domenica 16 marzo 2014

L'incipit della domenica - John Steinbeck, Furore

Furore, l’odissea di un gruppo di contadini dell’Oklahoma, espropriati dalle banche, in viaggio disperato verso la California, consacrò Steinbeck a cantore del progressismo roosveltiano. La sua presa di posizione a favore dei diseredati fu netta e riconosciuta con favore dalla sinistra mondiale, ma, esteticamente, il romanzo si regge su contrapposizioni antimoderniste, istintive, immediate: da destra populista, da Blut und Boden, terra e sangue.
Anzitutto, l’inizio: da catastrofe biblica, una piaga immane voluta da un dio onnipotente e sconosciuto.
Poi le contrapposizioni: la terra e i muscoli di chi la coltiva contro l’invisibilità del potere finanziario e contro la carica nichilista rappresentata dalla tecnologia (i nuovi trattori):
“Va bene, gridavano i mezzadri, ma la terra è nostra. L'abbiamo misurata noi, dissodata noi. Siamo nati qui, qui ci hanno ucciso, qui siamo morti. Anche se non è buona, è nostra lo stesso. E' l'esserci nati, l'averla lavorata, l'esserci morti, che la fa nostra. E' questo che ce ne dà il possesso, e non una carta con dei numeri sopra.
E' doloroso, ma noi non c'entriamo. E' il mostro. La banca non è un essere umano.
Va bene, ma è una società di esseri umani.
Niente affatto. Questo è il vostro errore. La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l'operato della banca, eppure la banca lo fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. E' il mostro. L'hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo”.
La terra, il sangue, il ius sanguinis, persino lo sperma, tutto ciò che è vitale grida contro il mostro. Ecco uno dei protagonisti che si aggira fra i campi abbandonati come uno spirito folle del deserto:
“Vado a visitare i posti che conosco, dove mi son capitati dei fatti indimenticabili. Vicino a casa mia c'è una conca, tutta cespugli. E' lì dentro che m'ero sverginato, a quattordici anni. Be', tornavo lì, e mi coricavo a terra, e rivivevo tutto l'episodio. E il posto dietro la stalla dove mio padre è rimasto sbudellato dal toro. Il suo sangue è ancora lì, sotto la terra; nessuno può averlo levato via. Be', vado lì, e m'inginocchio sulla terra bagnata dal suo sangue. Mi credete proprio tocco nel cervello?”.
Il sangue, la terra; e la famiglia. Quando l’uomo è strappato alla propria terra, sembra dire Steinbeck, la famiglia si disgrega: la famiglia Joad vede dapprima morire i vecchi nonni (impazziscono appena partiti), quindi perdono Noé, fratello del protagonista Tom, e Connie, e il predicatore Casy, anima veggente del  romanzo; infine il piccolo di Rosa Tea, nato morto.
Il romanzo si chiude, tuttavia, con una speranza, ancora affidata alla carne, al sangue: Rosa Tea, che ha visto perdere il figlioletto, allatta un uomo che sta morendo di fame, divenendo una dea apportatrice di vita:
“Rosa Tea sollevò un lembo della coperta e si denudò il petto. ‘Su prendete’ disse. Gli si fece più vicino e gli passò una mano sulla testa. ‘Qui, qui, così’. Con la mano gli sosteneva la testa e le sue dita lo carezzavano delicatamente tra i capelli. Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente”.
Tutto ciò che è umano (terra, carne, sangue, fluidi vitali e corporei) si schiera contro il potere incorporeo e mostruoso delle banche, della finanza, dell’ingiustizia. E Steinbeck sembra dire: chi sceglierà l’ingiustizia si troverà contro l’uomo, la terra e il sangue, forze inesauribili.

E la scelta, oggi, è ancora questa; e tale resterà nei prossimi anni.
Chi ha in mano il destino dei molti se ne ricordi.

John Steinbeck
Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell'Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d'erbacce e d'ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante.
Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d'ogni singola baionetta verde.
Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d'un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d'una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.
Nei solchetti scavati dall'acqua la terra si sgretolò in rigagnoli di polvere minuta, tosto percorsi da innumerevoli processioni di formiche e formiconi. E sotto le sferzate ogni giorno più crudeli del sole le foglie del giovane granturco perdevano la loro baldanza e la loro durezza; s'inchinavano, dapprima, e poi, man mano che s'infiacchiva la loro colonna vertebrale, si prostravano. E venne il giugno, e il sole diventò selvaggio; le strisce brune, sulle foglie del granturco, si estesero dagli orli fino a toccare le colonne vertebrali. Le ortiche si sfrangiarono, si raggrinzirono, invecchiarono.
L'aria era afosa e il cielo più pallido e di giorno in giorno la terra incanutiva.

sabato 15 marzo 2014

Quel che si trova nei libri


Tommaso Cicolini

Uno vorrebbe starsene in pace a leggere un libro, murare fuori la situazione italiana e quella della propria vita. E invece ... se il libro è I dodici di Aleksander Blok (mai letto prima) ti scivola fuori, da pagina 30, il santino suesposto. Cosa ci faccia il santino elettorale di Giulio Andreotti (1919-2013) e del suo sodale romano Franco Evangelisti (1923-1993) nel libro che presagiva misticamente la Rivoluzione d'Ottobre non è dato sapere (o forse sì, come vedremo).
Lo sberleffo della vita: Franco Evangelisti, quello a cui Gaetano Caltagirone si rivolgeva al principio d'ogni colloquio con "A Fra' che te serve?", e Aleksandr Blok:

Per la rabbia del borghese
bruceremo ogni paese
ed in fiamme andrà la terra:
Dio proteggi questa guerra! 

A quel tempo Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano assommavano circa il 70% dell'elettorato; l'Italia era al culmine della potenza economica; il terrorismo volgeva al termine. Era, di fatto, defunto anche il Movimento del '77.
Le elezioni si tennero il 3 giugno 1979: registrarono un arretramento del PCI (- 4% circa) a fronte di una tenuta sostanziale di tutto il quadro politico. Ecco i risultati:

Democrazia Cristiana (DC) 38,30 (14.046.290 voti)
Partito Comunista Italiano (PCI) 30,38 (11.139.231)
Partito Socialista Italiano (PSI) 9,81 (3.596.802)
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 5,26 (1.930.639)
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 3,84 (1.407.535)
Partito Radicale (PR) 3,45 (1.264.870)
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 3,03 (1.110.209)
Partito Liberale Italiano (PLI) 1,94 (712.646)
Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP) 1,37 (502.247)
Nuova Sinistra Unita (NSU) 0,80 (294.462)
Democrazia Nazionale - Costituente di Destra (DN-CD) 0,63 (229.205)

più frattaglie locali (Trentino, Friuli, Valle d'Aosta).
Notevoli i due partiti minori di sinistra, PSIUP (Rossana Rossanda, Lucio Magri, Vittorio Foa), che aveva assorbito l'ancor più minuscolo Avanguardia Operaia; e Nuova Sinistra Unita, capitanata da Mario Capanna, cartello elettorale in cui sussisteva Democrazia Proletaria.
Qualcuno di voi piangerà, qualcuno sorriderà nostalgico.
Diciamo così: quattro partiti di estrema sinistra che assommano a malapena il 2% furono prodromi della sinistra che verrà; e Lucio Magri, imbambolato a una Tribuna Politica, dopo che un giornalista gli chiese quanto costava un litro di latte, era il prodromo del tipico, immarcescibile, dirigente della sinistra che verrà.
Cosa dire ancora? Diciamo così: un tempo (nel 1979) Aleksandr Blok e Giulio Andreotti eran ossimori ideologici; oggi (2014) mi sembra logico che fraternizzino come due vecchi compagni: l'uno libro, l'altro segnalibro.

giovedì 13 marzo 2014

L’uomo che rubava grammatiche giapponesi. Tre tipi di ladri. L'autore si discolpa brillantemente

Tommaso Cicolini

Una biblioteca comunale di Roma nord. Periferia, al limite del suburbio.
Chiedo: “Cosa si ruba nelle biblioteche comunali?”
“Il Trovaroma di Repubblica, sicuramente”.
“Davvero? E poi?”
“Quattroruote”.
“Ancora?”
“Tex, il Corriere della Sera, Focus”.
La fonte è certa. A parlare, infatti, è una bibliotecaria comunale; una di quelle vere, una giovane donna che ha affrontato lunghi anni di studio e addestramento per acquisire la tempra e il cipiglio necessari a diventare, abbastanza incredibilmente, una bibliotecaria comunale.
Insisto: “Sì, benissimo, ma poi?”
“Dimenticavo: siamo stati oggetto di circa venti furti con scasso ... venti. Come? Da quando? In un anno circa ...”
“Mi sembra gravissimo. Computer, stampanti, enciclopedie ... merce di valore ... un danno enorme ...”
“No, no, nulla di tutto questo. Entrano per scassinare la macchinetta del caffè ...”
“La macchina del caffè?”
“E delle merendine”.
“Ho capito”.

mercoledì 12 marzo 2014

Street art a Roma (Valle Aurelia/Monti Tiburtini)

Le prime 11 immagini provengono da Valle Aurelia, nei pressi dell'omonima biblioteca.
Gli ultimi due dalla Stazione Monti Tiburtini. Cliccare per ingrandire










AntiTAV. Dalla Val Susa alla Valle dell'Inferno.
Valle dell'Inferno=Valle Aurelia

Stazione Metro B Monti Tiburtini
Stazione Metro B Monti Tiburtini

domenica 9 marzo 2014

Manzoni in film, il programma completo della maratona


Chi ha mai visto in una sola serata Nanni Moretti interpretare Don Rodrigo, Al Bano e Romina Power calarsi nei panni di Renzo e Lucia, Alberto Sordi dare a don Abbondio un sottile accento romanesco e Totò vestire la tonaca del monaco di Monza? Finora nessuno, ma è questa l'opportunità che Monteverdelegge, all'interno del progetto Un libro un quartiere offre a tutti gli spettatori di Manzoni in film, la cine/tele/maratona in programma al Teatro Vascello (via Carini 78) lunedì 10 marzo dalle 16 alle 23. Un'occasione unica e irripetibile per scoprire i mille volti cinematografici e televisivi dei Promessi sposi. Sette ore di proiezione per cinque euro di biglietto. Leggete qui sotto il programma completo e diffondete senza pietà.

Il programma

Ore 16 – 16.30

Gli introvabili: fotografie e locandine dalle versioni cinematografiche dei
Promessi sposi di Eleuterio Rodolfi, 1913,
di Mario Bonnard, 1923
di Mario Maffei, 1964

I promessi sposi in 10 minuti, Oblivion, 2009


Ore 16.30 – 18.15

I promessi sposi, Mario Camerini, 1941
con Gino Cervi, Dina Sassoli, Ruggero Ruggeri, Armando Falconi, Carlo Ninchi


Ore 18.30 – 19.30

I promessi sposi in tv, selezione dagli sceneggiati
di Sandro Bolchi, 1967, con Paola Pitagora, Nino Castelnuovo,
Tino Carraro, Salvo Randone, Massimo Girotti
di Salvatore Nocita, 1989 con Alberto Sordi, Burt Lancaster, Franco Nero
  • e da Renzo e Lucia di Francesca Archibugi, 2004, con Paolo Villaggio,
Laura Morante, Carlo Cecchi, Stefania Sandrelli

Ore 19.30 – 20.20

Le grandi parodie:
  • I promessi sposi del Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, 1990 (selezione)
  • I promessi sposi del Quartetto Cetra, 1985, con Al Bano e Romina Power, Gianni Agus, Gianni Minà, Minnie Minoprio


Ore 20.30 – 21.25

Come parli, frate?, Nanni Moretti, 1974 con Nanni Moretti


Ore 21.30 – 23.15

Il monaco di Monza, Sergio Corbucci, 1967 con Totò, Nino Taranto, Moira Orfei
Erminio Macario, Lisa Gastoni

Le note di Leo/J.S Bach, il rock e la (vera) soluzione al quiz sull'intervallo

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica al lunedì.

Leonardo Castellucci*

Quella di Bach è una musica aperta in forme musicali che per loro natura devono avere un inizio e una fine. Forme chiuse. Eppure il più grande cercatore di possibilità sonore che sia venuto al mondo ha sempre lasciato, soprattutto nei suoi pezzi solo strumentali, la sensazione che il brano avrebbe potuto continuare all'infinito. Per questa sua natura la musica di Bach è stata da sempre presa come spunto dai jazzisti che hanno trovato in essa un'affinità, quasi una parentela.
Ma a ben vedere o meglio ascoltare Bach, nella sua immensa produzione, ha intuito e suggerito altre forme musicali, come in questo Preludio dalla Suite n.6 in cui l'attacco è degno di una star del Rock più verace.


J.S.BACH. SUITE n.6 in Re maggiore,BWV 1012. Preludio 
Al violoncello: Mstislav Rostropovich 




Qui di seguito, infine, la vera soluzione al quiz di due domeniche fa: Paradisi-Haendel e l'Intervallo Rai

L'incipit della domenica - Aleister Crowley, Magick

Aleister Crowley (1875-1947), l'uomo più malvagio del mondo ... ipse dixit ... il mago, il satanista, il pervertito, l'occultista ... L’uomo che finì nella copertina interna del Sgt. Pepper’s lonely hearts club band … probabilmente non fu che un nicciano con parecchia fantasia in più (e una inestinguibile brama sessuale che lo differenzia dal verginello tedesco).
Ateo e anticristiano, tutto il suo credo può risolversi in questi due gusci di noce: “Fa quello che vuoi, questa sarà la tua legge”; una frase liberatoria mutuata dal capolavoro eroicomico di François Rabelais, Gargantua e Pantagruele; e “Una delle cerimonie magiche più semplici e più complete e l'Eucaristia. Consiste nel prendere cose comuni, trasmutarle in cose divine e consumarle”.
Magick è il suo libro più famoso, quello in cui il sincretismo (yoga, alchimia, discipline orientali) diviene la chiave per comprendere l’unica verità in grado di recare verso stati di coscienza superiori.
Impossibile penetrare la foresta di simboli, locuzioni e neologismi disseminati nella sua opera, a meno di non volergli dedicare lo studio di tutta una vita; si rimane spesso colpiti, tuttavia, da alcuni passi: "Ogni uomo e ogni donna è una stella", "Lasciate che i miei servitori siano pochi e segreti, domineranno le moltitudini", "Ricordate che l'esistenza tutta è pura gioia; che ogni dolore altro non è che ombra: passa e finisce, ma esiste ciò che rimane" o, ancora, dalle allusioni misteriche: "Io sono la figlia del Tramonto con le Palpebre Blu. Io sono la Nuda Brillantezza del Cielo Notturno" o "Io sono l'Imperatrice e il Gerofante. In tal modo sono Undici, come la mia sposa che è Undici" e via così.
Crowley soggiornò in Sicilia dal 1920 al 1923 (quando venne cacciato dal governo fascista); proprio qui, a Cefalù, in Contrada Santa Barbara, in una villa presa in affitto, egli fondò l’abbazia di Théleme, sorta di falansterio in cui insegnava e metteva in pratica i principi magici ed esoterici di Magick.
Ancor oggi è possibile ammirare l'edificio.

Aleister Crowley
Come tutti sappiamo l'esistenza è piena di sofferenze. Ricordiamo solo un particolare minimo: ogni uomo è un criminale condannato, che però non conosce la data della sua esecuzione. È molto doloroso per tutti. Perciò ogni uomo fa tutto il possibile per rinviarne la data, e sarebbe disposto a sacrificare qualunque cosa per annullare la condanna.
Fino a oggi nessuna religione si e estinta per non avere promesso abbastanza; il crollo attuale di tutte le religioni e dovuto al fatto che la gente ha chiesto di controllare le garanzie. Gli uomini hanno addirittura rinunciato ai consistenti vantaggi materiali che una religione bene organizzata può offrire a uno Stato, pur di non mostrarsi acquiescenti di fronte alla frode o alla falsità, o un sistema che, anche se non risulta chiaramente colpevole, non è in grado di dimostrare la propria innocenza.
Poiché siamo, più o meno, sull'orlo del fallimento, la cosa migliore che possiamo fare e affrontare il problema radicalmente, dall'inizio, senza idee preconcette. Cominciamo a dubitare di ogni affermazione. Troviamo il modo di assoggettare ogni informazione al controllo dell'esperimento. C'e qualche verità in tutte le pretese delle varie religioni? Esaminiamo il problema. La difficoltà iniziale è dovuta all'enorme abbondanza di materiale. Intraprendere un esame critico di tutti i sistemi religiosi sarebbe un'impresa interminabile: la schiera dei testimoni è troppo numerosa. Ora, ogni religione è ugualmente sicura di sé: e ognuna esige fede. Noi la rifiutiamo, in assenza di una prova positiva. Ma puo essere utile indagare se non vi sia qualcosa su cui tutte le religioni si sono dichiarate d'accordo: perche, se è così, è possibile che meriti una scrupolosa considerazione.
Certamente, ciò non si trova nel dogma. Persino l'idea semplicissima dell'esistenza di un essere eterno e supremo è negata da un terzo della razza umana. Le leggende sui miracoli, forse, sono universali: ma in assenza di prove dimostrative, sono inaccettabili al buon senso.
Ma che si può dire dell'origine delle religioni? Come mai un'affermazione non provata  ha riscosso, tanto frequentemente, il consenso di ogni classe dell'umanità? Non è già questo un miracolo?
Vi è, tuttavia, una forma di miracolo che si verifica senza alcun dubbio: l'influenza del genio. In Natura non si conoscono analogie. È addirittura impensabile un supercane che trasformi il mondo dei cani; ma nella storia dell'umanità il fenomeno si presenta con regolarità e frequenza. Ora, vi sono tre superuomini in disaccordo tra loro. Che cosa vi è in comune tra Cristo, il Buddha e Maometto? Esiste almeno un punto sul quale tutti e tre siano d'accordo?

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