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mercoledì 17 aprile 2024

POESIA IN VILLA : sesto incontro di Maria Teresa Carbone con Marco Giovenale

Domenica 21 aprile 2024, dalle 11.30 alle 13:00 al Casale dei Cedrati, Marco Giovenale è il sesto ospite di Poesia in villa: otto letture, un ciclo di incontri mensili a cura di Maria Teresa Carbone. 


Marco Giovenale, editor e traduttore, insegna Storia delle scritture italiane di secondo Novecento e contemporanee, in particolare presso il sito CentroScritture.it. È tra i fondatori e redattori di Gammm.org (2006), sito di materiali sperimentali. Con Antonio Syxty e Michele Zaffarano cura gli incontri e il blog Esiste la ricerca (spazio web ospitato da MTM – Manifatture Teatrali Milanesi).
In versi ha pubblicato, tra l’altro: La casa esposta (Le Lettere, 2007), Criterio dei vetri (Oèdipus, 2007), Shelter (Donzelli, 2010), Maniera nera (Aragno, 2015), Strettoie (Arcipelago Itaca, 2017), Delle osservazioni (Blonk, 2021), Cose chiuse fuori (Aragno, 2023). In prosa: Lie lie (La camera verde, 2010), Quasi tutti (Polimata, 2010; ediz. definitiva Miraggi, 2018), Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens, 2016), Le carte della casa (Edizioni volatili, 2020), La gente non sa cosa si perde (Tic, 2021), Il cotone (Zacinto, 2021), Statue linee (pièdimosca, 2022), Oggettistica (TIC, 2024). Suoi testi sono in Parola plurale (Sossella, 2005) e altre antologie. 
Tra le opere grafiche, Enciclopedia asemica / Asemic Encyclopaedia (IkonaLíber, 2019). Un saggio sulle scritture asemiche è infine Asemics. Senso senza significato (IkonaLíber, 2023). 

Al ciclo hanno partecipato Franco Buffoni, Sara Ventroni, Gilda Policastro, Laura Pugno e Guido Mazzoni. I prossimi incontri saranno con Maria Grazia Calandrone e Antonella Anedda. 

Il Casale dei Cedrati si trova nel parco di Villa Doria Pamphilj Via Aurelia Antica, 219 – 00165 Roma Entrata dal parco: via Aurelia Antica, 183
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

lunedì 19 marzo 2018

IL VIDEO del terzo e ultimo incontro della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018



Il video documenta il terzo e ultimo incontro (18 marzo) della rassegna  La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018, al Circolo delle Quinte,  al quale hanno partecipato Carlo Bordini e Marco Giovenale.
La scrittura e la sonorità, il controllo sul testo e l'ironia sono stati spunti per una conversazione a cui hanno partecipato Cetta Petrollo Pagliarani, Luca Venitucci, Stefano Mura e  Maria Teresa Carbone, ideatrice della rassegna in collaborazione con Marco Giovenale.
I video degli incontri precedenti: 

mercoledì 10 gennaio 2018

RASSEGNA DI POESIA AL CIRCOLO DELLE QUINTE: La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018


Sabato 13 alle 18,  al Circolo delle Quinte, si terrà il primo di tre incontri a cadenza mensile della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018 con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni.

Il titolo di questa rassegna, La poesia è un'intelligenza, è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

Incontri successivi:
Sabato 17 febbraio, ore 18
Lidia Riviello e Sara Ventroni
Sabato 17 marzo, ore 18
Carlo Bordini e Marco Giovenale

Al Circolo delle Quinte, viale XXX aprile 4, Roma
Ingresso libero
Posti limitati, prenotazione obbligatoria a laura.urbani25@gmail.com

venerdì 3 novembre 2017

Marco Giovenale, Due testi da Oggettistica

Marco Giovenale, Sibyls

Proponiamo qui alcuni testi inediti di Marco Giovenale, finalista al premio Pagliarani 2017 con la raccolta Strettoie (Arcipelago Itaca). Giovenale sarà tra i partecipanti di un ciclo di incontri di poesia che Monteverdelegge sta organizzando per i prossimi mesi.

Tutta vita
Dopo il semaforo è tutta campagna. Dopo il semaforo è tutta enciclopedia. Da qui in poi è tutta campagna, da qui in poi è tutta enciclopedia. Da qui in avanti è tutto cambiato, è tutto cambiato negli ultimi trent’anni. Da qui in avanti è tutta enciclopedia, da trent’anni è tutta enciclopedia. Passata l’enciclopedia è tutta campagna. Dopo l’enciclopedia c’è soltanto la campagna, la campagna con il suo sapere enciclopedico diretto, eterodiretto, le erbe, gli uccelli, gli insetti. È tutta campagna. Poi dopo trent’anni non c’è più campagna. Da qui in avanti è solo enciclopedia. I nomi, da qui in avanti cominciano i nomi, gli insetti, le erbe, cominciano le ruberie, cominciano i ti faccio vedere, gli assessori, da qui in avanti è tutto assessori, trent’anni, tutto assessori, trent’anni fa non c’era neanche qui. Prima qui era tutta campagna. Città con macchie di campagna. Nella preistoria, prima, lo dice la parola. Prima neanche a parlarne. Prima della parola, neanche a dirlo, o a parlarne. Adesso nel cortile ci sono le galline, razzolano in sei sette. Sono grasse e marroni. Solo adesso. Da qui in avanti è tutto cenozoico, animali ibridi, pezzi di vegetali, staccati mischiati, una spora lì un ramo qui, un corallo nel becco, una scansione inattuabile irrealizzabile, dei pezzi, pezzi che restano sconcertati sul tavolo, il tavolo anatomico, sull’inameno tavolo anatomico. Tra i pezzi respirano, c’è il respiro grosso, nel cenozoico, si respira male, ballano le galline, bollono, nella campagna, passano il vitto, passa uno, due, è tutta enciclopedia, c’è poco cibo, si stanca, tre. Si vede come intorno. Come fosse intorno, saranno sei sette, saranno quattro. Si vede come intorno a un disco tutto è diventato enciclopedia. Forse anche in meno di trent’anni. Il disco si vede come intorno al disco.

* * *

N.
È seduta in giardino compostamente
Non è un giardino
È un orto
Ci sono piante da frutto
Con i loro frutti
Non la vedo seduta
Sta dietro lo steccato in piedi
Osserva i polli i pulcini le galline
No sono oche
Osserva le oche
Fanno un verso impettito
E vanno impettite da un capo all’altro
Quasi veloci per il becchime
Non sono veloci
È la loro andatura
Non so se è la loro non si può dire
Potrebbe essere il passo del video
È l’andatura che hanno oggi
Neanche questo è certo
Se fosse la stessa di ieri
Chi può mai dirlo non eravamo qui ieri
Non saremo qui domani
Lei dallo steccato lancia bocconi
Era prevedibile
Qualcosa
Le oche si avvicinano
Non sembra anzi le sfuggono
Hanno paura allora
Forse e non sono bocconi ma sassi lanciati
Ha in sé dello schietto sadismo forse
Sembrava seduta con le gambe accavallate
Invece è ritta allo steccato osservando lo spettacolo
Sembrava piegata
Deprimente sciatta semmai
Forse uno spettacolo ambiguo
Non direi anzi chiaro forse
Donna nel sole con oche
È nuvoloso e peggiora
Non sono oche se vedi bene
Nel sole
È un film dunque sono filmate
Ma il film fa riferimento al vero
Chi può verificarlo
Sinceramente

lunedì 30 settembre 2013

Riambientarsi (ma anche difendersi)


Dal saggio di Marco Giovenale Riambientarsi ma anche difendersi proponiamo qui due stralci. La versione integrale del testo, dedicato in larga parte all'opera di Corrado Costasi scarica dal sito Academia.edu
 Marco Giovenale
Dopo Muybridge, che nel 1878 mostra grazie alla fotografia come sono veramente disposte le zampe del cavallo durante il galoppo, non “il cinema e la fotografia hanno ragione e i pittori sbagliano” (quando raffigurano cavalli in corsa) ma semmai “mi è più difficile vedere un cavallo al modo dei pittori”. Da pittore, o da innamorato di pittura, potrò comunque continuare a illudermi, sapendo di illudermi: questa possibilità di autoillusione però non va certo ascritta a pregio dei pittori, semmai sarà un ulteriore merito di Muybridge. Ovvero: io so che le zampe non sono nelle posizioni che il pittore in qualche modo impone (a sé e agli osservatori) di pensare, e questo sapere non mi paralizza, semmai – al contrario – mi libera. Una apparente restrizione posta in essere dalla tecnica fotografica (foto, montaggio di foto,cinema) non è vincolante nei termini di una chiusura dell’immaginario. All’opposto: proprio adesso, dopo Muybridge, posso davvero disegnare un cavallo come lo pensava Géricault, perfino così, con le quattro zampe tese, e però (e perciò) posso farlo con intenzionale estraniante deformazione rispetto a quei dati conoscitivi reali, effettivi, oggettivi, di cui la pittura prima della fotografia semplicemente non disponeva.

lunedì 26 agosto 2013

La "scrittura asemantica" (asemic writing)

appelMarco Giovenale
Da non poco tempo, da quasi due decenni ad esser precisi, una linea di confine fra testualità e arte contemporanea è più distintamente visibile, percorsa e fatta propria da molti artisti e da autori di testi sperimentali. Si tratta della scrittura asemantica, o prima ancora, in inglese, asemic writing (inganna il dizionario che assegna ad “asemic” tutt’altro significato).

Di che si tratta? Sono glifi, grafie e calligrafie, alfabeti, materiali visivamente riconducibili all’area formale della scrittura, che però non fanno riferimento ad alcunché di noto o decifrabile, ad alcuna vera lingua, a nulla che trasmetta significato (senza tuttavia, per questo, esimersi dal trasmettere senso). Le radici di questa pratica arretrano al secolo passato. Specie con Alphabet e Narration (1927) Henri Michaux avviava una sua esplorazione – poi ininterrotta – del territorio. Nel 1947 e a varie riprese successivamente, con le Scritture illeggibili di popoli sconosciuti, Bruno Munari aveva giocato con alfabeti enigmatici o alieni (pagine riassuntive e felici si leggono e osservano in Codice ovvio, fra l’altro). Nei decenni successivi Christian Dotremont, Brion Gysin, León Ferrari, Mira Schendel, Mirtha Dermisache e moltissimi altri artisti avrebbero ancor più sistematicamente battuto gli stessi sentieri.

domenica 20 maggio 2012

Roma, 23 maggio: IN REBUS alla libreria Koob


a Roma, mercoledì 23 maggio, alle ore 18:00
presso la Libreria Koob
via Luigi Poletti 2 (davanti al Maxxi)
Cecilia Bello Minciacchi presenta il libro di poesie
in rebus
di Marco Giovenale
(Editrice Zona, 2012 – collana level 48)

*
“Giovenale installa i suoi prelievi linguistici nei percorsi di una percezione giostrata ai limiti dell’indicibile. Ma un’altra posta è in gioco. Il suo testo più ampio immerge in una parabola definita da margini mobili imprevedibili ma sempre decifrabili, giustificati. Sodaggio trasversale delle Memorie di Albrecht Dürer, disarticolazione e compressione di tessere che srotola un mosaico brulicante di percorsi città villaggi facce persone paesaggi ma soprattutto oggetti: quattro frecce di canna, un corallo bianco, cinque gusci di chiocciola, una borsa di cuoio, vesciche vuote, di calce, due pesciolini essiccati…
Wunderkammer dell’Europa che dopo l’America scoperta trasforma la sua percezione estetica in valore economico: il prezzo dell’oggetto, il suo commercio, l’accumulo delle merci, l’accumulo dei capitali. La prospettiva del rinascimento si sfalda, un altro immaginario lampeggia, un nuovo mondo si prepara a insorgere, a dominare, a frastagliare la realtà in entità commerciabili”.
Nanni Balestrini
*
tre frammenti da Camera di Albrecht letti (con una poesia di J.Ashbery) a RadioTre:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-13a57551-6327-4bbe-8e17-9abc78f17fab.html?refresh_ce
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