al lunedì.
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| L'incontro di Don Giovanni con l'ospite di pietra - Max Slevogt (1868–1932) |
Lettura personalissima, non necessariamente giusta, certo relativa, spero non sgradita, del Don Giovanni di Mozart/Da Ponte (il librettista), sotto le influenze dei riti "sanvalentineschi".
Premessa
La questione è delicatissima e assolutamente ribaltabile. In questo caso l'innamorato senza paracadute è un uomo, ma potrebbe essere il contrario. Il tema è se intendere o meno l'amore come possibilità, o dare voce sempre e solo a noi stessi. Aria di Don Ottavio. "Dalla sua pace/ la mia dipende;/Quel che a lei piace vita mi rende/quel che le incresce/morte mi dà/Se ella sospira/sospiro anch'io/è mia quell'ira/quel pianto è mio/e non ho bene/ s'ella non l'ha...."
Che noia, eh?
A pensarci, in quest'aria di dolcissima e rassegnata sconfitta, Da Ponte mette in bocca a Don Ottavio parole solo in apparenza senza forza: quelle di un uomo dedito al proprio amore, di un essere apparentemente passivo, cieco davanti alla realtà e assolutamente privo di orgoglio: per tutta l'opera si intuisce che quest'amore non è corrisposto, ma confermato per status matrimoniale.
