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martedì 8 ottobre 2019

Il laboratorio di traduzione di poesia riapre con la poetessa statunitense Alexis Rhone Fancher



Fiorenza Mormile

Il Laboratorio di traduzione di poesia riprende il 15 ottobre 2019, inaugurando l’ottavo anno di attività. Ripetiamo qui che il laboratorio è nato per condividere il piacere della traduzione di poesia dall’inglese. Si può partecipare anche in veste di semplici uditori, le riunioni sono aperte a tutti. Negli incontri a scadenza quindicinale (ogni due martedì dalle 17:15 alle 19) ognuno confronta con gli altri la propria traduzione del testo del giorno, deciso in precedenza.
Chi ama tradurre esce dalla sua solitudine per confrontarsi con le soluzioni degli altri, impara a rinunciare alla propria, o a modificarla, superando limiti, automatismi e personalismi. Procedere in gruppo è certo lento, impegnativo, richiede pazienza e umiltà, ma si rivela prezioso: condividendo competenze e perplessità si allarga la propria visione e attraverso la disciplina del gruppo ci si addestra all’idea non scontata che tradurre non significa pronunciare la propria parola, ma “pronunciare la parola dell’altro”.   
Otto sono state le componenti del gruppo di questo ultimo anno, e numerosi sono gli autori e soprattutto le autrici di lingua inglese finora esaminati (tra loro Philip Schultz, Eleanor Wilner,  Sujata Bhatt, Kaveh Akbar, Joy Harjo, Jo Shapcott). 
Le loro poesie sono divenute per noi terreno di confronto in un lavoro collettivo di scavo, perché tradurre implica prima di tutto una lettura attenta, la mission impossible  (ma noi vogliamo crederci)  di restituire al testo tradotto il suo intento originario, infondergli nuova vita dopo averlo necessariamente smembrato e ricomposto in una diversa forma linguistica.

Non tutto il nostro lavoro è stato ancora riversato sul blog, né compiutamente riordinato nella sezione specifica  (sia per problemi tecnici sia perché siamo ancora in attesa di alcune autorizzazioni), quanto già postato e quanto pubblicato (Schultz e Wilner) può però già darne un’idea a chi volesse avvicinarsi.
L’inserimento a giugno degli ultimi testi della nativa americana Joy Harjo ha coinciso con la notizia della sua nomina a poeta laureato degli Stati Uniti. 
Quest’anno ci dedicheremo ad un’altra poetessa statunitense, Alexis Rhone Fancher, che è anche un’accreditata fotografa. La scelta dei testi è ancora in via di definizione, e per un primo assaggio ricorriamo ad una traduzione di Maria Adelaide Basile (membro storico del laboratorio) per il Catalogo  della mostra "La strada. Dove si crea il mondo", MAXXI, 2018.       Voglio le Loubotin con il tacco a spillo è un testo ironico e scanzonato che ben esemplifica l’aspetto apertamente  seduttivo di Fancher, ma, come avremo modo di vedere,  la sua scrittura presenta anche temi e risvolti più dolenti.
Vi terremo informati degli sviluppi e nel frattempo…veniteci a trovare! da cosa nasce cosa…


Alexis Rhone Fancher

VOGLIO LE LOUBOUTIN CON IL TACCO A SPILLO

Voglio le Louboutin con il tacco a spillo
e le caratteristiche suole rosse,
le voglio sexy, le voglio alte.
Le voglio con il cinturino e le dita che spuntano
così da far sfolgorare lo smalto viola
dei miei piedi.

Le voglio indossare appena uscita dal negozio,
non provate a fermarmi.

A Washington voglio lasciare tutti a bocca aperta,
mentre oltrepasso la trattoria C&O
e da Nick, lo spaccio di alcolici, quelle bottiglie di Vodka Stoli
impilate nella vetrina, mi chiamano,
superati i turisti vestiti da estate in dicembre,
tremanti, a piedi nudi, come se a Los Angeles non ci fosse inverno.

In quelle scarpe sono figa,
figa da fermare un camion,
figa come la ragazza più bella della scuola,
e ora lo so. Lo sfoggio.
Cazzo, lo ammetto. Con quelle scarpe
Posso fare la difficile, non accontentarmi di un perdente qualunque.
Non bere per dimenticare,
buttare giù Stoli da Chez Jay,
far sfolgorare le suole scarlatte quando m’inginocchio.

Le indosserò come la mia stessa carne,
come zoccoli, come il peccato.
Manterrò i loro segreti, non spiffererò
dove sono state.

Meglio quelle scarpe con le suole scandalose
che tu con le tue.

Dal catalogo del MAXXI, della mostra "La strada. Dove si crea il mondo",2018, pp.232-233
                                                                                    Traduzione di Maria Adelaide Basile
                                                         

I WANT  LOUBOUTIN HEELS

I want Louboutin heels,
with those trademark red soles,
I want them sexy, I want them high.
I want them slingback and peep-toed 
so I can flash the purple polish 
on my tootsies.

I want to wear them out of the store,
just you try and stop me. 

I want to wow them on Washington,
saunter past C&O Trattoria  
and Nick’s Liquor Mart, those bottles of Stoli
stacked in the window, calling my name,
past the summer-clad tourists in December,
shivering, barefoot, like LA has no winter.

In those shoes I’m hot,  
stop-a-truck hot,
prettiest girl in school hot,
and this time, I know it. Flaunt it.
Hell, I own it. In those shoes
I can pick and choose, not settle for some loser.  
Not drink away regrets,
pound back Stoli at Chez Jay’s,
flash their scarlet bottoms when I kneel. 

I’ll wear them like my own flesh,
like hooves, like sin.
I’ll keep their secrets, won’t spill
where they’ve been.

Better those shoes with their lurid soles
than you with yours.

 ©Alexis Rhone Fancher 2013. First published in BoySlut, nominated for a Pushcart Prize, 2013.



domenica 11 febbraio 2018

Uno sguardo sul laboratorio di traduzione di Monteverdelegge

Con  Marianne Boruch alla  John Cabot University  (17/ 03/2015)
Fiorenza Mormile 

Tra i vari laboratori di MVL operanti nella sede di Plautilla consideriamo qui quello di traduzione poetica, a cura di Fiorenza Mormile. Iniziato quasi per gioco nel 2011 in case private monteverdine si è rapidamente istituzionalizzato ed è al sesto anno di attività. I componenti (per lo più al femminile) cambiano e si ampliano nel tempo, ma c’è uno zoccolo duro di partecipanti assidue fin dagli esordi. La scommessa del laboratorio è quella di creare una traduzione condivisa, superando i limiti e le propensioni personali, in un esercizio di umiltà e  rinuncia alla propria cifra individuale in vista di un prodotto finale a firma collettiva. Lavorare in gruppo rafforza l’assunto che fa da stella polare al nostro lavoro di traduzione: “non si tratta di pronunciare la propria parola, ma di pronunciare la parola dell’altro”, moltiplicando il confronto tra le tante soluzioni possibili, allargando vedute e prospettive, approfondendo sfaccettature e risvolti del testo. Il che non implica peraltro la rinuncia a tradurre altri testi in proprio, ma anzi l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio modus operandi.

martedì 27 dicembre 2016

Erranti senza ali di Philip Schultz tradotto dal laboratorio di MVL ha vinto il premio Morlupo 2016

Fiorenza Mormile

Il 17 dicembre a Erranti senza ali del poeta e scrittore americano Philip Schultz  (Donzelli, 2016), tradotto dal laboratorio di Monteverdelegge, è stato assegnato il Premio di traduzione Morlupo Città della poesia, quest'anno allla seconda edizione. Erano presenti, con la curatrice Paola Splendore, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, mentre Maria Adelaide Basile non è potuta intervenire.
Oltre alla qualità poetica del poemetto del Pulitzer Schultz, ha riscosso particolare interesse nella giuria (composta dall’organizzatrice Viviana Scarinci, la germanista Paola Del Zoppo e l’americanista Riccardo Duranti) proprio l’innovativa operazione di traduzione collettiva, giudicata accuratissima, felice e dotata di grande coerenza interna. Nella cinquina finalista, a pochi decimali di voto (a quanto si è potuto ufficiosamente inferire) si è collocata l’altra nostra fatica, Tutto ricomincia di Eleanor Wilner, (Gattomerlino, 2016), scelta antologica da due raccolte, tematicamente coesa ma superata, nel confronto, dalla compiuta compattezza del poemetto. 
Sono emerse simpatiche e sorprendenti analogie tra il Centro culturale la Libellula (promotore del Premio) e Monteverdelegge: entrambe promuovono la lettura e la condivisione, quella istituendo un fondo librario con i  libri partecipanti alle sezioni di poesia e di traduzione del premio, noi con la bibliolibreria Plautilla. Ed entrambe inoltre collaborano attivamente con il Csm locale, attivando con l'utenza  un laboratorio di scrittura.
Per sottolineare questa affinità, Riccardo Duranti ha voluto  regalare alla nostra associazione un romanzo sulla traduzione  da lui stesso tradotto,  Dietro l’arazzo di Lenny McGee  (Coazinzola Press & Lenny McGee, 2016): “Guardare il retro dell’arazzo - scrive l'autore, citato in quarta di copertina - è il metodo che si usa per giudicate la qualità del manufatto: si controlla proprio se i nodi sono stati eseguiti ad arte. Eppure, quando traduco, vorrei tanto riprodurre la perfezione del davanti anche sul retro…capisco che è impossibile, ma ci provo”.                            

lunedì 12 dicembre 2016

Il laboratorio di traduzione di MVL finalista al Premio letterario nazionale Morlupo Città della Poesia 2016

Fiorenza Mormile

Dal Centro culturale La Libellula di Morlupo, designata città della poesia 2016
ci giunge una bella notizia, siamo finaliste al premio di traduzione MCP con tutti i tre libri presentati legati all’attività del laboratorio.
In ordine cronologico inverso di edizione sono:
Philip Schultz, Erranti senza ali, Donzelli poesia, luglio 2016 a cura di Paola Spendore,
tradotto dal laboratorio di traduzione 2014 (Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, P. Splendore);
Eleanor Wilner, Tutto ricomincia, Gattomerlino editore, marzo 2016, a cura di Fiorenza Mormile, tradotto dal laboratorio di traduzione 2015 (M. A. Basile, F. Mormile, A. M.Rava,
A. M. Robustelli, P. Splendore, Jane Wilkinson).
A.A.V.V. La tesa fune rossa dell’amore: madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, La Vita Felice, Milano, 2015. (Vi sono contenuti infatti anche tre testi di Stevie Smith tradotti dal Laboratorio di traduzione del 2013 (M.T. Carbone, F. Mormile, A.M. Rava, A. M. Robustelli, P. Splendore ), e un testo della Plath tradotto da Maria Teresa Carbone.
Il libro vincitore verrà designato durante la cerimonia di premiazione che si terrà sabato 17 dicembre alle 17 a Morlupo nella sede dell’associazione. Vi terremo informati sull’esito finale.
Tutti i dati nel link a seguire:
https://centrolibellulamorlupo.com/2016/12/06/poeti-e-traduttori-finalisti-mcp-2016/

domenica 11 settembre 2016

Piccolo diario mantovano

Il gruppo del laboratorio di traduzione di Monteverdelegge è stato invitato al festival della letteratura di Mantova, che quest'anno compie vent'anni, per presentare al pubblico l’esperienza di traduzione collettiva di un poemetto di Philip Schultz pubblicato da Donzelli.
Il poeta americano è presente al festival con due libri : Erranti senza ali – appunto, il poemetto interno a Failure, libro con cui nel 2008 ha vinto il premio Pulitzer - e La mia dislessia, seconda edizione del memoir in cui racconta la difficoltà ma anche la forza di aver seguito la sua vocazione di scrittore e di aver fatto della scrittura il proprio lavoro e la propria vita, a dispetto della dislessia. Ambedue i libri sono a cura di Paola Splendore e il primo si avvale della traduzione di gruppo del laboratorio di Monteverdelegge composto da: Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore. 
Il 7 settembre, giusto il tempo di posare le valigie e darci  una rinfrescata, e abbiamo incontrato l’autore. Su di lui, benché non lo avessimo mai incontrato prima, avevamo moltissime informazioni non solo per aver letto interviste e avergli potuto rivolgere domande via e-mail nel corso della traduzione, ma anche perché tradurre un testo, revisionarlo per  tre anni, analizzarlo nelle più piccole sfumature, finisce con lo stabilire un rapporto di conoscenza molto 'intimo' con l'autore. Al contrario, per lui, eravamo solo dei nomi sulla copertina del suo libro, ma la visita tutti insieme a Palazzo Te ha rotto subito il ghiaccio: la simpatia di Schultz ha fatto il resto e la sera a cena era come se ci conoscessimo da sempre. Le giornate successive, impegnative per il caldo e il ritmo degli impegni,  sono risultate piacevoli per la genuina empatia umana del personaggio e per l’armonia che si è creata fra di noi. Siamo state insieme al 'nostro autore' ai tanti eventi che le efficientissime Francesca Pieri ed Elena Munafò, della casa editrice Donzelli, hanno organizzato per lui: interviste con giornalisti di varie testate e servizi fotografici.
Il giorno successivo, 8 settembre, il poeta ha partecipato attivamente, grazie anche al gentile e provvidenziale aiuto del marito di Paola che si è prestato a fargli da interprete simultaneo, al nostro translation slam, in cui abbiamo spiegato a un pubblico attento e curioso come riusciamo a raggiungere un risultato condiviso nella traduzione di gruppo, tutto mentre le foto di Plautilla con il laboratorio al lavoro scorrevano sullo schermo.
Il 9 settembre è stata la volta del reading dell'autore presentato da Paola Splendore, in cui abbiamo coadiuvato Schultz alternandoci con lui nella lettura. La scelta è caduta su alcuni dei testi iniziali di  Failure tradotti e pubblicati sul blog di monteverdelegge, prima di decidere di dedicarci al poemetto che ne costituisce la seconda parte.  La sessione si è conclusa con la lettura delle tre strofe iniziali di Luxury,  il poemetto inedito a cui Schultz sta ancora lavorando. La citazione in exergo è tratta da Il mito di Sisifo di Albert Camus: "L'unico problema filosofico serio è il suicidio. Tutto il resto [...] viene dopo”.  Da un lato il poeta aveva voglia di far conoscere il suo nuovo lavoro, dall'altro era piuttosto restio sentendo di essersi esposto più del solito in prima persona, cosa forse inevitabile se si sceglie il suicidio come filo conduttore e si ritiene che il proprio padre sia morto suicida. Un suicidio attuato sovraccaricandosi di lavoro, quasi per punirsi di non essere stato in grado di realizzare il sogno americano di benessere economico e conseguente accettazione sociale. Per questo Schultz, in una delle cene assieme, ci ha spiegato sdrammatizzando con una delle sue sonore e contagiose risate, di sentire fortemente il problema del “to be or not to be” come gli altri famosi personaggi letterari citati nel poemetto, a cominciare da quell' Ernest Hemigway nella cui famiglia si sono verificati altri casi di suicidio sia prima sia dopo quello dello scrittore. Il suicidio come malattia ereditaria a cui il poeta si sottrae con la scrittura. Non sarà infatti un caso che il poemetto, almeno al momento, si chiuda con la parola happiness. Aver letto a Mantova questi suoi versi ancora inediti è stato per lui rassicurante e si è detto ora pronto ad accettare le ripetute richieste del suo editore a presentare Luxury anche in America.
Siamo state felici di passeggiare e spesso correre con Philip da una parte all'altra della città, continuando a intrecciare conversazioni, domande e risposte: dai piccoli problemi legati alle scelte lessicali e alle frasi idiomatiche su cui conserviamo ancora, come è naturale, dei dubbi, a conversazioni sui "massimi sistemi" e sui massimi autori, da Dante a Pavese a Montale, i suoi poeti italiani d’elezione.
Sabato 10 settembre Schultz in una conversazione con Valeria Parrella ha presentato la seconda edizione italiana con una nuova introduzione dell'autore a La mia dislessia (traduzione e cura di Paola Splendore, Donzelli editore). Poi sarà finalmente libero di visitare Palazzo Ducale e, ne siamo certe, mancandogli la sua amata bastardina Penelope, si innamorerà dei cani affrescati nella camera picta.
Nel pomeriggio, Paola Splendore ha presentato Della Mutabilità della poetessa inglese Jo Shapcott (cura e traduzione di Paola Splendore, Del Vecchio, 2015). La poetessa ha chiesto che, oltre al libro, venissero lette anche le sei poesie sulle api uscite su "Poetry Review", (vol.101: 1 Spring 2011) che abbiamo tradotto quest'anno nel nostro laboratorio di Monteverdelegge.



(a cura di Adelaide Basile)

mercoledì 7 settembre 2016

monteverdelegge al Festivaletteratura di Mantova!

 
Mantova, 8 /9/2016, Slam Poetry del Laboratorio di Traduzione di Monteverdelegge

PHILIP SCHULTZ
Erranti senza ali
a cura di Paola Splendore
traduzione di Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore
Donzelli, 2016

Dalla Nota sulla traduzione di Paola Splendore:

La traduzione di Erranti senza ali è il risultato del lavoro condiviso di cinque traduttrici esperte e appassionate (Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore), componenti del Laboratorio di traduzione poetica di Monteverdelegge, un’associazione romana volta alla promozione della lettura.
Nella sua sede, la bibliolibreria Plautilla, ospitata presso il D.S.M. dell’Asl Roma D, si sono svolti tra il 2013 e il 2014 gli incontri dedicati alla poesia del newyorkese Philip Schultz, premio Pulitzer 2008 per la raccolta Failure. Il poemetto Erranti senza ali , che ne costituisce parte essenziale, con la sua vocazione “corale” si è offerto con naturalezza ad una traduzione a più mani.
Di volta in volta ognuna di noi ha letto la propria versione, sottoponendosi al confronto puntuale e agguerrito con le altre. Fulcro di interesse del laboratorio è la pratica traduttiva, la cura artigianale al servizio della parola poetica, che ci impegna soprattutto intorno alle scelte lessicali e di registro, all'ordine delle parole nel verso, al recupero degli strati di senso.
Un processo non facile, spesso un esercizio di umiltà, in cui entrano in gioco varie componenti, psicologiche, di gusto e di cultura, ma che porta alla fine, attraverso aggiustamenti d'ogni tipo - correzione di sviste, negoziazione tra varianti ed equivalenze, sacrificio di soluzioni ritenute valide da chi le aveva proposte - a comporre un'unica traduzione.


Il laboratorio di gruppo è un'esperienza stimolante e positiva, utilissima nell'apprendistato/formazione di chi traduce poesia, soprattutto in quanto agisce come correttivo di atteggiamenti di prevaricazione sul testo più facilmente diffusi nelle traduzioni fatte singolarmente. Chi traduce poesia infatti è esposto al rischio sempre in agguato di farsi prendere la mano e sostituirsi all'autore come creatore di linguaggio, reinventando il testo nella propria lingua con abbellimenti, chiarimenti, libertà d'ogni tipo. Il gruppo garantisce la resa poetica più accurata di un testo, e non ultimo, si pone come antidoto naturale alla solitudine cronica del traduttore.

mercoledì 25 giugno 2014

Laboratorio di traduzione: Philip Schultz: Erranti senza ali (Due, seconda parte)

Continua con la seconda parte di Due la pubblicazione dei testi di Philip Schultz tradotti nel corso del laboratorio di traduzione organizzato da Monteverdelegge e coordinato da Fiorenza Mormile presso la bibliolibreria Plautilla. (Cliccare qui per leggere la prima parte)

5
Nemmeno uno dei tre
sordomuti neri
che vengono qui ogni giorno
possiede un cane. Stanno seduti
sotto il fragrante declino
della grande quercia ricoperta di muschio
e parlano con gli occhi
e con le mani. Amano i cani
tanto da struggersi,
ma come me,
non ce la fanno a averne uno.
Chiunque ne abbia mai
avuto uno sa
cosa significhi possedere l’amore.

6
A volte
la bolla
dentro la mia testa
fa più rumore
di quella di fuori.
Questo accade quando
il mio cervello s’inceppa
e il mio coraggio
si rintana dentro
un bozzolo d’ansia,
ipersensibile
alle interpretazioni esterne…
Questo accade quando
le bugie che racconto
su di me
nella mente degli altri
risuonano furiosamente- è
per questo
che mi hanno fatto un elettroshock -
perché
me ne stavo sempre
immobile,
nell’attesa
di essere devastato? 


lunedì 2 giugno 2014

Laboratorio di traduzione: Philip Schultz, Erranti senza ali (Due, prima parte)

Continua la pubblicazione dei testi di Philip Schultz tradotti nel corso del laboratorio di traduzione organizzato da Monteverdelegge e coordinato da Fiorenza Mormile presso la bibliolibreria Plautilla.

DUE
1
I cani, per natura,
non sono dispettosi.
Non portano rancore.
Li puniamo, esaltiamo e tormentiamo
come se fossero noi. Ma perfino
noi non siamo noi. (Nessuno lo è).
Siamo tutti parte di un branco,
eseguiamo le nostre variazioni
dell’ululato della solitudine,
implorando
i nostri fratelli e sorelle
di unirsi a noi
nel canto della tribù.

Nessuno vuole vivere
nel bosco buio,
fuori di sé,
solo, nella notte.

Un buon camminatore sa
unirsi
quando ulula un cane.

2
“Ieri ho perso Placebo, il mio dolce carlino ”,
dice la mia collega Lima,
mentre controlla il suo cliente, Percy,
un golden litigioso.
Il mio è un altezzoso levriero
di nome Balzac. Vanno gli scrittori
ora: ho un Gogol,
un Omero, e due Woolf.
“Cancro”, dice. “Il padrone
mi ha detto di non andare,
come se non fosse anche il mio cane.”

Aumentiamo soltanto il loro dolore,
penso, condividi il tuo dolore
e in men che non si dica, finisci
a capofitto alla deriva
in un buio impermeabile.

Abbiamo tutti paura
di essere inghiottiti.
“ Mi dispiace tanto, Lima", dico.


sabato 26 aprile 2014

Laboratorio di traduzione: Philip Schultz, "Erranti senza ali. Uno"

Fiorenza Mormile
Con Uno entriamo nel cuore pulsante di Failure, ovvero nel lungo poemetto Erranti senza ali che con le sue quattro parti e le complessive cinquantotto sezioni costituisce da solo la seconda metà della raccolta. In questa prima parte Schultz, nei panni di dog sitter o meglio dog runner per necessità e per vocazione, ci accompagna lungo gli articolati sentieri delle sue peregrinazioni fisiche e mentali. Le quattordici sezioni numerate non seguono un ordine temporale lineare, ma saltano indietro e avanti nel tempo e nello spazio tenendosi al libero fluire dei pensieri e dei ricordi.  L’andamento ritmico presenta una versificazione più nervosa e contratta rispetto alle poesie precedenti, quasi a mimare l’alternanza rapida dei passi.                                       
Schultz riprende la tematica centrale della morte paterna  dilatandola e intrecciandola con la propria storia personale e con quella dell’intera N.Y. ferita dall’attentato dell’11 Settembre.  Vicende cronologicamente distanziate e tuttavia capaci di segnare rispettivamente sul piano privato e collettivo uno spartiacque, un insanabile iato. In Uno vediamo affacciarsi inoltre una diversa declinazione del tema della perdita che troverà nel prosieguo successivi sviluppi: attraverso la figura di Rusty, un cane molto amato avuto in dono dal padre, l’Autore condannerà l’inaffidabilità degli adulti. Servendosi con maestria della giustapposizione Schultz semina indizi e rimandi che pian piano collega in un’unica linea di senso : il proprio cervello bruciato da un elettroshock,  l’incendio delle torri e il fil di fumo agognato da Madama Butterfly nella celeberrima aria. La preferita, non a caso, da suo padre, tradito come la Butterfly dal sogno americano e forse per questo in qualche modo come lei suicida. Ma se tutte queste tragedie rappresentano crolli personali e collettivi rimandando al fallimento del titolo, la via del riscatto è comunque indicata e possibile. Il poemetto presenta una sua dimensione solare e positiva nell’apoteosi dei cani e di quanto affetto e conforto possano offrire ai loro “compagni forestieri”.  Il recinto metallico che delimita l’area cani di Washington Square diventa così una zona franca, privilegiata, dove camminando fianco a fianco i cani si ricaricano e gli uomini si scaricano del fardello di se stessi.
Come non ricordare a questo punto che Monteverdelegge discende dal sodalizio stretto dalle tre fondatrici nei quotidiani incontri a Villa Sciarra proprio in virtù dei rispettivi cani? Potremmo  istituire un gemellaggio tra le due aree verdi, un po’ come tra i comuni denuclearizzati…

venerdì 4 aprile 2014

Laboratorio di traduzione: Philip Schultz, "Modelli"

Vi proponiamo la versione italiana di Specimen, uno dei testi che fanno parte della raccolta con cui Philip Schultz ha vinto nel 2008  il premio Pulitzer. La traduzione è stata elaborata nel corso del Laboratorio, che in questo ciclo 2013-2014 ha come oggetto appunto gli scritti del poeta statunitense. Sotto, la versione originale del testo.

 Philip Schulz

Ho fatto  sessant’anni  l’anno scorso a Parigi.
Stavamo al Lutetia,
dove era  acquartierata la Gestapo
durante la guerra, mia moglie, i due ragazzi ed io,
e molte anziane signore vietnamite
con barboncini dai collari di diamanti.

Una volta mio padre sorprese un uomo
che rubava sigarette da uno
dei suoi distributori automatici.
Non smise di stringergli la gola
fino a quando la sala da biliardo non puzzò di escrementi
e il corpo crollò a terra
come una sentenza.

L’ultima volta che ero stato a Parigi
ero povero in canna, mi imboscavo
dalla guerra del Vietnam.
Una sera, in una vecchia chiesa,
pensai di togliermi la vita.
Non capivo l’essere così giovane
e non appartenere a nessun luogo
in mezzo a tante sconcertanti melodie.

Amavo i bassi edifici bianchi,
i colori accattivanti, la luce antica.
Tanto lusso non faceva per noi.
Era una questione d’orgoglio.
Mio padre morì in bancarotta una settimana
prima di fare sessant’anni.
Non mi aspettavo di avere una famiglia;
Non mi aspettavo la felicità.

Al Lutetia erano tutti
vestiti come i modelli
da loro amati  tutta la vita.
La gente scivolava lungo
guide di velluto rosso
come musica scintillante
che si sente solo una volta o due.

Tornando a casa, mio padre disse,
“Se permetti a qualcuno di rubarti  qualcosa
 non ce la puoi fare.”
Sedevo là, tranciato dalle luci del traffico,
senza appartenere a quel che diceva.
Appartenevo a una musica
scintillante e  sconcertante
che non mi aspettavo di sentire.


martedì 25 febbraio 2014

Laboratorio di traduzione: Philip Schultz, "Fallimento"

Vi proponiamo la versione italiana di Failure, la poesia che dà il titolo alla raccolta con cui Philip Schultz ha vinto nel 2008  il premio Pulitzer. La traduzione è stata elaborata nel corso del Laboratorio, che in questo ciclo ha come oggetto appunto i testi del poeta statunitense. Il gruppo si incontra questo pomeriggio alle 18 da Plautilla (via Colautti 28-30). Qui il testo originale, preceduto da una breve nota di Fiorenza Mormile.

 Per pagare il funerale di mio padre

mi feci prestare soldi da gente

cui lui già doveva soldi.

Uno lo chiamò una nullità.

No, dissi io, lui era un fallito.

Nessuno ricorda

Il nome di una nullità, perciò

sono chiamati nullità.

I falliti sono indimenticabili.

Il rabbino che lesse un elogio di rito

su un uomo che non apparteneva

e non credeva in niente

era lui un fallito e una nullità.

Non riuscì a immaginare il figlio

e la moglie del morto

umiliati da ogni sua parola.

A capire che non

credere e non appartenere

a niente richiedeva una sorta

di fede e spavalderia.

Uno zio, che contava sulle dita

gli affari falliti di mio padre-

un parcheggio che allevava oche,

un motel che arriffava lune di miele,

un bowling con Mariachi itineranti-

non riuscì ad amare e onorare suo fratello,

che gli aveva insegnato a fischiare

di nascosto, a rubare mele

con la destra o la sinistra. In realtà,

mio padre era comico.

I suoi orologi pizzicavano, inciampava

nel risvolto dei calzoni e russava

forte al cinema, dove

la stanchezza alla fine

lo vinceva. Lui non credeva a:

risparmio assicurazioni giornali

verdure bene e male fragilità

umana storia o Dio.

I parenti ci evitavano

come la peste. Lasciai la città

ma non riuscii a andare via.
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