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giovedì 29 agosto 2013

Di Paolo, due personaggi in cerca di vita

Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita
Narratori Feltrinelli (2013), pp. 158, euro 13
 
Leda Fonti
“Mandami tanta vita” è quanto chiede Piero in una delle sue lettere alla giovane moglie lontana. Infatti è la forza vitale che vien meno ogni giorno di più a Piero Gobetti, personaggio storico, giovane giornalista, intellettuale e politico antifascista, costretto all’esilio in Francia ed afflitto da problemi di salute.
Siamo negli anni ’20, Piero è una mente brillante, ha fondato e dirige delle riviste letterarie, è colto e intelligente. Esile e delicato, una figura quasi evanescente, un nugolo di biondi capelli ricciuti e un paio di occhialini tondi sulla punta del naso. Occhialini che vengono ripetutamente spezzati dalla mano pesante dei picchiatori fascisti. Alla fine, per continuare la sua attività di editore, si risolve a lasciare una Torino fredda, umida e distaccata, con quella sua aria regale appesantita dall’atmosfera plumbea del regime. E a lasciare l’amatissima moglie Ada e il neonato figlio Paolo. Piero è un uomo fisicamente fragile, la sua salute cagionevole peggiora nel suo esilio parigino, ma è un combattente che crede fermamente nel “volere è potere”, tanto da convincersi che ritornerà in forze solo perché lo vuole fortemente.
Moraldo incontra Piero per la prima volta in un’aula universitaria e la sua prima reazione è di antipatia per questo ragazzo un po’ troppo sicuro e pieno di sé.
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