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mercoledì 7 maggio 2014

Napoli, eterna ribelle

Ti racconto un libro
Silvio Perrella, Giùnapoli
Neri Pozza, 2006

Elvira Sessa

“Fatta di schiaffi, di parole mal comprese, di occhi che guardano e di piedi che provano a orientarsi tra le strade della città”, così il protagonista senza nome del romanzo “Giùnapoli” racconta la sua iniziazione alla vita partenopea.
Un percorso iniziato nel 1973, scandito da partenze e ritorni, da instancabili passeggiate con gli occhi tra le stratificazioni urbanistiche, sociali e letterarie della città.
La Napoli di Perrella è una seduttrice schizofrenica, dove si intrecciano “più città, spesso sconosciute le une alle altre” (Camaldoli, i Colli Aminei, il bosco di Capodimonte, il Vomero, la Ferrovia, Fuorigrotta, Montesanto, i Quartieri Spagnoli); è una creatura che non è donna nè uomo, “non è solo storia e non è solo natura”. “È la città delle possibilità segrete, dove bisogna trasformarsi in archeologi della bellezza”; è un’Arpia che artiglia le orecchie degli stranieri con la “forza tellurica” della sua lingua ed è capace di far sentire sempre straniero anche chi la abita da anni. Il personaggio di Perrella se ne accorge, vano è ogni tentativo di anatomizzarla e governarla: la Napoli sventrata dalla speculazione edilizia che vomita nel mare la sua rabbia di vittima di un oscuro fato, sottrae ribelle il suo corpo ad ogni lettino clinico, ad ogni classificazione urbanistica e letteraria, “sfugge, sfugge, e quando pensi di possederne un tratto (...) ecco che arriva la confusione, non sai più come orientarti, tutto scoppia (...) e non rimane che cenere immaginativa”, “e io continuo a perdermi, anche nei luoghi che conosco benissimo”. È questa, come ricorda Perrella, la Napoli inafferrabile delle pagine di Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Ermanno Rea, Domenico Rea, Sergio De Santis, Mario Pomilio e della generosità di Tullio Pironti.

lunedì 5 maggio 2014

Dal Burundi un apologo sulle ferite di un popolo dopo la guerra civile


Ti racconto un libro:
Roland Rugero Vivi! Traduzione: Giorgio Tognola Collana
Edizioni Socrates, pp. 94, euro 9

Ivan Selloni
Nyamuragi è un ragazzo che ha scelto di non parlare divenendo così muto e che all’improvviso viene accusato ingiustamente di stupro. Una vecchia cieca da un occhio mentre porta al pascolo il suo gregge osserva la tortura che Nyamuragi subisce da parte di una folla cieca d’odio.
Roland Rugero racconta questa breve storia come se appartenesse alla quotidianità del suo paese natale il Burundi, ma in realtà descrive il trauma della guerra civile che ha sconvolto la coscienza del popolo burundese. La violenza, la cecità, il pregiudizio sono le ferite più profonde lasciate da anni di violenze e che solo due personaggi uno privo della parola l’altro privo della vista forse riescono a sopportare.
Altro protagonista della storia è il paesaggio che percepisce lo stato del suo popolo immedesimandosi con esso. L’autore infatti lo descrive con caratteri umani e carnali: una visione animista che arricchisce di poesia anche le digressioni concettuali che Rugero inserisce durante il racconto per dare una spiegazione logica a come si può condannare a morte un uomo senza nemmeno dargli la possibilità di comunicare la propria innocenza.

giovedì 29 agosto 2013

Di Paolo, due personaggi in cerca di vita

Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita
Narratori Feltrinelli (2013), pp. 158, euro 13
 
Leda Fonti
“Mandami tanta vita” è quanto chiede Piero in una delle sue lettere alla giovane moglie lontana. Infatti è la forza vitale che vien meno ogni giorno di più a Piero Gobetti, personaggio storico, giovane giornalista, intellettuale e politico antifascista, costretto all’esilio in Francia ed afflitto da problemi di salute.
Siamo negli anni ’20, Piero è una mente brillante, ha fondato e dirige delle riviste letterarie, è colto e intelligente. Esile e delicato, una figura quasi evanescente, un nugolo di biondi capelli ricciuti e un paio di occhialini tondi sulla punta del naso. Occhialini che vengono ripetutamente spezzati dalla mano pesante dei picchiatori fascisti. Alla fine, per continuare la sua attività di editore, si risolve a lasciare una Torino fredda, umida e distaccata, con quella sua aria regale appesantita dall’atmosfera plumbea del regime. E a lasciare l’amatissima moglie Ada e il neonato figlio Paolo. Piero è un uomo fisicamente fragile, la sua salute cagionevole peggiora nel suo esilio parigino, ma è un combattente che crede fermamente nel “volere è potere”, tanto da convincersi che ritornerà in forze solo perché lo vuole fortemente.
Moraldo incontra Piero per la prima volta in un’aula universitaria e la sua prima reazione è di antipatia per questo ragazzo un po’ troppo sicuro e pieno di sé.

giovedì 13 giugno 2013

Due giorni nella vita di Plautilla

Chi non è (ancora) entrato da Plautilla può dare un'occhiata virtuale alla bibliolibreria gratuita di Monteverdelegge grazie ai  due brevi video di Raethia Corsini che presentiamo nella sezione Multimedia. Il primo video è dedicato a Officina Poesia e mostra alcuni momenti del laboratorio tenuto dalla poetessa Sonia Gentili nella primavera 2013, mentre intorno continua l'attività di catalogazione. Nel secondo video  ritroviamo i recensori orali di Ti racconto un libro riuniti intorno al grande tavolo di Plautilla. 

domenica 5 maggio 2013

Olivetti, il sogno di un uomo proiettato nel futuro

Ti racconto un libro: 
Adriano Olivetti, Democrazia senza partiti, Edizioni di Comunità, pp. 80, euro 6

Anna Marendino
Democrazia senza partiti è un saggio di Adriano Olivetti pubblicato dalla casa editrice Edizioni di Comunità per la prima volta nel 1949 e ripubblicato nel 2013 con una illuminante introduzione di Stefano Rodotà.
Olivetti nacque nelle vicinanze di Ivrea l’11 aprile 1901 da padre ebreo e madre valdese, origini che lo portarono a opporsi al regime fascista con momenti di militanza attiva (partecipò con Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini e altri alla liberazione di Filippo Turati). Fu un protagonista dell’industria italiana e unì alle capacità manageriali un'instancabile sete di ricerca e di sperimentazione su come si potesse armonizzare lo sviluppo industriale con l'affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, dentro e fuori la fabbrica. Fondò, tra le altre cose, la rivista e il movimento di Comunità, con il quale riuscì a essere eletto in Parlamento nel 1958. Nel 1956 fu eletto sindaco di Ivrea. Studioso di urbanistica, diresse il piano regolatore della Valle d'Aosta e fu anche presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica. Il 27 febbraio 1960 morì prematuramente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.
Come afferma Rodotà nella prefazione, Democrazia senza partiti non è un manifesto di antipolitica, ma un richiamo a un’identità autentica tra politica, tecnica e valori spirituali. «Questo scritto è una difesa appassionata di una dignità che la politica non può abbandonare e che trova il suo alimento in grandi idealità, in passioni profonde, in opportunità concrete, perché la persona riesca a esprimersi pienamente come cittadino». Non a caso il libro esce nell’immediato dopoguerra, in un periodo di grande fermento politico e culturale che darà vita alle nuove costituzioni, quella italiana del 1948 e quella tedesca del 1949, e che per l’autore rappresenta il momento di conversione al cattolicesimo.
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