Patrizia Vincenzoni
In Fuochi di Marguerite Yourcenar, opera che racchiude una serie di
prose liriche, l'amore è l'elemento che percorre i testi, amore totale,
pervasivo che s'impone quasi fosse una malattia e allo stesso tempo,
una vocazione.
L'amore
non inteso come centro della vita, almeno non in modo continuo, ma
l'abisso o l'apice: questa alternanza di stati nei quali è possibile
percepire che la vita contiene anche una certa inconsistenza,
impalpabile quasi fosse un sogno.
Saffo
o il volo dell'acrobata, ispirato a Fuochi, con Manuela Kustermann,
regia di Massimo Verdastro, una produzione di TSI La Fabbrica
dell'Attore Teatro Vascello, in scena nei giorni scorsi al Vascello,
costituisce un significativo estratto di queste indicazioni
dell'autrice. Laddove le parole sono veicoli verbali caricati di
senso, quasi a concretizzare il sentimento, producendo
quell'espressionismo barocco che è il registro timbrico e sintattico
del testo originale, la scena presenta un'essenzialita e una laterale
trasparenza che aiutano il gioco delle sovrapposizioni temporali nelle
quali il personaggio Saffo si muove e racconta del bisogno di essere
aderente all'illusione dell'amore-idolatria dell'essere amato.

