Franca
Rovigatti
Tutto
parte da Lisiana, un’assolata mattina che al fresco del tavolo di
marmo della sua ombrosa cucina si chiacchierava, e lei mi fa: “Fra’,
vo’ giù du’ minutini a governa’ le bestioline”. Le
bestioline erano sei vacche nella stalla sotto casa, e governarle
significava, come vidi, pulirle e cibarle. Pulirle, igiene, e
nutrirle, cibo.
Da
quel momento, ed era Maremma ed era l’estate di quindici anni fa, e
ora da tempo purtroppo Lisiana è morta, da allora spesso mi sono
trovata a pensare a quella accezione di governo, che in sostanza
significava prendersi cura. Non avevo mai guardato bene la parola
governo, l’avevo sempre percepita solo come significante del
significato istituzionale: il governo italiano, il capo del governo,
il partito che governa, ecc., e improvvisamente mi ritrovavo a
ricordare i gesti di Lisiana con le sue bestie.
Allora,
mi veniva in mente il Buon Governo che Ambrogio Lorenzetti, alla fine
degli anni trenta del Trecento, aveva squadernato nelle sale del
Palazzo Pubblico di Siena: città prospere, campagne coltivate,
benessere, ricchezza, armonia. Cittadini puliti e cibati, fervidi e
lieti: Buon Governo.