi l'avrebbe detto: Sommaire! E il Capitano: che lui stimava tanto!
Ogni suono che proveniva dallo sconcio talamo, ogni gemito, ogni lamento e guaito gli accresceva la furia.
Quelle due ore durarono per Teo una settimana. Una settimana lunga, di quelle che non passano mai.

Infine, la dannatissima porta si aprì.

martedì 27 agosto 2013

Parola di Capitano / 27

Nelle puntate precedenti: 
si fa festa, ma Alice piange...


Franca Rovigatti

IL COMBATTIMENTO
Consiglio di guerra in cucina.
Il Capitano credeva che le parole assassine fossero in agguato. Certo, disse, lo sentivano che la preda si dibatteva. Avevano fatto un buon lavoro, con lei: anni e anni di fascinazione, e ora se la volevano portare a casa. Magari, chissà, dall'altra parte, in quello stesso momento, stavano tenendo un consiglio di guerra simmetrico al loro, preparando strategie e munizioni...
Le decisioni furono. Primo, che Alice non dovesse mai essere lasciata sola. Poi, che bisognava prepararsi al prossimo assalto, prevedere le mosse del nemico. Quali parole avrebbe messo in campo? Bisognava preparare Alice ad un attacco, per esempio, di 'eterno', 'infinito', 'morte'. E perché non di 'male', ‘crudeltà’? I nostri presero il vocabolario, l'enciclopedia e il lessico. Studiarono e si segnarono radici, contesti, etimi. Di ogni parola ricostruirono la storia lontana e vicina, le trasformazioni, le derivazioni, gli usi. Misero insieme un arsenale consistente in circa un centinaio di lemmi. Avevano scelto le parole che apparivano le più estreme. Le più dense ed esperte.

Cenarono cercando di parlare d'altro. Ma la conversazione ricadeva sempre lì, come lingua che batte in bocca cariata.
Ma poi Sommaire se ne uscì: "Forse le ci vorrebbe un po' di amore, ad Alice. Le parole trovano tanto spazio dentro di lei perché non ha amore...".

lunedì 26 agosto 2013

Parola di Capitano / 26


Nelle puntate precedenti: Teo ama Alice, il Capitano ha finalmente un corpo (o almeno alcune sue parti)

Franca Rovigatti
L’ALLEANZA

Si fece festa e bisboccia, si brindò col caffé. Alice si dichiarò entusiasta della scrittura di Teo (il che accese qualche palpito di speranza nel cuore del nostro).
Sommaire scherzò sulla rivalità tra scrittura e amore: dichiarando di tenerci molto (e sottolineò molto), ad andare avanti lei (e sottolineò lei) nell'incarnazione di Giona.
Giona la rassicurò che mai, nel suo corpo e nel suo cuore, avrebbe avuto rivali.
E insomma, fu una gran bella festa, in cui tutti si capivano, parlavano lo stesso linguaggio e sembravano volere le stesse cose.

Ma Teo amava Alice. E cioè, se ancora non lo sapete, voleva soprattutto il suo bene.
Così introdusse il tema della sua stranissima malattia.

domenica 25 agosto 2013

Parola di Capitano / 25

 Nelle puntate precedenti: Teo Marlo, lo scalcinato autore dal cui libro il Capitano Giona Missing è fuoriuscito, si scopre innamorato di Alice Molly Coniglio


Franca Rovigatti
PRESENTAZIONI

"Ah, no! Non complichiamo tutto, adesso..." disse Alice, i tratti impalliditi nell'ovale rigido: "Non mescoliamo i sentimenti... Te l'ho detto, Teo: i sentimenti io li riservo solo alla scrittura... Ora, poi, nel terribile frangente in cui mi trovo... Non posso distogliere..."
"Alice," interloquì Teo: "non ti chiedo di distogliere niente. Non ti supplico di amarmi. Ti sto solo dicendo che io ti amo. E’ una vita che ti sogno ogni notte. Una fanciulla uguale a te, nel bosco. Basta. A me basta di avertelo detto. Nulla aumenta o diminuisce l’amore per te, e la gioia che provo nell’amarti. Tranquilla... Ma adesso andiamo.Ti voglio presentare i miei amici."

Quando entrarono, l’appartamento brillava della gioia dell'amore appagato. Ogni angolo, ogni muro, ogni benedetto pavimento emanava luce.

Parola di Capitano / 24


Nelle puntate precedenti: mentre il Capitano Giona Missing, uscito a sorpresa dalle pagine dei suoi romanzi, scopre l'amore, Teo Marlo riceve una telefonata.



Franca Rovigatti
ALTRE MALATTIE

"Alice!" disse Teo (altroché se se la ricordava!).
"Sono qua, a un passo da casa sua..." esitò la voce: "Posso salire?..."
"Alice... Qui no, c’è troppo casino... Scendo io, piuttosto! Sono felice di vederla!"
"D'accordo, Teo. Sono al Bar Lume. Lo sa dov’è?"
"Certo! Mi aspetta solo cinque minuti? Arrivo!"

Spazzolò capelli e denti, infilò una giacchetta, scrisse un biglietto a Sommaire e al Capitano, lo attaccò alla porta degli amanti (che tubavano come tortore, gemevano come gatti), e corse giù.
Il Bar Lume stava all'angolo, cento metri più in su. Marlo si mise a correre.
Dal giardinetto con tavolini Alice gli sorrideva. Aveva un libro tra le mani, e gli sembrò bellissima.
"Ho fatto una corsa..." ansimò Teo.
"Ah, lo vedo! Ma non era necessario che si affannasse tanto... Come sta?"
"Ah, amica mia! Bene, credo. Anzi, benissimo." dovette ammettere Teo.
"Lo vedo.” confermò Alice: "Lo sa Teo che, rispetto all'altra sera, lei sembra quasi un altro uomo?"

venerdì 23 agosto 2013

Parola di Capitano / 23

Nelle puntate precedenti: Non è solo prodigiosamente uscito dalle pagine del romanzo di cui è protagonista, il Capitano Giona Missing. Si è pure innamorato.

Franca Rovigatti
MIRACOLI

Quando Sommaire si svegliò, anche il Capitano si trovò catapultato fuori dal sogno.
Era colmo d’amore per Sommaire. Tutto. Dalla testa ai piedi.
"Tesoro" rise Sommaire: "ce l'hai ancora su, guarda!"
Il Capitano guardò, e vide che il pene non solo stava, com'era stato giustamente notato, eretto, ma era pure, come posso dirvelo?,
DIVENTATO VERO.

Sommaire non poteva accorgersene, perché fin dall'inizio aveva visto il corpo dell’amato come fosse di carne e sangue. Ma Giona, sì: Giona poteva valutare. In quegli scarsi cinque giorni di vita aveva appreso a distinguere tra il proprio effimero sembiante e la sostanza del corpo degli uomini, che contiene arterie, vene, vasi linfatici, ghiandole, intestini. In quel dentro, a ben guardare, non c'è un buchino d'aria neanche a pagarlo oro.
Sull’aerea immaterialità del Capitano, ora, si appendeva un’appendice di carne, muscoli, nervi e sangue. Eretta.
Ah!, pensò Giona: sono un fantasma trasparente, aria pura, ma il cazzo è materiale, fuori, ben visibile, che galleggia in aria solo soletto a circa un metro e cinque dal suolo...
Comunque (pensò guardandoselo) non è neanche venuto male, è un bell'arnese, ben formato, color ambra... No, davvero, non è brutto...
E se fosse... No, non è possibile: una cosa così non s'è mai vista...
Ma se questo fosse solo l'inizio di una ricostruzione del mai esistito corpo? Prodotta dall'amore? E se i prossimi meravigliosi coiti (il cuore gli si riscalda al solo pensiero) generassero, che so, una mano, un piede, il naso, gli occhi?...

Erano le tredici, e la sveglia di Teo lo strillò a tutti.
Teo cadde dal letto. Si ricordò immediatamente cosa c’era da fare.

giovedì 22 agosto 2013

Parola di Capitano / 22


Nelle puntate precedenti: Grande è la gioia dello scrittore Teo Marlo nel ritrovare il manoscritto perduto del suo romanzo, e soprattutto il protagonista, il Capitano Giona MIssing, la cui voce è uscita misteriosamente dalle pagine del libro.

Franca Rovigatti

UN SOGNO POTENTISSIMO
 
Stanchi com’erano, crollarono. Teo nel suo letto a ronfare, Sommaire sul divano e il Capitano, che per sua natura non poteva dormire, a guardare dentro i sogni.

Sommaire, come spesso ormai le capitava, stava sognando il Capitano. Ancora passeggiava con lui per un sentiero di campagna, e costruivano la strada coi loro passi. I bordi, i fossi si riempivano di biancospino, rosa canina, dei colorati fiori di pisello. Lei era davvero la dea di quell'angolo di mondo. Il minuto sembiante era (sì, come sempre) consunto e attonito, ma tutta la persona risplendeva. Il saiuccio bigio, nel sogno, pareva diventato le ali dell'Arcangelo Gabriele. Spiumava gioia.
Allora successe qualcosa di straordinario. Accadde che, mentre guardava il sogno di Sommaire, Giona, attratto come da irresistibile magnete, ci entrò dentro. Andò a collimare con l’immagine. Diventò lui medesimo il Capitano sognato da Sommaire che passeggia nella campagna sognata da Sommaire.

(Il Capitano, adesso mi tocca dirvelo, s’era infine innamorato. Chiamato in vita dall’amore di Sommaire, l'amore di Giona s'era risvegliato. Nulla a spartire con il sentimento che in altri tempi aveva provato, per esempio, per Gea, brava ragazza: o per Moira, o Leyla. Che pure erano state belle, nel fiore degli anni. Questa cosa qui, questo che gli succedeva adesso era fuoco. Ardeva e consumava ogni pixel del suo immateriale corpo, stazionava ardito nelle pelvi, premeva sui polmoni. Incitrullito. Un fuoco incitrullito. Che camminava senza poter parlare, fissi gli occhi sulla piccola dea dell’immensa povertà amante.)

Pensava freneticamente, Giona-del-sogno. Bruciava e tentava di spegnere l’incendio:

Ma che succede ora? Poche storie, vecchio mio, tu non sei altro che un personaggio. Righe di inchiostro. Il tuo amore è destinato a restare sulle pagine… Non puoi sconfinare, innamorarti di una donna vera...

mercoledì 21 agosto 2013

Parola di Capitano / 21


Nelle puntate precedenti: si perde, ma poi si ritrova, il manoscritto del romanzo scritto - finalmente! - a quattro mani da Teo Marlo e dal suo eroe, il prode Capitano Giona Missing.

Franca Rovigatti
RICONGIUNGIMENTI

Come due amanti a lungo separati, Teo e Giona si rassicurarono con parole sommesse, quasi carezze. Così sommesse, tanto pudiche furono, che von Z. neppure se ne accorse.
Del resto, anche lui era frastornato. Accoglieva i ringraziamenti di Teo come come un bambino. Se ne stava lì un po’ basito, mentre il suo cuore, muscolo fino a quel momento disabitato, si intiepidiva alla luce della memoria. I ricordi gli affollavano la mente: chiedevano di Ruth, Werner, dell'allegria di Berto, di Turlo e Varlo Mutti, gemelli indistinguibili. Per quasi cinquant'anni Woodroow non ci aveva più pensato. In collegio lontano dalla città, e poi, nella vita, arrotando e digrignando i denti, s'era scordato ogni cosa... E adesso, guarda, per quest'impiccio di Marlo, tutto riaffiorava da lontano... Sarebbe stato bello ritrovarli… Com'era il nome di quello grasso col naso rincagnato? Che sapeva a memoria tutto l’orario ferroviario della nazione? Bbb..., no! Tob, ecco! Tob Luccio. Sarebbe stato bello rifare tutti insieme il Graal...
"Bene, Teo, andiamo?" disse: "Abbiamo fatto quello per cui eravamo venuti."
"Sì, lo può dire! L'abbiamo fatto! Alla grande! Andiamo.”

Insomma, quando l'orologio ad acqua del laghetto del Parco dei Lanzi segnava le dieci, i due, pallidissimi e sporchi di fango, uscirono dalla botola.
Al cancello si salutarono con imbarazzo, chiedendosi se l'impensabile solidarietà sorta nel corso dell'avventura avrebbe retto, o no, al prossimo incontro.

Lungo la strada, Giona fece il resoconto delle sue peripezie.
Ricongiungersi al manoscritto era stato uno scherzo, il tempo di uno schioccar di dita. Gli era bastato chiamare Leyla: e si era trovato nella jeep, lungo una pista della giungla giavanese. I problemi erano cominciati quando, ritenendosi ubiquo, s’era girato a chiamare Teo. Stava dicendogli: 'Padrone, missione compiuta!', quando s’era reso conto che Teo non c’era. L’ubiquità non c’era. O stava nella giungla, ok, oppure vedeva il fondo di un pozzo d’alabastro. Il fondo dell’Animula. Petente, fetente, umido loco. Prigione.

martedì 20 agosto 2013

Parola di Capitano / 20

 Nelle puntate precedenti: Teo Marlo scopre il ladro che aveva trafugato il manoscritto del suo romanzo e, dentro al manoscritto, anche il suo protagonista, il Capitano Giona Missing.  Ma il libro è stato gettato nell'insondabile abisso dell'Animula.



Franca Rovigatti

UNDERGROUND

Teo si infilò dentro la vettura, come se fosse l'Arca. Come se von Z. non un persecutore fosse, ma proprio il Buon Noè.
Per un poco si trattenne, ma poi sbottò: "L'Animula è impraticabile! Nessuno ci è mai sceso!"
"Questo lo credi tu!" borbottò l'editore: "Questo è quello che dicono gli archeologi, i medievisti, gli urbanisti del cazzo… Gli studiosi di grande spocchia e di nessunissima esperienza... Io da bambino ci scendevo spesso, laggiù. So ancora la strada, credo..."
Ah, pensò Teo, va a finire che von Z. è un angelo. Com'è strana la vita! Senza di lui io sarei finito!

Von Zeitmerde frenò di botto. Non è qui, stava per dire Teo. Davanti a loro, il maestoso cancello del Parco dei Lanzi, antica villa patrizia trasformata in giardino pubblico. Teo vagamente ricordava laghetti con cigni, azalee, boschetti ameni... Non la grotta: no, la grotta su cui insisteva Woodroow non se la ricordava proprio.
"Bah, andiamo! La vedrai ora..." borbottò l'editore: "Cerchiamo piuttosto un varco nella rete di cinta. Se mi ricordo bene, dovrebbe essercene uno qui..."
Fosse quello di cinquant'anni prima, quando von Z. era stato ragazzino (il che deporrebbe assai male per l'Assessorato ai Giardini di Mongo), fosse uno nuovo, il buco c'era, nascosto da frasche e rovi.
"Ecco, ecco!" fece Zeitmerde, indicando un boschetto: "E' lì la grotta! Da lì parte il passaggio!"

lunedì 19 agosto 2013

Parola di Capitano / 19


Nelle puntate precedenti: Ma dove è andato a finire il manoscritto dell'ultimo romanzo di Teo Marlo, composto - udite udite - con l'aiuto del suo eroe, il Capitano Giona Missing? E soprattutto, dove è finito il Capitano?

Franca Rovigatti
CASE DI LADRI. 2
Scesero rumorosamente. Tutto il chiasso, beninteso, lo faceva von Z. Teo era la sua silenziosa ombra. Presero la vecchia berlina nera di Zeitmerde. Dopo pochi minuti parcheggiavano nella piazzetta .
"Hai ancora la chiave del portone?" sussurrò l'editore.
"Se non l'hanno cambiata" sospirò Teo: "Guardi, è questa. Provi lei stesso."
Il portone si aprì. L'ascensore funzionava. Giunsero al sesto piano. L'editore si appoggiò al campanello con tutto il suo peso: il campanello se ne risentì, strillando a perdifiato nel silenzio del pianerottolo.
"CHI CAZZ'E' A QUEST'ORA, MERDA!" sbraitò la gentile padrona di casa, sovrastando ogni suono.
"Aprite: Polizia!" rispose von Z., che s'era preparato.
"SUBITO! VENGO! VENGO SUBITO!" strillò Giudecca.
Da dentro casa fu tutto un ciabattare.
Infine, la porta s'aprì: ed era lei. Nella fioca luce del pianerottolo risplendeva come un Luna Park. La vestaglia di raso a quadri rossi e neri, le pantofole di struzzo verde, i bigodini fluorescenti, il trucco spalmato di furia su quello del giorno prima... Il profumo (Orgasme si chiamava, ricordò Teo) era violento. Respingeva.
Nonostante tutto, Zeitmerde entrò.
"Signora cara" brontolò dal fondo della pancia l'editore: "dove lo ha messo il libro, qui, del nostro amico?"

domenica 18 agosto 2013

Parola di Capitano / 18


Nelle puntate precedenti: Finalmente alleati, il coraggioso Capitano Giona Missing e il suo creatore, lo scribacchino Teo Marlo, sono pronti a ricostruire la loro esistenza. Ma dove è finito il Capitano?


Franca Rovigatti
CASE DI LADRI. 1
Oddio, oddio mio. Teo non riusciva neanche più a pensare, dallo sgomento.
Aveva chiamato più volte il Capitano. In segreto e ad alta voce. Niente. Persi tutti i contatti. Nessuna ubiquità.
Lui mi starà cercando, pensò Teo. Si affannerà per ritrovarmi, per tornare. Povero amico mio! Chissà in quali mani!
Nelle manacce di von Z.! Certo! Il candidato più probabile al mestiere di ladro di manoscritti...
Ci vado subito, pensò. Vado a salvare il mio Capitano... Alza le chiappe, Teo.
Piazzò sul divano Sommaire, le cui membra non davano segno di vita. Le sussurrò che sarebbe tornato con Giona.
Si buttò fuori alla cieca.
Mentre rotolava giù per le scale, sentì la suoneria del telefono insistere a lungo. Il Capitano! pensò. Poi, dandosi del cretino (ti pare che mi telefona, adesso?), continuò a precipitare.

sabato 17 agosto 2013

Parola di Capitano / 17

Nelle puntate precedenti: lo scrittore Teo Marlo e l'eroe dei suoi dimenticabili romanzi, il Capitano Giona Missing, risalgono dagli inferi, ma trovano una brutta sorpresa.



 
Franca Rovigatti
UN TENTATIVO PERICOLOSO
"Ladri", ripeté Giona.
"aaadri" fece eco Sommaire, cadendo a terra come una bambola disarticolata.
Il pensiero di Teo e di Giona corse subito al loro tesoro. Teo scavalcò il corridoio, piombò nello studio. Il tavolo era vuoto.
VUOTO.
Del manoscritto non c’era traccia. Neanche un misero foglietto.
"Ah!" gridava Teo: "L'ho lasciato solo, l’ho mollato, non ho più scritto una riga... Unica copia, maledizione! Me ne sono andato... Ma che potevo fare? Dovevo forse lasciar sola Sommaire? Oddio, quant’era meglio prima, che ero solo uno scrittore da due lire, e i lavori sporchi li faceva Capitano! Ora tocca a me, ed è dura… Diavolo, ma perché bisogna sempre scegliere?..."

Teo, basta. I rimorsi non servono. Smettila. Non lo vedi che la piccola piange?

Ancora sparsa sulla soglia, Sommaire singhiozzava. Non aveva capito nulla di quanto i due dicevano, ma s'era sentita nominare da Teo e aveva dedotto d'essere lei la causa dei loro mali. Oh, era tutto di nuovo così confuso... Forse era meglio, aveva pensato, tornare a stare come prima, morta. A quest'idea, le lacrime erano cominciate a scendere.
"Uccellino," accorse Teo: "perché piangi?"

venerdì 16 agosto 2013

Parola di Capitano / 16


Nelle puntate precedenti: Lo scrittore di serie zeta Teo Marlo e l'eroe dei suoi romanzacci, il Capitano Giona Missing, si incontrano e si alleano per produrre libri di migliore qualità, ma li aspetta una discesa agli inferi.


Franca Rovigatti
LE RISORSE DELL'UBIQUITA'
Anche il Capitano ha paura, pensò Teo, mentre, risalendo in ascensore, sentiva l’incorporea voce:


Questo è completamente pazzo! Orribilmente malvagio!

Attento, Teo! Ci puoi giurare che ormai non ti fa più uscire: sai troppe cose...

Oddio, e adesso che facciamo?

L’ubiquità! Sommaire! pensò Teo rapidissimo.

Lei è fuori con te, Capitano.

Se dorme, svegliala!

Portala al telefono pubblico qui di fronte.

Falle chiamare la polizia: dite che sono sequestrato da Orofino.

Se vengono subito possono ancora salvarmi...

Ditegli che nella clinica ci sono molti altri disgraziati condannati a morte certa.

Svelto, Capitano...


Stiamo andando, ok capo. Siamo già qui, alla cabina...

Ecco, sta chiamando... Aspetta... sì: gli ha spiegato tutto.

Dice che vengono, urgenti. Tre volanti.


"Mi vuole dire una buona volta a cosa pensa, Marlo?" Indagò il dottore: "Non è neanche educato, mi consenta... Ha una faccia strana, mio caro, come se stesse macchinando qualche imbroglio... Guardi che qui c'è posto solo per i miei, di progetti..."

"Ma si figuri!" ossequiava Teo: "Sto solo riflettendo su quanto ho visto..."

"Colpito al cuore, eh?!" ghignò Orofino: "Dura da digerire, se non si ha un po’ di pelo sullo stomaco! Ma ne vedrà ancora, stia tranquillo, caro. Ne vedrà e ne vivrà in primissima persona... Esperirà: altroché, carissimo!"

giovedì 15 agosto 2013

Parola di Capitano / 15


Nelle puntate precedenti: Uno scrittore di infima categoria (Teo Marlo), il protagonista dei suoi romanzi (il Capitano Giona Missing), una donna innamorata (l'esangue Sommaire) alle prese con un Orco.

Franca Rovigatti

I SEGRETI DI OROFINO
Orofino era zoppo: la gamba sinistra, arcuata, era assai più corta della destra, e montava uno stivaletto con vertiginosa zeppa. Traballava. Ad ogni passo sembrava sull'orlo di una caduta.
Prima di varcare l'uscio, il dottore si voltò e, fissando Giulietto, disse: "Quanto a te, vergogna della tua specie, Punizione Numero Sei!".
"Oh, Padrone, pietà!" Tremolò quello: "Giuro, Eccellenzia, sarò vigile, non farò entrare più nessuno... Ma la Sei, no! Favorite il vostro servo!".
"Preferisci la Numero Quattro?" Disse soave il primario: "Se vuoi, ti prescrivo la Quattro. Basta dirlo."
"No, Padrone, no." Rispose il servo: "Va bene come avete detto Voi: la Sei. Va bene la Sei".

"Noi invece, mio caro," sibilò l'Orco levando gli occhi su Teo: "ora ce ne andiamo in giro per le classi. Questa è una Scuola, non lo se lo scordi! E vedrà che Scuola!...".
Lo prese sottobraccio, un po’ appoggiandosi, un po' tirando (nella mente di Teo stornellò allarmato il vecchio detto "chi va con lo zoppo...”).
Giunti davanti a una porticina nera, Orofino estrasse dalla tasca una chiave e aprì. Una violenta luce accecava.
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