martedì 26 giugno 2018

Gruppi di lettura


Care amiche e cari amici di Monteverdelegge, si sono concluse le attività 2017/2018 e riprenderanno a ottobre con un nuovo ciclo di iniziative.
 Per celebrare il decimo compleanno dell'associazione, nata nell'autunno 2008, la prossima stagione porta una grande novità: il gruppo di lettura raddoppia e propone ai partecipanti due diverse opzioni. Accanto al gruppo "classico" del sabato mattina, che articola i suoi incontri intorno a un tema-guida (per il 2018/19 "L'altro/2", ritorno al filo conduttore del primo ciclo da una prospettiva diversa, dove si pone l'accento sull'idea di altro/avversario, sia esso esterno o interiore), nasce un secondo gruppo, intitolato "Libri nuovi" e dedicato alla produzione più recente, che si terrà il giovedì pomeriggio.
Rispettivamente i libri scelti sono  Un pallido orizzonte di colline di Kazuo Ishiguro (Einaudi); il libro è fuori commercio ma si trova facilmente nelle librerie on line.
 Chi lo desidera può inoltre leggere un breve saggio di Jean-Luc Nancy L'intruso (Cronopio). La discussione si svolgerà sabato 5 ottobre alle 11.00 da Plautilla.
Il secondo gruppo di lettura ha scelto Il sale di Jean-Bapstiste Del Amo (NEO) e l'incontro si terrà giovedì 18 ottobre alle 18.00, sempre da Plautilla.
Augurandovi una buona estate piena di letture interessanti e piacevoli, speriamo di vedervi numerosi nella prossima stagione e, a proposito dell'Altro, vi lasciamo con un racconto che lo esemplifica egregiamente. 

Fredrick Brown "La sentinella"





Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila  anni‐luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di  quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di  migliaia  d'anni,  quest'angolo  di  guerra  non  era  cambiato.  Era  comodo  per  quelli  dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si  arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e  tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai  sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché  c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia...  crudeli schifosi, ripugnanti mostri.   Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile  colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano  cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E  adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.  Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e  spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di  infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.   Lontano  50mila  anni‐luce  dalla  patria,  a  combattere  su  un  mondo  straniero  e  a  chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.  E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico  emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.  Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo,  s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose,  con  solo  due  braccia  e  due  gambe,  quella  pelle  d'un  bianco  nauseante  e  senza  squame...  


Da: Fredrick Brown, Tutti i racconti, A. Mondadori Editore, 1992

venerdì 15 giugno 2018

MVL gruppo di lettura: La ferrovia sotterranea




Maria Vayola

La ferrovia sotterranea è stata, durante il secolo XIX, una rete clandestina di percorsi e rifugi per permettere agli schiavi di fuggire dal sud al nord dove la schiavitù era già stata abolita. Venne definita così perché la terminologia che la individuava venne presa in prestito dal linguaggio ferroviario: i luoghi di sosta, per esempio, erano chiamati stazioni, coloro che li presidiavano capi stazione . La hunderground railroad, nel libro di Colson Whitehead, diventa una ferrovia sotterranea reale, che scorre in tunnel scavati nella terra dagli abolizionisti; è così che l'autore l'aveva immaginata da bambino, quando gliene parlavano, e quel ricordo gli ha dato spunto a elaborare un espediente narrativo sorprendente ed efficace.


Il romanzo, ambientato a metà dell'800 prima della guerra di secessione, racconta la fuga dalla piantagione della giovane schiava Cora, della sua fermezza  nella ricerca della libertà, del suo coraggio a perseverare nonostante gli ostacoli, della sua giusta ostinazione a riconoscersi ed affermarsi come essere umano e non come oggetto, della sua crescita identitaria.  A lei si oppone, con la stessa fermezza, Ridgway, cacciatore di schiavi, che fa della sua stessa determinazione quasi una filosofia di vita in cui i principi a cui si ispira sono sintetizzati nella definizione "Destino manifesto" che lui spiega a Cora in questo modo: "Significa prenderti ciò che è tuo, quello che ti appartiene, qualunque cosa pensi che sia. E tutti gli altri se ne stanno ai loro posti assegnati per permetterlo. Che siano i pellerossa o gli africani, devono arrendersi, sacrificarsi, in modo che noi possiamo ottenere ciò che ci spetta di diritto... A mio padre piaceva fare i suoi discorsi da indiano sul Grande Spirito», proseguì Ridgeway,  «Ma dopo tutti questi anni, io preferisco lo spirito americano, quello che ci ha fatti venire dal Vecchio Mondo al Nuovo, a conquistare, costruire e civilizzare. E distruggere quello che va distrutto. A elevare le razze inferiori. Se non a elevarle, a sottometterle. Se non a sottometterle, a sterminarle. Il nostro destino prescritto da Dio: l’imperativo americano».   Parole che ben delineano  anche il concetto di "libertà americana" e che è in evidente contraddizione con la libertà di Cora.


 La scelta di una giovane donna come protagonista marca una ulteriore discriminazione, anche all'interno della stessa comunità afro-americana, individuando una "linea di genere", oltre a quella di colore concettualizzata da W. E. B. Du Bois , che attraversa la storia e le società.


Nella prima parte del libro l'autore ci descrive la vita dello schiavo, quale essa era veramente, sottoposta ad un quotidiano annichilimento ottenuto con il terrore, dove, qualsiasi cosa fosse ritenuta arbitrariamente un affronto al padrone, era punita con una inaudita ferocia che si abbatteva sugli adulti e sui bambini; non erano considerati essere umani, neanche animali ma oggetti con la differenza che l'oggetto schiavo provava dolore psichico e fisico, fonte di maggiore potere e soddisfazione per chi sistematicamente li distruggeva.

Dal momento della fuga di Cora, Whitehead inserisce il realismo magico con l'invenzione di una vera ferrovia sotterranea con rotaie, stazioni e treni, cosa che gli permette di cambiare le regole del racconto, di allontanarsi da uno stretto realismo storico della narrazione e di inserire alterazioni anacronistiche di riferimenti storici.

giovedì 14 giugno 2018

MVL cinema: La casa sul mare



Maria Vayola

Tre fratelli, due uomini e una donna, si ritrovano nella casa del padre malato, sulla costa francese vicino Marsiglia. Lì hanno trascorso buona parte della loro vita,  Armand il più grande, lì vive ancora gestendo un ristorante in cui sembra non aver cambiato nulla dall'epoca in cui anche il padre vi lavorava. E' un locale senza pretese, se non quella di essere luogo di aggregazione, di incontro, di scambio di pensiero, oltre che di ristorazione. Joseph è un professore di filosofia e porta con sé la sua giovanissima compagna. Angel, attrice di teatro, non è più tornata in quella casa, da quando quel luogo è stato per lei  teatro di un lutto che ha segnato in modo indelebile la sua vita.


Il paese è cambiato, molte case sono vuote, la compagine sociale e umana che animava quei luoghi si è persa, disgregata; si aggirano personaggi in cerca di affari immobiliari, arrivano camionette di militari in cerca di migranti venuti dal mare. Solo il paesaggio, per ora non è cambiato, il mare, i boschi, le colline fanno ancora da teatro ad una rappresentazione umana che però è profondamente mutata, i suoi attori sono andati via, o sono troppo vecchi.

Il nuovo mondo si insinua in una comunità dove si erano allacciati rapporti di amicizia, dove quello che contava erano i rapporti umani e la solidarietà, il rispetto e la dignità. Il vecchio padre aveva alimentato quei principi, affermandoli e praticandoli in un periodo in cui l'orrore della guerra passata richiedeva un attenta ricostruzione dei valori umani che erano stati annientati, il futuro si presentava come un laboratorio di vita. I suoi figli erano partiti da quei principi, li avevano modulati alle loro esistenze, alle loro esigenze di cambiamento, forzandoli ancora di più: il mondo doveva, poteva, essere cambiato, il futuro era sempre lì carico di entusiasmo e speranza.
E i fratelli, in quel luogo, avevano vissuto la spensieratezza, l'avventatezza, l'allegria che solo la giovane età può dare, momenti che formano, che colmano, che riempono quel nucleo nella memoria che sarà, poi, fonte di ricordi piacevoli ma anche di una inevitabile nostalgia.

mercoledì 2 maggio 2018

Gruppo di Lettura - Finalisti al Premio Brancato


Come abbiamo annunciato, il Premio Brancati - tra i più importanti e seri riconoscimenti letterari in Italia - ha invitato il gruppo di lettura di Monteverdelegge a far parte della giuria 2018, un impegno che ci onora e per il quale abbiamo partecipato alla segnalazione dei finalisti per le tre categorie: Narrativa, Poesia e Giovani. In questi giorni le liste sono state rese pubbliche e abbiamo avuto il piacere di scoprire che alcune nostre proposte sono tra le opere prescelte.

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa ufficiale che designa i finalisti:


La Giuria della XLIX edizione del Premio Vitaliano Brancati dedicato al grande scrittore dal Comune di Zafferana Etnea, composta da esponenti della cultura letteraria italiana, vincitori delle edizioni precedenti e gruppi di lettura scelti di anno in anno sullintero territorio nazionale, ha decretato i finalisti per le tre categorie: Narrativa, Poesia e Giovani.


NARRATIVA

Michele Mari  "Leggenda Privata” Einaudi

Non c'è scampo per chi scrive: anche se credevi di esserti già messo a nudo, il passato torna sempre. E stavolta chiede il conto. Un'«autobiografia horror» in cui l'autore sfida se stesso confrontandosi con il demone più forte di tutti: la letteratura.”

Figlio del designer Enzo Mari e della disegnatrice Iela Mari, insegna Letteratura italiana all'Università Statale di Milano anche se dal 1992 risiede a Roma. Collabora alle pagine letterarie di Repubblica, dopo aver scritto per anni sul Corriere della Sera e sul Manifesto. Ha scritto numerosi romanzi, saggi e ricevuto importanti premi letterari.

Wanda Marasco La compagnia delle anime finte”  Neri Pozza

"Dalla collina di Capodimonte, la «Posillipo povera», Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta. Le parla per riparare al guasto che le ha unite oltre il legame di sangue e ha marchiato irrimediabilmente la vita di entrambe”.

Scrittrice, attrice, regista e insegnante napoletana, i suoi due ultimi romanzi pubblicati da Neri Pozza hanno avuto un grandissimo consenso e sono stati finalisti di alcuni premi letterari. 

Giorgio Falco "Ipotesi si una sconfitta" Einaudi

“Lo sgretolamento di un Paese incarnato nel corpo e nella vita di un uomo.
Un magnifico romanzo sul lavoro, che da narrazione epica diventa cronaca del fallimento.”

Lo scrittore nato ad Abbiategrasso è al suo settimo romanzo dall’ esordio nel 2004. Dal 2009 collabora con Repubblica.

MVL cinema: I segreti di Wild River


Maria Vayola

I segreti di Wild River è un film che si presenta come un thriller e che al suo interno contiene ben più di una trama tesa all'individuazione dei colpevoli di un omicidio.

Lo sceneggiatore e regista, Taylor Sheridan, ha voluto con questo film chiudere la sua trilogia sulla frontiera, dopo Sicario, ambientato al confine con il Messico e Hell or High Water ambientato in Texas ( di questi due ne è stato solo lo sceneggiatore) ha dislocato il suo film in una riserva indiana, individuando una "frontiera" che non è più limite, fisico e metaforico, da superare, ma ristagno di problematiche sociali e di marginalità estreme.

Una ragazza nativa americana della riserva di Wild River in Wyoming viene ritrovata morta per assideramento dopo essere scappata da una violenza di gruppo . Trova il suo corpo Cory Lambert, un cacciatore di animali predatori che mettono a repentaglio gli allevamenti della zona. La ragazza è la figlia di un suo amico, e, se ce ne fosse bisogno,  ravviva il suo dolore per la perdita di sua figlia avvenuta in circostanze analoghe.  La vittima è un "indiana" e la sua morte non interessa: è una delle tante donne native scomparse senza che gli apparati giudiziari se ne siano mai preoccupati, non esiste neanche una statistica che ne segnali il numero, a differenza delle altre donne americane. Per risolvere il caso viene mandata dall' FBI una agente di primo pelo, inesperta anche se determinata a fare il suo lavoro che chiederà a Cory di aiutarla nelle indagini.

La riserva è un luogo isolato e abbandonato dalle istituzioni, stretto tra monti perennemente innevati e battuto da tempeste di neve e da un freddo feroce. La vita lì non ha speranze di crescita, droga e violenza suppliscono  la mancanza di aspettative e una coabitazione tra nativi e bianchi riproduce spesso le contraddizioni mai risolte del razzismo americano. A questo quadro di desolazione non corrisponde un adeguato apparato che riesca a contenere e indirizzare socialmente il disagio degli abitanti della riserva che, privati della loro identità culturale, inseriti in un contesto naturale estremo, non riescono tutti a costruirsi una vita di relazioni sane e autentiche, alcuni soccombono a un abbrutimento senza speranza di riscatto.

venerdì 13 aprile 2018

Poesia dagli USA: Akbar, Boruch e Zarin. Il laboratorio di traduzione di Monteverdelegge ne presenta tre testi e un’intervista sul fare e insegnare poesia.




Fiorenza Mormile

Su “Poesia” in edicola (Aprile, n. 336) è uscito l’articolo Tre poeti americani che riporta testi di Kaveh Akbar, Marianne Boruch e Cynthia Zarin nelle versioni  del Laboratorio di traduzione di Monteverdelegge.
Riportiamo qui una poesia per autore: Orchids Are Sprouting from the Groundfloor (Kaveh Akbar), The Hawk (Marianne Boruch), Birch (Cynthia Zarin) con l'aggiunta di un inedito:il resoconto delle loro risposte a un nostro questionario sul loro rapporto con la poesia e sull'inusuale sostegno economico riservatole negli States. 
Comporre poesia: per tutti è iniziato molto presto, seguendo il ritmo delle filastrocche infantili (Zarin) e scandendole nel percorso casa/scuola (Boruch).
Poeti preferiti: Zarin cita Marianne Moore e Dylan Thomas, tra i tanti citati da Boruch nominiamo Keats e Hopkins, Whitman, Dickinson, Bishop, Larkin, Plath, ed anche il nostro Pavese. Akbar cita solo poeti strettamente contemporanei: Anne Carson, Carl Phillips, Heather Christle, Franz Wright, Frank Bidart.
Il terrore della pagina bianca:
per Akbar si tiene a bada con il metodo. Ogni giorno siede anche otto ore di seguito attendendo fiducioso qualcosa che di certo giungerà. Si tratta della modalità “begging bowl”: l’attitudine da mendicante teorizza Boruch in un’intervista rilasciata ad Akbar su Divedapper. La poesia non deve mai tradire l’intenzione, viene da fuori, è un dono. Per riceverlo bisogna svuotare la mente, come nella meditazione, e cercare l’occasione. Boruch ironizza su questo ricordando come le suore cattoliche della sua infanzia fossero ossessionate dalle “occasioni di peccato”: come il peccato anche la poesia è un'effrazione dell'ordine mentale costituito. Accolto il primo verso inizia un lento e attento percorso di accudimento. Subentra la pratica che Boruch definisce “hospital rounds”, ritornare senza posa sulle poesie, come il medico che visita ogni giorno i ricoverati per aggiornare diagnosi e terapia. 
Quanto ai corsi di Scrittura Creativa: Zarin dichiara il proprio impegno ad insegnare precisione e consapevolezza e sottolinea l’importanza della lettura, che invece pochi aspiranti poeti praticano spontaneamente a sufficienza. Per Boruch i corsi aiutano ad evitare i preconcetti, ad avere coraggio, a scrivere con chiarezza pur lasciando un tocco di mistero, ad assorbire tecniche assimilando la lezione dei predecessori. Akbar crede in due semplici prerequisiti: una sincera curiosità naturale e l’attitudine a porsi delle domande. Unite a studio ed esercizio assidui non potranno non dare risultati. Insiste poi sull’importanza dell’atmosfera creata nei corsi: un ecosistema fatto di entusiasmo e passione, dove si celebrano i poeti studiati e la nuova produzione che lievita durante il corso stesso.

domenica 1 aprile 2018

Chi era Plautilla?







Come gran parte dei nostri soci sa, la bibliolibreria gratuita Plautilla - punto di riferimento di Monteverdelegge ormai da cinque anni - prende il nome dall'architetta Plautilla Bricci che nacque a Roma nell'agosto del 1616, realizzò opere importanti (tra le altre, la storica villa Il Vascello, poi semidistrutta al tempo della Repubblica romana, e gli arredi di S. Luigi dei Francesi) e fu poi dimenticata, al punto che nessuna strada romana la ricorda, nonostante una - proprio qui a Monteverde - sia stata intitolata a suo fratello Basilio. Adesso, però, la storica dell'arte Consuelo Lollobrigida ha scritto un saggio ricco di dati e di illustrazioni su di lei e lo presenterà venerdì 6 aprile alle 18 proprio da Plautilla, che - per chi non la conoscesse ancora - si trova presso i locali del Centro diurno DSM (Azienda Usl Roma 3, via Colautti 28). Del testo Plautilla Bricci. Pictura et Architectura Celebris. L'architettrice del barocco romano, Gangemi 2017, l'autrice parlerà con Maria Teresa Carbone e con tutti coloro che vorranno partecipare all'evento.



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BIBLIOTECA VALLICELLIANA - LETTURA PUBBLICA - PINOCCHIO




BIBLIOTECA VALLICELLIANA
Direttrice Paola Paesano
Le avventure di Pinocchio
LETTURA PUBBLICA
Giovedì 3 maggio 2018
Ore 12.30-19.00

La Biblioteca Vallicelliana invita il pubblico a misurarsi con la lettura di PINOCCHIO.
Alla lettura no-stop sono invitati sia tutti coloro che desiderano avvicendarsi al leggìo, sia quanti invece intendono gustare l’ascolto del capolavoro di Collodi compresi, ovviamente, quelli che preferiscono partecipare a entrambe le cose.
Leggeremo la versione integrale di un testo fra i più tradotti nel mondo e che conta innumerevoli riduzioni teatrali e cinematografiche.
La partecipazione alla maratona richiederà a ciascun lettore una presenza di circa un’ora (tra preparazione, lettura – 5/10 minuti – e tempi tecnici per l’avvicendamento al leggìo in staffetta).
Nei limiti del possibile cercheremo di venire incontro alle preferenze di orario di ciascuno.
Per iscriversi, rispettando la scadenza del 24 aprile, utilizzare una delle seguenti  tre modalità:
1) Telefono: 06.68.80.26.71- 06 3471400283
2) E-mail: b-vall.promozione@ beniculturali.it
3) Compilando il form sul sito: www.vallicelliana.it



lunedì 19 marzo 2018

Monteverdelegge - Gruppo di lettura al Premio Brancati



Siamo lieti ci comunicarvi che quest’anno il gruppo di lettura di Monteverdelegge sarà inserito nella giuria del prestigioso Premio Brancati di Zafferana Etnea. Il Direttore Artistico, Raffaele Mangano, che da due anni ha introdotto il coinvolgimento nella giuria dei gruppi di lettura, ci ha contattato direttamente invitandoci a farne parte e noi abbiamo aderito con entusiasmo.
Il Premio si articola in tre sezioni:
a) Narrativa
b) Poesia
c) Giovani (narrativa per esordienti di età compresa tra i 18 e i 28 anni).
Riassumiamo le modalità di questa fase:
- Entro il 31 marzo (ci sarà tolleranza per i ritardatari!)  vanno indicati i tre libri meritevoli di aspirare al premio, in ognuna delle categorie Narrativa/Poesia/Narrativa giovani
- Se non ci sono candidati in una categoria non succede nulla!
- L'ideale sarebbe indicare sempre tre autori, ma se ne possono indicare anche due o soltanto uno
- Da ultimo,si possono indicare i libri secondo una graduatoria di valore, con la classica classifica 1° / 2°/ 3° . In questo caso è opportuno segnalare, in modo esplicito, che si tratta di classifica qualitativa.
Questo il Regolamento del Premio. Invitiamo coloro che partecipano assiduamente al gruppo di lettura di farci pervenire al nostro indirizzo mail le loro adesioni per la partecipazione alla giuria, in modo tale da poterci vedere e stabilire quali i libri, in base alla sezioni del premio, andranno da noi segnalati.

IL VIDEO del terzo e ultimo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018



Il video documenta il terzo e ultimo incontro (18 marzo) della rassegna  La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, al Circolo delle Quinte,  al quale hanno partecipato Carlo Bordini e Marco Giovenale.
La scrittura e la sonorità, il controllo sul testo e l'ironia sono stati spunti per una conversazione a cui hanno partecipato Cetta Petrollo Pagliarani, Luca Venitucci, Stefano Mura e  Maria Teresa Carbone, ideatrice della rassegna in collaborazione con Marco Giovenale.
I video degli incontri precedenti: 

sabato 17 marzo 2018

La poesia è un'intelligenza / 3 - Carlo Bordini e Marco Giovenale al Circolo delle Quinte



Terzo e ultimo incontro del ciclo La poesia è un'intelligenza: questa volta sul piccolo palcoscenico del Circolo delle Quinte il confronto è fra Carlo Bordini e Marco Giovenale, che alterneranno la lettura di testi editi e inediti a un dialogo sui temi già affrontati negli appuntamenti precedenti, con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni (13 gennaio) e Lidia Riviello e Sara Ventroni (17 febbraio): la scrittura e la sonorità, gli sconfinamenti di genere, il controllo sul testo. L'appuntamento è per sabato 17 marzo alle 18 al Circolo delle Quinte (viale XXX aprile 4).
Le fotografie di Carlo Bordini e Marco Giovenale sono di Dino Ignani.

sabato 24 febbraio 2018

I VIDEO del secondo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018

Monteverdelegge presenta La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, rassegna a cura di Maria Teresa Carbone con la collaborazione di Marco Giovenale.
I tre video documentano il secondo incontro, che si è svolto presso il Circolo delle Quinte il 17 febbraio 2018 e al quale hanno partecipato  Lidia Riviello e Sara Ventroni. La lettura di testi editi e inediti si è alternata a una conversazione con Marco Giovenale, Gilda Policastro e Andrea Cortellessa sui nodi cruciali della loro  poesia.
Il prossimo e ultimo appuntamento, con Carlo Bordini e Marco Giovenale si terrà il 17 marzo, ore 18.00, al Circolo delle Quinte. 
prima parte 

seconda parte 

sabato 17 febbraio 2018

INVITO ALLA LETTURA: "Anche noi l'America" di Cristina Henriquez


Maria Vayola

Il titolo originale è The book of Unknown Americans, ma, come ci dice il traduttore in una postfazione, è stato felicemente cambiato in Anche noi l'America prendendo spunto da una poesia del poeta africano americano Langston Hughes: I, too ( I,too, sing America....I, too, am America).
La mancanza del predicato verbale - dice sempre Serrai -  lascia liberi di inserire il verbo che si preferisce associare a questo strano, eterno esperimento di paese.

Il libro tratta dell'immigrazione dal Messico verso gli Stati Uniti sia di messicani che di altre popolazioni dell'America del sud per sfuggire a situazioni di povertà, disagio e pericolo personale.
E' una narrazione corale suddivisa in capitoli intitolati a singoli personaggi.
Quelli che hanno più voce sono i protagonisti di due famiglie, una proveniente dal Messico per assicurare migliori cure alla figlia adolescente reduce da un incidente che le ha procurato danni mentali e l'altra emigrata da Panama quindici anni prima con due figli di cui uno, Mayor, adolescente. Tra gli adulti, sopratutto tra le due donne, nasce una profonda amicizia, fatta di  comprensione e solidarietà, e tra i loro figli una tenera relazione che ridarà il sorriso alla ragazza, Maribel, che si sentirà accettata per quello che è mentre intorno a lei si crea un certa diffidenza per la sua difficoltà di inserirsi nella normale quotidianità; le attenzioni di cui ha bisogno necessitano di una scuola di sostegno e la sua capacità di relazionarsi con gli altri e la realtà circostante è inficiata dai danni subiti a seguito dell'incidente.
Tutti abitano nella stessa zona in un paese del Delaware insieme ad altri immigrati, che, pur provenendo da luoghi diversi, cercano di fare comunità tra di loro. Sono alcuni di questi che, con le loro storie, compongono altri capitoli del libro dando un respiro più ampio alla narrazione e più completezza alla definizione del fenomeno della migrazione interna al continente americano, fenomeno tragico, quanto attuale, che ha origine dall'espansione statunitense nei territori messicani di metà '800 e continua con l'ingerenza degli USA negli stati del centro e sud America negli anni a seguire.

giovedì 15 febbraio 2018

La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, con Lidia Riviello e Sara Ventroni al Circolo delle Quinte

Lidia Riviello (a sinistra) e Sara Ventroni in due scatti di Dino Ignani
Lidia Riviello e Sara Ventroni sono le protagoniste del secondo incontro della rassegna La poesia è un’intelligenza. Il titolo di questo breve ciclo, che è cominciato a gennaio con il confronto tra Nanni Balestrini e Guido Mazzoni, e che si chiuderà il 17 marzo (in scena Carlo Bordini e Marco Giovenale) è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

La poesia è un’intelligenza.
Editi/Inediti 2018
Secondo incontro, sabato 17 febbraio, alle ore 18:00
letture di (e conversazione con)
Lidia Riviello e Sara Ventroni

INGRESSO LIBERO
necessaria la prenotazione, scrivendo a:
laura.urbani25 [at] gmail.com

domenica 11 febbraio 2018

Uno sguardo sul laboratorio di traduzione di Monteverdelegge

Con  Marianne Boruch alla  John Cabot University  (17/ 03/2015)
Fiorenza Mormile 

Tra i vari laboratori di MVL operanti nella sede di Plautilla consideriamo qui quello di traduzione poetica, a cura di Fiorenza Mormile. Iniziato quasi per gioco nel 2011 in case private monteverdine si è rapidamente istituzionalizzato ed è al sesto anno di attività. I componenti (per lo più al femminile) cambiano e si ampliano nel tempo, ma c’è uno zoccolo duro di partecipanti assidue fin dagli esordi. La scommessa del laboratorio è quella di creare una traduzione condivisa, superando i limiti e le propensioni personali, in un esercizio di umiltà e  rinuncia alla propria cifra individuale in vista di un prodotto finale a firma collettiva. Lavorare in gruppo rafforza l’assunto che fa da stella polare al nostro lavoro di traduzione: “non si tratta di pronunciare la propria parola, ma di pronunciare la parola dell’altro”, moltiplicando il confronto tra le tante soluzioni possibili, allargando vedute e prospettive, approfondendo sfaccettature e risvolti del testo. Il che non implica peraltro la rinuncia a tradurre altri testi in proprio, ma anzi l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio modus operandi.

sabato 10 febbraio 2018

"Meccanica celeste" di Domenico Dara. Oggi l'autore dai Trapezisti






 Maria Teresa Carbone

La prima chiave per leggere gli Appunti di meccanica celeste, secondo romanzo di Domenico Dara (dopo il Breve trattato sulle coincidenze, finalista al Calvino e poi insignito di vari riconoscimenti, fra cui il premio Corrado Alvaro), ce la dà l'autore stesso con l'esergo, prima ancora che il testo cominci. Due sono le citazioni che Dara ha scelto di mettere in capo al suo libro, a mo' di segnali per il percorso che il lettore sta per intraprendere. La prima proviene dal Faust di Fernando Pessoa, quando lo scrittore portoghese scrive che “il mistero supremo dell'Universo, l'unico mistero, tutto in tutto, è che ci sia un mistero nell'universo, qualche cosa, è che ci sia l'essere”. La seconda è firmata da un poeta, Francesco Zaccone, scomparso l'anno scorso e pressoché sconosciuto fuori dai confini della Calabria, ma sicuramente noto e caro a Dara, per avere dedicato i suoi versi in dialetto al paese dove sono ambientate le trame del Breve trattato e di questi Appunti, e che di queste trame non è solo fondale, ma protagonista, Girifalco.
Angeli simu è il titolo della poesia di Zaccone citata da Dara, due soli versi: “Angeli simu de mortala crita / ma fumma fatti per l'eternità” (“Angeli siamo di mortale creta / ma fummo fatti per l'eternità”). Da un lato il mistero dell'universo che coincide con l'universo stesso, così come lo ha visto l'autore forse più misterioso del Novecento (e non a caso Tabucchi ha notato che il Faust di Pessoa, abbandonati gli ideali della Conoscenza e del Progresso, canta “l'inanità della vita, l'impossibilità di conoscere”). Dall'altro, la continua tensione fra la povertà della nostra materia e la grandezza delle nostre aspirazioni.

martedì 6 febbraio 2018

Giovedi 8 febbraio alle ore 17 da Plautilla: AUTOSCONTRINI, gioco a premi condotto da Antonella Sbrilli

Autoscontrini
Li ritroviamo in tasca, in fondo alla borsa, in un cassetto, tra le pagine di un libro; scoloriti, stropicciati, eppure ancora leggibili: si vede il nome del negozio, la data, il totale pagato, il resto ricevuto, la partita IVA, qualche volta anche una frase di saluto, “Arrivederci e grazie”, “Qualità e cortesia”, “Stare insieme in allegria e simpatia”.
Sono gli scontrini: se mettessimo in fila tutti quelli che ci sono passati per le mani - foglietti con il bordo frastagliato, nastri lunghi della spesa al supermercato -  copriremmo chilometri, tappezzeremmo stanze intere.
Gli scontrini conservano senza saperlo il diario delle nostre giornate, raccontano le storie di chioschi e negozi, e innescano - con i nomi, i numeri, i segni che vi sono tracciati - giochi inaspettati.
Giovedì pomeriggio, proviamo a guardarne qualcuno da vicino e a giocare insieme con questi piccoli incontri e riscontri di vita quotidiana.

giovedì 8 febbraio, h. 17, Plautilla,  Autoscontrini, gioco condotto da Antonella Sbrilli

sabato 3 febbraio 2018

Gruppo di lettura: La Morte di Ivan Il'ic di L.N.Tolstoj




Maria Vayola

Nella mole narrativa di Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic  si incastona come un gioiello in miniatura, costruito con materiale prezioso e in una forma magistrale.

"La storia della vita di Ivan Il'ic era la più semplice, la più comune, la più terribile". Così inizia il secondo capitolo del lungo racconto di Tolstoj. Nel primo, cronologicamente successivo a tutti gli altri, la morte di Ivan è già avvenuta, e all'interno del Palazzo di Giustizia, regno professionale di Il'ic, un suo collega ne legge notizia da un quotidiano e la rende nota agli altri presenti. E' in questo capitolo che l'ambiente di lavoro e anche familiare del protagonista viene delineato con scanzonato cinismo e una giusta dose di ironia: "tutti gli volevano bene" ma tutti traducono la morte di Il'ic e, quindi, il posto da lui lasciato vacante, in potenziali vantaggi professionali e tutti, dopo un primo attimo di costernazione, tirano un sospiro di sollievo perché l'evento non è accaduto a loro ma a un altro e iniziano a percepire il fastidio delle ritualità sociali che una tale situazione si porta dietro, il disturbo che arreca al normale svolgimento della loro quotidianità; persino la moglie si preoccupa, prima ancora della sepoltura, di come sfruttare al massimo, economicamente, la morte del marito.
Tolstoj, da subito ci apre il velo dell'ipocrisia per lasciarci entrare nei più reconditi pensieri dei personaggi, modalità stilistica che userà anche nella descrizione della vita e della morte dello stesso Il'ic, rendendo la percezione del narrato così incisiva da farci cogliere le sensazioni del protagonista in modo diretto quasi annullando l'opera di mediazione dello scrittore.

Ivan, figlio di un burocrate con un impiego fittizio il cui unico scopo è percepire uno stipendio a cui non corrisponde un effettiva attività lavorativa,  intraprende gli studi di giurisprudenza e poi la carriera nello stesso ambito istituzionale. "...intelligente, vivace, simpatico, ammodo" così risultava durante gli studi ma anche dopo come funzionario statale: " una persona capace, gioviale e socievole, ma che seguiva coscienziosamente tutto quello che riteneva suo dovere; ed egli riteneva suo dovere tutto quello che era considerato tale dalle persone altolocate......sin dagli anni più giovanili si era manifestata in lui un'irresistibile attrazione, pari a quella delle mosche per la luce, verso la persone più altolocate della società: aveva cercato di appropriarsi delle loro maniere e delle loro idee e di stringere con loro relazioni amichevoli".
"Altolocate" una delle parole insieme a "piacevolezza e decoro" che ricorrono più spesso e quasi scandiscono l'esistenza di Ivan, intorno ad esse egli organizza la propria vita: il lavoro, le relazioni sociali, il matrimonio, il suo stesso pensiero.
Questa artificiosa costruzione rende la sua vita priva di autentici rapporti relazionali a tutti i livelli, inaridisce i suoi sentimenti verso gli altri e quelli degli altri verso di lui, le sue scelte non sono animate da profonda e sincera consapevolezza di sé ma da una preordinata aderenza a schemi convenzionali.
Ma di questo non si renderà conto fino a quando la malattia non lo metterà di fronte al tragico preannunciarsi della sua fine.

mercoledì 31 gennaio 2018

I VIDEO del primo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018

Monteverdelegge presenta La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, rassegna a cura di Maria Teresa Carbone con la collaborazione di Marco Giovenale.
I tre video documentano il primo incontro, che si è svolto presso il Circolo delle Quinte il 13 gennaio 2018 e al quale hanno partecipato Nanni Balestrini e Guido Mazzoni. La lettura di testi editi e inediti si è alternata a una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: controllo e assertività, cesura con il passato, sconfinamenti di genere.
Prossimo incontro Sabato 17 febbraio, ore 18, con Lidia Riviello e Sara Ventroni.

 prima parte 

seconda parte 

terza parte 

mercoledì 17 gennaio 2018

MVL teatro: Primo, recital di Jacob Olesen al teatro Argentina

 
Dal 15 al 20 gennaio al Teatro Argentina Jacob Olesen veste i panni di Primo Levi in PRIMO, per far rivivere l’intensità e la leggerezza della parola e del pensiero di Se questo è un uomo, racconto della sua esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz. Un recital teatrale, che è soprattutto un viaggio alla scoperta della storia di un uomo e dei suoi compagni scomparsi, diretto da Giovanni Calò, che così commenta: «A volte si sopravvive per poter raccontare. Primo vuole dare voce alla sua testimonianza, perché non si può dimenticare, non si deve. La parola di Levi, insieme alla grande valenza letteraria del suo racconto, hanno favorito il nostro lavoro e mostrato la strada da seguire. I suoi dialoghi hanno già una forza teatrale e la descrizione che fa degli uomini aiuta il lavoro dell’attore». Sottratto alla vita per essere condotto nel luogo della morte, Primo Levi e la sua testimonianza sono rappresentati con stupore razionale, semplicità e con leggerezza, per guidare lo spettatore verso «una sentenza senza gridargliela nelle orecchie, senza dargliela già fabbricata». Sul palcoscenico rivivono le atrocità ma soprattutto i momenti e gli episodi di vita quotidiana, di distensione, di sogno, per conservare la carica umana dei personaggi, anche se annientati dalla violenza e consumati dal conflitto permanente al quale cercavano di sopravvivere.

Teatro Argentina, Roma
15-18 gennaio , ore 21.00
16-17-19-20 gennaio, ore 10.30
Sconti per i soci di MVL

Primo 
regia Giovanni Calò
con  Jacob Olesen
Musiche  Massimo Fedeli
Scene  Antonio Belardi
Disegno luci Luca Febbraro
Produzione Enrico Carretta

mercoledì 10 gennaio 2018

RASSEGNA DI POESIA AL CIRCOLO DELLE QUINTE: La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018


Sabato 13 alle 18,  al Circolo delle Quinte, si terrà il primo di tre incontri a cadenza mensile della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018 con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni.

Il titolo di questa rassegna, La poesia è un'intelligenza, è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

Incontri successivi:
Sabato 17 febbraio, ore 18
Lidia Riviello e Sara Ventroni
Sabato 17 marzo, ore 18
Carlo Bordini e Marco Giovenale

Al Circolo delle Quinte, viale XXX aprile 4, Roma
Ingresso libero
Posti limitati, prenotazione obbligatoria a laura.urbani25@gmail.com

venerdì 5 gennaio 2018

INVITO ALLA LETTURA: "La trilogia della pianura" di Kent Haruf


Maria Vayola

La Trilogia della pianura, (Il canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione), è stata pubblicata, con la traduzione di Fabio Cremonesi, dalla interessante e ben curata piccola casa editrice NN, che in realtà ha fatto uscire prima l'ultimo dei tre e poi gli altri due, qui le motivazioni, singolari e accattivanti, della loro scelta. Il problema, ora che sono presenti tutti e tre i libri, direi che è superato a monte, comunque anche se i libri si possono leggere disgiuntamente uno dall'altro senza perdere compiutezza, io ne consiglierei, in ogni caso, la lettura in ordine cronologico.

Il legante principale tra i tre romanzi è sicuramente la cittadina di Holt in Colorado, luogo immaginario ma credibilmente ispirato a Pueblo, città natale di Haruf; alcuni personaggi del primo libro ritornano nel secondo, ma ciò che unisce le tre narrazioni sono il territorio -  la polvere che si poggia piano sulle persone e le cose, sugli steli d'erba, la cappa di stelle nella notte, la luce che cambia la percezione visiva del paesaggio, il vento che fa ondeggiare la pianura e la fa cantare - e lo scandire pacato, ma intenso, semplice, ma profondo, che Haruf fa della vita e delle vite che abitano il posto.

 Leggendo la Trilogia si entra in una porzione della vita di provincia americana che forse non è stata, in particolar modo, oggetto di narrazione; molti i romanzi che ho letto in cui i protagonisti erano per lo più ai margini della socialità americana: vite estreme che si muovono tra violenze esasperate, ottusità mentali aberranti, razzismi feroci, profonda disperazione del vivere.