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domenica 26 febbraio 2023

Presentazione libro: Stiletto Killer, di Alexis Rhone Fancher alla Casa Internazionale delle donne

 

Domenica 5 marzo,  alle ore 17, nell'ambito del progetto Feminism 2023 si svolgerà, nella Sala Tosi della Casa internazionale delle donne in via della Lungara 19, Roma.
la presentazione del libro Stiletto Killer di Alexis Rhone Fancher, edizioni Her Kind, Ensemble 2022. 
antologia poetica a cura di Maria Adelaide Basile, che parteciperà all'incontro.
Le poesie contenute nella raccolta sono state tradotte nel Laboratorio di traduzione Monteverdelegge (M.A. Basile, M. Izzi, G. Mantegazza, F. Mormile, P. Maioli, A.M. Rava, A.M. Robustelli, J. Wilkinson).

venerdì 24 aprile 2020

Un invito dal Laboratorio di traduzione: martedì 5 maggio h18 uno sguardo insieme su Alexis Rhone Fancher nello spazio virtuale di Plautilla



Foto di Alexis Rhone Fancher
(autoritratto)

Fiorenza Mormile
Ad ottobre vi avevamo comunicato la scelta di  Alexis Rhone Fancher per il nostro decimo anno di attività.  Ci aveva colpito il suo modo di trattare la morte dell’unico figlio poco più che ventenne in due delle cinque raccolte da lei finora pubblicate: State of Grace: The Joshua Elegies , KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2015 e The Dead Kid Poems, KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2019.
Proseguendo il lavoro di selezione abbiamo riscontrato che nelle altre tre  (How I Lost My Virginity to Michael Cohen: and other heart-stab poems, Sybaritic press, Los Angeles, CA 90066, USA 2014; Enter Here, KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2017; Junkie Wife, Moon Tide Press, Whittier, CA 90601, USA 2018) invece è il sesso, raccontato senza imbarazzo di sorta, a  farsi filo portante di un’intera esistenza. Eros, thanatos dunque, ma non è tutto. Attraverso storie narrate quasi sempre in prima persona (ma non per questo scontatamente e necessariamente autobiografiche)  Fancher  delinea  ambienti, atmosfere, vizi di una Los Angeles  colta  nei suoi lati oscuri.
Dal nostro lavoro nascerà una raccolta per Ensemble, grazie ad Alessandra Bava che per prima ha introdotto nel panorama editoriale italiano testi della  Fancher in un’antologia collettiva con prefazione della “nostra” Maria Adelaide Basile.   Per questo già intorno a Natale abbiamo intensificato i nostri ritmi di traduzione, passando dalla prevista cadenza quindicinale a quella settimanale. Il lockdown di Marzo ci ha costretto ad abbandonare l’amata Plautilla e a trasporre in massima parte via email  il contraddittorio di proposte che eravamo abituate a discutere a voce, (piuttosto macchinoso essendo  ben otto  operative sul progetto). Una volta a settimana, col lavoro già in parte sgrossato, ci sentiamo  via Skype  per arrivare  a una prima revisione condivisa. A sorreggerci è comunque la motivazione, quasi salvifica in questo strano tempo sospeso…Proprio per contrastarlo e ristabilire un qualche contatto tra monteverdeleggini, Maria Teresa e Maria Cristina,  insieme a Maria Vayola, ci hanno proposto di sperimentare un incontro virtuale  allargato su  Jitsi.org  nella camera virtuale di monteverdelegge .
Martedì  5 maggio alle h 18 chi vorrà potrà curiosarci /affacciarvisi cliccando su questo link che dà l’accesso senza bisogno di password. Il testo che abbiamo scelto di presentare, anticipandolo sul blog, è Ragazza tatuata  sul tetto del Saloon King Eddy con una smagliatura nell’ultimo paio di calze, tratto da Enter Here, una delle raccolte più rappresentative di Fancher.

martedì 20 novembre 2018

Dal Laboratorio di Traduzione un nuovo testo di Joy Harjo: Questo è il mio cuore

Fiorenza Mormile

Il terzo testo di Joy Harjo è This is My Heart, una canzone d’amore composta dalla poetessa nativa americana che in questo concerto del 2008 alterna il canto con a solo di sax mostrando le sue doti di performer.


Questo è il mio cuore

Questo è il mio cuore. È un buon cuore.
Tesse una membrana di nebbia e fuoco.
Quando facciamo l'amore nel mondo dei fiori
il mio cuore è vicino abbastanza da cantare per te
in una lingua troppo goffa
per le parole umane.

Questa è la mia testa. È una buona testa.
Dentro le ronza uno sciame di preoccupazioni.
Qual è la fonte di questo mistero.
Perché non posso vederla qui, adesso, 
reale come queste mani che forgiano 
il mondo?

Questa è la mia anima. È una buona anima.
"Vieni qui, smemorata", mi dice.
E ci sediamo vicine.
Ci prepariamo qualcosa da mangiare
poi un sorso di qualcosa di dolce,
per la memoria, per la memoria.

Questa è la mia canzone. È una buona canzone.
Ha camminato all'infinito lungo il bordo del fuoco e dell'acqua,
scalato costole di desiderio per cantare per te.
Le sue ali nuove vibrano vulnerabili.

Vieni a stenderti accanto a me.
Poggia la testa qui.
Il mio cuore è vicino abbastanza per cantare.

Traduzione di Maria Adelaide Basile, Giselda Mantegazza, Marta Izzi, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore, Jane Wilkinson.


Joy Harjo
This is My Heart 

This is my heart. It is a good heart.
Weaves a membrane of mist and fire.
When we make love in the flower world
my heart is close enough to sing to you
in a language too clumsy
for human words.

This is my head. It is a good head.
Whirs inside with a swarm of worries.
What is the source of this mystery?
Why can’t I see it right here, right now,
as real as these hands hammering
the world together?

This is my soul. It is a good soul.
It tells me, “Come here forgetful one.”
And we sit together.
We cook a little something to eat,
then a sip of something sweet,
for memory, for memory.

This is my song. It is a good song.
It walked forever the border of fire and water,
climbed ribs of desire to sing to you.
Its new wings quiver with vulnerability.

Come lie next to me.
Put your head here.
My heart is close enough to sing.

A Map to the Next World, W.W. Norton 2002, and a CD of music Native Joy for Real, 2004

Si ringrazia l’autrice per l’autorizzazione a riprodurre il testo originale

domenica 19 novembre 2017

Laboratorio di traduzione di poesia: Joy Harjo


Joy Harjo, foto di Karen Kuehn
Fiorenza Mormile
Il laboratorio di traduzione è nato per condividere il piacere della traduzione di poesia dall’inglese.
Si può partecipare anche in veste di semplici uditori, le riunioni sono aperte a tutti. Negli incontri a scadenza quindicinale (ogni due martedì dalle 17:00 alle 19:15) ognuno confronta con gli altri la propria traduzione del testo del giorno, deciso in precedenza dal gruppo. Chi ama tradurre esce dalla sua solitudine per confrontarsi con le soluzioni degli altri, superando limiti, automatismi e personalismi.
La resa finale, collettiva, si sviluppa progressivamente: ogni poesia, prima di essere pubblicata sul blog, richiede più di un incontro. Le tematiche privilegiate finora sono state quelle relazionali, ambientali, interculturali. Anche quest’anno (il sesto) intendiamo occuparci di più autori, a partire dalla poetessa nativa americana Joy Harjo che nella sua poesia dà voce al disagio dei nativi americani, riconnettendosi alla propria tradizione.
Vi aspettiamo il 21 novembre, e comunque, seguiteci sul blog.  

Maria Adelaide Basile
Joy Harjo, nata a Tulsa in Oklahoma il 9 maggio 1951, membro della Mvskoke/Creek Nation, è un’apprezzata scrittrice statunitense. Laureata in scrittura creativa nello Iowa, attualmente insegna Inglese e American Indian Studies all'Università dell'Illinois. Impegnata nella rivendicazione dei diritti dei nativi americani e delle donne è autrice di sette libri di poesia, del memoir Crazy Brave e anche performer, musicista e cantante. Dichiara di non vedere separazione tra le arti così come tra tutto ciò che appartiene al pianeta terra: umani, piante, animali, acqua, cielo... Musica e poesia, pittura e disegno, storie e canzoni costituiscono tutto un insieme che è l’arte, che «replica l’intento della creazione».
La sua è al tempo stesso poesia della memoria e poesia dell'attualità. Come nativa di antica discendenza appartiene a una generazione che oggi è «la porta di accesso alla memoria» (Crazy Brave, cit, p.1); e tuttavia, come osserva in un'intervista del 2008 con Barbara Goldberg, le nuove generazioni sono in gran parte urbanizzate, hanno perso la lingua madre, devono riconquistare le proprie radici e far valere i propri diritti. Lei stessa ha studiato da adulta la lingua del padre, un indiano Creek, e nella sua scrittura la mescola all'inglese, cui pure riconosce il merito di aver permesso la comunicazione tra le tribù.                             
Harjo riesce a far dialogare passato e presente, a conciliare gli opposti come rabbia, dolore e amore. Le istanze di salvaguardia del pianeta nella sua scrittura in versi e in prosa acquistano oggi pregnanza e urgente attualità pur avendo radici nella tradizione degli indiani d'America che dialogavano con il creato consapevoli di esserne parte.
Joy ha sempre un'apertura, il desiderio di non farsi sopraffare, la fiducia interiore nella possibilità di superare i condizionamenti, il dolore, lo stesso pur legittimo risentimento che porta alla dipendenza dalla vendetta e dalla guerra.            


mercoledì 7 settembre 2016

monteverdelegge al Festivaletteratura di Mantova!

 
Mantova, 8 /9/2016, Slam Poetry del Laboratorio di Traduzione di Monteverdelegge

PHILIP SCHULTZ
Erranti senza ali
a cura di Paola Splendore
traduzione di Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore
Donzelli, 2016

Dalla Nota sulla traduzione di Paola Splendore:

La traduzione di Erranti senza ali è il risultato del lavoro condiviso di cinque traduttrici esperte e appassionate (Maria Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore), componenti del Laboratorio di traduzione poetica di Monteverdelegge, un’associazione romana volta alla promozione della lettura.
Nella sua sede, la bibliolibreria Plautilla, ospitata presso il D.S.M. dell’Asl Roma D, si sono svolti tra il 2013 e il 2014 gli incontri dedicati alla poesia del newyorkese Philip Schultz, premio Pulitzer 2008 per la raccolta Failure. Il poemetto Erranti senza ali , che ne costituisce parte essenziale, con la sua vocazione “corale” si è offerto con naturalezza ad una traduzione a più mani.
Di volta in volta ognuna di noi ha letto la propria versione, sottoponendosi al confronto puntuale e agguerrito con le altre. Fulcro di interesse del laboratorio è la pratica traduttiva, la cura artigianale al servizio della parola poetica, che ci impegna soprattutto intorno alle scelte lessicali e di registro, all'ordine delle parole nel verso, al recupero degli strati di senso.
Un processo non facile, spesso un esercizio di umiltà, in cui entrano in gioco varie componenti, psicologiche, di gusto e di cultura, ma che porta alla fine, attraverso aggiustamenti d'ogni tipo - correzione di sviste, negoziazione tra varianti ed equivalenze, sacrificio di soluzioni ritenute valide da chi le aveva proposte - a comporre un'unica traduzione.


Il laboratorio di gruppo è un'esperienza stimolante e positiva, utilissima nell'apprendistato/formazione di chi traduce poesia, soprattutto in quanto agisce come correttivo di atteggiamenti di prevaricazione sul testo più facilmente diffusi nelle traduzioni fatte singolarmente. Chi traduce poesia infatti è esposto al rischio sempre in agguato di farsi prendere la mano e sostituirsi all'autore come creatore di linguaggio, reinventando il testo nella propria lingua con abbellimenti, chiarimenti, libertà d'ogni tipo. Il gruppo garantisce la resa poetica più accurata di un testo, e non ultimo, si pone come antidoto naturale alla solitudine cronica del traduttore.

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