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sabato 12 dicembre 2015

La poesia della domenica - Georg Trakl, La canzone di Kaspar Hauser

In un quieto pomeriggio del 1828, Norimberga è teatro di un'apparizione inopinata: un ragazzo, con vesti da contadino, si trascina con passo incerto sulla pubblica piazza. Non sa dire da dove viene, farfuglia pochi vocaboli, incongrui ("Diventare cavaliere!"), si trova a suo agio solo col buio, rifiuta il cibo, che lo disgusta, a meno che non sia o pane o acqua; dimostra una naturale benevolenza, un candore disarmante; forse si chiama Kaspar Hauser.
Più tardi, affidato alle cure del professor Georg Daumer, Kaspar rivelerà d'aver passato la propria breve vita da prigioniero, in una cella oscura, seviziato al minimo cenno di ribellione.
La sua origine rimane, però, un mistero; chi è davvero il "Fanciullo d'Europa", come è stato ribattezzato? Un trovatello o, come suppongono alcuni, un membro della casa reale del Baden, vittima di oscuri intrighi dinastici?
Nell'ottobre del '29 Kaspar è oggetto di un'aggressione; quattro anni più tardi, mentre passeggia nei giardini del palazzo di Anspach, viene pugnalato a morte.
E la morte, come sempre, cancella l'individuo, e pone le basi per il simbolo Kaspar Hauser; un simbolo potentissimo poiché lascia intravedere, al di là della facile aneddottica temporale, un sottofondo profondo e terribile (Rudolf Steiner ha dato della vicenda un'affascinante interpretazione esoterica).
Werner Herzog, l'ultimo dei grandi romantici tedeschi, ha tratto da tale esistenza fragile e commovente uno dei suoi film più belli (L'enigma di Kaspar Hauser, 1974).  

Egli veramente amava il sole, che purpureo il colle scendeva.
Le vie del bosco, il canoro uccello nero
e la gioia del verde.

Serio era il suo sostare all’ombra dell’albero
e puro il suo volto.
Dio parlava con soave fiamma al suo cuore:
oh, uomo!

Silenzioso il suo passo trovò la città di sera;
l’oscuro lamento della sua bocca:
voglio diventare un cavaliere.

Ma lui seguivano cespuglio e animale,
casa e giardino crepuscolare di uomini bianchi
e il suo assassino lo cercava.

Primavera ed estate e bello l’autunno
del giusto, il suo passo lieve
lungo le stanze oscure di sognanti.
Di notte egli rimaneva solo con la sua stella;

vide la neve cadere fra i rami nudi
e sulla soglia crepuscolare l’ombra dell’assassino.

Argenteo cadde il capo del non nato.

Da Sebastian in sogno, traduzione di Gilberto Forti.

martedì 1 aprile 2014

Come ricoprire un reperto romano con un supermercato e vivere felici

G. Luca Chiovelli

Un vecchio detto: fare il callo.

Le storture della vita, le ingiustizie patite: fare il callo.
I colpi dell'avversa fortuna, le battute di un destino malvagio: fare il callo.
Sopportare come un asino malmesso ogni nerbata; il dorso e il collo: unica piaga cauterizzata dall'abitudine.
E via con il peso sul basto: a piccolo trotto.

Centro Moda Vestiamo la Famiglia.
Un innocente supermercato del vestiario.
Via del Podere Fiume, zona Torresina. Periferia nord.
Sotto il pavimento dell'ameno discount una strada romana risalente al primo secolo a .C.
Ricoperta da una pavimentazione trasparente di plexiglass.
"La via romana può ammirarsi all'interno del centro commerciale! La metteremo in una parte del centro commerciale dove sarà possibile ai visitatori ammirarla in tutte le sue parti, ma sotto teca!
".
Archeologia fra una infradito e un tacco 12.

Fare il callo.
Dal blog Torresina.net: "Mercoledì 25 settembre apre Centro Moda Veste la Famiglia in via del Podere Fiume 3. L’apertura dell’attività commerciale consentirà ai cittadini di poter ammirare un altro tratto dell’antica strada romana che venne rinvenuta durante i sondaggi archeologici nel 2006-2007, sondaggi preliminare all’edificazione delle 12 palazzine e della struttura commerciale".
Per poter ammirare il mio passato devo comprare delle scarpe da ginnastica fatte in Cina. O dei calzini filo di Scozia (cinesi?).
Scozia, Cina, Roma: puri nomi, ormai.
Nomi da cocktail.
Fare il callo.
In Dove sognano le formiche verdi di Werner Herzog, una compagnia mineraria invade (con l'avallo della giustizia civile e della burocrazia) un territorio sacro agli aborigeni australiani.
Attenti - ammoniscono gli aborigeni - se violerete questo luogo l'umanità sarà distrutta.

Sono le formiche verdi, padrone di uno spazio eterno e mitico, a sognare noi uomini, costretti nella storia. Interrompere il dialogo fra mito e storia significa perdere l'umanità: questo insegna la saggezza del popolo australiano.
Se le formiche verdi non sognano più l'umanità, quest'ultima si dissolverà.
Così sia.
Bologna. Appartamenti di lusso (o un parcheggio) edificati sopra un cimitero medioevale.
Anche l'Overlook Hotel di Shining è costruito sul passato tradito: su un antico cimitero indiano.
Anche la casa di Poltergeist: demoniache presenze.

Il passato e gli antenati, non più venerati, si mutano in demoni: ci perseguitano come perseguitano la famiglia di Poltergeist; ci fanno sragionare, come Jack Torrance in Shining.
I demoni sono tra noi. Ci vogliono perdere del tutto.
Durante gli scavi della via fu ritrovata una statuina raffigurante Artemide: fu ribattezzata Artemide del Quartaccio, da uno degli antichi toponimi.
Chissà che fine ha fatto. In uno scantinato, in una cassetta da archeologo; magari su qualche scrivania dirigenziale: di uno di quei dirigenti che ha autorizzato questa follia.
La distruzione di un popolo: quello italiano. Non si può tradire e umiliare il passato senza pagarne le conseguenze.
L'Italia è una nazione suicida.
Chi volete incolpare?
Nessuno ha rispetto di noi perché non abbiamo rispetto di noi stessi.
Un popolo stupido, ignorante, ebbro d'ignoranza.
Non abbiamo neanche la disperazione dei Navajos e degli aborigeni.
Siamo discendenti abbrutiti e degeneri di una passata nobiltà che ci perseguita con i fantasmi della colpa.
Ripartire dalle periferie.
Ma quante volte si deve ripartire?
Dalle periferie, dai giovani, dal lavoro, dal volontariato.
Non sarebbe bene starsene un po’ fermi?
Queste carcasse di cemento, nate morte, si avevano da tirar su proprio qui? Come? Ah, ho capito ... il progetto ... inarrestabile iter burocratico... i vincoli ... rispettati ... godere del bene pubblico ... le precedenti amministrazioni … alta densità … bene comune … parco … bimbi … asilo … buongiorno ... come non detto ... capisco, le problematiche pregresse … esiguità dei fondi … sponsor … crowdfunding … sinergia pubblico privato … settore problematico … di certo! Le problematiche … punto critico … le problematiche causano problemi … piccola criminalità … il futuro … più spazio al volontariato … senza quello … il bene comune … 
Ed ecco qua la nuova porzione urbanistica.
Se Giorgio De Chirico, prima del suo periodo metafisico, avesse deciso di abbandonare la pittura e fare l'assessore all'urbanistica del Comune di Roma avrebbe sicuramente partorito una tale promenade.

Una teoria nichilista di costruzioni anonime: silente, nuda, senz'ombra di vitalità.
Le strade asfaltate che non portano da nessuna parte. Strozzate da un'irrazionalità tanto pervicace da stupire anche chi, come me, è ormai stazionario nelle lande dell'insensibilità.
Un conglomerato nuovissimo su cui incombe già la maledizione del postmoderno, il kipple di Philip Dick: infiltrazioni, erbacce, scarsa manutenzione, crepature, smottamenti.
Parcheggi deserti. Un silenzio innaturale; così alto che il sangue pompato dalle arterie ronza nelle orecchie.
Muri di cemento, vetroresina, grate da campo d'internamento, vialetti disegnati da un urbanista anaffettivo, aiuole stitiche, sterri insensati. Un finto nitore e una pulizia che presagiscono la psicopatia di massa. E tutto questo va avanti così, per inerzia.

Un passo dopo l'altro.
Uno sfacelo.
Non che me ne importi molto, ormai.
Fare il callo.

giovedì 6 marzo 2014

La Grande Bellezza, uccisa dall'Eterno Presente

La Grande Bellezza. Irrecuperabile, ormai.
Abbiamo distrutto troppo.
Sorrentino ha ragione. Siamo proprio così. Gaglioffi, stupidi.
Ma la sua diagnosi è troppo semplicistica.
Nazionale, limitata.
Il cancro, invece, è globale. E ci condurrà a morte.
Condurrà al patibolo soprattutto noi Italiani, che abbiamo da perdere più di tutti.
Il film di Sorrentino dice la verità, ma patisce la medesima malattia terminale.
Non ha profondità, né radici nel passato, né vero amore per ciò che mostra.
È grossolano; poeticistico; a tratti scipito.
Il film splende come documento sociologico di primaria importanza: è una fotografia credibile del declino contingente, ma ammorbata dagli stessi bacilli del declino.
Scevro da qualsiasi genialità, gli è impossibile sublimarsi in arte.
La speculazione a Tor Chiesaccia, sulla Laurentina.
La morte della Grande Bellezza.
Torre e chiesa medioevali assediati dall’edilizia schizoide.
Un panorama immortale della campagna romana ormai svuotato di senso.
La campagna romana, cantata da Goethe, Byron, Stendhal, Andersen, Fenimore Cooper, Turgenev, Gogol, Chateubriand.
Dipinta da Poussin, Gellèe, Hackert. 
La torre: un monolite kubrickiano, incomprensibile.
Il Passato custodiva la Grande Bellezza.
Ma il Passato è ideologicamente abolito.
Se non c'è Passato non c'è Futuro.
Chiaro, adamantino, cristallino.
C'è solo il presente. L'Eterno Presente.
La schizofrenia di massa. La rottura definitiva con ciò che dava senso alle cose.
Il Passato.
L'Eterno Presente: vivido, allucinatorio, catatonico, reiterato, ipnotico come un caleidoscopio minimalista vissuto sull'I-phone.
La Chiesaccia. 
Senza passato, senza linguaggio, incapace di comprendere la realtà che egli scambia per un seducente ologramma, lo schizofrenico globale è ridotto a un’ebetudine tanto più patetica quanto più goduta in un tripudio orgiastico e virtuale.
Egli ignora la semplice profondità del Tutto; o la delicata complessità che la struttura.
Sbava la propria crassa soddisfazione.
Ogni tanto, però, un barlume di senso o una fitta di indefinibile nostalgia lo colpisce; allora reagisce violento come un paziente irreversibile, incapace di riguadagnare la sanità, il senno perduto nella città della follia dove signoreggia, solo, il Re del Mondo.
Bollettini giornalieri d’una guerra ideologica:
Palazzo Lovatelli ridotto a parcheggio.
Zumba e ginnastica a Santa Maria della Scala a Siena, gioiello del Medioevo.
Sventramento del giardino secentesco a Palazzo Spada.
Il panorama secolare di Tor Chiesaccia annichilito dagli appalti milionari goduti dal Trimalcione romano, il Palazzinaro Ottimo Massimo.
Non è neanche più degrado o incuria.
E neanche colpa del Palazzinaro.
È una corsa travolgente verso l'Eterno Presente.
Mi sono sempre chiesto, da adolescente, compulsando gli esigui testi di storia di medie e liceo: come è possibile? Come è possibile tutto questo? Come è stato possibile che interi popoli siano stati rapiti da vortici d'insensatezza? Perché hanno preferito autodistruggersi piuttosto che tentare un ultimo, disperato assalto al cielo? Quale vento li ha trascinati? Perché hanno scelto, deliberatamente, di combattere i migliori, di sacrificare la parte ancora viva di se stessi? Perché i totalitarismi, le guerre, o l’ignavia, quando la soluzione era a portata di mano?
Perché queste rovine? I milioni di morti, le biblioteche sventrate, i monumenti sbriciolati?
Ora lo so.
È un sortilegio? Oppure è il Re del Mondo che uncina il nostro cuore? C'è un'entità maligna che segna i nostri passi? Un Re in Giallo? Oppure una confraternita segreta dirige i destini dell'umanità? E se l'avessimo costruito noi tale mostro? Un Golem che si ritorce contro il proprio creatore. Montato, pezzo a pezzo, in decenni d'indifferenza; un cumulo di arti ritorti, il busto incavato e deforme, il volto dalle occhiaie cave e oscure.
Finché, una notte, una scintilla lo anima. Lo sguardo prende vita, improvvisamente. Straniero. Da allora egli è padrone del suo antico padrone.

La corruzione. Dilagante. Travolge qualsiasi sacca di resistenza: partiti, accademia, associazionismo, sindacalismo. La scuola.
Tor Chiesaccia: delibera varata dal centrodestra, ma confermata dal centrosinistra.
Le prove! Trovatele voi. Io lo so e basta.
Chi dovrebbe vigilare non vigila.
Sovrintendenze, tutori legislativi, ministeri, collegi di garanzia, forze dell'ordine, addetti alla tutela ambientale, magistrature d'ogni ordine e grado: inutili.
Un vento agita le lacere vesti del Re del Mondo, composte di sussurri.
Il Carnevale degli appestati in Nosferatu di Herzog: i Baccanali prima della fine.
Lo spirito del tempo. Trombe, coriandoli, asini sul trono, sghignazzi.
Impossibile opporsi.
 * * *
Non ci sono soldi! Vendiamo il Passato!
Dobbiamo onorare il debito! Vendiamo il Futuro!
Ho voglia di starmene a casa! Col mio Eterno Presente!
Ma non è colpa vostra. Il mostro ha rotto le catene.
È il Golem, il Re in Giallo, il Re del Mondo.
Di notte, quando tutto si placa, obliato lo schermo azzurro del pc, potrete avvertire lo strascico della sua veste da clown psicopatico.
Questo straccione, questo imperatore del Nulla, quanti tributi e sacrifici esige!
* * * 
La scuola, Tor Chiesaccia, Monte Cucco, i monumenti schiantati sulla Casilina, Pompei, la storia dell'arte, il latino, la filosofia.
Prove tecniche di distruzione. Tutto i fili che collegano lo ieri all'oggi, creando il futuro, vanno tranciati.
Ma si insiste:
Quali prove hai?
Occorre produrre delle prove ...
Lasciamo le considerazioni sulla scuola a chi capisce e vive la scuola ...
I tecnici della scuola ...
Il provveditorato ... La sovrintendenza ... Le Belle Arti ... Il Ministro ... Il Ministro ce la mette tutta ...
Lasciare il campo a chi ha competenze ...
Le competenze di chi opera nella scuola ...
Ma io non ho bisogno di prove.
Lo so e basta.
 * * *
L'uomo dell'Eterno Presente, il vincitore, si annoia molto.
L'uomo del Passato, lo sconfitto, ama annoiarsi. L’amore: condividere lunghe ore fatte di niente.
Il vincitore ha paura. Sussulta a ogni trillo, a ogni bip, a ogni colpo di suoneria. La sua attenzione è vigile, sempre. Deve muoversi di continuo, come il criceto nella ruota. Edonista, ha un abietto terrore della fine.
Lo sconfitto non ha orologio. La morte gli è indifferente.
Il vincitore disprezza quasi tutto; trova quasi tutto ridicolo; solo il presente lo appaga e lo riempie di senso.
Lo sconfitto non disprezza più nulla perché tutto ha senso alle sue spalle.
Il vincitore venera fantocci imbottiti di paglia.
Lo sconfitto sgrana rosari fatti di pietra e ossa.
Del vincitore Eraclito direbbe: presente, egli è assente.
Dello sconfitto: egli vive della morte degli altri; muore per la vita degli altri.
Il vincitore è alla fine della storia. Non ha interesse all'oltre. Può solo migliorare il presente. Non opera collegamenti. Tutte le strade portano a lui stesso.
Lo sconfitto pianta la spada nella terra; e aspetta: l'Arcinemico, il Drago, la Bestia, il Re del Mondo, il Re in Giallo. Spera almeno in una battaglia.

mercoledì 14 agosto 2013

Alla scoperta del Neanderthal dentro di noi

Maria Teresa Carbone
Cave of Forgotten Dreams, la grotta dei sogni dimenticati, è il titolo del documentario che Werner Herzog ha realizzato nel 2010, calandosi dentro gli stretti cunicoli della grotta Chauvet nell'Ardèche, in Francia, per riprendere le meravigliose pitture rupestri risalenti al Paleolitico Superiore, circa 30.000 anni fa, e scoperte nel 1994 dall'archeologo che ha dato alla caverna il suo nome. A un certo punto la videocamera di Herzog inquadra una parete su cui sono dipinte in cerchio molte teste di cavallo, incredibilmente nitide e espressive. Ma oltre alla straordinaria bellezza del ciclo, a colpire il regista, e noi che lo seguiamo nel suo viaggio dentro i budelli della terra e di un passato lontanissimo, è che questi cavalli furono dipinti in un arco di 5.000 anni. Osserva Herzog: "Oggi noi siamo prigionieri del tempo".

sabato 8 giugno 2013

Werner Herzog nella caverna dei sogni dimenticati

In questi giorni su Sky Arte va in onda lo splendido film di Werner Herzog Cave of Forgotten Dreams, dedicato alla grotta di Chauvet, in Francia, dove sono racchiuse pitture rupestri di 32.000 anni fa. Da segnalare una recensione uscita sul sito di alfabeta2 il 9 luglio 2012.
Luca Ottocento
Capita di rado di uscire da una sala cinematografica portandosi con sé un senso di meraviglia che perdura per ore dopo la fine della proiezione. Quando i film sono intensi e particolarmente riusciti, si prova di solito un senso di piacere, anche molto forte nei casi più fortunati, che sfocia in una profonda ammirazione per chi si è rivelato in grado di realizzare quell’opera. Con Cave of Forgotten Dreams si va persino oltre, in quanto l’eccellente lavoro di Werner Herzog assume il fascino di un viaggio mitico e ammaliante alle origini delle forme dell’espressione artistica. È davvero complesso, se non impossibile, rendere appropriatamente conto attraverso il linguaggio scritto delle emozioni che scaturiscono dalla visione di questo documentario realizzato all’interno della grotta Chauvet (sud della Francia), scoperta per pura fatalità nel 1994 dallo speleologo Jean-Marie Chauvet e ospitante alcune centinaia di pitture rupestri risalenti a circa 32.000 anni fa.
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