Visualizzazione post con etichetta Blade runner. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Blade runner. Mostra tutti i post

domenica 26 gennaio 2014

L'incipit della domenica - Cacciatore di androidi

Quasi tutti ricordano il film Blade runner, diretto da Ridley Scott nel 1982. Molti meno hanno letto il romanzo di fantascienza da cui la pellicola è tratta: Cacciatore di androidi, ora recentemente titolato Ma gli androidi sognano la pecora elettrica?, in giusto ossequio al titolo originale (Do androids dream of electric sheep?). Peccato: il romanzo è parecchio superiore, per complessità di temi, al suo derivato cinematografico.
Cos’è l’uomo? Quale la sua essenza? È più un umano un androide che canta arie d’opera o un uomo psicopatico e dalle emozioni prosciugate?
E qual è l’essenza della realtà? Son più reali i ricordi artefatti impiantati negli androidi o quelli umani? Entrambi, infatti, hanno pari dignità per chi li vive.
E ancora il tema del doppio: in Cacciatore di androidi tutto rimanda ad altro: due test per individuare gli androidi, due donne assolutamente uguali (Rachel e Pris), due città parallele.
Abbiamo poi gli spunti tipicamente fantascientifici: l’olocausto animale (la fauna, sterminata da un’epidemia, viene sostituita con doppi cibernetici), le piogge acide, lo spopolamento delle città.
L’ansia metafisica: l’incalzare della morte delineata come progressiva cessione di sovranità dell’umano di fronte al kipple, neologismo coniato da Dick per significare confusione, anarchia, degrado, sporcizia, entropia – la dissoluzione della logica, della ragione.
Il mondo dei freak: quello dell’ingegnere cibernetico J. R. Isidore, malato, solitario e disperato che riversa proprio negli androidi la propria empatia.
Il fascino hard boiled: Deckard l’investigatore, la suspense gialla, le dark ladies, il villain.
E l’inimitabile stile di Philip Dick: quello di tratteggiare con verosimiglianza un ambiente futuribile descrivendo una semplice scena di vita quotidiana. Ecco, nell’incipit, il normale risveglio di una coppia sposata; subito, però, con naturalezza, lo scrittore inserisce le sue trovate stranianti: l’accenno al mestiere di killer di androidi; il regolatore artificiale di umore; una pubblicità di tute antiradiazione; la frustrazione di possedere solo una pecora elettrica invece di un costoso e, ormai, rarissimo animale vivente …
Pynchon, De Lillo, Roth; David Foster Wallace, Ellis ... ma lo scrittore americano più importante del dopoguerra è, assieme a Cormac McCarthy, Philip K. Dick. Non può essere altrimenti.

Philip K. Dick
Una minuscola e allegra vibrazione elettrica, trasmessa dalla soneria automatica e proveniente dall’organo degli umori, accanto al suo letto, svegliò Rick Deckard. Sorpreso (trovarsi sveglio senza preavviso lo sorprendeva sempre) si alzò dal letto, restò immobile un attimo nel suo variopinto pigiama e si stiracchiò.
Sua moglie Iran in quel momento aprì gli occhi, mesti, ma subito con un gemito li richiuse.
“Il tuo Penfield è troppo debole” l’avvertì. “Ora te lo regolo io, ti sveglierai e …”
“Giù le mani dal mio apparecchio!” La sua voce era aspra, e s’incrinò. “Non voglio essere sveglia".
Rick si sedette sul letto e si chinò su di lei, spiegandole dolcemente: “Se tu regoli l’onda abbastanza alta, sarai contenta di essere sveglia. Qui sta il punto. Mettendo l’apparecchio sul C, l’onda supera l’ostacolo dell’inconscio, come succede a me”. Amichevolmente, poiché si sentiva ben disposto verso il mondo (aveva regolato il suo apparecchio sul D) le batté una mano sulla spalla, nuda e pallida.
“Toglimi di dosso quella mano da poliziotto” ringhiò Iran.
“Non sono un poliziotto”. Si sentì irritato, anche se non aveva programmato questo umore.

martedì 3 settembre 2013

De le più ricche terre di Levante, e meglio ornate, si dice esser Damasco

Alceste

La Siria e Damasco in alcuni classici italiani.
Per stimolare una minuscola riflessione sul conflitto imminente; l'ennesima guerra contro le terre del passato (Iraq, Afghanistan, Egitto; e poi Iran, Grecia, Italia; e poi, chissà, Cina, Russia ...), per cancellare definitivamente la storia e vivere un eterno presente.
Ma si può vivere un eterno presente? In Blade runner, di Ridley Scott, il film ripreso da un romanzo di Philip K. Dick, gli ingegneri cibernetici sono costretti ad inserire ricordi artificiali nei replicanti Nexus 6; per non farli impazzire. Il passato è indispensabile. E le terre del passato che, curiosamente, coincidono con un asse del male inventato dai signori del mondo, vanno difese. 
Perché il passato non insegna nulla sulla vita, ma la rende tollerabile e, forse, desiderabile.

Ludovico Ariosto

dall'Orlando Furioso, canto XVII, 18-21

De le più ricche terre di Levante,
de le più populose e meglio ornate
si dice esser Damasco, che distante
siede a Ierusalem sette giornate,
in un piano fruttifero e abondante,
non men giocondo il verno, che l'estate.
A questa terra il primo raggio tolle
de la nascente aurora un vicin colle.

Per la città duo fiumi cristallini
vanno inaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini,
non mai di fior, non mai di fronde privi.
Dicesi ancor, che macinar molini
potrian far l'acque lanfe (1) che son quivi;
e chi va per le vie vi sente, fuore
di tutte quelle case, uscire odore.

Tutta coperta è la strada maestra
di panni di diversi color lieti;
e d'odorifera erba, e di silvestra
fronda la terra e tutte le pareti.
Adorna era ogni porta, ogni finestra
di finissimi drappi e di tapeti,
ma più di belle e ben ornate donne
di ricche gemme e di superbe gonne.

Vedeasi celebrar dentr'alle porte,
in molti lochi, solazzevol balli;
il popul, per le vie, di miglior sorte
maneggiar ben guarniti e bei cavalli:
facea più bel veder la ricca corte
de' signor, de' baroni e de' vasalli,
con ciò che d'India e d'eritree maremme
di perle aver si può, d'oro e di gemme

(1) nanfa (o lanfa) agg. f. [dall’arabo nafḥa «odore, profumo»], ant. – Nell’espressione acqua n. (anche in una sola parola: acquananfa o acqualanfa), acqua profumata estratta per distillazione dai fiori di arancio: "oricanni d’ariento bellissimi e pieni ... qual d’acqua di fiori di gelsomino e qual d’acqua nanfa" (Boccaccio).


Matteo Maria Boiardo

dall'Orlando Innamorato, III, 23

Partiti da la fata del castello,
Ove l'arme di Ettòr già star suoleano,
Sorìa, Damasco e quel paese bello
Senza travaglia già passato aveano.

Torquato Tasso

Da La Gerusalemme Liberata, IV, 43

Figlia i' son d'Arbilan, che 'l regno tenne
del bel Damasco e in minor sorte nacque

Da La Gerusalemme Liberata, XV, 15

E 'n un momento incontra Raffia arriva,
città la qual in Siria appar primiera
a chi d'Egitto move; indi a la riva
sterilissima vien di Rinocera.

Privacy Policy