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lunedì 13 giugno 2022

COSMOGONIA, Sonia Gentili e Daniela Monaci al Museo Carlo Bilotti

 Con piacere diffondiamo 


L’uomo che non guarda è un collettivo artistico che esplora l’accadere dello sguardo umano.
Tale sguardo attraversa la realtà senza poterla dominare: esiste nel divenire della messa a fuoco, della dissolvenza, della ricerca e della perdita continua del proprio oggetto. 
Questa visione intenta a trovare le proprie strade, a percorrerle, ad abbandonarle per scegliere il buio è anche l’esperienza della poesia: un movimento verso la forma per chi la crea come per chi, leggendola, richiama immagini e parole al loro accadere. 
Tanto nel processo creativo quanto durante la lettura il testo accade con una processualità non lineare. 
Del testo poetico l’occhio cattura subito l’immagine complessiva cogliendone le parti interrelate (ripetizioni, opposizioni, isomorfismi). 
La lettura non è altro che la dinamizzazione di questa intuizione d’insieme.
Attraverso sette installazioni con schermo - un Libro e sei Fogli - L’uomo che non guarda propone l’esperienza della poesia che unisce poeta e lettore: il movimento verso la forma.
Lo schermo dell’Uomo che non guarda è un foglio bianco dal quale emergono parole o insiemi di parole attraverso un processo di assolvenza: “colorandosi” di inchiostro progressivamente e con varia intensità.
Il testo poetico emerge come quando è percepito sulla pagina: còlto nella sua immagine totale, di cui sono messi subito, simultaneamente a fuoco gli elementi strutturali e poi si disegnano le articolazioni meno evidenti. Il testo in movimento è così una scatola nera non solo della lettura, ma anche del ritmo, del respiro, dell’attraversamento di uno spazio che la pagina poetica ha congelato in sé e che l’atto di leggere libera ogni volta.
Sul piano tecnico si è svolto un lavoro di fine artigianato dell’immagine affidato a calcoli rigorosi: la ricerca della consistenza e della grana della carta (immagine realizzata con macchina fotografica professionale, in alta qualità non compressa), di un carattere il più possibile vicino a quello del libro stampato, il mantenimento dell’architettura del testo (che ha comportato un adattamento dell’immagine per la mise en page), la produzione delle clip relative alla singola unità di testo che emerge dal foglio. 
Ogni parola o gruppo di parole – in sostanza, le unità minime che si vedono emergere dal foglio - è stato trattato come singola immagine fotografica in formato png.
Mentre i sei Fogli sono costituiti da un semplice schermo su cui affiora il testo, il Libro è composto da uno specchio e uno schermo (50 x 80) “rilegati” tra loro, in modo che il testo è un riflesso progressivo dell’indecifrabile. 
Il lettore / visitatore si trova di fronte al libro aperto. Il testo emerge sulla pagina 1 (lo schermo) al contrario ed è riflesso dalla pagina 2 (lo specchio) in forma leggibile. 
Tra la pagina 1 - testo al contrario - e la pagina 2 - testo leggibile – c’è il lettore, che vede “accadere” il testo, partecipa alla sua genesi e alla sua decifrazione, fa esperienza visiva del dinamismo delle parole che vive interiormente quando legge. Vede la sua mente leggere.
L’uso di oggetti (schermi di tv e computer, specchi) presentati in una veste “realistica”, non astratta dall’imperfezione quotidiana, è un riferimento alle umili circostanze materiali in cui ogni esperienza – anche la più misteriosamente interiore – ha luogo.
Queste opere sviluppano la ricerca intrapresa da Antonio Maria Polito (1969-2015) con l’opera One and Three 4’33” – Prolegòmeni (primo premio sezione video, fiera internazionale di arte contemporanea “Paratissima” 2014 – Torino).
I testi impiegati - terreno di incontro tra la poesia di Sonia Gentili e l’opera di Daniela Monaci - sono tratti dal libro di Sonia Gentili I quattro gesti della creazione (Aragno 2020), ad eccezione di Cosmogonia, Frammento ed Eravamo alberi, inediti e nati per questa mostra.


lunedì 2 novembre 2020

Presentazione online del libro Poesia e Libertà, a cura di Sonia Gentili


Questo libro è il frutto di un laboratorio curato da Sonia Gentili dal 2013 al 2018 nella bibliolibreria Plautilla di Monteverdelegge presso il Centro Diurno Cantiere 24.  Sviluppato attorno alla voce emersa in ciascuno dei partecipanti,  il libro è cresciuto anche grazie ai poeti (oltre a Sonia Gentili, Silvia Bre, Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Luigi Trucillo) intervenuti negli incontri.
Come dichiara Sonia Gentili "Questo laboratorio e questo libro sono il documento di una pratica della poesia nata in opposizione al concetto di “scuola di scrittura”, le cui implicazioni commerciali e omologanti sono incompatibili con la letteratura e con la sua libertà".
Con la curatrice ne discutono Maria Teresa Carbone, Patrizia Vincenzoni e l'editore Matteo Chiavarone. Leggono alcuni tra gli autori.



Venerdì 6 novembre, h.18.00 online  https://meet.jit.si/monteverdelegge

Presentazione online del libro Poesia e Libertà. Testi e immagini da un laboratorio,
a cura di Sonia Gentili, Edizioni Ensemble

 

sabato 25 gennaio 2020

I FILOSOFI di Sonia Gentili alla biblioteca MOBY DICK


Giovedì 30 gennaio alle ore 18.00, presso la biblioteca MOBY DICK, HUB CULTURALE, in via Edgardo Ferrati 3a, si presenta il libro I FILOSOFI, l'ultimo romanzo di Sonia Gentili pubblicato da Castelvecchi.
Intervengono, insieme all'autrice, Giancarlo Pontiggia e Arnaldo Colasanti. 

mercoledì 20 dicembre 2017

La pratica della poesia come linguaggio della libertà - Officina Poesia 2017-2018


Sonia Gentili
Quest'anno vorrei valorizzare la riflessione sul senso del nostro laboratorio: non un pollaio-allevamento di "nuovi talenti" a pagamento, ma una comune esperienza della poesia come pratica di un modello antropologico alternativo a quello dominante, cioè programmaticamente aperto, incompiuto e libero.
La poesia implica non lo sviluppo di “competenze produttive” (vale a dire tutte quelle competenze normalmente giudicate utili sul piano della funzione sociale dell’individuo: conoscenze direttamente finalizzata alla produzione del lavoro) ma la liberazione di potenzialità espressive individuali che valorizzino la peculiarità del singolo e la sua facoltà di comunicare socialmente, attraverso l’arte e la creatività, il suo essere individuo.
A partire dal passo platonico che afferma la necessità di cacciare i poeti delle passioni dalla città in quanto dannosi alla formazione del cittadino (Rep. 398A) fino a De Santis che affermava la dannosità della poesia d'amore petrarchesca - malinconica e chiusa nella propria ossessione - per la fondazione dell'Italia unitaria, il diritto a "non servire" in senso sia contingente e politico (non essere al servizio di questo o quel sistema) sia in senso complessivo e antropologico (non contribuire alla creazione del cittadino come individuo "risolto" nell'ingranaggio sociale) è il motivo di censura e la forza della poesia.
Il nostro laboratorio promuove la pratica della poesia come linguaggio della libertà dal perimetro programmaticamente aperto - cioè in trasformazione - e in questo senso costituisce una pratica fondativa di un sé libero.

venerdì 3 marzo 2017

Incontri e laboratori da Plautilla, aspettando Carla Vasio venerdì 10 marzo alle 17.00

Che sia di lunedì, o di venerdì, o degli altri giorni della settimana, Plautilla non si ferma mai: ci sono i laboratori, naturalmente, che segnano il ritmo quotidiano, ma qui vogliamo presentare una piccola galleria di incontri che hanno animato la bibliolibreria di via Colautti nelle ultime settimane.
Barbara Bonomi Romagnoli, apicoltrice e autrice del libro Bee Happy (DeriveApprodi), per esempio, ha raccontato il mondo delle api e degli apicoltori. Un mondo fatto di fatica, di sorprese, di poesia. E la poesia – declinata in aspetti molto diversi fra loro – è stata in questo periodo uno dei perni principali dell'attività di monteverdelegge.
Paola Sansone da Plautilla, foto di Dino Ignani   

Carla Vasio da Plautilla, foto di Dino Ignani

Paola Sansone, per esempio, ha portato l'ironia fresca e a tratti amara della sua raccolta Rimescolando (un esempio: Sono e sarò sempre/casta e pura/perché non c'è nessuno/che lo appura).
Vincitrice del Premio Viareggio 2016 e compagna di strada di monteverdelegge già da alcuni anni, Sonia Gentili ha presentato in anteprima proprio da Plautilla le sue nuove poesie I quattro gesti della creazione.
Infine, Antonietta Tiberia e Antonella Cecchi Pandolfini hanno letto alcuni haiku tratti dai loro libri appena pubblicati da monteverdelegge cartoni: impressioni fugaci e vivide espresse con la purezza dell’essenzialità. La presenza preziosa e autorevole di Carla Vasio, notissima cultrice di haiku, ha arricchito l’incontro con gli affascinanti racconti della sua esperienza di vita in Giappone e soprattutto con i segreti dell’Haiku che ha cominciato a svelarci.

Ne è nata la promessa di un prossimo incontro che si configurerà proprio come un laboratorio. Cimentarsi con gli Haiku significa liberarsi delle parole superflue per cogliere l’essenza, la sostanza di un’esperienza: questo ha promesso Carla. La aspettiamo da Plautilla Venerdì 10 marzo, alle 17.



mercoledì 2 settembre 2015

Sonia Gentili, Esodo









nessuna lingua ha il nome

la donna che attraversa
l’asfalto su caviglie di capretto, magra,
muta, tu col bambino zitto e il cane
senza guinzaglio che ti segue
come per vegliarti
come per svegliarti, per
vedere le distanze che non
vedi

e tutto è muto nel rumore delle macchine

tutto si spegne nel rumore delle macchine. Neri
come pali nel catrame, col tronco ficcato in una gabbia
di basso ferro grigio

alberi, nessuno
sa che alberi

nessuna lingua ha il nome di quest’albero

la linea orizzontale del gradino, la sua testa
araba che dorme
solo ora, alla fine
della notte. E scarpe
abbandonate senza nome

tutto dilaga alla fine della notte

nessun nome per le teste addormentate
sui gradini
nessun nome e
molti bambini

nessuna lingua ha il nome del suo sonno
nessuna lingua ha la fine della notte
nessuna lingua ha la morte
dei nomi

venerdì 30 gennaio 2015

Appuntamenti con la poesia

Il 5 febbraio a Roma presso il Tempio di Adriano si terrà Ritratti di Poesia, una rassegna di grandi voci poetiche (per citare solo pochi nomi, le italiane Rosaria Lo Russo e Giovanna Frene, la statunitense Moira Egan e l'egiziano Youssef Rakha).  Il giorno precedente, mercoledì 4 febbraio, presso la libreria Enoarcano, Alessandro Canzian, Flaminia Cruciani, Claudio Damiani, Sonia Gentili, Giovanna Iorio, Sandro Pecchiari, Maria Pia Quintavalla, Gabriella Sica, Luigia Sorrentino, Isabella Vincentini, Zingonia Zingone leggeranno i loro testi nel corso di una serata, intitolata ASPETTANDO RITRATTI DI POESIA. L'incontro è organizzato da Samuele Editore, che Monteverdelegge ha ospitato in uno dei suoi "autoritratti di editore" all'interno dei laboratori di Officina Poesia curati con appassionata competenza da Sonia Gentili presso Plautilla. Con particolare piacere, quindi, abbiamo inserito l'appuntamento nel nostro calendario e anticipiamo i testi che Sonia Gentili leggerà durante l'incontro. 


Notturno

Gli alberi, le teste buie
al vento, l’occhio invisibile
ed attento
di due volpi

nel tormento
oscuro delle foglie, dei rami che torcendosi
abbracciano ora il tempo
sinistro del naufragio, tutto ritorna
al cielo cancellandosi, le linee
tradiscono le forme
abbandonandole e il vuoto
sale al niente, è pietra
circolare, cieca, è torre
senza finestre che ha
nelle budella
un trono

il buio riempie i tronchi
come un coro
di foglie insonni
di rami che torcendosi
abbracciandosi
resistono al frastuono
della vita impaurita
dalla notte

rumore notturno della vita: per il ribrezzo
del niente che la sfiora
si ritrae torcendosi, ancora
più cupamente
viva

anche stanotte il sonno
non basta per morire

Istante

La guancia che si volta, scalfita
dalla luce, e non sa di attendere
una pena

la figura piena, dissolta
al centro da uno scorrere
di luce

il sole era l’immensa
radura al centro
della ragazza in piedi sul sentiero
che conduce dentro a un nero
d’alberi e dietro
al ginocchio intanto
nasceva un lago
d’ombra

Fiat lux

Che la luce cada rompendosi
sul mondo
cada la luce rompendosi
nel fondo
ma brilli, e le ossa rotte
le nasconda

resti distesa e poi
potrà svanire
pensi a brillare e poi
potrà morire

brilla la luce caduta
in superficie, sale dall’orizzonte
nella spinta breve di queste
arcate di nubi
chiare

brilla il tuo corpo, luce, sei distesa
sul mondo
stai morendo
eppure il tuo mattino è un mondo
chiaro

vada la luce, consumi le pianure
e vada poi perdendosi, già morta,
dentro le vene aride di dio
dentro le vene aride che io
sento distendersi immortali nelle
notti
sento confondersi ai mortali nella
notte
le vene della mano che domani
frantumerà ancora sul mondo
le ossa della nostra
luce




domenica 6 aprile 2014

Riflessioni poetiche sulla città




San Silvestro – Arco di Travertino

Sembrava che ubbidisse a un comandamento di gioia
la folla
sull’autobus, quell’ampia vasca
di lamiere fosfate e ventricoli
in moto: all’interno
del parallelepipedo rosso e arancio
un volume variabile di estranea bellezza
era scosso all’unisono
a causa dei salti delle gomme sui dislivelli
dell’asfalto,
così dal fondo della carne umana affioravano i dettagli
della vita
che altrimenti scorre misteriosa – le unghie
quadrate e bianche di un ragazzo, la sciarpa
della ragazza con le scarpe rosse, qualche improvviso
rischiararsi del volto nascosto
da uno zainetto a fiori – e altre cose
improvvisamente evidenti
di corpi destinati a non conoscersi
ora emergevano dall’indistinto come sonagli
d’amor proprio
ma sopra tutto era la gentilezza
a rivelarsi, l’invincibile e definitiva
gentilezza umana

Maria Grazia Calandrone



Roma, all’improvviso, notte

buio improvviso. il sole
splende sui tetti e non al suolo. il giorno
si capovolge come uno scarabeo
d’oro. sfolgora il metallo delle gru,
i meccanismi e i giunti unti di sole
colano pioggia d’oro.
una grandine chimica, innaturale, incrina
il contratto sociale del cielo
con gli uomini. i palazzi di Roma popolare, della mia bella Roma
contro il sereno: un paradiso caduto
sotto la fiamma liquida del cielo. il cielo butta
da una piaga sulfurea
un rovescio squillante di gabbiani: un luccichio scontento
di ali fatte per capire il mare
batte
pochi metri più in alto
del suolo, quasi che le nuvole si siano chinate
a calare uno sconforto solo terrestre e l’azzurro ne resti tutto
indifferente, scosceso di luce
nel gelo imperscrutabile del padre

Maria Grazia Calandrone



Serata in ghetto (il Greco)

Il blu incastrato di lato nella notte
come un ala o un auto parcheggiata male

la bocca del divieto, tonda
e sbarrata, muta nel buio
come l’infrazione

un’auto blu sotto la lettera di dio sul sonno
del carabiniere, un’auto nera maritata al muro: sotto
c’è l’argine e poi il fiume

hai benedetto schiuma
sul fiume tossico
e furioso, basso nella sua corsa
come un topo, tu, luna del ghetto, e il disco
gemello del semaforo che è rotto, e il ponte
che per metà è in rovina. Tu splendi fino ai morti e sai cosa si lascia
vivendo: perciò ha un breve sorriso il tuo silenzio. Sai che la luce brilla
come il buio: perciò gli scemi la cercano
nel buio. Il Greco, il sopravvissuto, il mentitore
nel lungo viaggio dalla guerra a dove, a quale tempo imboscato
nella sera, a quale presente
o cronaca
o finzione
a quale topo annegato in questo fiume
                                                
Sonia Gentili



Porta Latina (i bastioni del mondo)

Nello sbiancato agosto, alti sul moto
cieco delle automobili, i bastioni
del mondo sono bianchi

bianchi essi soli, nel pallore
di stracci o metalli che tornano alla polvere
del sole, alti come il silenzio tra i tralicci, tra le braccia
morte dei lampioni, ed essi soli rifugio
degli uccelli, dei fatali ritorni
dalle guerre, dell’orina
preistorica di cani che fiutano presagi
di battaglie, dei volti asciutti
di antiche soldataglie che stanno ancora, invisibili, al piantone: morte
sentinelle che scrutano guerre
di polvere e luce
all’orizzonte

una colonna di polvere
e luce: il glicine
è lo scettro del balcone
prossimo al crollo

il viola quasi bianco del suo fiore annuncia
Porta Latina

il grande volto bianco della porta 
rivolto all’orizzonte, a eterni fragori di luci
che sono polveri di morti, non sa che dalla sua bocca
vuota è sorta come un castello infero la strada: vuota
perché affollata di sepolture, di perdite
di attese

Porta Latina di polvere
e luce

Sonia Gentili




Questo testi introducono il tema che verrà trattato nel pomeriggio del 7 aprile 2014 dalle ore 17.00 da Plautilla nell'incontro del Laboratorio di 
Officina Poesia, come sempre coordinato da Sonia Gentili. Parteciperà Mariagrazia Calandrone. 
Intorno alla tematica della città prenderà corpo il progetto collettivo finale dei Laboratori di Officina poesia 2014. 

lunedì 24 marzo 2014

Il silenzio è un esercito

Sonia Gentili
La bestia ha aspettato l’uomo, quello o qualunque altro, nella luce desertica dell’Appennino.
È grigioazzura, massiccia e atemporale come una divinità. Ha artigli, petto e orecchie da re: tranquillamente consapevoli della propria istanza di dominio; qualcosa nel suo campo visivo risplende sempre con la luce trasversa della sciabola. Di fronte al lupo c’è l’uomo.
L’uomo è grigio, ma esile e come corroso dalla luce; si può immaginare che guardi o preghi il lupo.
La luce è arida, sfocata dalla troppa volontà di colpire o dall’indifferenza del colpire: atemporale come il lupo. Soltanto l’uomo è solo.
Il silenzio è un esercito di muti in ascolto, e l’uomo è solo. Il silenzio è un esercito di muti che accusa l’uomo, e il lupo guarda. Il silenzio è un esercito, ed ha un capo: il lupo. L’uomo sa che il lupo comanda il suo silenzio, e si chiede perché questo sia possibile. La donna lo raggiunge, lo abbraccia; nella stretta qualcosa si allontana da lui come una bestia in fuga.

Questo testo, tratto dalla raccolta Parva naturalia (Aragno editore, 2012), introduce il tema che verrà trattato questo pomeriggio nell'incontro del Laboratorio di Officina Poesia. All'incontro, come sempre coordinato da Sonia Gentili, parteciperà Fabio Donalisio.

mercoledì 5 marzo 2014

Laboratori Officina poesia 2014/Appunti sul III incontro



appunti I incontro
appunti II incontro

Raethia Corsini
Il programma del terzo incontro aveva come titolo:  Ritmo e voce nella tradizione poetica italiana
Primo viaggio attraverso i classici: Dante, Petrarca e gli altri.
Dopo una prima ora trascorsa (soprattutto) ad ascoltare la poetessa e docente Sonia Gentili, che ci ha donato alcune parole chiave per ri-entrare nel mondo dei classici, come spesso accade durante i laboratori, che sono dei lavori in corso, la conversazione è virata sul rapporto tra poesia e immagine grazie a uno stimolo dato da una delle partecipanti nell'incontro precedente. Se ne è parlato quindi con Sonia Gentili e una sua ospite, l'artista Teresa Iaria. Di seguito le parole chiave di questo incontro che ha mosso i suoi passi dalla lettura di quattro brani: 

Guido Cavalcanti, Donna me prega
Dante Alighieri, Al poco giorno
Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, XXX


Key-words

Sulla poesia classica

Dalla poesia scientifica e cosmologica a quella lirica, d'amore, intimista
Per i cavalcantiani l'amore è una questione "del mondo"
L'amore nasce intorno a un'immagine che tutta ci investe
La ripetizione ossessiva come forma di contenimento della follia
Forme metriche, temi lirici e follia
la metrica "deputata" è la sestina, tentativo di portare all'estremo lo stato ossessivo
Oltranza di un desiderio

venerdì 14 febbraio 2014

Laboratori Officina poesia 2014/ Appunti sul secondo incontro


Nel primo appuntamento dei Laboratori di Officina poesia 2014 Sonia Gentili, poetessa e docente universitaria che conduce gli incontri, ha anticipato alcuni concetti che verranno sviluppati nei laboratori e ha illustrato il programma. Il secondo laboratorio, sempre con la conduzione della Gentili, ha visto la presenza del friulano Alessandro Canzian, qui nella doppia veste di poeta e editore (Samuele Editore). Intorno al grande tavolo di Plautilla, che ospita gli appuntamenti di Officina poesia 2014, si è parlato di linguaggio poetico e esigenze editoriali, di miti e ritmo. Qui di seguito alcune parole e frasi chiave emerse durante la conversazione. Le riportiamo in ordine sparso e senza attribuzioni nominali (sono dei "relatori" e un po' dei partecipanti). Lo scopo è gettare semplicemente tra le sinapsi (di chi c'era e chi non c'era) "un flusso informe" per restituire (a chi c'era) "punti di appoggio" e sproni alla mente (di chi c'era e chi non c'era) al fine - forse - di costruire in ogni incontro una piccola mappa (ognuno la sua), che alimenterà la grande mappa finale sulla poesia. 

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