Paolo Villaggio
Fantozzi in vacanza
Questa volta Fantozzi si è concesso quattro meravigliosi
giorni di vacanza. Si è trovato nella cassetta delle lettere un dépliant di
un'agenzia di viaggio: “Meravigliosa crociera. Barcellona, Madrid, Saragozza,
le Baleari e tutto il Nord-Africa arabo in 4 ore! Le rate saranno trattenute
sullo stipendio”. Va da sé che una rata equivaleva a 12 mensilità di Fantozzi.
Ha versato la sua quota e per la prima volta ha affrontato il mare.
Ed eccolo al “gran giorno” della partenza. Piove a
dirotto. In un clima tragicamente festoso, la nave si stacca dalla banchina:
stelle filanti, orchestrina di bordo che strimpella Ciao, ciao bambina e
tutti sui ponti che salutano. Che salutano chi? In genere i facchini rimasti
sul molo. Non c'è mai nessuno alle partenze dei croceristi a prezzi familiari!
I facchini però, pietosamente consapevoli di quella grossa lacuna scenica,
rispondono stancamente.
Beh! Il colpo d'occhio è tale che molti di quei granitici
lavoratori si commuovono veramente. I fazzoletti si agitano festosamente, si
fermano... qualcuno si soffia furtivamente il naso... ci sono molti occhi
lucidi in giro. Poi tutti scendono nelle cabine assegnate. O meglio, cercano di
scendere! Perché, trovare la propria cabina, in quell'autentico labirinto che è
una nave, è impresa disperata. Si incontrano, dopo trenta ore e più dalla
partenza, gruppi in lacrime che hanno deciso di collaborare. Si tengono tutti
per mano in lunghe file e cercano di risalire alla luce: avete presente quel
quadro I ciechi di Brueghel? Così! Si incontrano degli isolati ormai deliranti
che vi abbracciano le ginocchia implorandovi di riportarli sui ponti dalle
famiglie. In genere la prima avvisaglia di questo dramma improvviso e
insospettato si ha a cena, la prima sera. Manca il novanta per cento dei
croceristi. Dove diavolo sono? Tutti persi nei meandri della nave.
E poi i “giochi di ponte” che sono di una noia abissale.
Il più noto è il tiro alla fune: pericolosissimo. Non potendosi fare impiegati
contro impiegate perché queste sono molto più forti degli uomini distrutti da
vent'anni di scrivania, si fa in genere scapoli contro ammogliati. Uniche
categorie lecite in Italia. Provate rossi di cappelli contro neri: sa subito di
fazione politica. Omosessuali contro impotenti? Si creano subito delle invidie!
Oppure impiegati contro dirigenti.
Ma in questo caso si conosce subito l'esito. Due dirigenti
di 106 anni sbaragliano 100 impiegati di trenta. Allora scapoli contro
ammogliati. I feroci ufficialetti che organizzano i giochi urlano: “Via!”. Al
via parte solo il gruppo degli ammogliati e l'ultimo centra con la nuca una di
quelle grosse borchie di ottone, messe volutamente dall'armatore, in punti
strategici sul ponte giochi... per sfoltire e diminuire le spese di gestione.
Gli ufficialetti intervengono allora allegri: “Non è successo nulla”.
“Allegria, allegria. Cosa volete che sia, in fondo era solo un crocerista... di
turistica.” E lo spingono con il piede furtivamente in mare. Poi fanno al
capitano, che è sul ponte di comando, un gesto col pollice: “Ne cancelli uno
per favore”. E il comandante sposta un pallino in un grande “pallottoliere da
crociera” che tiene al posto della bussola.
Altro gioco: la pesca dei cucchiai. Si gettano dei
cucchiai d'argento nella piscina di prima classe, la più grande. Le navi sono
classiste, non certo come quelle negriere di “cara” memoria, ma ci sono piscine
di 1ª poi di 2ª più piccole, poi di 3ª, fin che si arriva a piscine grandi come
bottoni, per l'equipaggio. Ma il gioco dei cucchiai si fa sempre nella piscina
di prima. Gli ufficialetti dicono “... e al giovane vigoroso che raccoglierà
più cucchiai dal fondo daremo in regalo una bella bambolina”. Cade in acqua
subito uno sui 90. Loro attaccano la radiocronaca. “Si è gettato il ragionier
Fulzi dell'ufficio sinistri... è immerso già da venti secondi... Lo vediamo
immobile sul fondo... sta cercando certamente di raccogliere dei cucchiai...
immerso da due minuti... da sei... da dodici... è sempre immobile! da venti...
stappare!!!”
La vasca viene vuotata e il ragioniere furtivamente
gettato fuori della murata. Il capitano che ha visto tutto sposta un pallino
sul suo pallottoliere questa volta con una curiosa risata. Ed è per questo che
le navi da crociera sono seguite da branchi di pescicani i quali hanno
certamente dall'armatore notizie sulla rotta e le aspettano al varco all'uscita
dai porti.
L'altoparlante l'ultimo giorno fece un annuncio “Chi
desidera visitare le macchine si trovi alle 15 nel salone di prima classe”.
Fantozzi curioso ci andò.
Sul posto, un ufficialetto di coperta, bello, tutto in
bianco, sciabola e feluca.
“Lei è ufficiale di macchina?”
domandò e lui con fierezza: “Mai sceso nelle macchine, io! Conduco il gruppo!”
disse e lui si accorse che sbriciolava una lunga fila di molliche di pane, come
Pollicino nella fiaba. Valicarono la porta delle macchine: l'inferno! Un caldo
terrificante. Sul fondo, un migliaio di persone, uomini e donne, distrutti
dalla fatica e sporchissimi che remavano con sforzo, a ritmo assordante di
tamburi, percossi dai feroci aguzzini. Rimase molto sorpreso. Si avvicinò a un
tipo sporco, ma distinto, con gli occhiali d'oro. “Lei è capitano di macchina?”
urlò superando il rumore dei tamburi. “No!” “Ha fatto l'Istituto nautico,
però?” “No” rispose con un filo di voce. “Tradizione di famiglia?” “No! Sono
dottore in economia e commercio.” “Come mai?” “Crociera aziendale 1949... mi
sono infilato subito nella porta delle macchine, credevo che fosse la mia
cabina. Mai più trovata l'uscita! Ma mi sono adattato, un lavoro vale l'altro,
e qui ci sono meno responsabilità e poi...” Non finì la frase, una scudisciata
gli tappò la bocca. Lui abbassò gli occhi e non volle più parlare.
Fantozzi al mare
Fantozzi è andato domenica pomeriggio ai bagni Flora con la signorina Silvani.
Fantozzi nella sua tragica timidezza era sempre stato spigoloso con le donne e giustificava questa sua posizione con la riuscita del suo matrimonio con la signora Pina. Ma in verità per la moglie, capelli opachi color topo, naso alla Dante, e rassegnata a una vita squallida, Fantozzi covava un cupo rancore e un grande desiderio, quello di squartarla e di servirla alla “cacciatora” in un gran banchetto coi colleghi d'ufficio. La signorina Silvani invece, dell'ufficio cabale, gli era decisamente simpatica e, a modo suo, le faceva da sei anni la corte.