Visualizzazione post con etichetta Il Re in Giallo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il Re in Giallo. Mostra tutti i post

lunedì 21 aprile 2014

Storia del Necronomicon, il Libro Maledetto (e di H. P. Lovecraft, l'uomo che sussurrava nelle tenebre)

G. Luca Chiovelli

Articoli correlati:



- 700 circa. Abdul Alhazred nasce a Sana’a, nello Yemen, sotto il califfato degli Omayyadi.
- 730 circa. Abdul Alhazred scrive a Damasco Al Azif (Lovecraft: “Questa è la parola usata in arabo per indicare il rumore notturno prodotto da certi insetti, e che si crede sia anche il verso dei demoni”).
- 738. Abdul Alhazred, secondo lo storico del XII secolo Ibn Khallikan, muore in circostanze misteriose (il suo corpo, secondo persistenti versioni, fu straziato in pieno giorno da un essere invisibile: Lovecraft adombrerà tale resoconto semileggendario nel racconto The hound).
- 950. Teodoro Fileta a Costantinopoli traduce l'opera in greco col titolo Necronomicon (Descrizioni delle leggi dei morti).
- 1050. Il patriarca Michele ordina la distruzione delle versioni in greco. Il testo originale in arabo è considerato perduto.
- 1228. Olaus Wormius traduce in latino una versione greca superstite del Fileta. Nell’introduzione è data per certa la scomparsa dell’originale arabo.
- 1232. Papa Gregorio IX ordina la distruzione di tutte le copie, in versione latina e greca, del Necronomicon.
- XV secolo. Edizione tedesca della versione latina, stampata probabilmente a Norimberga.
- 1500-1550. Dicerie contrastanti e, forse, inattendibili: si parla di un’edizione italiana della versione greca; o, addirittura, d’una versione in volgare italiano distillata dall’erudito ed esoterista Giulio Camillo Delminio.
- 1580. John Dee inizia una traduzione inglese dell’opera che rimarrà allo stato manoscritto. D’essa sopravvivranno solo dei frammenti.
- XVII secolo. Edizione spagnola della versione latina.
- 1692. In un incendio d’una biblioteca privata di Salem viene perduto uno degli ultimi esemplari della versione greca.
- 1890, 20 Agosto. Nasce a Providence Howard Phillips Lovecraft.

venerdì 7 marzo 2014

Il libro che fa impazzire: Il Re in Giallo (una maledizione americana)

True detective:
Black stars rise in Carcosa
G. Luca Chiovelli

Articoli correlati:

Storia del Necronomicon, il libro maledetto

H. P. Lovecraft, L'uomo che sussurrava nelle tenebre

1842. Edgar Allan Poe (1809-1849) pubblica La maschera della morte rossa.
Il principe Prospero, per evitare il contagio della pestilenza, si rifugia in una abbazia sconsacrata, assieme a una brigata di scelti cortigiani, eleggendola a luogo di delizie.
Una sera, durante un festino, si insinua nella corte una figura mascherata: le fattezze riproducono il volto d'un cadavere morto per l'epidemia; gli abiti sono schizzati di scarlatto:

"Allora, chiamando a raccolta il coraggio violento della disperazione, una folla di maschere si precipitò nella sala nera; ma afferrando lo sconosciuto che stava diritto e immobile come una grande statua nell’ombra dell’orologio di ebano, tutti si sentirono soffocati da un terrore indicibile, vedendo che sotto il lenzuolo e la maschera cadaverica che avevano abbrancata con sì violenta energia non si trovava nessuna forma tangibile ..."

Non ha maschera? Non ha maschera: è, essa stessa, la Morte Rossa.
Il principe, i cortigiani, i soldati, muoiono uno dopo l'altro.
La Morte pianta il vessillo definitivo nelle stanze patrizie.

1886. Il misantropo e cinico Ambrose Bierce (1842-1914) pubblica Un abitante di Carcosa (An inhabitant of Carcosa), dove è citato l'immaginario Libro segreto di Hali:

"Poiché diversi sono i modi di morire, alcune volte il corpo rimane; altre volte svanisce con lo spirito. Ciò avviene comunemente con la solitudine e, nessuno assistendo alla sua fine, noi diciamo che l'uomo e perduto o ha intrapreso un lungo viaggio: il che in verità ha fatto; ma alcune volte e accaduto alla vista di molti, come numerosi testimoni asseriscono ..."

Nel racconto il protagonista medita lungamente l'opera e gli insegnamenti del filosofo Hali; in tal modo, passo dopo passo, arriverà a capire d'esser già morto: la rivelazione coinciderà col suo arrivo nella "celebre e antica città di Carcosa", le cui rovine divengono metafora della futilità dell’esistenza umana.
Bierce potrebbe aver derivato il nome di Carcosa da Carcas, antico nome della città di Carcassonne, nella Francia meridionale; oppure, più brutalmente, da carcass, carogna.
Robert William Chambers

1895. Robert William Chambers (1865-1933) pubblica Il re in giallo, una raccolta di dieci racconti, sospesi tra fantastico e decadentismo; i primi quattro (Il riparatore di reputazioni, La maschera, Nella corte del drago e Il segno giallo) sono legati tematicamente fra loro: in essi ricorrono, infatti, come cerchi concentrici, tre elementi sovrannaturali:
Un libro maledetto, Il re in giallo, che ha il potere di far impazzire.
Un entità maligna e onnipotente, chiamata Il Re in Giallo.
Il segno giallo, simbolo traverso cui tale forza malefica si manifesta.
Il libro maledetto, strutturato in due atti, come una tragedia elisabettiana o giacobita del Seicento inglese, è ambientato a Carcosa, sulle rive del lago Hali.
D'esso ci restano, necessariamente, dei brandelli.
Sappiamo che in Carcosa vive una dinastia imperiale o regale.
Conosciamo solo due nomi coinvolti in tale tragedia: Cassilda e Camilla.
In Carcosa (di cui ignoriamo l'ubicazione: terrestre, aliena o infernale) si celebra il culto delle stelle nere: Iadi e Aldebaran.
Altri nomi citati sono: Yhtill, Dehme, Hastur.
Hastur, nome che compare per primo in un racconto di Bierce, Haïta the shepherd (1893), è, forse, un luogo o il nome stesso della divinitè negativa: il Re in Giallo (Hastur = Colui che non deve essere nominato).
Ed ecco una breve storia del libro desunta dal primo racconto di Chambers, Il riparatore di reputazioni:


giovedì 6 marzo 2014

La Grande Bellezza, uccisa dall'Eterno Presente

La Grande Bellezza. Irrecuperabile, ormai.
Abbiamo distrutto troppo.
Sorrentino ha ragione. Siamo proprio così. Gaglioffi, stupidi.
Ma la sua diagnosi è troppo semplicistica.
Nazionale, limitata.
Il cancro, invece, è globale. E ci condurrà a morte.
Condurrà al patibolo soprattutto noi Italiani, che abbiamo da perdere più di tutti.
Il film di Sorrentino dice la verità, ma patisce la medesima malattia terminale.
Non ha profondità, né radici nel passato, né vero amore per ciò che mostra.
È grossolano; poeticistico; a tratti scipito.
Il film splende come documento sociologico di primaria importanza: è una fotografia credibile del declino contingente, ma ammorbata dagli stessi bacilli del declino.
Scevro da qualsiasi genialità, gli è impossibile sublimarsi in arte.
La speculazione a Tor Chiesaccia, sulla Laurentina.
La morte della Grande Bellezza.
Torre e chiesa medioevali assediati dall’edilizia schizoide.
Un panorama immortale della campagna romana ormai svuotato di senso.
La campagna romana, cantata da Goethe, Byron, Stendhal, Andersen, Fenimore Cooper, Turgenev, Gogol, Chateubriand.
Dipinta da Poussin, Gellèe, Hackert. 
La torre: un monolite kubrickiano, incomprensibile.
Il Passato custodiva la Grande Bellezza.
Ma il Passato è ideologicamente abolito.
Se non c'è Passato non c'è Futuro.
Chiaro, adamantino, cristallino.
C'è solo il presente. L'Eterno Presente.
La schizofrenia di massa. La rottura definitiva con ciò che dava senso alle cose.
Il Passato.
L'Eterno Presente: vivido, allucinatorio, catatonico, reiterato, ipnotico come un caleidoscopio minimalista vissuto sull'I-phone.
La Chiesaccia. 
Senza passato, senza linguaggio, incapace di comprendere la realtà che egli scambia per un seducente ologramma, lo schizofrenico globale è ridotto a un’ebetudine tanto più patetica quanto più goduta in un tripudio orgiastico e virtuale.
Egli ignora la semplice profondità del Tutto; o la delicata complessità che la struttura.
Sbava la propria crassa soddisfazione.
Ogni tanto, però, un barlume di senso o una fitta di indefinibile nostalgia lo colpisce; allora reagisce violento come un paziente irreversibile, incapace di riguadagnare la sanità, il senno perduto nella città della follia dove signoreggia, solo, il Re del Mondo.
Bollettini giornalieri d’una guerra ideologica:
Palazzo Lovatelli ridotto a parcheggio.
Zumba e ginnastica a Santa Maria della Scala a Siena, gioiello del Medioevo.
Sventramento del giardino secentesco a Palazzo Spada.
Il panorama secolare di Tor Chiesaccia annichilito dagli appalti milionari goduti dal Trimalcione romano, il Palazzinaro Ottimo Massimo.
Non è neanche più degrado o incuria.
E neanche colpa del Palazzinaro.
È una corsa travolgente verso l'Eterno Presente.
Mi sono sempre chiesto, da adolescente, compulsando gli esigui testi di storia di medie e liceo: come è possibile? Come è possibile tutto questo? Come è stato possibile che interi popoli siano stati rapiti da vortici d'insensatezza? Perché hanno preferito autodistruggersi piuttosto che tentare un ultimo, disperato assalto al cielo? Quale vento li ha trascinati? Perché hanno scelto, deliberatamente, di combattere i migliori, di sacrificare la parte ancora viva di se stessi? Perché i totalitarismi, le guerre, o l’ignavia, quando la soluzione era a portata di mano?
Perché queste rovine? I milioni di morti, le biblioteche sventrate, i monumenti sbriciolati?
Ora lo so.
È un sortilegio? Oppure è il Re del Mondo che uncina il nostro cuore? C'è un'entità maligna che segna i nostri passi? Un Re in Giallo? Oppure una confraternita segreta dirige i destini dell'umanità? E se l'avessimo costruito noi tale mostro? Un Golem che si ritorce contro il proprio creatore. Montato, pezzo a pezzo, in decenni d'indifferenza; un cumulo di arti ritorti, il busto incavato e deforme, il volto dalle occhiaie cave e oscure.
Finché, una notte, una scintilla lo anima. Lo sguardo prende vita, improvvisamente. Straniero. Da allora egli è padrone del suo antico padrone.

La corruzione. Dilagante. Travolge qualsiasi sacca di resistenza: partiti, accademia, associazionismo, sindacalismo. La scuola.
Tor Chiesaccia: delibera varata dal centrodestra, ma confermata dal centrosinistra.
Le prove! Trovatele voi. Io lo so e basta.
Chi dovrebbe vigilare non vigila.
Sovrintendenze, tutori legislativi, ministeri, collegi di garanzia, forze dell'ordine, addetti alla tutela ambientale, magistrature d'ogni ordine e grado: inutili.
Un vento agita le lacere vesti del Re del Mondo, composte di sussurri.
Il Carnevale degli appestati in Nosferatu di Herzog: i Baccanali prima della fine.
Lo spirito del tempo. Trombe, coriandoli, asini sul trono, sghignazzi.
Impossibile opporsi.
 * * *
Non ci sono soldi! Vendiamo il Passato!
Dobbiamo onorare il debito! Vendiamo il Futuro!
Ho voglia di starmene a casa! Col mio Eterno Presente!
Ma non è colpa vostra. Il mostro ha rotto le catene.
È il Golem, il Re in Giallo, il Re del Mondo.
Di notte, quando tutto si placa, obliato lo schermo azzurro del pc, potrete avvertire lo strascico della sua veste da clown psicopatico.
Questo straccione, questo imperatore del Nulla, quanti tributi e sacrifici esige!
* * * 
La scuola, Tor Chiesaccia, Monte Cucco, i monumenti schiantati sulla Casilina, Pompei, la storia dell'arte, il latino, la filosofia.
Prove tecniche di distruzione. Tutto i fili che collegano lo ieri all'oggi, creando il futuro, vanno tranciati.
Ma si insiste:
Quali prove hai?
Occorre produrre delle prove ...
Lasciamo le considerazioni sulla scuola a chi capisce e vive la scuola ...
I tecnici della scuola ...
Il provveditorato ... La sovrintendenza ... Le Belle Arti ... Il Ministro ... Il Ministro ce la mette tutta ...
Lasciare il campo a chi ha competenze ...
Le competenze di chi opera nella scuola ...
Ma io non ho bisogno di prove.
Lo so e basta.
 * * *
L'uomo dell'Eterno Presente, il vincitore, si annoia molto.
L'uomo del Passato, lo sconfitto, ama annoiarsi. L’amore: condividere lunghe ore fatte di niente.
Il vincitore ha paura. Sussulta a ogni trillo, a ogni bip, a ogni colpo di suoneria. La sua attenzione è vigile, sempre. Deve muoversi di continuo, come il criceto nella ruota. Edonista, ha un abietto terrore della fine.
Lo sconfitto non ha orologio. La morte gli è indifferente.
Il vincitore disprezza quasi tutto; trova quasi tutto ridicolo; solo il presente lo appaga e lo riempie di senso.
Lo sconfitto non disprezza più nulla perché tutto ha senso alle sue spalle.
Il vincitore venera fantocci imbottiti di paglia.
Lo sconfitto sgrana rosari fatti di pietra e ossa.
Del vincitore Eraclito direbbe: presente, egli è assente.
Dello sconfitto: egli vive della morte degli altri; muore per la vita degli altri.
Il vincitore è alla fine della storia. Non ha interesse all'oltre. Può solo migliorare il presente. Non opera collegamenti. Tutte le strade portano a lui stesso.
Lo sconfitto pianta la spada nella terra; e aspetta: l'Arcinemico, il Drago, la Bestia, il Re del Mondo, il Re in Giallo. Spera almeno in una battaglia.
Privacy Policy