venerdì 5 febbraio 2016

Domani ore 11, PLAUTILLA incontro con Alessandro Leogrande a partire dal suo ultimo libro La Frontiere (Feltrinelli, 2015)
Oggi Venerdì 5 Febbraio 2016, liceo Morgagni,
via Fonteiana 125, ore 17.45, Laboratorio di compostaggio domestico e di comunità con il dottore Fabio Musmeci, l'ingegnere Alessandro Filippi, Maurizio Melandri 


mercoledì 3 febbraio 2016

Sonia Gentili presenta il suo nuovo libro di poesie "Viaggio mentre morivo"


Cliccando sul video potrete ascoltare l'intervista-lettura tenuta a Radio3 Suite da Sonia Gentili, in occasione dell'uscita della sua nuova collezione di poesie "Viaggio mentre morivo" (Aragno Editore, 2015).

Qui il link alla scheda del libro:


Sotto la copertina

martedì 2 febbraio 2016

UBU ROI al Teatro Vascello dal 4 al 7 febbraio


UBU   ROI, di  Alfred Jarry, adattamento e regia di Roberto Latini. 
Al Teatro Vascello, dal giovedì al sabato alle ore 21, la  domenica alle ore 18
 
Appuntamento al Teatro Vascello, con uno stralcio dalle note di regia di Roberto Latini:

 “[...] Ubu apre la strada al Teatro del Novecento. Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto generalmente lo spettacolo riesca a proporre. Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile.
La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro.” Roberto Latini

domenica 31 gennaio 2016

La poesia della domenica - Francisco de Quevedo, Mirai le mura della patria mia ...

Mi chiedo spesso da quale sensibilità derivi l’intensa considerazione per la morte e l’effimero degli artisti barocchi spagnoli. Dalla sfiducia per materia propria al cristianesimo? Solo in parte. Basta leggere le poesie medioevali cristiane per accorgersi che la svalutazione del transeunte è solo il riflesso di una totale devozione all’oltremondano. In Quevedo si ha di più: quasi una resa al Fato incombente che tutto distrugge. Non sarà che al fondo dell’animo spagnolo permane una visione nordica, gotica dell’esistere? In fondo la Spagna fu dominata per secoli dai Goti (dal loro ramo occidentale, i Visigoti), quindi da una popolazione pagana, di ascendenze scandinave. Jorge Luis Borges (argentino e, perciò, spagnolo), proprio lui, prese sul serio questa cosa tanto da dedicarsi assiduamente allo studio della lirica nordica antica: l’Edda di Snorri, l’elegia pagana anglosassone, le saghe islandesi, le kenningar (cioè metafore: il fuoco era “il lupo dei rami”; una nave “il destriero delle onde”; il mare “strada dei cigni” et cetera).
L’elegia anglosassone, ad esempio, ci offre spesso delle vanitas, meditazioni sconsolate sull’uomo e sulle cose, ambedue destinati, ineluttabilmente, alla rovina. Ecco una composizione, che descrive le rovine dell’antica città di Bath:

Splendida è la muraglia di pietra, i fati la distrussero;
i forti edifici crollarono, e quest’opera
di giganti si sgretola. I tetti sono
caduti, e le torri in rovina, il portale
di tavole è infranto, e sulla calce
ora è soltanto il gelo, e le tettoie sono sbrecciate, frantumate …
là dove un tempo l’uomo
lieto di cuore e luccicante d’oro, stupendamente abbigliato,
orgoglioso e inebriato dal vino, splendeva nella sua
armatura e guardava i suoi tesori, argento e gemme strane,
le sue ricchezze e i suoi possessi, la pietra preziosa,
questa città lucente entro i suoi vasti domini.

Collegare l’occhialuto e atrabiliare Quevedo ai Visigoti può sembrare ben più d’un azzardo, ma ho visto contadini che zappavano e seminavano, inconsapevoli, secondo i dettami delle Georgiche.
È impossibile liberarsi del passato.


Mirai le mura della patria mia,
ben salde un tempo, e oggi sgretolate,
dalla furia del tempo devastate,
che ne ha stremato ogni valentia.

Uscito ai campi, vidi il sole bersi
i ruscelli formatisi dal gelo;
e i greggi si lagnavano del monte
che con l’ombra rubava luce al giorno.

Entrai nella mia casa, ed era sporca,
avanzo di decrepita dimora;
e più curvo il bastone e meno forte.

E vinta dall’età sentii la spada.
Non c’era cosa ove posare gli occhi
che non fosse ricordo della morte


da Sonetti amorosi e morali (traduzione di V. Bodini)
The ruin, da Poemi anglosassoni. VI-X secolo (traduzione di Roberto Sanesi)
Jorge Luis Borges, Letterature germaniche medioevali, 1989

sabato 30 gennaio 2016

Film che bisogna andarsi a cercare/1 (Non uccidere/Kuroneko/Zazie nel metrò/Hanno cambiato faccia/Harakiri)

G. Luca Chiovelli

Quattro di questi film non sono mai finiti in DVD. Il quinto - Zazie - è fuori catalogo. E poiché al cinema ci son discrete fesserie, che tra qualche anno svaporeranno via nell'indifferenza, sarebbe bene recuperare alla Vostra considerazione qualche titolo.
In altre parole: cercateli e guardateli.

Non uccidere (Tu ne tueras point), di Claude Autant-Lara
Francia, 1961, b/n.
Voto: 6,5
Int: Laurent Terzieff, Horst Frank, Mica Orlovic, Marijan Lovric, Suzanne Flon

Quali sono i limiti della coscienza? Non solo della coscienza che si rifiuta di uccidere in tempo di guerra, ma anche di quella che decide di non collaborare con le strutture militari in tempo di pace; in ossequio fermo alle proprie intime convinzioni. Il film è a tratti didascalico, ma la figura di Terzieff che, come il Michael Kohlhaas di Kleist, persegue le proprie idee a qualunque costo - e a dispetto di ogni compromesso - rimane nella memoria: la quieta ostinazione in un ideale che va condiviso sino alla rovina. 
E poi il dilemma centrale: se è vera la morale cristiana: "Non uccidere. Chi uccide sarà sottoposto a giudizio" perché in una società cristiana, quella francese in tal caso, avviene esattamente il contrario? Perché chi si rifiuta di servire la guerra in tempo di pace merita la condanna e chi ha ucciso in tempo di guerra no?

Kuroneko (Kuroneko), di Kaneto Shindô
Giappone, 1968, b/n.
Voto: 7
Int: Kichiemon Nakamura, Nobuko Otowa, Kiwako Taichi, Kei Satô, Taiji Tonoyama, Rokko Toura, Hideo Kanze, Hideaki Esumi, Masashi Oki

In un Giappone feudale dilaniato dalla guerra, alcuni ronin (samurai senza padrone) stuprano e uccidono due donne; i loro spiriti inquieti, però, simboleggiati da un gatto nero (Kuroneko, appunto), torneranno sulla terra a prendersi la vendetta. Il governatore della zona, per contrastare la maledizione, invierà il fidato veterano Gintoki: questi avrà una rivelazione amarissima.
Un bianco bianco e nero perfetto che, sotto le spoglie di una storia classica di fantasmi e vendette, cela una critica violenta all'organizzazione sociale del Giappone del tempo (in particolare alla casta dei samurai, vista quale accolita di sordidi gaglioffi e di criminali). Bellissima l'atmosfera notturna, sospesa e fluttuante come le vesti dei revenants femminili.

Zazie nel metrò (Zazie dans le metro), di Louis Malle.
Francia, 1960, col.
Voto: 8
Int: Catherine Demongeot, Philippe Noiret, Vittorio Caprioli, Jacques Dufilho

La piccola Zazie (la mamma è impegnata con l'amante) viene scaricata presso lo zio parigino: lei vuole assolutamente viaggiare in metrò, ma uno sciopero blocca il suo sogno. Questa la semplice miccia narrativa iniziale, svelta a innescare le decine di esplosioni slapstick del film: una vera sarabanda anarchica la cui gioia di vivere rimanda ai tempi del muto, il cinema innocente per eccellenza. Bravo Noiret, eccezionale Caprioli (esilarante il suo inseguimento a Zazie), irresistibile la Demongeot/Gian Burrasca: a volte ci si innamora di un personaggio e Zazie non posso che amarla con tutto il cuore. Memorabile la battuta finale alla mamma che le chiedeva cosa avesse fatto durante il suo soggiorno a Parigi: "Sono invecchiata". Una delle Bibbie della cinefilia francese. Da un romanzo di Raymond Queneau. 

mercoledì 27 gennaio 2016

Il prossimo libro del Gruppo di Lettura (Sabato 13 febbraio) sarà La Promessa  di Fredrich Dürrenmatt