sabato 18 aprile 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: Patricia Peterle e Jonida Prifti, - 19 aprile 2026 h.11:30 al Casale dei Cedrati




Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagoniste del sesto appuntamento sono due poetesse, Patricia Peterle e Jonida Prifti, diverse nei modi e nei toni della scrittura, ma accomunate dall’essere approdate alla lingua italiana “da fuori”, provenienti da altri luoghi e contesti: Peterle, brasiliana e autrice di versi nel suo portoghese d’origine (Quando a língua bate, 7Letras 2024), è studiosa e traduttrice di tanti nostri poeti, da Andrea Zanzotto a Antonella Anedda; Prifti, albanese, nelle sue performances e nei suoi testi (Ajenk, Transeuropa 2011; Sorelle di confine, Marco Saya 2024), ha invece scelto l’italiano come strumento espressivo, forse mai del tutto dimentico delle sonorità della sua lingua-madre, dalla quale ha anche tradotto opere di altre autrici.

19 aprile 2026 | 11.30 – 13.00 
Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

domenica 15 marzo 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: CARMEN GALLO - 15 marzo 2026 h.11 al Casale dei Cedrati



Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagonista del quinto appuntamento è Carmen Gallo, la cui opera di traduzione si intreccia con quella, altrettanto intensa, di scrittura poetica: da un lato, versioni dei maestri, primi fra tutti William Shakespeare e T.S. Eliot, così come di autrici contemporanee (Caryl Churchill, Hannah Sullivan); dall’altro le raccolte Stanze per una fuga (La Vita Felice, 2025), che include Le fuggitive uscito per Aragno nel 2021, e la recentissima Procne Machine (Einaudi 2026), dove si conferma la tensione propria di Gallo tra dialogo con la grande tradizione e voce pienamente e consapevolmente contemporanea.

15 marzo 2026 | 11.00 – 12.30
Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 14 febbraio 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: PAOLO FEBBRARO, 15-02-2026, h.11-12.30, Casale dei Cedrati

Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. 
Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione.

 Protagonista del quarto appuntamento è Paolo Febbraro, che alla scrittura di numerose raccolte – tra le altre, Il bene materiale. Poesie 1992-2007 (Scheiwiller, 2008), Fuori per l’inverno (Nottetempo, 2014), La danza della pioggia (Elliot, 2019) – affianca da anni un esercizio di traduzione, insieme esigente e generoso, coerente con una idea di poesia posta sotto il segno della “concordia discorde”. Ne sono esempio i suoi confronti con autori diversi come Joachim du Bellay, Francisco de Quevedo, Louis MacNeice, Michael Hartnett, e forse più ancora l’antologia Le grandi traduzioni (Elliot 2019), in cui Febbraro conduce i lettori in un percorso di “poeti che traducono poeti”, dall’Omero di Vincenzo Monti alla Sylvia Plath di Giovanni Giudici.

15 febbraio 2026 

h. 11.00 alle 12.30

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 17 gennaio 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: VINCENZO OSTUNI, 18-01-2026, h.11-13, Casale dei Cedrati

Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagonista del terzo appuntamento è Vincenzo Ostuni, autore di un’opera monumentale e programmaticamente incompiuta, il Faldone, “un libro di poesia che cambia nel tempo”, la cui più recente epifania è stata pubblicata dal Saggiatore nel 2025. Accanto a questo “testo della vita”, Ostuni lavora sulle parole (anche) come traduttore di poesia, confrontandosi con autori diversi come Friedrich Hölderlin e Emily Dickinson, della quale – ha detto – si è sforzato di rendere “un aspetto ingiustamente trascurato: la giocosità”.

 18-01-2026, h. 11.30 alle 13.00

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 13 dicembre 2025

POETI CHE TRADUCONO POETI: VALERIO MAGRELLI, 14-12-2025, h.11-13, Casale dei Cedrati











Valerio Magrelli in una foto di Leonardo Magrelli 

Il prossimo 14 dicembre, al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, si svolgerà il secondo incontro del ciclo “Poeti che traducono poeti”.  Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione.

Protagonista del secondo appuntamento è Valerio Magrelli, la cui attività di traduttore da sempre si affianca alla scrittura poetica, da Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980, poi confluita in Le cavie. Poesie 1980-2018, Einaudi 2018, fino a Exfanzia, Einaudi 2022) e a quella in prosa (tra gli altri, Nel condominio di carne, Einaudi 2003 e 2024, e Geologia di un padre, Einaudi 2013). Ne sono esempio il lungo corpo a corpo con Mallarmé e il lavoro sul Misantropo di Molière (Mondadori 2025), accompagnato da un'Apologia della rima, che non può non rivelarsi tema di riflessione e di confronto con l’opera di Magrelli poeta.

14 dicembre 2025 

h. 11.30 alle 13.00

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 6 dicembre 2025

Il gruppo di MVL sulla letteratura sudamericana: "LE CUGINE" di Aurora Venturini

Un sabato mattina di ogni mese, da diciassette anni,  il gruppo di lettura storico di MVL si riunisce nella bibliolibreria gratuita PLAUTILLA per parlare di un libro che tutto il gruppo ha letto. Ogni anno un nuovo tema, ogni mese un nuovo libro, ad ogni incontro nuove conversazioni con scambio di tanti spunti, idee e pareri diversi suscitati dalla lettura che ciascuno ha fatto per conto proprio. 

Quest'anno il gruppo ha deciso di compiere un viaggio nella letteratura del Sud America, un grande continente con tanti scrittori conosciuti, ma anche poco conosciuti al grande pubblico.

Il gruppo ha iniziato il primo incontro ad ottobre con Notturno Cileno (Sellerio, 2003) del cileno Roberto Bolaño e proseguito a novembre con Le Cugine di Aurora Venturini (Sur, 2022). Per fare cosa gradita ai lettori del blog di MVL abbiamo deciso di pubblicare qui, dopo ogni incontro,  qualche citazione ritagliata dai libri che abbiamo letto e su cui si sono soffermate le nostre conversazioni. 

"... E così mi vennero ispirazioni enormi e sognavo i fatti vissuti trasformandoli in figure sempre più colorate e belle che nella mia immaginazione si muovevano e conversavano con me costringendomi a tirarle fuori e a riversarle sui cartoni e sulle tele ed ero comunque una strana creatura e dipendevo dagli ordini che mi davano tirannicamente quelle forme o figure e se non obbedivo mi mordevano con i denti di vetro il cervello e il cuore quando l'esperienza vissuta significava qualcosa e mi obbligava a trasferirla su una tela o un cartone. " scelta da Donatella

"Avrei dovuto domare la bestia irsuta che mi lacerava le viscere perché non ero l'eccezione ma la possibilità di evadere da un circo stravagante da una disgraziata pleiade, da un oceano di liquidi esausti e morenti, si, dovevo trionfare su quella montagna di escrementi e deformità e lo avrei fatto almeno finché l'energie vitali della gioventù mi avessero aiutato." scelta da Nicola

 "Quando I fiori si arrabbiano agitano i pistilli arricciano i petali che sembrano animaletti velenosi e sfuggenti cambiano aspetto non sono del tutto vegetali e animali sono folletti o ninfe del male e non perché lo desiderano ma perché provano disgusto e rabbia per certi comportamenti umani che li fanno soffrire già abbastanza quando li strappano e li portano al negozio di fiori senza accorgersi che dai loro pollini quando soffia il vento di fa cadere sulla terra fertile nasceranno piantine come quelle che gli danno dato grazie colore." scelta da Maria Cristina 

E ancora una citazione da Donatella: 
"Di quelle coste vuote mi restò soprattutto l’abbondanza del cielo. Più di una volta mi sono sentito minuscolo sotto quell’azzurro dilatato: sulla spiaggia gialla eravamo come formiche al centro di un deserto. E se ora che sono vecchio trascorro i miei giorni nelle città è perché le città nascondono il cielo. Laggiù, invece, di notte dormivamo alle intemperie, quasi schiacciato dalle stelle. Era come se fossero a portata di mano ed erano grandi, innumerevoli, senza troppo nero tra l’una e l’altra, quasi crepitanti, e il cielo come la parte crivellata di un vulcano attivo che lasciava intravedere attraverso i suoi buchi l’incandescenza interna.".

Il prossimo libro sarà Il testimone, di Juan José Saer, il gruppo si riunirà il Sabato 13 dicembre da Plautilla alle ore 11. 

venerdì 28 novembre 2025

MVL teatro: l'Antigone potente di Roberto Latini al Teatro Vascello fino al 30 novembre

"Spettacolo potente nella sua duplice lettura tra il mito e il presente". Con dodici parole il nostro amico Alessandro ha definito l'Antigone di Jean Anouilh con la regia Roberto Latini in scena al Teatro Vascello fino al 30 novembre. Potente, si, lo è, e per tante ragioni, per il testo e per la regia che stravolgono il mito antico di Antigone, caparbia eroina classica chiusa in sé stessa che, secondo Sofocle, decideva di morire per difendere il suo diritto a rispettare la sacralità dell’umano rispetto alle leggi del potere. Questa è, invece, una Antigone ben incuneata nel presente, morente “nel quotidiano fallire”, scrive Roberto latini nelle sue note di regia, ben consapevole che misurarsi con la tragedia di Sofocle attraverso la riscrittura di Anouilh comporta una necessaria fallimentare immersione nella realtà odierna. Per chi volesse leggerlo, il testo di Anouilh si può trovare sul web digitando titolo e autore su Google. 

Roberto Latini, Antigone, foto Manuela Giusto 

 Il fallimento, d’altra parte – come racconta Cecilia Grassi Alessi in una scheda della Treccani anch’essa fruibile online, aveva già accompagnato al suo debutto l’opera al piccolo Théâtre de l’Atelier a Parigi il 6 febbraio 1944. Infatti la prima rappresentazione era stata accolta dal silenzio del pubblico, senza applausi, in una Parigi occupata dalle truppe tedesche sotto il governo di Vichy: Antigone sembrava rappresentare forse una incarnazione di un movimento di Resistenza che l’autore descriveva come suicidario, incoerente e perdente, mentre Creonte poteva sembrare un collaborazionista di Vichi, di cui l’autore scavava con troppa compassione le contraddizioni e forse, in fondo, anche le motivazioni. Pur immersi in un contesto diverso, è proprio questo aspetto che spiazza nello spettacolo al Vascello: la profonda sfaccettatura dei protagonisti, il loro non essere opposti, ma piuttosto le due facce di un conflitto fallimentare allo specchio. La pièce inizia con un prologo che indica agli spettatori, come in una fotografia, i personaggi - personaggi e non attori, che non vediamo ancora all’opera, ma che con echi pirandelliani, rappresenteranno la storia di Antigone: la protagonista, quella pensante, è magra e bruttina ed è sorella della bella Ismene, anch’essa assorta nei suoi pensieri, e poi Creonte, più padre che zio, vecchio e stanco che medita accanto al suo paggio, mentre la nutrice, che fa la maglia,  è una sorta di madre-nonna di Antigone ed è quella che parla di più, dice, commenta, ama come una madre- nonna la giovane adolescente. Siamo di fronte ad una famiglia che “gioca” il play di Antigone, con un padre, una madre e due figlie, delle quali una è una sciacquetta burattina che segue le regole del quieto vivere, mentre l’altra, quella mitica, l’eroina, fa tardi la notte, perde tempo distesa nei parti a guardare le stelle e le albe… Nel dramma infatti gli attori sono persone con una maschera sul viso, che raccontano ciascuno la propria storia che, pur legata al mito, ha piuttosto il sapore della cronaca. 

Nella regia di Latini e con le scene di Gregorio Zurla il palcoscenico mostra un attraversamento pedonale (memoria pop di Abbey Road?),  con fermata dell’autobus, panchina e telefono pubblico a gettoni, cimelio novecentesco insieme con tanti vecchi scatoloni televisori con le loro manopole, di quelli anni ’60: le cose accennano al secolo scorso, quello analogico, in cui non c’erano ancora né i cellulari, né gli schermi piatti, e neppure i monopattini che sfrecciano oggi sulle strisce pedonali. Roberto Latini- Antigone dapprima parla alla nutrice dalla platea vestito come un comune spettatore, ma quando scende dalla cavea sul palco si trasforma in una splendida primadonna, eroina rock - trans - nero vestita con un abito lungo e gonfio di taffetà, che domina con il suo corpo maestoso e con la sua voce incandescente l’intero palcoscenico. La sua Antigone è una adolescente che parla a quelli di oggi e a quelli che lo sono stati, che scava nei ricordi di quanti oggi sono adulti, forse anche vecchi, e che qualche tempo fa hanno gridato ai loro padri le ragioni della loro ribellione. E Creonte non è un re mitico che difende con forza la ragion di Stato, ma un vecchio zio-padre borghese stanco che rivela le sue debolezze, i compromessi che deve accettare, le vili verità che per mera praticità che ha dovuto nascondere al suo regno famigliare.

Roberto Latini, Antigone, foto Manuela Giusto

Antigone sale sul piedistallo fatto di televisioni e, novella polena rivoluzionaria con abito al vento lo attacca su un sottofondo musicale pop emozionante, lo ghermisce, lo incalza, gli urla il suo bisogno di giustizia e affronta con coraggio l’esito delle sue scelte, ma d’altro canto rivela anche la sua fragilità, le sue adolescenziali contraddizioni, le sue paure, le sue non scelte.  In fondo questa Antigone è una ragazza borghese novecentesca che contesta le regole della società borghese in cui è cresciuta. Nel secolo scorso, insieme ai telefoni e alle televisioni e alle lucidatrici esisteva ancora questa parola, borghesia, vecchia piccola borghesia, contro cui tanti giovani si scagliavano opponendo con veemenza la loro critica. Questa parola oggi non si sente più, è sparita insieme ai gettoni dei telefoni pubblici, ma forse la voce di questa Antigone sessantottina ha ancora qualcuno che, nel buio del teatro, vuole ascoltare il suo grido, la sua protesta, oggi dispersa nei social, nel talk show, negli schermi infiniti dei cellulari. Il coro di Anouilh diceva,  alla fine, che senza la piccola Antigone, è vero, sarebbero stati tutti più tranquilli. Forse oggi siamo tutti troppo tranquilli.

Maria Cristina Reggio 

mercoledì 5 novembre 2025

Plu che fragile, da valorizzare. Il mondo della lettura va riscritto

Proponiamo di seguito ampi stralci di un articolo uscito su "Domani" martedì 4 novembre 2025., ringraziando l'autrice, Chiara Faggiolani, presidente del Forum del Libro e docente di  Biblioteconomia all'Università Sapienza di Roma, per avere acconsentito alla pubblicazione.

Chiara Faggiolani*

[...] Credo sia importante parlare ora della necessità di una visione sistemica della lettura, capace di unire ciò che troppo spesso procede per compartimenti — il mondo dell'editoria, della scuola, delle biblioteche, delle politiche pubbliche e delle comunità dei lettori. Serve unire il mondo dell'editoria, della scuola, delle biblioteche, delle politiche pubbliche e delle comunità dei lettori — in un disegno comune di crescita culturale e civile.

In un'intervista a Fahrenheit lo scorso 22 ottobre Giuseppe Laterza aveva accennato all'idea di un tavolo permanente sulla promozione della lettura, un organismo di confronto aperto, trasparente a carattere consultivo. È una proposta che, come Forum del Libro, vorremmo lanciare perché ci sembra arrivato il momento giusto per realizzarla. Peraltro, ci ispiriamo alle parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Bologna Children's Book Fair: Gli editori, in generale, e quelli per ragazzi in particolare, sono portatori di una grande responsabilità nella formazione dei cittadini. Vanno quindi incoraggiate le iniziative e le sinergie per giungere a una vera alleanza per la lettura tra il mondo dei libri, le famiglie, la scuola, i media, le biblioteche e le nuove tecnologie, che possono diventare strumenti di diffusione e promozione della lettura e della cultura.

In due decenni di attività abbiamo imparato che nessuno può promuovere la lettura da solo. Non bastano festival o progetti educativi, anche i più innovativi, se non si inseriscono in una visione comune e in politiche pubbliche di lungo periodo. Per questo, nell'ultimo anno, il Forum ha lavorato per ricucire il dialogo tra istituzioni, professionisti e comunità, riconoscendo nella lettura un diritto condiviso e un atto di cittadinanza culturale. Da qui è nato un programma di incontri sulla lettura socializzata come esperienza trasformativa e una crescente attenzione ai contesti in cui la lettura diventa presidi di benessere, soprattutto per i più giovani. 

Il Forum del Libro
Da vent'anni il Forum del Libro rappresenta un unicum nel panorama culturale italiano: un luogo di dialogo che riunisce tutti gli attori della filiera del libro. Intorno a un'idea semplice è nata una stagione intensa di lavoro: tre giornate dedicate alle biblioteche scolastiche dove abbiamo presentato il documento Le biblioteche scolastiche per il futuro dell'ItaliaNel frattempo, il panorama nazionale si è arricchito di esperienze che vanno nella stessa direzione: la grande indagine sui gruppi di lettura S.T.O.R.LE. - Storie Trasformative, Opportunità, Relazioni, Inclusione, e #ioleggoperché che ogni anno riporta l'attenzione sull'importanza di far circolare libri nelle scuole. Tutti questi percorsi ci portano a rilanciare con convinzione la proposta del tavolo permanente di consultazione per la lettura.

Valorizzare il buono
Un luogo non pensato per discutere solo delle criticità, ma per valorizzare ciò che funziona, per mettere in dialogo esperienze positive, pratiche efficaci e visioni lungimiranti. Un tavolo dedicato a "costruire insieme", partendo dalle cose belle che già accadono nel mondo della lettura e che meritano di essere conosciute, sostenute e moltiplicate. Significa anche avviare una nuova narrazione della lettura, fondata non sulle sue fragilità, ma sulla sua straordinaria capacità di creare legami, conoscenza e futuro. È di questo che abbiamo bisogno, adesso.

lunedì 21 luglio 2025

Con il teatro VASCELLO riprendiamo il largo a settembre

Stanno per iniziare le vacanze estive e nella calura romana non pensiamo ancora a cosa ci aspetta nelle sere d’autunno, ma se facciamo due passi in Via Carini, veniamo attratti dal richiamo delle colorate locandine del teatro Vascello, fitte fitte di nomi che appartengono alla storia culturale del teatro nazionale e internazionale. 

Ci avviciniamo e scopriamo la meraviglia: il teatro di ricerca è vivo, ci aspetta a settembre con 28 spettacoli che ci offrono tanti nuovi stimoli, voci e visi di attori che conosciamo o che ci piacerebbe conoscere, registi che, insieme con i migliori drammaturghi hanno tante storie ancora da raccontare. Con la sua energia travolgente, ce ne parla Manuela Kustermann in questo breve video. 

Sulla locandina scorriamo qualche nome, da Andrea De Rosa a Mario Martone, a Pippo Delbono o Ascanio Celestini, Roberto Latini, Fabio Condemi, Marco Martinelli, Marcido Marcidoris, Daria Deflorian, Carrozzeria Orfeo. Poi scopriamo che alcuni spettacoli sono realizzati in collaborazione con il Romaeuropa Festival, dal Frankenstein dei Motus, al nuovo lavoro di Milo Rau, di Fabiana Jacozzilli e molti altri. A questo LINK si può visionare la stagione completa 2025-2026. Se si vuole invece scaricare il PDF del libretto della stagione, si può cliccare QUI. 

A questo LINK  si possono scoprire le tipologie di abbonamento offerte per la prossima stagione e per qualsiasi info ci si può rivolgere via mail  a  promozioneteatrovascello@gmail.com oppure telefonare ai numeri 06 5881021 – 06 5898031. 

Non resta a questo punto che augurare buone vacanze a tutti i lettori di Monteverdelegge e a tutti gli appassionati di Monteverdelegge Teatro, in attesa di aggiornamenti sul varo autunnale nel mare teatrale del nostro amato teatro Vascello, ricordando che per tutti gli iscritti alla nostra Associazione esistono promozioni e prezzi speciali. E se poi vorremo incontrarci e bere un bicchiere e fare quattro chiacchiere ascoltando musica dal vivo oppure assistere ad una stand-up comedy, ci si vede sempre al solito posto, al Coffe Plant Bistrot, nel foyer del teatro Vascello, via Carini 78, a Monteverde vecchio.  

sabato 24 maggio 2025

DI BOSCHI E DI SELVE. OTTAVO INCONTRO

Il 24 maggio, ore 11.00-12.30,  il Casale dei Cedrati ospita l'ottavo incontro della serie Di boschi e di selve curata da Maria Teresa Carbone e realizzata in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge.  Che rapporto ci può essere tra una foresta, quintessenza del “naturale”, e l’ambiente almeno in apparenza da essa più distante, la città? Intorno a questo interrogativo, che assume nel mondo contemporaneo nuove valenze, si sviluppa la conversazione con Felice Cimatti e Annalisa Metta.


Come in tutti gli incontri del ciclo, che vede la presenza di persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, il bosco si rivela agli umani fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno – anche quando, come in questo caso, assume connotazioni urbane. Annalisa Metta insegna Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre. Tra i suoi libri, Il paesaggio è un mostro. Città selvatiche e nature ibride. Tra le realizzazioni recenti, l'installazione In stato di grazia nel festival AMA (Maddaloni, 2025, con F. Cimatti), il parco sul Lungotevere Flaminio (Roma, 2024, con OSA) e l’installazione Every 9 Days, nella mostra Regeneration (Roma, American Academy, 2022, con L. Catalano). Felice Cimatti insegna Filosofia del linguaggio all'Università della Calabria. Ha scritto Filosofia dell'animalità e Il postanimale. La natura dopo l'antropocene. Conduce il programma Uomini e Profeti, su Radio3.

24 maggio 2025 @ 11.00 – 12.30 Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

martedì 8 aprile 2025

DI BOSCHI E DI SELVE: Raethia Corsini al Casale dei Cedrati

Domenica 13 aprile 2025, h.11.00 – 12.30

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma 

Frequente metafora di smarrimento e di pericolo, il bosco può essere anche fonte vitale di nutrimento e di energia: sarà questo il tema dell’incontro con Raethia Corsini, settima ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

"Tra Carnevale e Pasqua, in quel frangente in cui il bosco era ancora spoglio e iniziava a sgranchire i rami al cielo, le radici facevano amicizia con la prima erba spuria punteggiata da qualche ranuncolo variopinto e forsizia gialla, si sentiva lo scricchiolio dei fusti riemergere dal letargo…"

Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. Raethia Corsini, nata a Milano per caso, è toscana DOC da più di cinque generazioni e ha trascorso l’infanzia e buona parte dell’adolescenza sull’Appennino tosco-emiliano. Giornalista professionista, ha scritto di viaggi, cibo, società per i principali magazine italiani. Il suo Suite per un castagno (Guido Tommasi Editore, 2020) ha per protagonista un albero i cui frutti per millenni hanno nutrito gli esseri viventi, fonte economica e di scambio che ha favorito la formazione delle civiltà moderne.

sabato 22 marzo 2025

DI BOSCHI E SELVE: CARLA GHISALBERTI OSPITE AL CASALE DEI CEDRATI

 SESTO INCONTRO, il   22 marzo 2025 @ 11.00 – 12.30,al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma 

Da Cappuccetto rosso a Hänsel e Gretel, il bosco occupa uno spazio centrale nelle fiabe tradizionali, e lo mantiene anche nelle loro rivisitazioni più recenti, e in genere nei libri per l’infanzia. Sono questi i temi di cui si parlerà con Carla Ghisalberti, sesta ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

Al centro delle conversazioni, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, appunto il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. 

 Carla Ghisalberti ha studiato Storia dell’arte e per quindici anni di quello si è occupata. Poi ha sterzato e ha cominciato a interessarsi alla letteratura per l’infanzia. Ha lavorato per la promozione della lettura di qualità nelle scuole e nelle biblioteche. Oggi si occupa di formazione e scrive su «Lettura Candita», un blog che ha costruito nel 2011. Da una decina d’anni lavora nella redazione di Orecchio acerbo. Non ha quasi mai scritto libri, ma ne ha letti parecchi.

sabato 22 febbraio 2025

MVL TEATRO: Il Ministero della Solitudine al Vascello

La solitudine è un dolente karaoke cantato a una bambola di plastica 

Maria Cristina Reggio 

Di cosa si potrà mai occupare un Ministero della Solitudine? Bisognerebbe chiederlo agli inglesi, che nel 2018 ne hanno istituito uno per la prima volta al mondo, seguiti a ruota nel 2021 dal Giappone, e la compagnia guidata dalla regista Lisa Ferrazzo Natoli con Alessandro Ferroni, disegnatore del suono ce ne mostra una possibile declinazione immaginaria portandolo nuovamente sul palcoscenico al Teatro Vascello. In scena, accanto ad un ufficio provvisorio dell’ipotetico Ministero dotato di tavolino con bolla del pesce rosso e piantina con innaffiatoio che evocano, forse, il prendersi cura di un altro essere vivente, campeggia, centrale e girevole, un grande blocco verticale che funge da cambio scena, su cui girano la grande parete di un alveare, un distributore di oggetti e un maxi frigorifero formato famiglia, elementi-simbolo di una socialità. Nonostante la rotatoria apparizione di questi oggetti, i cinque personaggi che popolano il palcoscenico non riescono a farli diventare luoghi di scambio di una comunità. Vi camminano intorno frettolosi incrociandosi nelle loro traiettorie solitarie, senza incontrarsi davvero, senza mai entrare in relazione tra loro, se non per pochi istanti.

Ciascuno percorre ossessivamente la sua strada, talvolta si ferma, acceso da un attacco di danza, o meglio ancora da improvvisi movimenti incontrollati del corpo che più che al ballo fanno pensare alla sindrome di Tourette, perso nella propria musica pop. Proprio quest’ultima- da David Bowie a Lucio Battisti - e il suo volume diventano l’elemento principale che traccia la drammaturgia, avvolgendo gli spettatori in quella fascinazione ormai ricorrente in molti spettacoli e di cui anche noi spettatori sembra che non sappiamo più fare a meno. Alcuni spettatori accendono perfino il cellulare con Shazam per riconoscere i brani. Eppure, stavolta qualcosa sembra non funzionare nel volume: la musica si sente talvolta ovattata, soffocata come se provenisse da un auricolare di un personaggio, per poi esplodere e avvolgere l’intera platea, simulacro di un immenso auricolare collettivo. 

Non è un guasto, no, è il punctum dello spettacolo, quel qualcosa che, per via della sua incongruenza, colpisce profondamente i nostri sensi di spettatori per dirci qualcosa di importante, su cui riflettere: ciascuno dei personaggi, come noi, è perso nel proprio ascolto individuale e solitario, il “dispositivo” - walkman, cellulare o televisore che sia - che ogni giorno trasporta i nostri suoni, le nostre voci e le nostre parole fino al massimo volume.  Il fragore della musica è la loro - e la nostra - compagnia, e allora non resta altro da fare, ciascuno per nel proprio sordo ascolto, se non improvvisare un celibe Karaoke ad una testimone inerte, una bambola umana che giace su una sedia a rotelle. 

IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE 

regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

drammaturgia del testo Fabrizio Sinisi 

con Caterina Carpio, Tania Garribba, Emiliano Masala, Giulia Mazzarino, Francesco Villano 

Uno spettacolo di lacasadargilla, 

al Teatro Vascello dal 18 al 23 febbraio 2025

dal martedì al venerdì h 2, sabato h 19 e domenica h 17.




giovedì 20 febbraio 2025

DI BOSCHI E DI SELVE con MUTA IMAGO al Casale dei Cedrati



22 febbraio 2025 @ 11.00 – 12.30 Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

Quinto incontro del ciclo Di boschi e di selve, al Casale dei Cedrati, nella serie di otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. Le tante declinazioni che può assumere una foresta su un palcoscenico o su uno schermo sono al centro del quinto incontro del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge: alla conversazione, ideata con Maria Cristina Reggio, partecipa Riccardo Fazi della compagnia Muta Imago, caratterizzata da una costante ricerca di forme e storie che mettano in relazione la sfera dell’immaginazione con la realtà di oggi.

Come in tutti gli incontri del ciclo, che vede la presenza di persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, il bosco si rivela agli umani fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. Muta Imago è una compagnia teatrale nata a Roma nel 2006. È guidata da Claudia Sorace, regista, e Riccardo Fazi, dramaturg e sound artist, ed è composta da tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei lavori. Da anni la compagnia sta portando avanti un percorso di ricerca sulla percezione del tempo e sulle possibilità che il teatro ha di formulare nuove modalità di racconto che indaghino le caratteristiche del rapporto tra tempo, memoria e identità. Fanno parte di questa ricerca gli ultimi lavori prodotti: Tre Sorelle (2023), Ashes (2022) e Sonora Desert (2021).

sabato 25 gennaio 2025

DI BOSCHI E SELVE con Antonella Sbrilli e al Casale dei Cedrati


Il 26 gennaio 2025, alle ore 11.00 – 12.30, con un percorso visivo e ludico che va dal San Giorgio nella foresta di Albrecht Altdorfer (1510) alla Selva di Eva Jospin (2024), Antonella Sbrilli è la quarta ospite del ciclo Di boschi e di selve, al Casale dei Cedrati, nella serie di otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno.  

Antonella Sbrilli è nata a Cortona, non distante dai boschi dell’Umbria, e vive a Roma, dove insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università Sapienza. Si è occupata di arte e paesaggio in epoca romantica e simbolista e della foresta "futura" dell’artista Katie Paterson. Ha ideato mostre su temi diversi, fra cui il rebus e la rappresentazione artistica delle 24 ore. Su quest’ultimo argomento, cura da anni un blog che ogni giorno segnala il racconto che si svolge in quella data. È redattrice delle riviste “Storia dell’arte” ed “Engramma” e ha collaborato alla rivista “Alfabeta” con la rubrica alfagiochi.

martedì 3 dicembre 2024

DI BOSCHI E SELVE: Stefano Dal Bianco al Casale dei Cedrati

 

DI BOSCHI E DI SELVE - TERZO INCONTRO Domenica 8 dicembre 2024 @ 11.00 – 12.30 al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219 Roma. 

Stefano Dal Bianco è il terzo ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati al Casale dei Cedrati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. 

Stefano Dal Bianco vive in provincia di Siena, dove insegna Poetica e stilistica all’università. Si è occupato prevalentemente di Francesco Petrarca, Ludovico Ariosto, Andrea Zanzotto. Tra le sue raccolte di poesia La bella mano (Crocetti 1991), Ritorno a Planaval (Mondadori 2001, LietoColle 2018), Prove di libertà (Mondadori 2012), Paradiso (Garzanti 2024). I suoi saggi di poetica sono raccolti in Distratti dal silenzio. Diario di poesia contemporanea (Quodlibet 2019).

venerdì 22 novembre 2024

UN BENE COMUNE DA SOSTENERE E PROMUOVERE: LA BIBLIOTECA SCOLASTICA DELL'IIS CAFFE'


Pubblichiamo qui di seguito la mail che le due associazioni Monteverdelegge e Forum del Libro hanno scritto congiuntamente al Dirigente Scolastico dell'Istituto di Istruzione Superiore Federico Caffé

Dal 2011 nel territorio del XII municipio di Roma la biblioteca dell'IIBiblioteca scolastica dell'IIS Federico Caffè è aperta agli studenti e negli ultimi tre anni a tutti i cittadini, attuando così quella promozione della lettura che l'articolo 5 della legge 1 febbraio 2020/15 definisce "strumento di base per l’esercizio del diritto all’istruzione e alla cultura nell’ambito della società della conoscenza". 

In questo arco di tempo la biblioteca dell'IIS Federico Caffè, vero presidio culturale e democratico, è cresciuta fino a contare su un catalogo di ben 22.296 testi, grazie al lavoro competente e appassionato del professore Massimo Tegolini, all’adesione al Polo RMR SBNCloud dell’Archivio Storico Capitolino e al contributo di 50 studenti universitari, delle università La Sapienza e Roma Tre che vi hanno svolto il loro tirocinio curriculare. 

All'interno della biblioteca si sono inoltre tenuti incontri, aperti alla cittadinanza, su libri e temi di particolare interesse, mettendo in pratica l'idea della lettura come “momento qualificante del percorso didattico ed educativo degli studenti" e svolgendo un ruolo prezioso per la crescita sociale e culturale di un territorio come quello del municipio XII che conta oltre 140mila abitanti. 

Il Forum del Libro e l'associazione culturale Monteverdelegge chiedono pertanto che questo lavoro fondamentale non solo per gli abitanti del municipio XII ma per tutti coloro abbiano a cuore la scuola (e la biblioteca scolastica) come bene comune secondo i dettami della nostra Costituzione, possa continuare, e nel concreto domandano al Dirigente Scolastico dell’IIS Federico Caffè che venga accolta la richiesta del professore Tegolini - attualmente in pensione - di svolgere, presso la biblioteca IIS Federico Caffè, l’attività di volontariato gratuito, con copertura assicurativa, nelle fasce orarie mattutine e pomeridiane, in almeno tre pomeriggi, ricordando che il professore opera in modo volontario e gratuito, dal primo settembre 2011, come “bibliotecario senza titolo”. 

Associazione Monteverdelegge 

Associazione Forum del Libro

martedì 12 novembre 2024

MVL Teatro: La sottrazione come gesto di resistenza. Note a "La vegetariana"

Maria Teresa Carbone

Questo articolo riprende in modo più sintetico un testo pubblicato l'8 novembre sulla newsletter Risvolti della piattaforma Substack.


L'attesa è stata lunga decenni, ma finalmente in questo 2024 la Corea del Sud ha realizzato il suo sogno: vincere il Nobel per la letteratura, assegnato dall'Accademia di Stoccolma a Han Kang, autrice di romanzi come
La vegetariana e Atti umani, tradotti qui in Italia per Adelphi. Per quanto conosciuta e tradotta all’estero, però, agli occhi del suo paese Han Kang non era una nobellizzanda, tanto è vero che il giorno dell’annuncio nessun giornalista si era appostato davanti alla sua porta per captare le sue reazioni in caso di vittoria. Lo ha raccontato il critico Alex Taek-Gwang Lee in un articolo uscito su e-flux, che ho in parte ripreso nella rubrica Express della settimana scorsa sul quotidiano il manifesto. Anche Lee, comunque, come già nel 2006 il coreanista Maurizio Riotto, scrive che il Nobel era diventato per la Corea del Sud “una missione nazionale per ottenere un riconoscimento culturale globale”. O un’ossessione, forse.

Ci ho ripensato qualche giorno fa, dopo avere visto al Teatro Vascello la versione teatrale de La vegetariana di Han Kang diretta da Daria Deflorian e interpretata da lei insieme a Gabriele Portoghese, Paolo Musio e Monica Piseddu. Lo spettacolo faceva parte del cartellone del Romaeuropa Festival, è passato all’Odéon, a Parigi, per il Festival d’automne, poi andrà a Milano e a Torino, e di sicuro altrove. Lunghi, fragorosi, più che meritati, gli applausi l’altra sera.


Confronti con il libro non ne faccio perché il passaggio dalla pagina a una dimensione fisica comporta la nascita di un oggetto comunque diverso, e perché finora il romanzo di Han Kang l’ho solo sfogliato. Amici che lo hanno letto mi dicono che la regista (e autrice dell’adattamento con Francesca Marciano) ha colto molto bene l’essenza del romanzo, il senso di minaccia e di violenza che lo attraversa e a cui ci si può opporre, sembrerebbe, solo con una scelta di radicale sottrazione. Conoscendo un po' il lavoro di Deflorian e la serietà (una parola che, a scriverla, mi suona desueta) con cui costruisce i suoi spettacoli, non ne sono sorpresa. De La vegetariana ho trovato stupendo il modo in cui gli attori, tutti eccezionalmente bravi, si muovono in uno spazio scenico spoglio eppure denso, attraversato da luci oblique, simili ai fantasmi che affollano la mente della “vegetariana” e che la spingono verso un rifiuto della carne intesa come umanità: sempre più sicura, dunque, la traiettoria di lei, a contrasto con le esitazioni, gli andirivieni, i sussulti degli altri che la osservano senza capire, solo - nel caso della sorella, interpretata da Deflorian stessa - accettandola e amandola. Ed è moltissimo.

Leggerò il libro, e anche Atti umani, sul massacro di Gwangju, la città dove Han Kang è nata nel 1970 e dove dieci anni dopo l’esercito sudcoreano ha ammazzato centinaia o migliaia di persone che protestavano contro la dittatura allora al potere (per capire La vegetariana, leggere Atti umani è indispensabile, ha detto Deflorian in alcune interviste). Ma intanto mi colpisce quanto è lontano l’accanimento dell’ufficialità coreana nel perseguire il Nobel dalla scelta di Han Kang di avere come perno del suo romanzo un personaggio che è stato paragonato al Bartleby di Melville nel suo “preferirei di no”. E mi colpisce anche di più il “preferirei di no” della società sudcoreana, dove non nascono bambini (è il paese con il tasso più basso di natalità nel mondo, pare che nel 2024 si sia scesi allo 0,68 per donna, contro lo 0,78 di due anni fa, nonostante abbiano creato un ministero apposta) e dove in tanti scelgono di uccidersi (tra i membri dell’Ocse ha il più alto tasso di suicidi, prima causa di morte nella fascia 10-39 e in alto anche fra i vecchi che non vogliono pesare sui figli).

Vorrei sapere di più, non questi brandelli raccattati qua e là o certi fotogrammi sparsi, la pioggia di Parasite e le campagne incerte di Burning, e nemmeno il tentativo astratto di immaginare cosa significa essere nati in un paese che da tre o quattro generazioni è in guerra permanente e congelata con l’altra sua metà. Apro il libro di Maria Anna Mariani, Dalla Corea del Sud (ExOrma 2017), guida “parzialissima, irrequieta e meteoropatica” di un “paese misterioso che sulla mappa è a forma di tigre e come una tigre balza in avanti col suo PIL che si espande feroce”, e a pagina 17 trovo quella che forse è la scheggia di una lezione nel college non lontano dalla linea di confine con la Corea del Nord, dove Maria Anna ha insegnato italiano per quattro o cinque anni: “Non posso farvi vedere le mie ossa, non posso davvero. Le mie ossa sono bianche e lisce e dure, stanno sotto la pelle. Pibu è pelle, e mi tocco la faccia, mi pizzico le guance e poi gli avambracci. Sotto come si dice? Haré, mi pare si dica haré. E allora pibu haré e trovate le ossa. Capito? Capito cosa sono le ossa? Al singolare è osso, però, attenti, cambia sesso questa parola, è strana, vero? E intorno alle ossa c'è il sangue rosso e poi i muscoli feroci e i nervi che sono sempre un guizzo, sempre”.

domenica 13 ottobre 2024

Buone nuove dal Laboratorio di traduzione di poesia Monteverdelegge

Fiorenza Mormile 

Alla ripresa delle attività sulla poetessa statunitense Sandra Beasley, ci è giunta, graditissima, la notizia che l’ultima nostra traduzione edita, Arte della fuga di Mina Gorji, ha vinto il 1° Premio Sezione Poesia del XXV Premio di Scrittura Femminile "Il Paese delle Donne", storico periodico della Casa delle Donne a Roma. 
Di questa raffinata poetessa anglo- iraniana, rifugiatasi bambina con la famiglia in Inghilterra all’avvento degli ayatollah e oggi docente di letteratura a Oxford, avevamo già scritto in un post con il link a un’ampia selezione di testi uscita nel febbraio 2023 su “Officina Poesia Nuovi Argomenti”. 

Alleghiamo qui sotto due attente recensioni: quella di Paolo Febbraro, Fare della fuga una vera arte, uscita a settembre sul n° 248 del Domenicale  del Sole 24 ore e quella di Serena Vitale, Vite in fuga, appena uscita sul n°167 di  Leggendaria. Contiamo di fare prossimamente una presentazione da Plautilla di cui avrete tempestiva informazione.


Paolo Febbraro, Fare della fuga una vera arte, n° 248 del Domenicale  del Sole 24 ore 

Serena Vitale, Vite in fuga, Leggendaria, n° 167

domenica 6 ottobre 2024

MVL Teatro: La Fabbrica dell'attore 50 anni di (R)esistenza al Teatro Vascello

 Fino a domenica pomeriggio - 6 ottobre sarà possibile assistere, al Teatro Vascello, a La Fabbrica dell'attore 50 anni di (R)esistenza.  Non proprio uno spettacolo, anche se ne ha tutte le caratteristiche - progetto, drammaturgia, e regia di Manuela Kustermann ma piuttosto un testimonianza. Necessaria, per un Teatro che non è solo tale, ma che è una memoria storica dell'esperienza teatrale di ricerca a Roma, in Italia e non solo, dagli anni '60 ad oggi. Sul tappeto e fondale sono proiettate centinaia di fotografie che raccontano le vite di tanti artisti che, con Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni e hanno costruito l'avanguardia del secolo scorso, fondando prima il Teatro La Fede in via Portuense, e poi il Teatro Vascello, nato nel 1989 dalla ristrutturazione del vecchio cinema omonimo del 1946. 

La Fabbrica dell'attore 50 anni di (R)esistenza, Foto Tommaso Le Pera

Nei filmati d'epoca, fotografie e racconti narrati in scena dalla stessa Kustermann, Massimo Fedele, Gaia Benassi, Paolo Lorimer e dalla voce di Alkis Zanis, il pubblico può riconoscere, con qualche anno di meno, gli stessi attori che vede in carne ed ossa sul palco, ma anche tanti artisti della Scuola Romana, danzatori, personaggi dello spettacolo che hanno lavorato accanto alla coppia Nanni-Kustermann, e anche vedere le immagini del Vascello quando non era ancora un teatro, ma un enorme spazio vuoto, in attesa di diventare quella cavea che si affaccia sul palco. È un racconto da non perdere per chi ha vissuto questa storia come protagonista e come spettatore, ma anche e soprattutto per chi ne ha solo sentito parlare e per chi abbia voglia di fermarsi per due ore ad ascoltare e vedere cosa c'è dietro quella scritta Vascello che (R)esiste tutte le sere in Via Carini a Monteverde.  

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