martedì 8 settembre 2026

STASERA ANDIAMO AL TEATRO VASCELLO?

foto di scena da Tragudia, Il canto di Edipo, regia di Alessandro Serra

KAOS è la parola che quest’anno tiene il filo degli spettacoli che vedremo al Teatro Vascello, luogo che come ogni teatro è un “argine che contiene il fiume senza annullarlo”: queste ultime sono parole della direttrice artistica Manuela Kustermann alla presentazione della stagione 2026-27. Kaos - manteniamo questa dicitura senza tradurla in caos per restare nel suo significato originario - è un termine greco composto (da χαίνω e χάσκω), che, etimologicamente, significa voragine, gorgo buio, abisso, uno spazio spalancato che nel mito conteneva in stato informe i quattro elementi primari acqua, terra, fuoco, e aria.

Si può dire che il teatro, fino dalle sue origini, ha messo in atto un contenimento rispetto al Kaos, ovvero all’abisso che tormenta gli esseri umani, elaborando i grandi temi tragici e provocando la catarsi collettiva di una comunità, ed oggi, in una società pervasa dalla smaterializzazione digitale, il teatro può e forse deve necessariamente continuare a svolgere questo compito, convocando nello stesso luogo, mediante la fisicità e la presenza di chi lo abita, il corpo degli attori e “le solitudini plurali della platea”, sono ancora parole di Manuela Kustermann.

Per attraversare la ricchissima programmazione 2026-27 al Teatro Vascello, che interroga mediante arti performative e musica gli spettatori su questo kaos nel quale siamo immersi, scegliamo quest’anno di presentarla trimestralmente, in modo da non perdere neppure una data. Infatti, a differenza del cinema, di cui la riproducibilità offre le circostanze per vedere e rivedere una copia, in teatro ogni recita – anche la replica, sì - è un evento unico, vivo, comunque irripetibile e tante volte dispiace non avere saputo in anticipo la data di una rappresentazione e averla perduta. Per questo, a inizio dicembre, scriveremo un nuovo post di aggiornamento per il trimestre successivo, e così via. 

Per ora, quindi, presenteremo sinteticamente solo gli spettacoli che a settembre, ottobre e novembre, il teatro Vascello porterà in scena, - con cadenza settimanale - frutto del lavoro e della collaborazione di tante compagnie e produzioni teatrali italiane e internazionali, nonché di diverse collaborazioni con realtà culturali come il Romeuropa Festival e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. 

A settembre si inizia dal 15 al 16, fino al con un viaggio nell’universo di una delle maestre della danza postmoderna, l’americana Lucinda Childs, con GLASS WITH SILENCE, in cui si presentano due lavori iconici degli anni ’70 e due nuove coreografie della danzatrice e coreografa ispirate ai celebri e ipnotici Études di Philip Glass. Seguono alcuni spettacoli di teatro d’attore: dal 23 al 27 settembre LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKILL E DEL SIGNOR HIDE, liberamente tratto dal romanzo di R.L. Stevenson con regia di Fabio Condemi, con gli spazi e immagini di Fabio Cherstich e con Christian La Rosa. 

Poi, a fine settembre, andranno in scena due lavori che guardano alla Grecia: dal 29 settembre al 4 ottobre TRAGUDIA, IL CANTO DI EDIPO, in cui la regia di Alessandro Serra, di cui avevamo già visto uno splendido Macbettu recitato in sardo, traduce la tragedia di Edipo nella lingua della Magna Grecia, il grecanico, mentre dal 7 all’11ottobre con LEMNOS, progetto performativo corealizzato con il Romaeuropa Festival, con la regia, drammaturgia, scene e video di Giorgina Pi attraverserà il mito arcaico, la poesia e il paesaggio contemporaneo dell’isola di Lemnos. 

Dal 14 al 18 ottobre il regista Elio De Capitani, con scene e costumi di Carlo Sala, porta in scena L’OROLOGIO AMERICANO, un testo nel quale il drammaturgo americano Arthur Miller nel 1980 affrontava, attraverso il meccanismo del ricordo, la storia di una famiglia e la crisi economica degli anni Trenta in America, e che vedrà impegnata in scena la giovane Compagnia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. 

Come il già citato LEMNOS, tra ottobre e novembre tre altri spettacoli co-realizzati dal Teatro Vascello con il Romaeuropa festival: dal 28 al 29 ottobre debutterà in prima nazionale di LA MEDIUM, un lavoro femminista di e con Marta Cuscunà, ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy, musicista e compositrice figlia del celebre illusionista Charles Rouy (noto per il numero de "La Donna Invisibile"), che finì ingiustamente rinchiusa in un manicomio. 
Segue, dal 31 ottobre al 1° novembre, CATALOGO, un intervento coreografico che riunisce in un’unica serata alcuni tra i più importanti coreografi della scena italiana e internazionale: Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Sotteraneo, Emio Greco | Pieter C. Scholten. L’idea originale di Marta Ciappina (Premio Danza&Danza 2022 e Premio Ubu 2023 come miglior attrice/performer,) realizzata con Marco D’Agostin, Damien Modolo, mette in scena un blind-date coreografico, ovvero un insieme di azioni coreografiche in cui i performer non hanno mai visto prima M., la protagonista, danzatrice che decide di orchestrare la propria sparizione. 

Dopo la danza si torna al teatro d’attore, ancora con il Romaeuropa Festival il 4-5 novembre con STARMAN, LA VERA STORIA DI LEON SKUM di e con Pietro Giannini, Premio Ubu come miglior attore 2025, che costruisce la storia della figura prismatica e controversa di Leon Skum. L’attore - regista è giovanissimo, ma lo avevamo già visto con il monologo La traiettoria calante, racconto di inchiesta sui fatti che hanno portato alla tragedia del ponte Morandi, che aveva debuttato al Romaeuropa Festival nel 2023, nell’ambito della rassegna Anni Luce- PoweredbyRef, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova. 

A novembre due brevi intervalli di un solo giorno : il 10 novembre con la danza contemporanea Coreana C’ERA UNA VOLTA, coreografia, danzatori LIM Jinho, JI Kyung Min, LEE Kyunggu e l’ 11 novembre con IL GIORNO DELLA CIVETTA una lettura-concerto dal vivo con musiche originali e direzione artistica di Paolo Vivaldi al pianoforte, e voce recitante di Vita Villi, dopo di che si torna ancora ad una produzione teatrale in collaborazione con il Romaeuropa Festival, IL PRODIGIO, dal 13 al 22 novembre, in cui Giacomo Bisordi porta in scena l’omonimo primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi. In scena si alterneranno quattro bravissimi attori italiani, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini, Chiara Ferrara e Candida Nieri. 

Il primo trimestre di programmazione si conclude a fine novembre, dal 24 al 29, con QUINTO: NON UCCIDERE, dal 24 al novembre, uno spettacolo ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch. scritto e diretto da Massimiliano Civica - quattro volte Premio Ubu per la miglior regia, con Maria Vittoria Argenti, (che ha collaborato al testo) Monica Demuru, Luigi Fedele, Francesco Rotel Francesco Rotelli, Marcello Sambati, Paola Tintinelli. 

Non resta da fare altro che consultare il sito del Teatro e prenotare, ricordando che i soci di Monteverdelegge hanno una scontistica dedicata, e allora, ci vediamo al Vascello! 

venerdì 12 giugno 2026

Insieme da Plautilla: MARTEDI 16 GIUGNO ORE 16-18, CANTIERE 24 IN FESTA!


 
L'associazione Monteverdelegge è lieta di invitare tutti i soci e la cittadinanza alla festa che si terrà da Plautilla e in tutto il Centro Diurno CANTIERE 24. Si potranno vedere in esposizione i lavori realizzati nei laboratori del Centro Diurno in collaborazione tra Monteverdelegge e la cooperativa Aelle il Punto. 

In particolare, da Plautilla, bibliolibreria gratuita fondata nel 2013 e che ora è stata riorganizzata nell'ambito di un laboratorio svolto da Valerio De Simone con gli utenti del Centro Diurno, si potranno prendere libri in prestito, e si potrà interagire con Passaparola, installazione interattiva frutto del laboratorio Con il corpo vivo, svolto con gli utenti del Centro Diurno da Maria Cristina Reggio con Monteverdelegge e Aelle il Punto. 

Durante la festa del Centro Diurno si potranno assaggiare i cocktail analcolici realizzati nell'ambito di  "Bere Zero", laboratorio del progetto L.E.O.  (Laboratori Esperienziali e di Orientamento) che si tiene al Centro Diurno "Monteverde", uno dei Centri Diurni della Asl Roma 3 che si caratterizza per la finalità pre-formativa e di orientamento al lavoro. Tali laboratori, dedicati ad utenti in età giovanile, offrono attività focalizzate sul mondo della ristorazione e sull'expertise nell'area Social Media. 

I cocktail analcolici, realizzati con ingredienti naturali, e accompagnati da finger food, saranno ispirati, nei temi, colori e sapori, al luogo che ci ospita e ai suoi protagonisti.

 
Martedì 16 giugno 2026 dalle ore 16 alle 18
Plautilla- Centro Diurno CANTIERE 24
Dipartimento di Salute mentale della ASL Roma3
Via Colautti 28-30 - Roma 

giovedì 4 giugno 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: festa finale al Casale dei Cedrati il 4 giugno dalle 18 alle 21

Giovedì alle ore 18, al Casale di Cedrati, in via Aurelia Antica 219, Maria Teresa Carbone e Monteverdelegge festeggiano tutte le lingue della poesia con  Damiano Abeni, Annelisa Alleva, Antonella Anedda, Alessandro Anil, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Francesco Deotto, Moira Egan, Paolo Febbraro, Carmen Gallo, Marco Giovenale, Federico Italiano, Matteo Lefèvre, Guido Mazzoni, Fiorenza Mormile, Vincenzo Ostuni,  Patricia Peterle, Jonida Prifti, Laura Pugno,  Sara Ventroni. 

sabato 18 aprile 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: Patricia Peterle e Jonida Prifti, - 19 aprile 2026 h.11:30 al Casale dei Cedrati




Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagoniste del sesto appuntamento sono due poetesse, Patricia Peterle e Jonida Prifti, diverse nei modi e nei toni della scrittura, ma accomunate dall’essere approdate alla lingua italiana “da fuori”, provenienti da altri luoghi e contesti: Peterle, brasiliana e autrice di versi nel suo portoghese d’origine (Quando a língua bate, 7Letras 2024), è studiosa e traduttrice di tanti nostri poeti, da Andrea Zanzotto a Antonella Anedda; Prifti, albanese, nelle sue performances e nei suoi testi (Ajenk, Transeuropa 2011; Sorelle di confine, Marco Saya 2024), ha invece scelto l’italiano come strumento espressivo, forse mai del tutto dimentico delle sonorità della sua lingua-madre, dalla quale ha anche tradotto opere di altre autrici.

19 aprile 2026 | 11.30 – 13.00 
Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

domenica 15 marzo 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: CARMEN GALLO - 15 marzo 2026 h.11 al Casale dei Cedrati



Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagonista del quinto appuntamento è Carmen Gallo, la cui opera di traduzione si intreccia con quella, altrettanto intensa, di scrittura poetica: da un lato, versioni dei maestri, primi fra tutti William Shakespeare e T.S. Eliot, così come di autrici contemporanee (Caryl Churchill, Hannah Sullivan); dall’altro le raccolte Stanze per una fuga (La Vita Felice, 2025), che include Le fuggitive uscito per Aragno nel 2021, e la recentissima Procne Machine (Einaudi 2026), dove si conferma la tensione propria di Gallo tra dialogo con la grande tradizione e voce pienamente e consapevolmente contemporanea.

15 marzo 2026 | 11.00 – 12.30
Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 14 febbraio 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: PAOLO FEBBRARO, 15-02-2026, h.11-12.30, Casale dei Cedrati

Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. 
Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione.

 Protagonista del quarto appuntamento è Paolo Febbraro, che alla scrittura di numerose raccolte – tra le altre, Il bene materiale. Poesie 1992-2007 (Scheiwiller, 2008), Fuori per l’inverno (Nottetempo, 2014), La danza della pioggia (Elliot, 2019) – affianca da anni un esercizio di traduzione, insieme esigente e generoso, coerente con una idea di poesia posta sotto il segno della “concordia discorde”. Ne sono esempio i suoi confronti con autori diversi come Joachim du Bellay, Francisco de Quevedo, Louis MacNeice, Michael Hartnett, e forse più ancora l’antologia Le grandi traduzioni (Elliot 2019), in cui Febbraro conduce i lettori in un percorso di “poeti che traducono poeti”, dall’Omero di Vincenzo Monti alla Sylvia Plath di Giovanni Giudici.

15 febbraio 2026 

h. 11.00 alle 12.30

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 17 gennaio 2026

POETI CHE TRADUCONO POETI: VINCENZO OSTUNI, 18-01-2026, h.11-13, Casale dei Cedrati

Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione. 

Protagonista del terzo appuntamento è Vincenzo Ostuni, autore di un’opera monumentale e programmaticamente incompiuta, il Faldone, “un libro di poesia che cambia nel tempo”, la cui più recente epifania è stata pubblicata dal Saggiatore nel 2025. Accanto a questo “testo della vita”, Ostuni lavora sulle parole (anche) come traduttore di poesia, confrontandosi con autori diversi come Friedrich Hölderlin e Emily Dickinson, della quale – ha detto – si è sforzato di rendere “un aspetto ingiustamente trascurato: la giocosità”.

 18-01-2026, h. 11.30 alle 13.00

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 13 dicembre 2025

POETI CHE TRADUCONO POETI: VALERIO MAGRELLI, 14-12-2025, h.11-13, Casale dei Cedrati











Valerio Magrelli in una foto di Leonardo Magrelli 

Il prossimo 14 dicembre, al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, si svolgerà il secondo incontro del ciclo “Poeti che traducono poeti”.  Da sempre i poeti trovano nella traduzione uno stimolo per la propria scrittura: tradurre è esercizio di impossibilità, tentativo irrealizzabile e necessario di portare il senso e il suono di una lingua in un’altra lingua, di ibridare due sensibilità in un testo nuovo. Questo è il filo che corre lungo il ciclo “Poeti che traducono poeti” ideato e curato da Maria Teresa Carbone per il Casale dei Cedrati in collaborazione con Monteverdelegge: alcuni autori di oggi dialogano con altri lontani nel tempo e nello spazio, mostrando come ogni traduzione sia insieme perdita e creazione.

Protagonista del secondo appuntamento è Valerio Magrelli, la cui attività di traduttore da sempre si affianca alla scrittura poetica, da Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980, poi confluita in Le cavie. Poesie 1980-2018, Einaudi 2018, fino a Exfanzia, Einaudi 2022) e a quella in prosa (tra gli altri, Nel condominio di carne, Einaudi 2003 e 2024, e Geologia di un padre, Einaudi 2013). Ne sono esempio il lungo corpo a corpo con Mallarmé e il lavoro sul Misantropo di Molière (Mondadori 2025), accompagnato da un'Apologia della rima, che non può non rivelarsi tema di riflessione e di confronto con l’opera di Magrelli poeta.

14 dicembre 2025 

h. 11.30 alle 13.00

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

sabato 6 dicembre 2025

Il gruppo di MVL sulla letteratura sudamericana: "LE CUGINE" di Aurora Venturini

Un sabato mattina di ogni mese, da diciassette anni,  il gruppo di lettura storico di MVL si riunisce nella bibliolibreria gratuita PLAUTILLA per parlare di un libro che tutto il gruppo ha letto. Ogni anno un nuovo tema, ogni mese un nuovo libro, ad ogni incontro nuove conversazioni con scambio di tanti spunti, idee e pareri diversi suscitati dalla lettura che ciascuno ha fatto per conto proprio. 

Quest'anno il gruppo ha deciso di compiere un viaggio nella letteratura del Sud America, un grande continente con tanti scrittori conosciuti, ma anche poco conosciuti al grande pubblico.

Il gruppo ha iniziato il primo incontro ad ottobre con Notturno Cileno (Sellerio, 2003) del cileno Roberto Bolaño e proseguito a novembre con Le Cugine di Aurora Venturini (Sur, 2022). Per fare cosa gradita ai lettori del blog di MVL abbiamo deciso di pubblicare qui, dopo ogni incontro,  qualche citazione ritagliata dai libri che abbiamo letto e su cui si sono soffermate le nostre conversazioni. 

"... E così mi vennero ispirazioni enormi e sognavo i fatti vissuti trasformandoli in figure sempre più colorate e belle che nella mia immaginazione si muovevano e conversavano con me costringendomi a tirarle fuori e a riversarle sui cartoni e sulle tele ed ero comunque una strana creatura e dipendevo dagli ordini che mi davano tirannicamente quelle forme o figure e se non obbedivo mi mordevano con i denti di vetro il cervello e il cuore quando l'esperienza vissuta significava qualcosa e mi obbligava a trasferirla su una tela o un cartone. " scelta da Donatella

"Avrei dovuto domare la bestia irsuta che mi lacerava le viscere perché non ero l'eccezione ma la possibilità di evadere da un circo stravagante da una disgraziata pleiade, da un oceano di liquidi esausti e morenti, si, dovevo trionfare su quella montagna di escrementi e deformità e lo avrei fatto almeno finché l'energie vitali della gioventù mi avessero aiutato." scelta da Nicola

 "Quando I fiori si arrabbiano agitano i pistilli arricciano i petali che sembrano animaletti velenosi e sfuggenti cambiano aspetto non sono del tutto vegetali e animali sono folletti o ninfe del male e non perché lo desiderano ma perché provano disgusto e rabbia per certi comportamenti umani che li fanno soffrire già abbastanza quando li strappano e li portano al negozio di fiori senza accorgersi che dai loro pollini quando soffia il vento di fa cadere sulla terra fertile nasceranno piantine come quelle che gli danno dato grazie colore." scelta da Maria Cristina 

E ancora una citazione da Donatella: 
"Di quelle coste vuote mi restò soprattutto l’abbondanza del cielo. Più di una volta mi sono sentito minuscolo sotto quell’azzurro dilatato: sulla spiaggia gialla eravamo come formiche al centro di un deserto. E se ora che sono vecchio trascorro i miei giorni nelle città è perché le città nascondono il cielo. Laggiù, invece, di notte dormivamo alle intemperie, quasi schiacciato dalle stelle. Era come se fossero a portata di mano ed erano grandi, innumerevoli, senza troppo nero tra l’una e l’altra, quasi crepitanti, e il cielo come la parte crivellata di un vulcano attivo che lasciava intravedere attraverso i suoi buchi l’incandescenza interna.".

Il prossimo libro sarà Il testimone, di Juan José Saer, il gruppo si riunirà il Sabato 13 dicembre da Plautilla alle ore 11. 

venerdì 28 novembre 2025

MVL teatro: l'Antigone potente di Roberto Latini al Teatro Vascello fino al 30 novembre

"Spettacolo potente nella sua duplice lettura tra il mito e il presente". Con dodici parole il nostro amico Alessandro ha definito l'Antigone di Jean Anouilh con la regia Roberto Latini in scena al Teatro Vascello fino al 30 novembre. Potente, si, lo è, e per tante ragioni, per il testo e per la regia che stravolgono il mito antico di Antigone, caparbia eroina classica chiusa in sé stessa che, secondo Sofocle, decideva di morire per difendere il suo diritto a rispettare la sacralità dell’umano rispetto alle leggi del potere. Questa è, invece, una Antigone ben incuneata nel presente, morente “nel quotidiano fallire”, scrive Roberto latini nelle sue note di regia, ben consapevole che misurarsi con la tragedia di Sofocle attraverso la riscrittura di Anouilh comporta una necessaria fallimentare immersione nella realtà odierna. Per chi volesse leggerlo, il testo di Anouilh si può trovare sul web digitando titolo e autore su Google. 

Roberto Latini, Antigone, foto Manuela Giusto 

 Il fallimento, d’altra parte – come racconta Cecilia Grassi Alessi in una scheda della Treccani anch’essa fruibile online, aveva già accompagnato al suo debutto l’opera al piccolo Théâtre de l’Atelier a Parigi il 6 febbraio 1944. Infatti la prima rappresentazione era stata accolta dal silenzio del pubblico, senza applausi, in una Parigi occupata dalle truppe tedesche sotto il governo di Vichy: Antigone sembrava rappresentare forse una incarnazione di un movimento di Resistenza che l’autore descriveva come suicidario, incoerente e perdente, mentre Creonte poteva sembrare un collaborazionista di Vichi, di cui l’autore scavava con troppa compassione le contraddizioni e forse, in fondo, anche le motivazioni. Pur immersi in un contesto diverso, è proprio questo aspetto che spiazza nello spettacolo al Vascello: la profonda sfaccettatura dei protagonisti, il loro non essere opposti, ma piuttosto le due facce di un conflitto fallimentare allo specchio. La pièce inizia con un prologo che indica agli spettatori, come in una fotografia, i personaggi - personaggi e non attori, che non vediamo ancora all’opera, ma che con echi pirandelliani, rappresenteranno la storia di Antigone: la protagonista, quella pensante, è magra e bruttina ed è sorella della bella Ismene, anch’essa assorta nei suoi pensieri, e poi Creonte, più padre che zio, vecchio e stanco che medita accanto al suo paggio, mentre la nutrice, che fa la maglia,  è una sorta di madre-nonna di Antigone ed è quella che parla di più, dice, commenta, ama come una madre- nonna la giovane adolescente. Siamo di fronte ad una famiglia che “gioca” il play di Antigone, con un padre, una madre e due figlie, delle quali una è una sciacquetta burattina che segue le regole del quieto vivere, mentre l’altra, quella mitica, l’eroina, fa tardi la notte, perde tempo distesa nei parti a guardare le stelle e le albe… Nel dramma infatti gli attori sono persone con una maschera sul viso, che raccontano ciascuno la propria storia che, pur legata al mito, ha piuttosto il sapore della cronaca. 

Nella regia di Latini e con le scene di Gregorio Zurla il palcoscenico mostra un attraversamento pedonale (memoria pop di Abbey Road?),  con fermata dell’autobus, panchina e telefono pubblico a gettoni, cimelio novecentesco insieme con tanti vecchi scatoloni televisori con le loro manopole, di quelli anni ’60: le cose accennano al secolo scorso, quello analogico, in cui non c’erano ancora né i cellulari, né gli schermi piatti, e neppure i monopattini che sfrecciano oggi sulle strisce pedonali. Roberto Latini- Antigone dapprima parla alla nutrice dalla platea vestito come un comune spettatore, ma quando scende dalla cavea sul palco si trasforma in una splendida primadonna, eroina rock - trans - nero vestita con un abito lungo e gonfio di taffetà, che domina con il suo corpo maestoso e con la sua voce incandescente l’intero palcoscenico. La sua Antigone è una adolescente che parla a quelli di oggi e a quelli che lo sono stati, che scava nei ricordi di quanti oggi sono adulti, forse anche vecchi, e che qualche tempo fa hanno gridato ai loro padri le ragioni della loro ribellione. E Creonte non è un re mitico che difende con forza la ragion di Stato, ma un vecchio zio-padre borghese stanco che rivela le sue debolezze, i compromessi che deve accettare, le vili verità che per mera praticità che ha dovuto nascondere al suo regno famigliare.

Roberto Latini, Antigone, foto Manuela Giusto

Antigone sale sul piedistallo fatto di televisioni e, novella polena rivoluzionaria con abito al vento lo attacca su un sottofondo musicale pop emozionante, lo ghermisce, lo incalza, gli urla il suo bisogno di giustizia e affronta con coraggio l’esito delle sue scelte, ma d’altro canto rivela anche la sua fragilità, le sue adolescenziali contraddizioni, le sue paure, le sue non scelte.  In fondo questa Antigone è una ragazza borghese novecentesca che contesta le regole della società borghese in cui è cresciuta. Nel secolo scorso, insieme ai telefoni e alle televisioni e alle lucidatrici esisteva ancora questa parola, borghesia, vecchia piccola borghesia, contro cui tanti giovani si scagliavano opponendo con veemenza la loro critica. Questa parola oggi non si sente più, è sparita insieme ai gettoni dei telefoni pubblici, ma forse la voce di questa Antigone sessantottina ha ancora qualcuno che, nel buio del teatro, vuole ascoltare il suo grido, la sua protesta, oggi dispersa nei social, nel talk show, negli schermi infiniti dei cellulari. Il coro di Anouilh diceva,  alla fine, che senza la piccola Antigone, è vero, sarebbero stati tutti più tranquilli. Forse oggi siamo tutti troppo tranquilli.

Maria Cristina Reggio 

mercoledì 5 novembre 2025

Plu che fragile, da valorizzare. Il mondo della lettura va riscritto

Proponiamo di seguito ampi stralci di un articolo uscito su "Domani" martedì 4 novembre 2025., ringraziando l'autrice, Chiara Faggiolani, presidente del Forum del Libro e docente di  Biblioteconomia all'Università Sapienza di Roma, per avere acconsentito alla pubblicazione.

Chiara Faggiolani*

[...] Credo sia importante parlare ora della necessità di una visione sistemica della lettura, capace di unire ciò che troppo spesso procede per compartimenti — il mondo dell'editoria, della scuola, delle biblioteche, delle politiche pubbliche e delle comunità dei lettori. Serve unire il mondo dell'editoria, della scuola, delle biblioteche, delle politiche pubbliche e delle comunità dei lettori — in un disegno comune di crescita culturale e civile.

In un'intervista a Fahrenheit lo scorso 22 ottobre Giuseppe Laterza aveva accennato all'idea di un tavolo permanente sulla promozione della lettura, un organismo di confronto aperto, trasparente a carattere consultivo. È una proposta che, come Forum del Libro, vorremmo lanciare perché ci sembra arrivato il momento giusto per realizzarla. Peraltro, ci ispiriamo alle parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Bologna Children's Book Fair: Gli editori, in generale, e quelli per ragazzi in particolare, sono portatori di una grande responsabilità nella formazione dei cittadini. Vanno quindi incoraggiate le iniziative e le sinergie per giungere a una vera alleanza per la lettura tra il mondo dei libri, le famiglie, la scuola, i media, le biblioteche e le nuove tecnologie, che possono diventare strumenti di diffusione e promozione della lettura e della cultura.

In due decenni di attività abbiamo imparato che nessuno può promuovere la lettura da solo. Non bastano festival o progetti educativi, anche i più innovativi, se non si inseriscono in una visione comune e in politiche pubbliche di lungo periodo. Per questo, nell'ultimo anno, il Forum ha lavorato per ricucire il dialogo tra istituzioni, professionisti e comunità, riconoscendo nella lettura un diritto condiviso e un atto di cittadinanza culturale. Da qui è nato un programma di incontri sulla lettura socializzata come esperienza trasformativa e una crescente attenzione ai contesti in cui la lettura diventa presidi di benessere, soprattutto per i più giovani. 

Il Forum del Libro
Da vent'anni il Forum del Libro rappresenta un unicum nel panorama culturale italiano: un luogo di dialogo che riunisce tutti gli attori della filiera del libro. Intorno a un'idea semplice è nata una stagione intensa di lavoro: tre giornate dedicate alle biblioteche scolastiche dove abbiamo presentato il documento Le biblioteche scolastiche per il futuro dell'Italia. Nel frattempo, il panorama nazionale si è arricchito di esperienze che vanno nella stessa direzione: la grande indagine sui gruppi di lettura S.T.O.R.LE. - Storie Trasformative, Opportunità, Relazioni, Inclusione, e #ioleggoperché che ogni anno riporta l'attenzione sull'importanza di far circolare libri nelle scuole. Tutti questi percorsi ci portano a rilanciare con convinzione la proposta del tavolo permanente di consultazione per la lettura.

Valorizzare il buono
Un luogo non pensato per discutere solo delle criticità, ma per valorizzare ciò che funziona, per mettere in dialogo esperienze positive, pratiche efficaci e visioni lungimiranti. Un tavolo dedicato a "costruire insieme", partendo dalle cose belle che già accadono nel mondo della lettura e che meritano di essere conosciute, sostenute e moltiplicate. Significa anche avviare una nuova narrazione della lettura, fondata non sulle sue fragilità, ma sulla sua straordinaria capacità di creare legami, conoscenza e futuro. È di questo che abbiamo bisogno, adesso.

lunedì 21 luglio 2025

Con il teatro VASCELLO riprendiamo il largo a settembre

Stanno per iniziare le vacanze estive e nella calura romana non pensiamo ancora a cosa ci aspetta nelle sere d’autunno, ma se facciamo due passi in Via Carini, veniamo attratti dal richiamo delle colorate locandine del teatro Vascello, fitte fitte di nomi che appartengono alla storia culturale del teatro nazionale e internazionale. 

Ci avviciniamo e scopriamo la meraviglia: il teatro di ricerca è vivo, ci aspetta a settembre con 28 spettacoli che ci offrono tanti nuovi stimoli, voci e visi di attori che conosciamo o che ci piacerebbe conoscere, registi che, insieme con i migliori drammaturghi hanno tante storie ancora da raccontare. Con la sua energia travolgente, ce ne parla Manuela Kustermann in questo breve video. 

Sulla locandina scorriamo qualche nome, da Andrea De Rosa a Mario Martone, a Pippo Delbono o Ascanio Celestini, Roberto Latini, Fabio Condemi, Marco Martinelli, Marcido Marcidoris, Daria Deflorian, Carrozzeria Orfeo. Poi scopriamo che alcuni spettacoli sono realizzati in collaborazione con il Romaeuropa Festival, dal Frankenstein dei Motus, al nuovo lavoro di Milo Rau, di Fabiana Jacozzilli e molti altri. A questo LINK si può visionare la stagione completa 2025-2026. Se si vuole invece scaricare il PDF del libretto della stagione, si può cliccare QUI. 

A questo LINK  si possono scoprire le tipologie di abbonamento offerte per la prossima stagione e per qualsiasi info ci si può rivolgere via mail  a  promozioneteatrovascello@gmail.com oppure telefonare ai numeri 06 5881021 – 06 5898031. 

Non resta a questo punto che augurare buone vacanze a tutti i lettori di Monteverdelegge e a tutti gli appassionati di Monteverdelegge Teatro, in attesa di aggiornamenti sul varo autunnale nel mare teatrale del nostro amato teatro Vascello, ricordando che per tutti gli iscritti alla nostra Associazione esistono promozioni e prezzi speciali. E se poi vorremo incontrarci e bere un bicchiere e fare quattro chiacchiere ascoltando musica dal vivo oppure assistere ad una stand-up comedy, ci si vede sempre al solito posto, al Coffe Plant Bistrot, nel foyer del teatro Vascello, via Carini 78, a Monteverde vecchio.  

sabato 24 maggio 2025

DI BOSCHI E DI SELVE. OTTAVO INCONTRO

Il 24 maggio, ore 11.00-12.30,  il Casale dei Cedrati ospita l'ottavo incontro della serie Di boschi e di selve curata da Maria Teresa Carbone e realizzata in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge.  Che rapporto ci può essere tra una foresta, quintessenza del “naturale”, e l’ambiente almeno in apparenza da essa più distante, la città? Intorno a questo interrogativo, che assume nel mondo contemporaneo nuove valenze, si sviluppa la conversazione con Felice Cimatti e Annalisa Metta.


Come in tutti gli incontri del ciclo, che vede la presenza di persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, il bosco si rivela agli umani fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno – anche quando, come in questo caso, assume connotazioni urbane. Annalisa Metta insegna Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre. Tra i suoi libri, Il paesaggio è un mostro. Città selvatiche e nature ibride. Tra le realizzazioni recenti, l'installazione In stato di grazia nel festival AMA (Maddaloni, 2025, con F. Cimatti), il parco sul Lungotevere Flaminio (Roma, 2024, con OSA) e l’installazione Every 9 Days, nella mostra Regeneration (Roma, American Academy, 2022, con L. Catalano). Felice Cimatti insegna Filosofia del linguaggio all'Università della Calabria. Ha scritto Filosofia dell'animalità e Il postanimale. La natura dopo l'antropocene. Conduce il programma Uomini e Profeti, su Radio3.

24 maggio 2025 @ 11.00 – 12.30 Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

martedì 8 aprile 2025

DI BOSCHI E DI SELVE: Raethia Corsini al Casale dei Cedrati

Domenica 13 aprile 2025, h.11.00 – 12.30

Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma 

Frequente metafora di smarrimento e di pericolo, il bosco può essere anche fonte vitale di nutrimento e di energia: sarà questo il tema dell’incontro con Raethia Corsini, settima ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

"Tra Carnevale e Pasqua, in quel frangente in cui il bosco era ancora spoglio e iniziava a sgranchire i rami al cielo, le radici facevano amicizia con la prima erba spuria punteggiata da qualche ranuncolo variopinto e forsizia gialla, si sentiva lo scricchiolio dei fusti riemergere dal letargo…"

Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. Raethia Corsini, nata a Milano per caso, è toscana DOC da più di cinque generazioni e ha trascorso l’infanzia e buona parte dell’adolescenza sull’Appennino tosco-emiliano. Giornalista professionista, ha scritto di viaggi, cibo, società per i principali magazine italiani. Il suo Suite per un castagno (Guido Tommasi Editore, 2020) ha per protagonista un albero i cui frutti per millenni hanno nutrito gli esseri viventi, fonte economica e di scambio che ha favorito la formazione delle civiltà moderne.

sabato 22 marzo 2025

DI BOSCHI E SELVE: CARLA GHISALBERTI OSPITE AL CASALE DEI CEDRATI

 SESTO INCONTRO, il   22 marzo 2025 @ 11.00 – 12.30,al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma 

Da Cappuccetto rosso a Hänsel e Gretel, il bosco occupa uno spazio centrale nelle fiabe tradizionali, e lo mantiene anche nelle loro rivisitazioni più recenti, e in genere nei libri per l’infanzia. Sono questi i temi di cui si parlerà con Carla Ghisalberti, sesta ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

Al centro delle conversazioni, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, appunto il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. 

 Carla Ghisalberti ha studiato Storia dell’arte e per quindici anni di quello si è occupata. Poi ha sterzato e ha cominciato a interessarsi alla letteratura per l’infanzia. Ha lavorato per la promozione della lettura di qualità nelle scuole e nelle biblioteche. Oggi si occupa di formazione e scrive su «Lettura Candita», un blog che ha costruito nel 2011. Da una decina d’anni lavora nella redazione di Orecchio acerbo. Non ha quasi mai scritto libri, ma ne ha letti parecchi.

sabato 22 febbraio 2025

MVL TEATRO: Il Ministero della Solitudine al Vascello

La solitudine è un dolente karaoke cantato a una bambola di plastica 

Maria Cristina Reggio 

Di cosa si potrà mai occupare un Ministero della Solitudine? Bisognerebbe chiederlo agli inglesi, che nel 2018 ne hanno istituito uno per la prima volta al mondo, seguiti a ruota nel 2021 dal Giappone, e la compagnia guidata dalla regista Lisa Ferrazzo Natoli con Alessandro Ferroni, disegnatore del suono ce ne mostra una possibile declinazione immaginaria portandolo nuovamente sul palcoscenico al Teatro Vascello. In scena, accanto ad un ufficio provvisorio dell’ipotetico Ministero dotato di tavolino con bolla del pesce rosso e piantina con innaffiatoio che evocano, forse, il prendersi cura di un altro essere vivente, campeggia, centrale e girevole, un grande blocco verticale che funge da cambio scena, su cui girano la grande parete di un alveare, un distributore di oggetti e un maxi frigorifero formato famiglia, elementi-simbolo di una socialità. Nonostante la rotatoria apparizione di questi oggetti, i cinque personaggi che popolano il palcoscenico non riescono a farli diventare luoghi di scambio di una comunità. Vi camminano intorno frettolosi incrociandosi nelle loro traiettorie solitarie, senza incontrarsi davvero, senza mai entrare in relazione tra loro, se non per pochi istanti.

Ciascuno percorre ossessivamente la sua strada, talvolta si ferma, acceso da un attacco di danza, o meglio ancora da improvvisi movimenti incontrollati del corpo che più che al ballo fanno pensare alla sindrome di Tourette, perso nella propria musica pop. Proprio quest’ultima- da David Bowie a Lucio Battisti - e il suo volume diventano l’elemento principale che traccia la drammaturgia, avvolgendo gli spettatori in quella fascinazione ormai ricorrente in molti spettacoli e di cui anche noi spettatori sembra che non sappiamo più fare a meno. Alcuni spettatori accendono perfino il cellulare con Shazam per riconoscere i brani. Eppure, stavolta qualcosa sembra non funzionare nel volume: la musica si sente talvolta ovattata, soffocata come se provenisse da un auricolare di un personaggio, per poi esplodere e avvolgere l’intera platea, simulacro di un immenso auricolare collettivo. 

Non è un guasto, no, è il punctum dello spettacolo, quel qualcosa che, per via della sua incongruenza, colpisce profondamente i nostri sensi di spettatori per dirci qualcosa di importante, su cui riflettere: ciascuno dei personaggi, come noi, è perso nel proprio ascolto individuale e solitario, il “dispositivo” - walkman, cellulare o televisore che sia - che ogni giorno trasporta i nostri suoni, le nostre voci e le nostre parole fino al massimo volume.  Il fragore della musica è la loro - e la nostra - compagnia, e allora non resta altro da fare, ciascuno per nel proprio sordo ascolto, se non improvvisare un celibe Karaoke ad una testimone inerte, una bambola umana che giace su una sedia a rotelle. 

IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE 

regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

drammaturgia del testo Fabrizio Sinisi 

con Caterina Carpio, Tania Garribba, Emiliano Masala, Giulia Mazzarino, Francesco Villano 

Uno spettacolo di lacasadargilla, 

al Teatro Vascello dal 18 al 23 febbraio 2025

dal martedì al venerdì h 2, sabato h 19 e domenica h 17.




giovedì 20 febbraio 2025

DI BOSCHI E DI SELVE con MUTA IMAGO al Casale dei Cedrati



22 febbraio 2025 @ 11.00 – 12.30 Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219, Roma

Quinto incontro del ciclo Di boschi e di selve, al Casale dei Cedrati, nella serie di otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. Le tante declinazioni che può assumere una foresta su un palcoscenico o su uno schermo sono al centro del quinto incontro del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge: alla conversazione, ideata con Maria Cristina Reggio, partecipa Riccardo Fazi della compagnia Muta Imago, caratterizzata da una costante ricerca di forme e storie che mettano in relazione la sfera dell’immaginazione con la realtà di oggi.

Come in tutti gli incontri del ciclo, che vede la presenza di persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, il bosco si rivela agli umani fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. Muta Imago è una compagnia teatrale nata a Roma nel 2006. È guidata da Claudia Sorace, regista, e Riccardo Fazi, dramaturg e sound artist, ed è composta da tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei lavori. Da anni la compagnia sta portando avanti un percorso di ricerca sulla percezione del tempo e sulle possibilità che il teatro ha di formulare nuove modalità di racconto che indaghino le caratteristiche del rapporto tra tempo, memoria e identità. Fanno parte di questa ricerca gli ultimi lavori prodotti: Tre Sorelle (2023), Ashes (2022) e Sonora Desert (2021).

sabato 25 gennaio 2025

DI BOSCHI E SELVE con Antonella Sbrilli e al Casale dei Cedrati


Il 26 gennaio 2025, alle ore 11.00 – 12.30, con un percorso visivo e ludico che va dal San Giorgio nella foresta di Albrecht Altdorfer (1510) alla Selva di Eva Jospin (2024), Antonella Sbrilli è la quarta ospite del ciclo Di boschi e di selve, al Casale dei Cedrati, nella serie di otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. 

Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno.  

Antonella Sbrilli è nata a Cortona, non distante dai boschi dell’Umbria, e vive a Roma, dove insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università Sapienza. Si è occupata di arte e paesaggio in epoca romantica e simbolista e della foresta "futura" dell’artista Katie Paterson. Ha ideato mostre su temi diversi, fra cui il rebus e la rappresentazione artistica delle 24 ore. Su quest’ultimo argomento, cura da anni un blog che ogni giorno segnala il racconto che si svolge in quella data. È redattrice delle riviste “Storia dell’arte” ed “Engramma” e ha collaborato alla rivista “Alfabeta” con la rubrica alfagiochi.

martedì 3 dicembre 2024

DI BOSCHI E SELVE: Stefano Dal Bianco al Casale dei Cedrati

 

DI BOSCHI E DI SELVE - TERZO INCONTRO Domenica 8 dicembre 2024 @ 11.00 – 12.30 al Casale dei Cedrati, Villa Pamphili, via Aurelia Antica 219 Roma. 

Stefano Dal Bianco è il terzo ospite del ciclo Di boschi e di selve, otto dialoghi mensili curati da Maria Teresa Carbone e realizzati al Casale dei Cedrati in collaborazione con l’associazione Monteverdelegge. Al centro degli incontri, cui partecipano persone attive in campi diversi, dalla scrittura all’arte, alla scienza, c’è un luogo, il bosco, che nelle sue declinazioni (selva, foresta, giungla…), si è rivelato agli umani come spazio di rigenerazione o di smarrimento: fonte di risorse, entità oscura, territorio magico del sogno. 

Stefano Dal Bianco vive in provincia di Siena, dove insegna Poetica e stilistica all’università. Si è occupato prevalentemente di Francesco Petrarca, Ludovico Ariosto, Andrea Zanzotto. Tra le sue raccolte di poesia La bella mano (Crocetti 1991), Ritorno a Planaval (Mondadori 2001, LietoColle 2018), Prove di libertà (Mondadori 2012), Paradiso (Garzanti 2024). I suoi saggi di poetica sono raccolti in Distratti dal silenzio. Diario di poesia contemporanea (Quodlibet 2019).
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