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lunedì 21 luglio 2025

Con il teatro VASCELLO riprendiamo il largo a settembre

Stanno per iniziare le vacanze estive e nella calura romana non pensiamo ancora a cosa ci aspetta nelle sere d’autunno, ma se facciamo due passi in Via Carini, veniamo attratti dal richiamo delle colorate locandine del teatro Vascello, fitte fitte di nomi che appartengono alla storia culturale del teatro nazionale e internazionale. 

Ci avviciniamo e scopriamo la meraviglia: il teatro di ricerca è vivo, ci aspetta a settembre con 28 spettacoli che ci offrono tanti nuovi stimoli, voci e visi di attori che conosciamo o che ci piacerebbe conoscere, registi che, insieme con i migliori drammaturghi hanno tante storie ancora da raccontare. Con la sua energia travolgente, ce ne parla Manuela Kustermann in questo breve video. 

Sulla locandina scorriamo qualche nome, da Andrea De Rosa a Mario Martone, a Pippo Delbono o Ascanio Celestini, Roberto Latini, Fabio Condemi, Marco Martinelli, Marcido Marcidoris, Daria Deflorian, Carrozzeria Orfeo. Poi scopriamo che alcuni spettacoli sono realizzati in collaborazione con il Romaeuropa Festival, dal Frankenstein dei Motus, al nuovo lavoro di Milo Rau, di Fabiana Jacozzilli e molti altri. A questo LINK si può visionare la stagione completa 2025-2026. Se si vuole invece scaricare il PDF del libretto della stagione, si può cliccare QUI. 

A questo LINK  si possono scoprire le tipologie di abbonamento offerte per la prossima stagione e per qualsiasi info ci si può rivolgere via mail  a  promozioneteatrovascello@gmail.com oppure telefonare ai numeri 06 5881021 – 06 5898031. 

Non resta a questo punto che augurare buone vacanze a tutti i lettori di Monteverdelegge e a tutti gli appassionati di Monteverdelegge Teatro, in attesa di aggiornamenti sul varo autunnale nel mare teatrale del nostro amato teatro Vascello, ricordando che per tutti gli iscritti alla nostra Associazione esistono promozioni e prezzi speciali. E se poi vorremo incontrarci e bere un bicchiere e fare quattro chiacchiere ascoltando musica dal vivo oppure assistere ad una stand-up comedy, ci si vede sempre al solito posto, al Coffe Plant Bistrot, nel foyer del teatro Vascello, via Carini 78, a Monteverde vecchio.  

martedì 12 gennaio 2021

Al Vascello si leggono Le istruzioni di Perec per usare la vita

Con la lettura di LA VITA, ISTRUZIONI PER L'USO di George Perec, Manuela Kustermann e Alkis Zanis ci porteranno dal Teatro Vascello a Parigi, in rue Simon-Crubellier, a visitare un condominio immaginario popolato da centinaia di persone con le loro storie intricate, discrete, particolari, o forse anche non troppo particolari.  In compagnia delle voci dei due lettori potremo così salire le scale del caseggiato popoloso cantato da Perec, entrando negli appartamenti di quel palazzo - libro - puzzle enciclopedico, tanto amato da Calvino, costellato di collegamenti, segnaletiche, cruciverba, e tanti giochi linguistici.  

Live streaming dal 15 gennaio 2021, ogni venerdì alle ore 21 e il sabato alle ore 19

visione gratuita previa prenotazione:

promozioneteatrovascello@gmail.com
oppure direttamente:
Streaming su Piattaforma ZOOM Teatro Vascello.
Link di invito: https://zoom.us/j/8371827431
ID Riunione 837 182 7431

lunedì 7 marzo 2016

mvl teatro: la rinascita di Dionysus al Teatro Vascello

Daniele Salvo Dionysus
Maria Cristina Reggio

Se  nel 2016 Dioniso, il dio nato due volte, potesse rinascere per una terza,  avrebbe forse le fattezze de Il Corvo - Brandon Lee, ovvero l'attore morto per un tragico errore mentre  interpretava sul set il personaggio di Eric Draven? Oppure il Joker nemico di Batman, tutto nero e con il volto dipinto di bianco?  Questa sembra essere l'ipotesi avanzata da Daniele Salvo nella sua regia  di Dionysus, lo spettacolo con cui il regista reinterpreta l'ultima opera di Euripide, Le Baccanti, al Teatro Vascello di Roma (fino al 13 marzo), con Manuela Kustermann nei panni di Agave, il personaggio-chiave che sconvolge la seconda parte della tragedia.  Una fantasmagoria video di fuochi divampanti e cupi cosmici cieli turbinosi fa  da sfondo alla riapparizione del nero Corvo-Dioniso nei panni dello stesso Daniele Salvo, avvampando nella magica e semplice perfezione del palco del teatro Vascello, spogliato di attrezzerie per l'occasione e che si mostra in tutta la sua dolcissima slabbrata nudità di mattoni dipinti di nero, dove la texture della vernice, ormai consunta, si porta dietro la storia del glorioso teatro di avanguardia.  Ma non c'è alcuna intenzione di volere fare un teatro di ricerca né di avanguardia nelle note di regia dell'attore-regista Daniele Salvo, animato piuttosto dall'assoluta  certezza di poter "partire da Euripide tornando ad Euripide".
 
Cosa significano allora questa partenza e ritorno programmatici? Di sicuro la volontà di utilizzare il testo così come è stato scritto, senza interventi di riscritture testuali di sorta, attraverso cui mettersi ipoteticamente anche  in competizione con l'autore che, scomparso da più di duemila anni, non potrebbe tuttavia nemmeno mostrare il suo disappunto. Infatti il regista inserisce  anche alcune registrazioni-citazioni recitate da voci acusmatiche, recitate in autentico greco euripideo, che tuttavia, proprio essendo gli orecchi della platea avvezzi a registratori e altoparlanti, non suscitano la commozione e lo sgomento sperati di fronte all'apparizione sonora del  deus ex machina, ma piuttosto il riconoscimento dell'effetto teatrale e la paziente ricerca, magari, di una traduzione con sovra-titoli.   Si potrebbe obiettare che ogni interpretazione teatrale è, a  suo modo, una forma di riscrittura, soprattutto quando il testo è tradotto da una lingua ormai morta da secoli: il tentativo di accostarsi al testo in maniera "filologicamente corretta" è destinato a rivelarsi comunque una forma di travestimento, che piaccia o no, e talvolta perfino risibile, di fronte al quale l'invenzione del semplice modern dress, già sperimentata dagli artisti  del rinascimento,  geniali ri-scrittori per antonomasia, sarebbe senz'altro più efficace e capace di avvicinarsi al pensiero degli spettatori di ogni tempo.
Ma, oggi, mettere in scena una tragedia greca come Le Baccanti può tradursi nel trascinare sul palco un'emotività violenta,  gridata  attraverso una recitazione espressionistica che non lascia mai spazio alla pausa, al  silenzio, all'immobilità e alla fermezza degli eroi  e del coro che li accompagna? Forse si, se si paragona una star del rock al dio dell'ebbrezza alcolica e dell'estasi erotica, attorniandolo di menadi parzialmente vestite con pelli lanose di capre e cornuti copricapi che danzano languide  coregrafie sensualeggianti. Si, se si assimila il tragico all'abusato perturbante come lo definiva Freud,  ovvero a un fenomeno o personaggio che a un primo impatto dovrebbe essere familiare, ma che poi  all'improvviso si rivela spaventoso, terrorizzante: così  il cavaliere oscuro  Joker che porta il male e il caos nella città di Gotham.  Però l'aggettivo perturbante, perfettamente attribuibile al caso della scintillante metafora cinematografica del Cavaliere Oscuro, se viene utilizzato in riferimento  al teatro tragico, sembra portare una forzatura semantica  che, se non è  supportata da una lettura più profonda e attenta,  non  aiuta la regia.  I filmati di metropoli che ricordano Gotham City, proiettati su fondale e monticello  a centro scena, stridono con i personaggi tipizzati che narrano la storia, come i lanosi Tiresia e Penteo che contornano il dionisiaco re delle forze ctonie e certo non aiutano nel faticoso compito di  condurre gli spettatori nelle pieghe di un testo arcaico, antico, di difficile comprensione come Le Baccanti, che celebra, di fronte a una platea occidentale contemporanea,  ormai annoiata dalla religiosità,   gli oscuri misteri religiosi di un dio, figlio del padre degli dei, Zeus e di una donna mortale, Semele, che ricorda tanto un altro Dio, molto più vicino e conosciuto, divino e umano nello stesso tempo.

domenica 13 ottobre 2013

mvl teatro: al Vascello meraviglie di ieri, illusioni di oggi



Maria Cristina Reggio


Che cosa è un Padiglione delle meraviglie?  Lo raccontava Ettore Petrolini nella sua autobiografia, Modestia a parte (1932): «(...) era, in quell'epoca, un enorme piazzale consacrato alle baracche dei ciarlatani; ed era il ricettacolo dei vagabondi e dei poveri guitti. C'era di tutto: perfino qualche cosa di interessante, se non di buono. Era un'accozzaglia di passatempi per tutti i gusti, uno più sollazzevole dell'altro, non escluso quello dell'alleggerimento simultaneo del portafogli e dell'orologio. La grande piazza ospitava ogni sorta di baracconi, dal tiro al bersaglio al museo anatomico, dal carosello al teatro dei galli che cantavano e ballavano prodigiosamente sopra una lastra di bandone».  Otto anni prima Petrolini aveva firmato anche un testo teatrale, intitolato Il Padiglione delle meraviglie, di cui Massimo Verdastro cura oggi un allestimento  al Teatro Vascello (testo integrale, con inserti di Elio Pecora) che finisce proprio oggi, domenica, con la pomeridiana  delle 18.00,  con una scena  inventata da Stefania Battaglia che ne suggerisce gli attributi, se non propriamente le forme definite. Il palco è infatti uno spazio vuoto e nero su cui si muovono macchine sceniche provvisorie e rudimentali, a evocare la piazza Guglielmo Pepe allʼEsquilino, ormai cancellata dallo stradario romano e rinominata "via" perché schiacciata dai nuovi edifici: prima la Centrale del latte, adesso quel che resta del mercato di Piazza Vittorio.  Si trattava di una piazza che, alla fine dellʼOttocento, veniva spesso occupata dai baracconi delle fiere, e dove è sorto nel 1909 il primo moderno ed elegante tempio del varietà romano, il Teatro Jovinelli, dal nome del suo fondatore , lʼimpresario teatrale Giuseppe Jovinelli, che tutti chiamavano però Peppino.


I personaggi che abitano il Padiglione inventato dalla memoria autobiografica di Petrolini drammaturgo sono quelli che lui stesso aveva conosciuto nelle sue prime esperienze da artista di strada, prima di essere scritturato, come ricorda, al Teatro Jovinelli: giocolieri, mimi, attori di un teatro povero e scalcinato, ormai sulla via del declino: lʼimbonitore, impersonato dallo stesso regista e attore Massimo Verdastro in costume clownesco, la primadonna sirena di nome Elvira, con il corpo agilissimo di Manuela Kustermann, poi i lottatori, il selvaggio antropofago, la donna del tiro a segno con i coltelli e la coppia di anziani impresari, di nome Lalli (forse per assonanza con Jovinelli?). La pièce li presenta in una doppia veste, per cui ciascuno mostra da un lato il suo "numero" circense, ma dallʼaltro anche i travagliati rapporti interpersonali e sentimentali allʼinterno della piccola comunità girovaga. Tiberio si consuma dʼamore per la Sirena con cui da tempo ha una relazione, ma lei è però infatuata del giovincello lottatore fascinoso, il Tigre, che a sua volta si scopre essere in realtà più o meno felicemente ammogliato.  Il clou del dramma è nella lotta finale tra Tiberio e il Tigre, in cui lʼerculeo bellimbusto viene quasi strozzato dal maturo innamorato respinto, dopodiché questʼultimo, vincitore, fa ritorno mestamente alla propria tradita "normalità", consegnando le chiavi della propria stanza alla malafemmina e intimandole con questo gesto di tornare con lui.

domenica 6 ottobre 2013

L'incipit della domenica - Fortunello

asmatico, sintetico,
linfatico, cosmetico.
Amo la Bibbia, la Libia, la fibia
delle scarpine
delle donnine
carine cretine.
Sono disinvolto.
Raccolto.
Assolto "per inesistenza di reato".

Ho una spiccata passione per: il Polo Nord. La cera vergine. Il Nabuccodonosor.
Il burro lodigiano. La fanciulla del West. Il moschicida. La cavalleria pesante.
I lacci delle scarpe. L'areonatica col culinaria. Il giuoco del lotto. L'acetolene e l'osso buco.

sabato 21 settembre 2013

Teatro, un Vascello per tutti


Mercoledì scorso, alla conferenza stampa per lʼapertura della stagione 2013-14 del Teatro Vascello, accanto a Manuela Kustermann che presentava, insieme con tanti autori, attori e registi che si avvicendavano sul palco, il fitto programma preparato per gli spettatori, era presente una donna che, con un largo sorriso luminoso, traduceva tutto quello che veniva detto nella lingua dei segni, utilizzata dalle persone sorde. Il Vascello, il teatro del nostro quartiere, il cui ampio palcoscenico che si offre allo sguardo di una platea disposta come una cavea ha ospitato gli attori più interessanti e famosi del mondo, festeggia così un quarto di secolo di vita, aprendosi anche a chi spesso è lasciato fuori dalle platee a causa di diverse disabilità sensoriali.  Infatti, dal 29 novembre al 1° dicembre, vi si potrà assistere a CINEDEAF, il festival del cinema sordo di Roma: non un cinema "per", ma "con i sordi", mentre dal 17 al 18 novembre la Compagnia TeArca Onlus porterà alla luce una storia di "invisibili", CONDOMINIO OCCIDENTALE, con attori non vedenti.


Ma ci sarà anche molto spazio, come avviene ormai da tanti anni, per i bambini, con la programmazione articolata del VASCELLO DEI PICCOLI, da ottobre a marzo, con diverse produzioni, come RIBOLLE (compagnia Ribolle), IL GOBBO DI NOTRE DAME, PETER PAN (TSI La Fabbrica dellʼattore), SANDOKAN (Sacchi di Sabbia-Lombardi Tiezzi), IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI (Bustric) e LA VERA STORIA o quasi... DI TRE MOSCHETTIERI (Compagnia Teatrale Il Sentiero di Oz).
E poi la programmazione del Vascello che, come avviene dal 1989, anno della sua nascita ad opera dello scomparso Giancarlo Nanni, si è connotato, di fronte  alla platea romana, come un teatro attento alle interferenze e alle contaminazioni tra diverse pratiche teatrali e artistiche: dal teatro tradizionale ai concerti, alla poesia, alla performance, alla danza, al video, alle arti visive, al teatro nelle scuole, al cinema, fino ai reading di un intero quartiere organizzati dalla nostra associazione culturale Monteverdelegge. Ed ecco allora unʼanteprima della stagione che avrà luogo domenica  22 settembre prossimo alle 18,00 con YANEURA, di Theater Company Rinkogun, e a seguire, il 29 di questo mese, il CONCERTO ROSACROCE PER VETTOR PISANI, dalle ore 19 fino alle 24,  con tanti attori, filosofi, critici e galleristi che si alterneranno sul palco per commemorare lʼartista morto suicida nellʼagosto del 2011. Il 1° ottobre sarà dedicato alla danza, con una prima internazionale della Odyssey Dance Theatre di Singapore e Motus danza, con OM e MEETING POINT, e ancora per la danza vedremo il Balletto di Roma in THE QUARTET, (24-27 ottobre) e la MMCompany -Michele Merola con CINQUE CANTI, la compagnia Petrillo Danza in VAN GOGH (27-28 novembre).

La stagione  di prosa debutta il 4 ottobre con una nuova produzione di TSI La Fabbrica dellʼattore, IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE scritto nel 1924 da Ettore Petrolini, con la regia di Massimo Verdastro, con questʼultimo in scena insieme a Manuela Kustermann fino al 13 ottobre, cui seguirà, dal 16 al 20 ottobre unʼaltra produzione della TSI La Fabbrica dell’Attore, MALÌA di Gianni Guardigli, altro autore italiano contemporaneo, con la regia Ida Bassignano. Successivamente il teatro aprirà il suo sipario, come da tradizione, alla già preziosa rassegna LE VIE DEI FESTIVAL, la cui programmazione è ormai decurtata da vistosi tagli del Comune di Roma che la assotigliano fino alla quasi invisibilità: solo uno spettacolo in programmazione, questʼanno, il CIRCUS KLEZMER della Compagnia Aire Aire di Barcellona, uno spettacolo poetico ed esilarante visto per pochi giorni lo scorso anno al teatro Argentina.  

venerdì 24 maggio 2013

Saffo, le acrobazie dell'amore totale

Patrizia Vincenzoni
In Fuochi di Marguerite Yourcenar, opera che racchiude una serie di prose liriche, l'amore è l'elemento che percorre i testi, amore  totale, pervasivo che s'impone quasi fosse una malattia e allo stesso tempo, una vocazione.
L'amore non  inteso come centro della vita, almeno non in modo continuo, ma l'abisso o l'apice: questa alternanza di stati nei quali  è possibile  percepire che la vita contiene anche una certa inconsistenza, impalpabile quasi fosse un sogno.
Saffo o il volo dell'acrobata, ispirato a Fuochi,  con Manuela Kustermann, regia di Massimo Verdastro, una produzione di TSI La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello, in scena nei giorni scorsi al Vascello, costituisce un significativo estratto di queste indicazioni dell'autrice.   Laddove le parole sono veicoli verbali caricati di senso, quasi a concretizzare il sentimento, producendo quell'espressionismo barocco che è  il registro timbrico e sintattico del testo originale, la scena presenta un'essenzialita e una laterale trasparenza che aiutano  il gioco delle sovrapposizioni temporali nelle quali il personaggio Saffo si muove e racconta del bisogno di essere aderente all'illusione dell'amore-idolatria dell'essere amato.  

mercoledì 22 maggio 2013

mvl teatro: tre donne per un corpo

Maria Cristina Reggio
Ieri sera al Vascello il corpo magnifico di una donna ne interpretava tre: Manuela Kustermann condensava in movimenti da acrobata tre personaggi femminili. Nella locandina dello spettacolo, per la verità, si accennava a due soli personaggi, Saffo e unʼ anonima narratrice, eppure come non pensare alla presenza in scena della bella e possente Marguerite Cleenewerck de Crayencour, in arte Marguerite Yourcenar, belga di nascita ma francese dʼadozione, autrice del testo da cui è stata tratta la pièce teatrale? Possente non solo nelle dimensioni ma nellʼenergia vitale, nella tensione passionale, la stessa dellʼattrice.
Ciò che più colpisce di unʼacrobata è il suo corpo, la sua capacità di mantenersi in equilibrio misurando e dosando la propria forza fisica secondo un complesso sistema di leve che spingono su un punto che lʼartista conosce bene, per essersi esercitata in un duro esercizio quotidiano. In uno spazio scenico pressoché vuoto, costituito da un immenso cuneo formato dal pavimento del palco stesso e da due pareti, di cui una diventava talvolta semitrasparente per mostrarci solo delle silhouettes, la Kustermann era proprio questa acrobata che, con il suo corpo atletico, sa cambiare ruolo restando sempre se stessa.
Lʼattrice si muoveva in uno spazio interessante, accanto alle sagome specchianti di due figure femminili che ricordavano le opere-specchio di Pistoletto, pensate da Stefania Battaglia, mentre la regia, piuttosto statica, era di Massimo Verdastro.

venerdì 17 maggio 2013

Saffo o il volo dell'acrobata. Al Vascello, 21-23 maggio


In scena al Teatro Vascello dal 21 al 23 maggio alle ore 21, Manuela Kustermann in Saffo o il volo dell'acrobata, regia di Massimo Verdastro. Come si legge nel comunicato stampa, si tratta di "una partitura drammaturgica per attrice solista, ispirata a uno dei racconti che compongono Fuochi (Bompiani, 2001), l’opera forse più poetica e visionaria di Marguerite Yourcenar". Una sola attrice per due personaggi: nella stessa voce e persona della Kustermann si alterneranno e fonderanno infatti la figura della Narratrice e quella di Saffo, la poetessa greca che nel racconto della Yourcenar viene "catapultata" nella contemporaneità e assume le sembianze di una acrobata del circo.
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