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sabato 22 febbraio 2025

MVL TEATRO: Il Ministero della Solitudine al Vascello

La solitudine è un dolente karaoke cantato a una bambola di plastica 

Maria Cristina Reggio 

Di cosa si potrà mai occupare un Ministero della Solitudine? Bisognerebbe chiederlo agli inglesi, che nel 2018 ne hanno istituito uno per la prima volta al mondo, seguiti a ruota nel 2021 dal Giappone, e la compagnia guidata dalla regista Lisa Ferrazzo Natoli con Alessandro Ferroni, disegnatore del suono ce ne mostra una possibile declinazione immaginaria portandolo nuovamente sul palcoscenico al Teatro Vascello. In scena, accanto ad un ufficio provvisorio dell’ipotetico Ministero dotato di tavolino con bolla del pesce rosso e piantina con innaffiatoio che evocano, forse, il prendersi cura di un altro essere vivente, campeggia, centrale e girevole, un grande blocco verticale che funge da cambio scena, su cui girano la grande parete di un alveare, un distributore di oggetti e un maxi frigorifero formato famiglia, elementi-simbolo di una socialità. Nonostante la rotatoria apparizione di questi oggetti, i cinque personaggi che popolano il palcoscenico non riescono a farli diventare luoghi di scambio di una comunità. Vi camminano intorno frettolosi incrociandosi nelle loro traiettorie solitarie, senza incontrarsi davvero, senza mai entrare in relazione tra loro, se non per pochi istanti.

Ciascuno percorre ossessivamente la sua strada, talvolta si ferma, acceso da un attacco di danza, o meglio ancora da improvvisi movimenti incontrollati del corpo che più che al ballo fanno pensare alla sindrome di Tourette, perso nella propria musica pop. Proprio quest’ultima- da David Bowie a Lucio Battisti - e il suo volume diventano l’elemento principale che traccia la drammaturgia, avvolgendo gli spettatori in quella fascinazione ormai ricorrente in molti spettacoli e di cui anche noi spettatori sembra che non sappiamo più fare a meno. Alcuni spettatori accendono perfino il cellulare con Shazam per riconoscere i brani. Eppure, stavolta qualcosa sembra non funzionare nel volume: la musica si sente talvolta ovattata, soffocata come se provenisse da un auricolare di un personaggio, per poi esplodere e avvolgere l’intera platea, simulacro di un immenso auricolare collettivo. 

Non è un guasto, no, è il punctum dello spettacolo, quel qualcosa che, per via della sua incongruenza, colpisce profondamente i nostri sensi di spettatori per dirci qualcosa di importante, su cui riflettere: ciascuno dei personaggi, come noi, è perso nel proprio ascolto individuale e solitario, il “dispositivo” - walkman, cellulare o televisore che sia - che ogni giorno trasporta i nostri suoni, le nostre voci e le nostre parole fino al massimo volume.  Il fragore della musica è la loro - e la nostra - compagnia, e allora non resta altro da fare, ciascuno per nel proprio sordo ascolto, se non improvvisare un celibe Karaoke ad una testimone inerte, una bambola umana che giace su una sedia a rotelle. 

IL MINISTERO DELLA SOLITUDINE 

regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

drammaturgia del testo Fabrizio Sinisi 

con Caterina Carpio, Tania Garribba, Emiliano Masala, Giulia Mazzarino, Francesco Villano 

Uno spettacolo di lacasadargilla, 

al Teatro Vascello dal 18 al 23 febbraio 2025

dal martedì al venerdì h 2, sabato h 19 e domenica h 17.




giovedì 9 maggio 2013

Ciò che resta del fuoco

Il 10 maggio 1933 sull'Opernplatz di Berlino i nazisti organizzarono un gigantesco rogo di libri "contrari allo spirito tedesco". Per ricordare quella giornata, stasera, 9 maggio 2013 (dal 1950 anche festa dell'Europa il Teatro Argentina di Roma apre a partire dalle 21.30 le sue porte per una notte dei libri, una chiamata collettiva per restituire voce e immagini ai testi che i nazisti vollero cancellare con i loro roghi. Riprendendo il titolo italiano di Feu la cendre di Jacques Derrida,  Ciò che resta del fuoco è la sigla che si è scelto di dare a questa serata realizzata da lacasadargilla e da Muta Imago, ma aperta a tutti i cittadini che vorranno partecipare.

La scrittrice tedesca Elfriede Brüning è oggi una vecchia signora avviata a compiere in novembre 103 anni. Nel '33 era una giovanissima giornalista comunista e assistette con orrore al terribile falò berlinese. Un ricordo che sarebbe rimasto  per lei incancellabile, come testimonia la conferenza che la scrittrice tenne nella capitale tedesca dieci anni fa e di cui riportiamo qui un ampio stralcio:

"Sono passati settant'anni da allora, il tempo d'una vita. Eppure ho davanti agli occhi le immagini di quel giorno funesto, come se fosse ieri. Ero andata anch'io sull'Opernplatz di Berlino, non per il gusto del sensazionale, tantomeno con l'entusiasmo dei tanti curiosi intorno a me, venuti per assistere all'orrendo spettacolo. Già da giorni la stampa aveva annunciato che oggi, 10 maggio 1933, ci sarebbe stato un grande rogo di libri, a conclusione della campagna propagandistica «contro lo spirito antitedesco» organizzata dall'associazione degli studenti. Manifestazioni analoghe erano state indette in tutte le città universitarie. A Berlino la polizia e le SA (Sturmabteilung, la milizia del partito) avevano chiuso preventivamente l'accesso alla piazza di fronte alla Humboldt-Universität. Ma adesso la folla poté oltrepassare i cordoni, spingersi avanti fino alla catasta di legna che si ergeva in un riquadro al centro della piazza, illuminato a giorno dai riflettori. Quanti non riuscirono a conquistare un posto in prima fila si aggrapparono alle sbarre che proteggevano le finestre dei palazzi adiacenti, un po' appesi alle inferriate, un po' seduti sui davanzali.
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