martedì 20 novembre 2018

Dal Laboratorio di Traduzione un nuovo testo di Joy Harjo: Questo è il mio cuore

Fiorenza Mormile

Il terzo testo di Joy Harjo è This is My Heart, una canzone d’amore composta dalla poetessa nativa americana che in questo concerto del 2008 alterna il canto con a solo di sax mostrando le sue doti di performer.


Questo è il mio cuore

Questo è il mio cuore. È un buon cuore.
Tesse una membrana di nebbia e fuoco.
Quando facciamo l'amore nel mondo dei fiori
il mio cuore è vicino abbastanza da cantare per te
in una lingua troppo goffa
per le parole umane.

Questa è la mia testa. È una buona testa.
Dentro le ronza uno sciame di preoccupazioni.
Qual è la fonte di questo mistero.
Perché non posso vederla qui, adesso, 
reale come queste mani che forgiano 
il mondo?

Questa è la mia anima. È una buona anima.
"Vieni qui, smemorata", mi dice.
E ci sediamo vicine.
Ci prepariamo qualcosa da mangiare
poi un sorso di qualcosa di dolce,
per la memoria, per la memoria.

Questa è la mia canzone. È una buona canzone.
Ha camminato all'infinito lungo il bordo del fuoco e dell'acqua,
scalato costole di desiderio per cantare per te.
Le sue ali nuove vibrano vulnerabili.

Vieni a stenderti accanto a me.
Poggia la testa qui.
Il mio cuore è vicino abbastanza per cantare.

Traduzione di Maria Adelaide Basile, Giselda Mantegazza, Marta Izzi, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore, Jane Wilkinson.


Joy Harjo
This is My Heart 

This is my heart. It is a good heart.
Weaves a membrane of mist and fire.
When we make love in the flower world
my heart is close enough to sing to you
in a language too clumsy
for human words.

This is my head. It is a good head.
Whirs inside with a swarm of worries.
What is the source of this mystery?
Why can’t I see it right here, right now,
as real as these hands hammering
the world together?

This is my soul. It is a good soul.
It tells me, “Come here forgetful one.”
And we sit together.
We cook a little something to eat,
then a sip of something sweet,
for memory, for memory.

This is my song. It is a good song.
It walked forever the border of fire and water,
climbed ribs of desire to sing to you.
Its new wings quiver with vulnerability.

Come lie next to me.
Put your head here.
My heart is close enough to sing.

A Map to the Next World, W.W. Norton 2002, and a CD of music Native Joy for Real, 2004

Si ringrazia l’autrice per l’autorizzazione a riprodurre il testo originale

martedì 30 ottobre 2018

Dal Laboratorio di Traduzione: Joy Harjo, Una mappa per il prossimo mondo

Fiorenza Mormile

Ecco una seconda poesia di Joy Harjo. Se la poesia precedente,
Photo Credit: Karen Kuehn
Quando il mondo come lo conoscevamo finìsegnava con il crollo delle Torri la fine del mondo come lo conoscevamo, questa, dedicata alla nipotina Desiray, è tutta proiettata nel mondo successivo. 
Per Harjo i nativi che vorranno abitarvi non potranno prescindere dalla consapevolezza delle proprie radici tribali e dalla necessità di superare tanto i torti subiti che gli errori compiuti. 
Prendendo forza dagli astri la piccola Desiray dovrà costruirsi da sola la propria mappa, senza farsi deviare dalle lusinghe consumistiche intorno a sé, per riconnettersi alla storia della sua gente e rinsaldare il legame tra le generazioni. 


JOY HARJO

Una mappa per il prossimo mondo
                                           per Desiray Kierra Chee

Negli ultimi giorni del quarto mondo ho voluto tracciare una mappa per chi si sarebbe arrampicato attraverso il buco nel cielo.

I miei soli strumenti erano i desideri degli umani via via che emergevano da campi di morte, camere da letto e cucine.

Perché l’anima è una vagabonda con tante mani e piedi.

La mappa deve essere di sabbia e non si legge con una luce qualunque.
Deve portare il fuoco alla città tribale vicina, per rinnovare lo spirito.

Nella legenda ci sono istruzioni sulla lingua della nostra terra, come fu che dimenticammo di riconoscere il dono, come non lo abitassimo o non ne facessimo parte.

Attenzione al moltiplicarsi di supermercati e centri commerciali,
altari del denaro. Il segno più evidente dell'allontanamento dalla grazia.

Tieni nota degli errori della nostra smemoratezza; la nebbia ci ruba i figli mentre dormiamo.

Fiori di rabbia spuntano dalla depressione. Ne nascono mostri di furia nucleare.

Alberi di cenere dicono addio all'addio e la mappa sembra scomparire.

Non conosciamo più i nomi degli uccelli, né come parlare
loro chiamandoli per nome.

Un tempo sapevamo tutto in questa lussureggiante promessa.

Ciò che ti dico è vero ed è stampato in un avviso
sulla mappa. La nostra smemoratezza ci insegue, percorre la terra dietro di noi, lasciando una scia di pannolini, siringhe e sangue sprecato.

Dovremo accontentarci di una mappa imperfetta, piccola mia.

Si entra dal mare del sangue di tua madre, dalla piccola morte di tuo padre che non vede l'ora di riconoscersi in qualcun altro.

Non c’è uscita.

La mappa si può interpretare attraverso la parete dell’intestino – una spirale sulla via della conoscenza.

Viaggerai attraverso la membrana della morte, sentirai odore di cucina dall’accampamento dove i nostri parenti banchettano con carne fresca di cervo e zuppa di mais, nella Via Lattea.

Non ci hanno mai lasciato, li abbiamo abbandonati noi in nome della scienza.

E al tuo prossimo respiro mentre entriamo nel quinto mondo
non ci sarà nessuna X, nessuna guida con parole da portare con te.

Dovrai navigare seguendo la voce di tua madre, rinnovare la canzone che sta cantando.

Dai pianeti balugina nuovo coraggio.

E illumina la mappa impressa col sangue della storia, una mappa che riuscirai a conoscere, se lo vorrai, dalla lingua dei soli.

Quando emergerai rintraccia le orme degli sterminatori di mostri, là dove sono entrati nelle città di luce artificiale e hanno ucciso ciò che ci stava uccidendo.

Vedrai dirupi rossi. Sono il cuore, contengono la scala.

Un cervo bianco ti accoglierà quando l’ultimo umano si isserà dalle rovine.

Ricorda il buco della vergogna che segna l’atto dell'abbandono dei nostri territori tribali.

Non siamo mai stati perfetti.

Eppure, il viaggio che facciamo insieme è perfetto su questa terra, che un tempo era una stella e ha fatto gli stessi errori degli umani.

Li potremmo rifare, ha detto lei.

Cruciale per trovare la strada è questo: non c’è inizio né fine.

Devi farti da sola la tua mappa.


(Traduzione di Maria Adelaide Basile, Marta Izzi, Giselda Mantegazza, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore, Jane Wilkinson).


 JOY HARJO

A Map to the Next World
                              for Desiray Kierra Chee

In the last days of the fourth world I wished to make a map for
those who would climb through the hole in the sky.

My only tools were the desires of humans as they emerged
from the killing fields, from the bedrooms and the kitchens.

For the soul is a wanderer with many hands and feet.

The map must be of sand and can’t be read by ordinary light. It
must carry fire to the next tribal town, for renewal of spirit.

In the legend are instructions on the language of the land, how it was we forgot to acknowledge the gift, as if we were not in it or of it.

Take note of the proliferation of supermarkets and malls, the
altars of money. They best describe the detour from grace.

Keep track of the errors of our forgetfulness; the fog steals our
children while we sleep.

Flowers of rage spring up in the depression. Monsters are born
there of nuclear anger.

Trees of ashes wave good-bye to good-bye and the map appears to disappear.

We no longer know the names of the birds here, how to speak to them by their personal names.

Once we knew everything in this lush promise.

What I am telling you is real and is printed in a warning on the
map. Our forgetfulness stalks us, walks the earth behind us,
leaving a trail of paper diapers, needles, and wasted blood.

An imperfect map will have to do, little one.

The place of entry is the sea of your mother’s blood, your father’s small death as he longs to know himself in another.

There is no exit.

The map can be interpreted through the wall of the intestine — a spiral on the road of knowledge.

You will travel through the membrane of death, smell cooking
from the encampment where our relatives make a feast of fresh deer meat and corn soup, in the Milky Way.

They have never left us; we abandoned them for science.

And when you take your next breath as we enter the fifth world
there will be no X, no guidebook with words you can carry.

You will have to navigate by your mother’s voice, renew the song she is singing.

Fresh courage glimmers from planets.

And lights the map printed with the blood of history, a map you
will have to know by your intention, by the language of suns.

When you emerge note the tracks of the monster slayers where they entered the cities of artificial light and killed what was killing us.

You will see red cliffs. They are the heart, contain the ladder.

A white deer will greet you when the last human climbs from the destruction.

Remember the hole of shame marking the act of abandoning our tribal grounds.

We were never perfect.

Yet, the journey we make together is perfect on this earth who was once a star and made the same mistakes as humans.

We might make them again, she said.

Crucial to finding the way is this: there is no beginning or end.

You must make your own map.


(from How We Became Human: New and Selected Poems:1975-2001 by Joy Harjo. Copyright © 2002 by Joy Harjo)

Si ringrazia l’autrice per avere autorizzato la riproduzione del testo originale.

mercoledì 10 ottobre 2018

Dal laboratorio di traduzione: Sinéad Morrissey in programma per il 2018/2019. La prima traduzione di Joy Harjo dall'attività 2017/2018.

Fiorenza Mormile

Il Laboratorio di Traduzione di poesia, al suo settimo anno di attività, riprende martedì 16 ottobre dalle 16:45 alle 19, con cadenza quindicinale. 


L’autrice scelta per cominciare è la nordirlandese Sinéad Morrissey, (si pronuncia Mòrissi), nata nel 1972 e cresciuta a Belfast, dove insegna Scrittura creativa allo Seamus Heaney Centre for Poetry della Queen’s University. L’ultima delle sue sei raccolte di poesia, On Balance, (Carcanet, 2017) è risultata finalista al Costa Prize. La penultima, Parallax (Carcanet, 2013), ha vinto il T.S. Eliot Prize di quell'anno. Con un dettato lineare, ma non privo di complessità, Morrissey oscilla tra una quotidianità molto personale (l’amore, la maternità, il trauma di un aborto) e problematiche sociali contemporanee, dalla censura del regime sovietico alla gestione della crisi greca da parte dell’euroburocrazia. 
Il titolo Parallax rimanda alla deformazione che i fatti subiscono se si cambia la prospettiva, il punto di osservazione del problema, come avviene al teschio nel quadro Gli ambasciatori di Holbein. Lo sguardo e l’inquadratura con il loro portato di soggettività, considerati fondamento di ogni creazione artistica, sono il fulcro anche della raccolta precedente: Through The Square Window (Carcanet, 2009). E forse, venendo dall'Ulster, in Parallax Morrissey allude alla lateralità del proprio sguardo sul mondo britannico.
Una lateralità che rimanda a quella esplorata, nello scorso anno di attività, nella poesia delle due native americane Joy Harjo e Natalie Diaz, di cui iniziamo a darvi documentazione a partire da oggi.


Della prima, Harjo, rimandandovi alla relativa scheda introduttiva  presentata a novembre scorso, postiamo qui Quando il mondo come lo conoscevamo finì / When the World as We Knew It Ended dalla raccolta How We Became Human: New and Selected Poems: 1975-2001.
In questo testo la violenta cesura inflitta alla storia occidentale dall’11 settembre viene filtrata nell’ottica dei nativi americani: separati, marginali, ma forse più attrezzati a cominciare un nuovo corso nel segno della musica e della poesia  perché ammaestrati dalle traversie e fortemente legati alla natura e ai valori fondamentali della vita. 

Joy Harjo

Quando il mondo come lo conoscevamo finì 

Sognavamo su un’isola occupata al limite estremo
di una nazione vacillante quando  venne giù.

Due torri s’innalzavano dall’isola del commercio a est fino a toccare il cielo. Gli uomini camminavano sulla luna.
Il petrolio era stato tutto succhiato da due fratelli. Poi il mondo venne giù. Inghiottito da un drago di fuoco, dal petrolio e  dalla paura.
Tutto intero.

Stava arrivando.

Aspettavamo già da prima dei missionari con le loro
vesti lunghe e solenni di vedere cosa sarebbe successo.

Lo vedemmo
dalla finestra della cucina sul lavello
mentre facevamo il caffè, cucinavamo riso
e patate, da sfamare un esercito.

Vedemmo tutto, mentre cambiavamo pannolini e davamo da mangiare ai bambini. Lo vedemmo,
attraverso i rami
dell’albero della conoscenza
attraverso  gli squarci delle stelle, attraverso
il sole e le tempeste dalle ginocchia
mentre facevamo il bagno e lavavamo
i pavimenti.

L’assemblea degli uccelli ci avvertì, mentre volavano sopra
i caccia torpedinieri nel porto, ancorati là dalla prima presa di potere.
Fu dal loro canto e parlottio che capimmo quando alzarci
quando guardare dalla finestra
al sommovimento in corso - il campo magnetico scaturito dal dolore.

Lo sentimmo.
Il frastuono in ogni angolo del mondo. Mentre
la fame di guerra cresceva in chi avrebbe rubato per diventare presidente re o imperatore, possedere gli alberi, le pietre, e tutto quello che si muoveva sulla terra, dentro la terra
e sopra.

Capimmo che stava arrivando, assaporavamo i venti che raccoglievano conoscenze
da ogni foglia e fiore, da ogni montagna, mare
e deserto, da ogni canto e preghiera da questo minuscolo universo che fluttua nei cieli dell’essere
infinito.

E poi finì, questo mondo che avevamo imparato ad amare
per le sue dolci distese d’erba, per i cavalli e per i pesci
multicolori, per le possibilità scintillanti
dei sogni.

Ma poi c’erano i semi da piantare e i bambini
che avevano bisogno di latte e  di essere consolati, e qualcuno
raccolse una chitarra o un ukulele dalle macerie
e cominciò a cantare del battito leggero
del calcio sotto la pelle della terra
che sentivamo là, sotto di noi

un animale caldo
un canto che nasceva tra le sue gambe
una poesia.

(Traduzione a cura di Maria Adelaide Basile, Marta Izzi, Giselda Mantegazza, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore, Jane Wilkinson)

Joy Harjo

When the World as We Knew It Ended

We were dreaming on an occupied island at the farthest edge
of a trembling nation when it went down.

Two towers rose up from the east island of commerce and touched the sky. Men walked on the moon. Oil was sucked dry
by two brothers. Then it went down. Swallowed
by a fire dragon, by oil and fear.
Eaten whole.

It was coming.

We had been watching since the eve of the missionaries in their
long and solemn clothes, to see what would happen.

We saw it
from the kitchen window over the sink
as we made coffee, cooked rice and
potatoes, enough for an army.

We saw it all, as we changed diapers and fed
the babies. We saw it,
through the branches
of the knowledgeable tree
through the snags of stars, through
the sun and storms from our knees
as we bathed and washed
the floors.

The conference of the birds warned us, as they flew over
destroyers in the harbor, parked there since the first takeover.
It was by their song and talk we knew when to rise
when to look out the window
to the commotion going on—
the magnetic field thrown off by grief.

We heard it.
The racket in every corner of the world. As
the hunger for war rose up in those who would steal to be president to be king or emperor, to own the trees, stones, and everything else that moved about the earth, inside the earth
and above it.

We knew it was coming, tasted the winds who gathered intelligence from each leaf and flower, from every mountain, sea and desert, from every prayer and song all over this tiny universe floating in the skies of infinite being.

And then it was over, this world we had grown to love
for its sweet grasses, for the many-colored horses
and fishes, for the shimmering possibilities
while dreaming.

But then there were the seeds to plant and the babies
who needed milk and comforting, and someone
picked up a guitar or ukulele from the rubble
and began to sing about the light flutter
the kick beneath the skin of the earth
we felt there, beneath us

a warm animal
a song being born between the legs of her;
a poem.

from How We Became Human: New and Selected Poems:1975-2001 by Joy Harjo. Copyright © 2002 by Joy Harjo. Used by permission of W.W. Norton & Company, Inc., www.wwnorton.com.

Si ringrazia l’autrice per l’autorizzazione a riprodurre il testo originale.

venerdì 5 ottobre 2018

Gruppi di lettura da Plautilla

Dal 6 ottobre riprendono le attività di MVL - Plautilla.
Per celebrare il decimo compleanno dell'associazione, nata nell'autunno 2008, la prossima stagione porta una grande novità: il gruppo di lettura raddoppia e propone ai partecipanti due diverse opzioni.

Riprende il 6 ottobre alle ore 11  il classico Gruppo di lettura del sabato mattina, che articola i suoi incontri mensili intorno a un tema-guida. Quest'anno ritorna al filo conduttore del primo ciclo del gruppo, ovvero il tema dell'Altro  ma da una prospettiva differente, alla ricerca di libri che pongono l'accento sull'idea di altro come avversario, sia esso esterno o interiore. Il primo libro scelto è Un pallido orizzonte di colline di Kazuo Ishiguro ed. Einaudi; il libro è fuori commercio ma si trova facilmente nelle librerie on line. Chi lo desidera può inoltre leggere un breve saggio di Jean-Luc Nancy  L'intruso (Cronopio).

Nasce inoltre un secondo gruppo, intitolato Libri nuovi e dedicato alla produzione più recente, che si terrà il giovedì pomeriggio. Questo gruppo di lettura ha scelto Il sale di Jean Bapstiste Del Amo (NEO) e l'incontro si terrà giovedì 18 ottobre alle ore 18,00 sempre da Plautilla.

martedì 26 giugno 2018

Gruppi di lettura


Care amiche e cari amici di Monteverdelegge, si sono concluse le attività 2017/2018 e riprenderanno a ottobre con un nuovo ciclo di iniziative.
 Per celebrare il decimo compleanno dell'associazione, nata nell'autunno 2008, la prossima stagione porta una grande novità: il gruppo di lettura raddoppia e propone ai partecipanti due diverse opzioni. Accanto al gruppo "classico" del sabato mattina, che articola i suoi incontri intorno a un tema-guida (per il 2018/19 "L'altro/2", ritorno al filo conduttore del primo ciclo da una prospettiva diversa, dove si pone l'accento sull'idea di altro/avversario, sia esso esterno o interiore), nasce un secondo gruppo, intitolato "Libri nuovi" e dedicato alla produzione più recente, che si terrà il giovedì pomeriggio.
Rispettivamente i libri scelti sono  Un pallido orizzonte di colline di Kazuo Ishiguro (Einaudi); il libro è fuori commercio ma si trova facilmente nelle librerie on line.
 Chi lo desidera può inoltre leggere un breve saggio di Jean-Luc Nancy L'intruso (Cronopio). La discussione si svolgerà sabato 6 ottobre alle 11.00 da Plautilla.
Il secondo gruppo di lettura ha scelto Il sale di Jean-Bapstiste Del Amo (NEO) e l'incontro si terrà giovedì 18 ottobre alle 18.00, sempre da Plautilla.
Augurandovi una buona estate piena di letture interessanti e piacevoli, speriamo di vedervi numerosi nella prossima stagione e, a proposito dell'Altro, vi lasciamo con un racconto che lo esemplifica egregiamente. 

Fredrick Brown "La sentinella"





Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila  anni‐luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di  quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di  migliaia  d'anni,  quest'angolo  di  guerra  non  era  cambiato.  Era  comodo  per  quelli  dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si  arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e  tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai  sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché  c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia...  crudeli schifosi, ripugnanti mostri.   Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile  colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano  cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E  adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.  Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e  spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di  infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.   Lontano  50mila  anni‐luce  dalla  patria,  a  combattere  su  un  mondo  straniero  e  a  chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.  E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico  emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.  Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo,  s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose,  con  solo  due  braccia  e  due  gambe,  quella  pelle  d'un  bianco  nauseante  e  senza  squame...  


Da: Fredrick Brown, Tutti i racconti, A. Mondadori Editore, 1992

venerdì 15 giugno 2018

MVL gruppo di lettura: La ferrovia sotterranea




Maria Vayola

La ferrovia sotterranea è stata, durante il secolo XIX, una rete clandestina di percorsi e rifugi per permettere agli schiavi di fuggire dal sud al nord dove la schiavitù era già stata abolita. Venne definita così perché la terminologia che la individuava venne presa in prestito dal linguaggio ferroviario: i luoghi di sosta, per esempio, erano chiamati stazioni, coloro che li presidiavano capi stazione . La hunderground railroad, nel libro di Colson Whitehead, diventa una ferrovia sotterranea reale, che scorre in tunnel scavati nella terra dagli abolizionisti; è così che l'autore l'aveva immaginata da bambino, quando gliene parlavano, e quel ricordo gli ha dato spunto a elaborare un espediente narrativo sorprendente ed efficace.


Il romanzo, ambientato a metà dell'800 prima della guerra di secessione, racconta la fuga dalla piantagione della giovane schiava Cora, della sua fermezza  nella ricerca della libertà, del suo coraggio a perseverare nonostante gli ostacoli, della sua giusta ostinazione a riconoscersi ed affermarsi come essere umano e non come oggetto, della sua crescita identitaria.  A lei si oppone, con la stessa fermezza, Ridgway, cacciatore di schiavi, che fa della sua stessa determinazione quasi una filosofia di vita in cui i principi a cui si ispira sono sintetizzati nella definizione "Destino manifesto" che lui spiega a Cora in questo modo: "Significa prenderti ciò che è tuo, quello che ti appartiene, qualunque cosa pensi che sia. E tutti gli altri se ne stanno ai loro posti assegnati per permetterlo. Che siano i pellerossa o gli africani, devono arrendersi, sacrificarsi, in modo che noi possiamo ottenere ciò che ci spetta di diritto... A mio padre piaceva fare i suoi discorsi da indiano sul Grande Spirito», proseguì Ridgeway,  «Ma dopo tutti questi anni, io preferisco lo spirito americano, quello che ci ha fatti venire dal Vecchio Mondo al Nuovo, a conquistare, costruire e civilizzare. E distruggere quello che va distrutto. A elevare le razze inferiori. Se non a elevarle, a sottometterle. Se non a sottometterle, a sterminarle. Il nostro destino prescritto da Dio: l’imperativo americano».   Parole che ben delineano  anche il concetto di "libertà americana" e che è in evidente contraddizione con la libertà di Cora.


 La scelta di una giovane donna come protagonista marca una ulteriore discriminazione, anche all'interno della stessa comunità afro-americana, individuando una "linea di genere", oltre a quella di colore concettualizzata da W. E. B. Du Bois , che attraversa la storia e le società.


Nella prima parte del libro l'autore ci descrive la vita dello schiavo, quale essa era veramente, sottoposta ad un quotidiano annichilimento ottenuto con il terrore, dove, qualsiasi cosa fosse ritenuta arbitrariamente un affronto al padrone, era punita con una inaudita ferocia che si abbatteva sugli adulti e sui bambini; non erano considerati essere umani, neanche animali ma oggetti con la differenza che l'oggetto schiavo provava dolore psichico e fisico, fonte di maggiore potere e soddisfazione per chi sistematicamente li distruggeva.

Dal momento della fuga di Cora, Whitehead inserisce il realismo magico con l'invenzione di una vera ferrovia sotterranea con rotaie, stazioni e treni, cosa che gli permette di cambiare le regole del racconto, di allontanarsi da uno stretto realismo storico della narrazione e di inserire alterazioni anacronistiche di riferimenti storici.

giovedì 14 giugno 2018

MVL cinema: La casa sul mare



Maria Vayola

Tre fratelli, due uomini e una donna, si ritrovano nella casa del padre malato, sulla costa francese vicino Marsiglia. Lì hanno trascorso buona parte della loro vita,  Armand il più grande, lì vive ancora gestendo un ristorante in cui sembra non aver cambiato nulla dall'epoca in cui anche il padre vi lavorava. E' un locale senza pretese, se non quella di essere luogo di aggregazione, di incontro, di scambio di pensiero, oltre che di ristorazione. Joseph è un professore di filosofia e porta con sé la sua giovanissima compagna. Angel, attrice di teatro, non è più tornata in quella casa, da quando quel luogo è stato per lei  teatro di un lutto che ha segnato in modo indelebile la sua vita.


Il paese è cambiato, molte case sono vuote, la compagine sociale e umana che animava quei luoghi si è persa, disgregata; si aggirano personaggi in cerca di affari immobiliari, arrivano camionette di militari in cerca di migranti venuti dal mare. Solo il paesaggio, per ora non è cambiato, il mare, i boschi, le colline fanno ancora da teatro ad una rappresentazione umana che però è profondamente mutata, i suoi attori sono andati via, o sono troppo vecchi.

Il nuovo mondo si insinua in una comunità dove si erano allacciati rapporti di amicizia, dove quello che contava erano i rapporti umani e la solidarietà, il rispetto e la dignità. Il vecchio padre aveva alimentato quei principi, affermandoli e praticandoli in un periodo in cui l'orrore della guerra passata richiedeva un attenta ricostruzione dei valori umani che erano stati annientati, il futuro si presentava come un laboratorio di vita. I suoi figli erano partiti da quei principi, li avevano modulati alle loro esistenze, alle loro esigenze di cambiamento, forzandoli ancora di più: il mondo doveva, poteva, essere cambiato, il futuro era sempre lì carico di entusiasmo e speranza.
E i fratelli, in quel luogo, avevano vissuto la spensieratezza, l'avventatezza, l'allegria che solo la giovane età può dare, momenti che formano, che colmano, che riempono quel nucleo nella memoria che sarà, poi, fonte di ricordi piacevoli ma anche di una inevitabile nostalgia.

mercoledì 2 maggio 2018

Gruppo di Lettura - Finalisti al Premio Brancato


Come abbiamo annunciato, il Premio Brancati - tra i più importanti e seri riconoscimenti letterari in Italia - ha invitato il gruppo di lettura di Monteverdelegge a far parte della giuria 2018, un impegno che ci onora e per il quale abbiamo partecipato alla segnalazione dei finalisti per le tre categorie: Narrativa, Poesia e Giovani. In questi giorni le liste sono state rese pubbliche e abbiamo avuto il piacere di scoprire che alcune nostre proposte sono tra le opere prescelte.

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa ufficiale che designa i finalisti:


La Giuria della XLIX edizione del Premio Vitaliano Brancati dedicato al grande scrittore dal Comune di Zafferana Etnea, composta da esponenti della cultura letteraria italiana, vincitori delle edizioni precedenti e gruppi di lettura scelti di anno in anno sullintero territorio nazionale, ha decretato i finalisti per le tre categorie: Narrativa, Poesia e Giovani.


NARRATIVA

Michele Mari  "Leggenda Privata” Einaudi

Non c'è scampo per chi scrive: anche se credevi di esserti già messo a nudo, il passato torna sempre. E stavolta chiede il conto. Un'«autobiografia horror» in cui l'autore sfida se stesso confrontandosi con il demone più forte di tutti: la letteratura.”

Figlio del designer Enzo Mari e della disegnatrice Iela Mari, insegna Letteratura italiana all'Università Statale di Milano anche se dal 1992 risiede a Roma. Collabora alle pagine letterarie di Repubblica, dopo aver scritto per anni sul Corriere della Sera e sul Manifesto. Ha scritto numerosi romanzi, saggi e ricevuto importanti premi letterari.

Wanda Marasco La compagnia delle anime finte”  Neri Pozza

"Dalla collina di Capodimonte, la «Posillipo povera», Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta. Le parla per riparare al guasto che le ha unite oltre il legame di sangue e ha marchiato irrimediabilmente la vita di entrambe”.

Scrittrice, attrice, regista e insegnante napoletana, i suoi due ultimi romanzi pubblicati da Neri Pozza hanno avuto un grandissimo consenso e sono stati finalisti di alcuni premi letterari. 

Giorgio Falco "Ipotesi si una sconfitta" Einaudi

“Lo sgretolamento di un Paese incarnato nel corpo e nella vita di un uomo.
Un magnifico romanzo sul lavoro, che da narrazione epica diventa cronaca del fallimento.”

Lo scrittore nato ad Abbiategrasso è al suo settimo romanzo dall’ esordio nel 2004. Dal 2009 collabora con Repubblica.

MVL cinema: I segreti di Wild River


Maria Vayola

I segreti di Wild River è un film che si presenta come un thriller e che al suo interno contiene ben più di una trama tesa all'individuazione dei colpevoli di un omicidio.

Lo sceneggiatore e regista, Taylor Sheridan, ha voluto con questo film chiudere la sua trilogia sulla frontiera, dopo Sicario, ambientato al confine con il Messico e Hell or High Water ambientato in Texas ( di questi due ne è stato solo lo sceneggiatore) ha dislocato il suo film in una riserva indiana, individuando una "frontiera" che non è più limite, fisico e metaforico, da superare, ma ristagno di problematiche sociali e di marginalità estreme.

Una ragazza nativa americana della riserva di Wild River in Wyoming viene ritrovata morta per assideramento dopo essere scappata da una violenza di gruppo . Trova il suo corpo Cory Lambert, un cacciatore di animali predatori che mettono a repentaglio gli allevamenti della zona. La ragazza è la figlia di un suo amico, e, se ce ne fosse bisogno,  ravviva il suo dolore per la perdita di sua figlia avvenuta in circostanze analoghe.  La vittima è un "indiana" e la sua morte non interessa: è una delle tante donne native scomparse senza che gli apparati giudiziari se ne siano mai preoccupati, non esiste neanche una statistica che ne segnali il numero, a differenza delle altre donne americane. Per risolvere il caso viene mandata dall' FBI una agente di primo pelo, inesperta anche se determinata a fare il suo lavoro che chiederà a Cory di aiutarla nelle indagini.

La riserva è un luogo isolato e abbandonato dalle istituzioni, stretto tra monti perennemente innevati e battuto da tempeste di neve e da un freddo feroce. La vita lì non ha speranze di crescita, droga e violenza suppliscono  la mancanza di aspettative e una coabitazione tra nativi e bianchi riproduce spesso le contraddizioni mai risolte del razzismo americano. A questo quadro di desolazione non corrisponde un adeguato apparato che riesca a contenere e indirizzare socialmente il disagio degli abitanti della riserva che, privati della loro identità culturale, inseriti in un contesto naturale estremo, non riescono tutti a costruirsi una vita di relazioni sane e autentiche, alcuni soccombono a un abbrutimento senza speranza di riscatto.

venerdì 13 aprile 2018

Poesia dagli USA: Akbar, Boruch e Zarin. Il laboratorio di traduzione di Monteverdelegge ne presenta tre testi e un’intervista sul fare e insegnare poesia.




Fiorenza Mormile

Su “Poesia” in edicola (Aprile, n. 336) è uscito l’articolo Tre poeti americani che riporta testi di Kaveh Akbar, Marianne Boruch e Cynthia Zarin nelle versioni  del Laboratorio di traduzione di Monteverdelegge.
Riportiamo qui una poesia per autore: Orchids Are Sprouting from the Groundfloor (Kaveh Akbar), The Hawk (Marianne Boruch), Birch (Cynthia Zarin) con l'aggiunta di un inedito:il resoconto delle loro risposte a un nostro questionario sul loro rapporto con la poesia e sull'inusuale sostegno economico riservatole negli States. 
Comporre poesia: per tutti è iniziato molto presto, seguendo il ritmo delle filastrocche infantili (Zarin) e scandendole nel percorso casa/scuola (Boruch).
Poeti preferiti: Zarin cita Marianne Moore e Dylan Thomas, tra i tanti citati da Boruch nominiamo Keats e Hopkins, Whitman, Dickinson, Bishop, Larkin, Plath, ed anche il nostro Pavese. Akbar cita solo poeti strettamente contemporanei: Anne Carson, Carl Phillips, Heather Christle, Franz Wright, Frank Bidart.
Il terrore della pagina bianca:
per Akbar si tiene a bada con il metodo. Ogni giorno siede anche otto ore di seguito attendendo fiducioso qualcosa che di certo giungerà. Si tratta della modalità “begging bowl”: l’attitudine da mendicante teorizza Boruch in un’intervista rilasciata ad Akbar su Divedapper. La poesia non deve mai tradire l’intenzione, viene da fuori, è un dono. Per riceverlo bisogna svuotare la mente, come nella meditazione, e cercare l’occasione. Boruch ironizza su questo ricordando come le suore cattoliche della sua infanzia fossero ossessionate dalle “occasioni di peccato”: come il peccato anche la poesia è un'effrazione dell'ordine mentale costituito. Accolto il primo verso inizia un lento e attento percorso di accudimento. Subentra la pratica che Boruch definisce “hospital rounds”, ritornare senza posa sulle poesie, come il medico che visita ogni giorno i ricoverati per aggiornare diagnosi e terapia. 
Quanto ai corsi di Scrittura Creativa: Zarin dichiara il proprio impegno ad insegnare precisione e consapevolezza e sottolinea l’importanza della lettura, che invece pochi aspiranti poeti praticano spontaneamente a sufficienza. Per Boruch i corsi aiutano ad evitare i preconcetti, ad avere coraggio, a scrivere con chiarezza pur lasciando un tocco di mistero, ad assorbire tecniche assimilando la lezione dei predecessori. Akbar crede in due semplici prerequisiti: una sincera curiosità naturale e l’attitudine a porsi delle domande. Unite a studio ed esercizio assidui non potranno non dare risultati. Insiste poi sull’importanza dell’atmosfera creata nei corsi: un ecosistema fatto di entusiasmo e passione, dove si celebrano i poeti studiati e la nuova produzione che lievita durante il corso stesso.

domenica 1 aprile 2018

Chi era Plautilla?







Come gran parte dei nostri soci sa, la bibliolibreria gratuita Plautilla - punto di riferimento di Monteverdelegge ormai da cinque anni - prende il nome dall'architetta Plautilla Bricci che nacque a Roma nell'agosto del 1616, realizzò opere importanti (tra le altre, la storica villa Il Vascello, poi semidistrutta al tempo della Repubblica romana, e gli arredi di S. Luigi dei Francesi) e fu poi dimenticata, al punto che nessuna strada romana la ricorda, nonostante una - proprio qui a Monteverde - sia stata intitolata a suo fratello Basilio. Adesso, però, la storica dell'arte Consuelo Lollobrigida ha scritto un saggio ricco di dati e di illustrazioni su di lei e lo presenterà venerdì 6 aprile alle 18 proprio da Plautilla, che - per chi non la conoscesse ancora - si trova presso i locali del Centro diurno DSM (Azienda Usl Roma 3, via Colautti 28). Del testo Plautilla Bricci. Pictura et Architectura Celebris. L'architettrice del barocco romano, Gangemi 2017, l'autrice parlerà con Maria Teresa Carbone e con tutti coloro che vorranno partecipare all'evento.



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BIBLIOTECA VALLICELLIANA - LETTURA PUBBLICA - PINOCCHIO




BIBLIOTECA VALLICELLIANA
Direttrice Paola Paesano
Le avventure di Pinocchio
LETTURA PUBBLICA
Giovedì 3 maggio 2018
Ore 12.30-19.00

La Biblioteca Vallicelliana invita il pubblico a misurarsi con la lettura di PINOCCHIO.
Alla lettura no-stop sono invitati sia tutti coloro che desiderano avvicendarsi al leggìo, sia quanti invece intendono gustare l’ascolto del capolavoro di Collodi compresi, ovviamente, quelli che preferiscono partecipare a entrambe le cose.
Leggeremo la versione integrale di un testo fra i più tradotti nel mondo e che conta innumerevoli riduzioni teatrali e cinematografiche.
La partecipazione alla maratona richiederà a ciascun lettore una presenza di circa un’ora (tra preparazione, lettura – 5/10 minuti – e tempi tecnici per l’avvicendamento al leggìo in staffetta).
Nei limiti del possibile cercheremo di venire incontro alle preferenze di orario di ciascuno.
Per iscriversi, rispettando la scadenza del 24 aprile, utilizzare una delle seguenti  tre modalità:
1) Telefono: 06.68.80.26.71- 06 3471400283
2) E-mail: b-vall.promozione@ beniculturali.it
3) Compilando il form sul sito: www.vallicelliana.it



lunedì 19 marzo 2018

Monteverdelegge - Gruppo di lettura al Premio Brancati



Siamo lieti ci comunicarvi che quest’anno il gruppo di lettura di Monteverdelegge sarà inserito nella giuria del prestigioso Premio Brancati di Zafferana Etnea. Il Direttore Artistico, Raffaele Mangano, che da due anni ha introdotto il coinvolgimento nella giuria dei gruppi di lettura, ci ha contattato direttamente invitandoci a farne parte e noi abbiamo aderito con entusiasmo.
Il Premio si articola in tre sezioni:
a) Narrativa
b) Poesia
c) Giovani (narrativa per esordienti di età compresa tra i 18 e i 28 anni).
Riassumiamo le modalità di questa fase:
- Entro il 31 marzo (ci sarà tolleranza per i ritardatari!)  vanno indicati i tre libri meritevoli di aspirare al premio, in ognuna delle categorie Narrativa/Poesia/Narrativa giovani
- Se non ci sono candidati in una categoria non succede nulla!
- L'ideale sarebbe indicare sempre tre autori, ma se ne possono indicare anche due o soltanto uno
- Da ultimo,si possono indicare i libri secondo una graduatoria di valore, con la classica classifica 1° / 2°/ 3° . In questo caso è opportuno segnalare, in modo esplicito, che si tratta di classifica qualitativa.
Questo il Regolamento del Premio. Invitiamo coloro che partecipano assiduamente al gruppo di lettura di farci pervenire al nostro indirizzo mail le loro adesioni per la partecipazione alla giuria, in modo tale da poterci vedere e stabilire quali i libri, in base alla sezioni del premio, andranno da noi segnalati.

IL VIDEO del terzo e ultimo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018



Il video documenta il terzo e ultimo incontro (18 marzo) della rassegna  La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, al Circolo delle Quinte,  al quale hanno partecipato Carlo Bordini e Marco Giovenale.
La scrittura e la sonorità, il controllo sul testo e l'ironia sono stati spunti per una conversazione a cui hanno partecipato Cetta Petrollo Pagliarani, Luca Venitucci, Stefano Mura e  Maria Teresa Carbone, ideatrice della rassegna in collaborazione con Marco Giovenale.
I video degli incontri precedenti: 

sabato 17 marzo 2018

La poesia è un'intelligenza / 3 - Carlo Bordini e Marco Giovenale al Circolo delle Quinte



Terzo e ultimo incontro del ciclo La poesia è un'intelligenza: questa volta sul piccolo palcoscenico del Circolo delle Quinte il confronto è fra Carlo Bordini e Marco Giovenale, che alterneranno la lettura di testi editi e inediti a un dialogo sui temi già affrontati negli appuntamenti precedenti, con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni (13 gennaio) e Lidia Riviello e Sara Ventroni (17 febbraio): la scrittura e la sonorità, gli sconfinamenti di genere, il controllo sul testo. L'appuntamento è per sabato 17 marzo alle 18 al Circolo delle Quinte (viale XXX aprile 4).
Le fotografie di Carlo Bordini e Marco Giovenale sono di Dino Ignani.

sabato 24 febbraio 2018

I VIDEO del secondo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018

Monteverdelegge presenta La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, rassegna a cura di Maria Teresa Carbone con la collaborazione di Marco Giovenale.
I tre video documentano il secondo incontro, che si è svolto presso il Circolo delle Quinte il 17 febbraio 2018 e al quale hanno partecipato  Lidia Riviello e Sara Ventroni. La lettura di testi editi e inediti si è alternata a una conversazione con Marco Giovenale, Gilda Policastro e Andrea Cortellessa sui nodi cruciali della loro  poesia.
Il prossimo e ultimo appuntamento, con Carlo Bordini e Marco Giovenale si terrà il 17 marzo, ore 18.00, al Circolo delle Quinte. 
prima parte 

seconda parte 

sabato 17 febbraio 2018

INVITO ALLA LETTURA: "Anche noi l'America" di Cristina Henriquez


Maria Vayola

Il titolo originale è The book of Unknown Americans, ma, come ci dice il traduttore in una postfazione, è stato felicemente cambiato in Anche noi l'America prendendo spunto da una poesia del poeta africano americano Langston Hughes: I, too ( I,too, sing America....I, too, am America).
La mancanza del predicato verbale - dice sempre Serrai -  lascia liberi di inserire il verbo che si preferisce associare a questo strano, eterno esperimento di paese.

Il libro tratta dell'immigrazione dal Messico verso gli Stati Uniti sia di messicani che di altre popolazioni dell'America del sud per sfuggire a situazioni di povertà, disagio e pericolo personale.
E' una narrazione corale suddivisa in capitoli intitolati a singoli personaggi.
Quelli che hanno più voce sono i protagonisti di due famiglie, una proveniente dal Messico per assicurare migliori cure alla figlia adolescente reduce da un incidente che le ha procurato danni mentali e l'altra emigrata da Panama quindici anni prima con due figli di cui uno, Mayor, adolescente. Tra gli adulti, sopratutto tra le due donne, nasce una profonda amicizia, fatta di  comprensione e solidarietà, e tra i loro figli una tenera relazione che ridarà il sorriso alla ragazza, Maribel, che si sentirà accettata per quello che è mentre intorno a lei si crea un certa diffidenza per la sua difficoltà di inserirsi nella normale quotidianità; le attenzioni di cui ha bisogno necessitano di una scuola di sostegno e la sua capacità di relazionarsi con gli altri e la realtà circostante è inficiata dai danni subiti a seguito dell'incidente.
Tutti abitano nella stessa zona in un paese del Delaware insieme ad altri immigrati, che, pur provenendo da luoghi diversi, cercano di fare comunità tra di loro. Sono alcuni di questi che, con le loro storie, compongono altri capitoli del libro dando un respiro più ampio alla narrazione e più completezza alla definizione del fenomeno della migrazione interna al continente americano, fenomeno tragico, quanto attuale, che ha origine dall'espansione statunitense nei territori messicani di metà '800 e continua con l'ingerenza degli USA negli stati del centro e sud America negli anni a seguire.

giovedì 15 febbraio 2018

La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, con Lidia Riviello e Sara Ventroni al Circolo delle Quinte

Lidia Riviello (a sinistra) e Sara Ventroni in due scatti di Dino Ignani
Lidia Riviello e Sara Ventroni sono le protagoniste del secondo incontro della rassegna La poesia è un’intelligenza. Il titolo di questo breve ciclo, che è cominciato a gennaio con il confronto tra Nanni Balestrini e Guido Mazzoni, e che si chiuderà il 17 marzo (in scena Carlo Bordini e Marco Giovenale) è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

La poesia è un’intelligenza.
Editi/Inediti 2018
Secondo incontro, sabato 17 febbraio, alle ore 18:00
letture di (e conversazione con)
Lidia Riviello e Sara Ventroni

INGRESSO LIBERO
necessaria la prenotazione, scrivendo a:
laura.urbani25 [at] gmail.com

domenica 11 febbraio 2018

Uno sguardo sul laboratorio di traduzione di Monteverdelegge

Con  Marianne Boruch alla  John Cabot University  (17/ 03/2015)
Fiorenza Mormile 

Tra i vari laboratori di MVL operanti nella sede di Plautilla consideriamo qui quello di traduzione poetica, a cura di Fiorenza Mormile. Iniziato quasi per gioco nel 2011 in case private monteverdine si è rapidamente istituzionalizzato ed è al sesto anno di attività. I componenti (per lo più al femminile) cambiano e si ampliano nel tempo, ma c’è uno zoccolo duro di partecipanti assidue fin dagli esordi. La scommessa del laboratorio è quella di creare una traduzione condivisa, superando i limiti e le propensioni personali, in un esercizio di umiltà e  rinuncia alla propria cifra individuale in vista di un prodotto finale a firma collettiva. Lavorare in gruppo rafforza l’assunto che fa da stella polare al nostro lavoro di traduzione: “non si tratta di pronunciare la propria parola, ma di pronunciare la parola dell’altro”, moltiplicando il confronto tra le tante soluzioni possibili, allargando vedute e prospettive, approfondendo sfaccettature e risvolti del testo. Il che non implica peraltro la rinuncia a tradurre altri testi in proprio, ma anzi l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio modus operandi.

sabato 10 febbraio 2018

"Meccanica celeste" di Domenico Dara. Oggi l'autore dai Trapezisti






 Maria Teresa Carbone

La prima chiave per leggere gli Appunti di meccanica celeste, secondo romanzo di Domenico Dara (dopo il Breve trattato sulle coincidenze, finalista al Calvino e poi insignito di vari riconoscimenti, fra cui il premio Corrado Alvaro), ce la dà l'autore stesso con l'esergo, prima ancora che il testo cominci. Due sono le citazioni che Dara ha scelto di mettere in capo al suo libro, a mo' di segnali per il percorso che il lettore sta per intraprendere. La prima proviene dal Faust di Fernando Pessoa, quando lo scrittore portoghese scrive che “il mistero supremo dell'Universo, l'unico mistero, tutto in tutto, è che ci sia un mistero nell'universo, qualche cosa, è che ci sia l'essere”. La seconda è firmata da un poeta, Francesco Zaccone, scomparso l'anno scorso e pressoché sconosciuto fuori dai confini della Calabria, ma sicuramente noto e caro a Dara, per avere dedicato i suoi versi in dialetto al paese dove sono ambientate le trame del Breve trattato e di questi Appunti, e che di queste trame non è solo fondale, ma protagonista, Girifalco.
Angeli simu è il titolo della poesia di Zaccone citata da Dara, due soli versi: “Angeli simu de mortala crita / ma fumma fatti per l'eternità” (“Angeli siamo di mortale creta / ma fummo fatti per l'eternità”). Da un lato il mistero dell'universo che coincide con l'universo stesso, così come lo ha visto l'autore forse più misterioso del Novecento (e non a caso Tabucchi ha notato che il Faust di Pessoa, abbandonati gli ideali della Conoscenza e del Progresso, canta “l'inanità della vita, l'impossibilità di conoscere”). Dall'altro, la continua tensione fra la povertà della nostra materia e la grandezza delle nostre aspirazioni.