domenica 16 febbraio 2014

Le note di Leo/Don Ottavio: "non ho bene s'ella non l'ha"

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica 
al lunedì.


L'incontro di Don Giovanni con l'ospite di pietra - Max Slevogt (1868–1932)
Leonardo Castellucci*
Lettura personalissima, non necessariamente giusta, certo relativa, spero non sgradita, del Don Giovanni di Mozart/Da Ponte (il librettista), sotto le influenze dei riti "sanvalentineschi". 

Premessa 
La questione è delicatissima e assolutamente ribaltabile. In questo caso l'innamorato senza paracadute è un uomo, ma potrebbe essere il contrario. Il tema è se intendere o meno l'amore come possibilità, o dare voce sempre e solo a noi stessi. Aria di Don Ottavio. "Dalla sua pace/ la mia dipende;/Quel che a lei piace vita mi rende/quel che le incresce/morte mi dà/Se ella sospira/sospiro anch'io/è mia quell'ira/quel pianto è mio/e non ho bene/ s'ella non l'ha...."
Che noia, eh?
A pensarci, in quest'aria di dolcissima e rassegnata sconfitta, Da Ponte mette in bocca a Don Ottavio parole solo in apparenza senza forza: quelle di un uomo dedito al proprio amore, di un essere apparentemente passivo, cieco davanti alla realtà e assolutamente privo di orgoglio: per tutta l'opera si intuisce che quest'amore non è corrisposto, ma confermato per status matrimoniale. 

Philip Schultz, La sola verità (The One Truth)


Continua il  Laboratorio di traduzione di poesia, dedicato quest'anno alla raccolta Failure dello statunitense Philip Schultz, che proprio per questo libro ha vinto il premio Pulitzer. In attesa del prossimo incontro, che si terrà martedì 25 febbraio alle 18 intorno al grande tavolo di Plautilla, proponiamo la versione definitiva della poesia The One Truth (in basso il testo originale). Se qualcuna/o desidera partecipare al laboratorio o proporre varianti alla traduzione, è invitata/o a mettersi in contatto con la coordinatrice Fiorenza Mormile.

Dopo aver sognato troni splendenti
per sessant’anni, chiesto a un dio
mai amato forza e misericordia
dopo aver ficcato i pollici
nelle tasche dei suoi piani di immigrato,
mentre parcheggiava macchine di giorno
e portava il taxi di notte,
dopo che un figlio era nato morto
e lui aveva inciso il nome di quello vivo
nella neve sul parabrezza nella bufera del ’45,
dopo aver raschiato via piscio, sangue
e vomito dai pavimenti delle fabbriche
da mezzanotte all’alba,
poi riempito vassoi di noccioline,
dolciumi e sigarette
nei suoi distributori automatici per tutto il giorno,
il respiro un risucchio ansimante
e un sibilo affannoso
nella morsa del petto,
dopo essersi lavato faccia, ascelle
e palle in fredde stanze spoglie,
sempre di corsa tra la fame
di gloria e la paura
di non lasciare altro che debiti,
dopo un infarto e una caduta
giù per le scale di una fabbrica,
il figlio che gli urlava
di piantare il lavoro e riposarsi,
dopo essere stato messo k.o.
dal colpo che aspettava da una vita,
il figlio che gli chiedeva perdono
e la moglie che lo chiamava piangendo,
dopo aver alzato lo sguardo su di loro
dall’inferno, con l’anima
che gli avvizziva tra le braccia-
è questo allora il fallimento,
finire dove aveva cominciato,
nessuno tranne un Dio sordo e muto
a dargli il benvenuto,
i pugni che battevano al cancello-
è questa la sola verità,
trovarsi in un pozzo nero
al fondo di se stesso,
senza fiato abbastanza
per dire addio
o chiedere perdono?

After dreaming of radiant thrones
 for sixty years, praying to a god
he never loved for strength, for mercy,

after cocking his thumbs
 in the pockets of his immigrant schemes,
 while he parked cars during the day
and drove a taxi all night,
 after one baby was born dead,
and he carved the living one's name
in windshield snow in the blizzard of 1945,
after scrubbing piss, blood
and vomit off factory floors
from midnight to dawn,
then filling trays with peanuts,
candy and cigarettes
in his vending machines all day,
 his breath a wheezing suck
and bellowing gasp
in the fist of his chest,
 after washing his face, armpits
 and balls in cold back rooms,
 hurrying between his hunger
for glory and his fear
of leaving nothing but debt,
after having a stroke and
falling down factory stairs,
his son screaming at him
 to stop working and rest,
after being knocked down
by a blow he expected all his life,
his son begging forgiveness,
his wife crying his name,
after looking up at them
straight from hell, his soul
withering in his arms—
 is this what failure is,
to end where he began,
 no one but a deaf dumb God
to welcome him back,
 his fists pounding at the gate—
 is this the one truth,
to lie in a black pit
at the bottom of himself
 without enough breath
to say goodbye


or ask for forgiveness?

L'incipit della domenica: Lo sciopero degli elettori

Il 16 febbraio 1848 nasceva a Trévières, nel Calvados, Octave Mirbeau, che sarebbe poi diventato giornalista, scrittore, critico, infaticabile poligrafo, popolarissimo nella Francia a cavallo fra Otto e Novecento soprattutto per i suoi articoli provocatori. Fu reazionario e in seguito anarchico, si distinse tra i maggiori difensori di Dreyfuss ma questo non gli impedì posizioni accesamente patriottiche. Scrisse decine di romanzi (oggi il più noto è probabilmente Diario di una cameriera, per la trasposizione cinematografica di Luis Bunuel), è ricordato anche perché fu tra i primissimi ad acquistare i quadri di un Van Gogh ancora ignoto. Di lui proponiamo oggi, a 166 anni dalla nascita, l'inizio di un articolo uscito su "Le Figaro" il 28 novembre 1888. 

Octave Mirbeau
Una cosa mi colpisce prodigiosamente – oserei dire che mi stupefà - ed è che nel preciso momento in cui scrivo, dopo le innumerevoli esperienze, dopo gli scandali quotidiani, possa ancora esistere nella nostra cara Francia (come dicono alla commissione bilancio) un elettore, un solo elettore - questo animale irrazionale, inorganico, allucinante - che acconsenta a distogliersi dai propri affari, dai propri sogni o piaceri, per votare a favore di qualcuno o qualcosa. Quando si rifletta per un solo istante, tale sorprendente fenomeno non è fatto per sconcertare le più sottili filosofie e confondere la ragione? Dov’è il Balzac che ci darà la fisiologia dell’elettore moderno? e lo Charcot che ci spiegherà l’anatomia e la mentalità di questo incurabile demente ? Lo aspettiamo.
Capisco che un truffatore trovi sempre degli azionisti, la Censura dei difensori, l’Opèra-Comique dei dilettanti, il Constitutionnel degli abbonati, Carnot dei pittori che celebrino il suo ingresso rigido e trionfale in una città della Linguadoca (…) Ma che un deputato o un senatore, o un presidente di Repubblica, o chiunque tra tutti gli strani burloni che reclamano una funzione elettiva, quale che sia, trovi un elettore, vale a dire l’essere non sognato, il martire improbabile che vi nutra col suo pane, vi vesta con la sua lana, vi ingrassi con la sua carne, vi arricchisca col suo denaro, con la sola prospettiva di ricevere, in cambio di questa prodigalità, delle bastonate in testa, dei calci nel didietro, quando non siano colpi di fucile nel petto, in verità tutto ciò supera le nozioni già parecchio pessimiste che fin qui mi ero fatto dell’umana stupidità in generale, e della stupidità francese in particolare, il nostro caro ed immortale sciovinismo !

sabato 15 febbraio 2014

Microeditoria, al lavoro su Verlaine

Foto di Anna Maria Rava
Riprende il laboratorio di microeditoria: nella fotografia qui accanto, i partecipanti, intorno al grande tavolo di Plautilla tagliano e incollano i cartoni per le copertine. Ma il lavoro non finisce qui: fra i testi della nuova infornata, la cui uscita è prevista a maggio, ci sono i Bibliosonetti di Verlaine, inediti in italiano. Qui sotto trovate la versione originale francese del secondo, Bibliomania. Qualcuno ha voglia di cimentarsi insieme a noi nella traduzione? Chi vuole saperne di più, non ha che da mandare un'email a monteverdelegge@gmail. com

Lire n’est rien : faut avoir lu ; faut ; l'a fallu !
Pour que si vous lisez dans les livres, qu'honore
La Reliure gaie ou sombre, que décore
Encore un blason fier ou tendre au choix élu,

Pourriez, hélas ! contaminer d’un doigt poilu
D’amateur brut le vélin noble que, sonore
Abstraitement, la gloire emplit, glaive ou mandore,
D’un grand héros ou d’un poète très... relu !

C’est vrai qu’étant à la fleur de votre bel âge,
Vous auriez tort — quand l’Amour vous laisserait cois
Un instant — de ne pas lire, — tels autrefois

Nous ! — les exploits et les beaux vers, quittes, hommage
Suprême, à vénérer, dès dûment reliés,
Leur majesté, leur force et... leurs dos repliés !

I bambini si guardano attraverso lo specchio di Alice

Enza Bertoni
La nostra lettura ad alta voce continua.
Ascoltando la fantastica avventura di Alice, prigionieri del turbinio del testo, i bimbi mettono il loro respiro nelle scoperte che fa la nostra "amica".
Non sentono più niente e quando stiamo per finire di leggere è come se volessero riprendere fiato.
Intanto, mi chiedo, osservandoli così attentamente occupati tra matite, fogli, gomme, colori, i bimbi proiettati, rimbalzati in queste storie fantastiche, ricche di personaggi quali il bianco coniglio, il gatto del Cheshire, e di tanti altri personaggi, sanno che quelle meraviglie rappresentano i loro ostacoli quotidiani? che le difficoltà che incontra Alice, sono le loro difficoltà che devono affrontare e superare ogni giorno?
Vedremo, vedremo continuando la lettura e condividendo emozioni e stati d'animo.
Facciamoci guidare dal prezioso libro!

Autoritratto di editore: Carta bianca per Ediesse

Lorenzo Carlo
Comunemente Ediesse, protagonista della conversazione che si è tenuta da Plautilla giovedì 13 gennaio all'interno del ciclo "Autoritratto di editore", viene catalogata come "la casa editrice della CGIL". In realtà i (troppo pochi) partecipanti  hanno avuto la possibilità di scoprire, grazie alla presentazione appassionata e brillante del vicepresidente Stefano Iucci e della responsabile dell'ufficio stampa Carla Pagani, una realtà editoriale davvero interessante. Ediesse infatti, pur provenendo da quella origine storica di cui non intende rinnegare alcun aspetto, è attualmente una casa editrice di assai ampie caratteristiche e prospettive culturali e politiche.
Un catalogo di circa 1.000 titoli distribuiti in 21 collane editoriali, una produzione di circa 70 nuovi titoli nel 2013 collocano Ediesse in una posizione di assoluto rilievo nell'attuale panorama editoriale italiano. E ciò risulta ancor più vero se si approfondisce la conoscenza della scelta dei temi affrontati e del taglio innovativo con cui si trattano. Nel corso della conversazione-presentazione sono stati descritti alcuni volumi particolarmente significativi a titolo di esempio: nella collana Carta bianca, che ospita scritti fra il reportage di inchiesta e il giornalismo di cronaca, è recentemente uscito l'interessante Il Paese del sole di Angelo Mastrandrea, un reportage dell'Italia del sud in questi tempi di crisi. Della stessa collana è il volume Testa, mani e cuore che l'autore Vincenzo Moretti ha presentato qualche tempo fa anche a monteverdelegge con grande successo.

A qualcuno importa davvero che in Italia si legga di più?

Renata Gorgani *
Poco prima di Natale il governo ha annunciato che per decreto legge, i lettori, gli acquirenti di libri avrebbero goduto di un beneficio fiscale.
Si trattava di detrarre il 19% di quanto speso nell’anno per l’acquisto di libri, con un tetto massimo di 2.000 Euro, 1.000 Euro per libri scolastici e 1.000 Euro per libri di qualsiasi genere. 
Un po’ come accade per le medicine: scontrino fiscale, si allegano gli scontrini alla dichiarazione dei redditi, ed è fatta.
Era una buonissima notizia per il libro e i lettori, ed era fortemente simbolica perché “diceva” che i libri sono importanti e necessari.
Noi della Libreria dei Ragazzi eravamo doppiamente felici: avremmo spiegato ai genitori che da ora, i libri per i loro bambini li potevano persino detrarre dalle tasse. Li avremmo invitati a riflettere, li avremmo invitati a offrire un libro in più, era un riconoscimento “ufficiale” di quanto ripetiamo da sempre: comprare un libro a un bambino, leggerlo insieme a lui, è altrettanto importante che fargli fare sport, o curargli un raffreddore (per inciso le fatture dei corsi di sport e le medicine sono detraibili).
In un paese dove non si fa niente per la lettura, dove non esistono più le biblioteche nelle scuole se non per volontà, soldi e tempo messi in campo dai genitori, era apparso un piccolo raggio di luce, un’ammissione che leggere è un’attività degna di essere sostenuta. Invece non se ne farà nulla.
“Era una norma inapplicabile”. E allora? Allora continueremo a vedere calare gli indici di lettura, chiudere le librerie, senza che nessuno muova un dito.
Davvero pensiamo che mettere un libro tra le mani di un bambino non sia altrettanto importante che curare i suoi muscoli?
Esistono ricerche internazionali che dimostrano come l’indice di lettura sia strettamente collegato all’indice di crescita economica, alla salute e al miglioramento della sicurezza sociale.
Leggere fa crescere, leggere fa bene, leggere fa diventare cittadini migliori. Leggere migliora le prospettive di una persona. 
Per una volta i nostri politici sembravano averlo capito. Era un’illusione.
* presidente della Libreria dei ragazzi di Milano
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