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| L'orologio americano (ph. Manuela Giusto) |
E allora, come si immagina l’allestimento di un testo come L’orologio americano, scritto nel 1980 da Arthur Miller, in cui l’autore narrava vicende simili a quelle vissute dalla sua stessa famiglia durante la Grande Depressione? Ambientato nella crisi del ‘29, lo si immaginerebbe svolgersi in una scena grigia, con personaggi polverosi in scuri cappotti pesanti, tra pareti sempre più scrostate a simboleggiare l’avanzare dell’indigenza di una famiglia benestante toccata dalla crisi...
E invece no. Il regista Elio De Capitani, con un guizzo sorprendente, ci porta in un americanissimo e variopinto Circo Barnum, disegnato dallo scenografo e costumista Carlo Sala: un po’ sgualcito, a dire il vero, ma ricco di sfumature e animato da freaks coloratissimi e agili. Da lontano i loro visi si assomigliano, perché ognuno indossa una mezza maschera che espropria i lineamenti della loro individualità e accentua una certa animalità, mentre i costumi, fatti di piume, pellicce e parrucche, deformano le fattezze dei corpi. Sono saltimbanchi brechtiani che si muovono nella loro casa-città-circo, davanti e dietro a un siparietto tirato a mano, e ci raccontano ciascuno la propria storia. Appaiono così poco umani da diventare lo specchio della realtà di oggi, un mondo in cui la finanza e le reti globali possono trasformare in pochi secondi la ricchezza in catastrofe economica.
Lo sfondo sonoro non proviene da altoparlanti, ma come in un vaudeville dello scorso secolo, lo spettacolo è accompagnato dal vivo dalle note del pianista Mario Arcari che ha anche creato le musiche originali e si alterna tra un vecchio pianoforte, un sax e un clarinetto. Applausi meritati ai giovani della Compagnia dell’Accademia, attrici e attori energici e talentuosi, formatisi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.
L'OROLOGIO AMERICANO di Arthur Miller - traduzione Cristina Viti - regia Elio De Capitani - scene e costumi Carlo Sala - musiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo - con gli attori della Compagnia dell’Accademia. Fino a domenica 28 ottobre al Teatro Vascello.
Maria Cristina Reggio

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