William H. Hodgson
«Eccola lì», urlò il vecchio nostromo al mio amico Trevor, mentre il nostro battello girava lentamente attorno alla costa dell'isola di Nightingale.
Il vecchio puntò il fornelletto della sua pipa di radica scura verso una minuscola isoletta a tribordo.
«Eccola lì, signori», ripeté esitante, «Middle Islet! Attraccheremo nella baia fra un momento solo. Badate bene signori, io non posso affermare che la nave sia ancora lì, e se c'è ancora, beh, dovete convincervi che io non vidi nessuno, quando vi salii sopra la prima volta.»
Il vecchio si rimise la pipa in bocca, con aria truce, tirando boccate di fumo aromatico, mentre Trevor ed io scrutavamo attentamente l'isoletta con i cannocchiali.
Ci trovavamo nell'Atlantico del Sud. Alquanto in lontananza, verso nord, si poteva scorgere tra la nebbia e le tempeste, il tenebroso picco dell'Isola di Tristano, la più grande del gruppo delle Isole Da Cunha, mentre lungo l'orizzonte, verso ovest, a volte si riusciva a scorgere la sagoma caratteristica dell'Isola Inaccessibile.
Ma il panorama non ci interessava minimamente, ovvio.
Tutta la nostra attenzione era focalizzata su Middle Islet, al largo delle coste dell'Isola Nightingale.
Soffiava un debole venticello, e il nostro battello scivolava pigramente sopra le cupe acque.
Il mio amico era tormentato da una ridda di sentimenti contrastanti; andava a vedere se quella baia conservava ancora il relitto della nave che aveva imbarcato la sua donna.
Io, personalmente, oltre alla curiosità, provavo un senso di sgomento per le strane circostanze che ci avevano portato lì. Per più di sei mesi il mio amico aveva invano aspettato il ritorno del Felice Ritorno, la nave che per ironia della sorte trasportava la sua donna, diretta in Australia per motivi di salute.
Nessuno aveva saputo più niente di quella nave, e la ragazza era stata data per dispersa da tutti tranne che da noi. Trevor, quasi impazzito, spendendo parecchio, aveva inviato costose inserzioni a quasi tutti i più importanti giornali del mondo, e questo disperato tentativo aveva ben presto condotto da lui il vecchio nostromo che ora stava al suo fianco. Quell'uomo infatti, attirato dalla lauta ricompensa offerta, aveva risposto agli appelli, fornendo alcune informazioni sul relitto di una nave, senza alberi, che portava la scritta del Felice Ritorno sulla poppa e sulla prua, e che egli aveva intravisto durante il suo ultimo viaggio per mare, in una strana, piccola baia sul versante sud di Middle Islet.
Tutto questo non lasciava grandi speranze al mio amico, poiché il nostromo ci disse che era salito a bordo con una parte della sua ciurma, senza trovare assolutamente niente nella nave deserta.
Devo dire che questa versione non mi persuadeva granché, perché conosco il carattere profondamente superstizioso dei vecchi lupi di mare, e probabilmente quel relitto solitario aveva eccitato un poco la loro fosca fantasia, e quindi ...
Comunque, tra breve, avremmo potuto svelare il mistero. Il nostromo si lasciò sfuggire qualche parola di troppo, che andò a rinvigorire la mia tesi personale sull'argomento.
«Nessuno dei miei uomini volle trattenersi su quella nave. Tirava un'aria poco attraente. Era una nave troppo maledettamente ordinata e pulita per essere un vero relitto.»
«Cosa diavolo intendete dire?», chiesi con noncuranza.
«Beh, è difficile spiegarlo, sapete. Sembrava quasi che la ciurma di quella nave se ne fosse andata solo momentaneamente, in attesa di tornare da un momento all'altro. Ma capirete meglio quando vi salirete a bordo, pote-te contarci ...»
Sputò per terra disgustato, continuando a fumare la pipa.
Lo guardai fisso, incominciando a dubitare delle sue facoltà mentali. Poi guardai il mio amico Trevor, che non aveva udito il nostro discorso, troppo intento a scrutare con il cannocchiale l'isoletta per accorgersi d'altro.
Trevor si voltò verso il nostromo, tremando.






