giovedì 17 aprile 2014

E the winner is....[divertissement di metà settimana]

La zippora giocosa
Ognuno ha la sua, di lista. Se dovessimo però stilare l'elenco dei libri più venduti e di quelli più letti di tutti i tempi, noi non saremmo in grado di farlo. Sarebbe un (inutile) sforzo sovrumano. Ecco che - solleciti - arrivano Google e Wikipedia a segnalarci i libri più venduti di sempre e un romanziere americano che ha individuato quelli più letti, il cui nome James Chapman, forse con questo giochetto sta conquistando un po' di notorietà oltre i confini del suo Paese. Ho eletto - a mia totale discrezione e immotivatamente - questo giorno come giornata di gioco e quindi vi propongo di giocare, ma senza barare: prima di aprire la lista, provate a pensare secondo voi quale potrebbe essere il libro sul podio dei più venduti e quello dei più letti. Dall'elenco sono esclusi Bibbia e Corano perché non è possibile fare una stima reale, dicono. Se avete voglia scrivete nei commenti la vostra lista. Dopo, e solo dopo, andate a scoprire quelle proposte dal browser e dall'enciclopedia digitale e da Chapman. Chi si appassiona può anche provare a vedere quanti dei più venduti sono anche trai più letti e viceversa.  Ci rivediamo nel prossimo post e sarò seria, credo.

Qui la lista dei più venduti

Qui la lista dei più letti (secondo Chapman)

mercoledì 16 aprile 2014

Cercasi donna per compagna di vita. Telefonare Dante

Ho dubitato poco della verità di questo cartello.No, non è uno scherzo.
L'ha scritto Dante, è sicuro; e Dante vuole una donna, come compagna: compagna di vita, perché la solitudine è una bestia difficile da ammansire.
Non tutti conoscono l'arte di placare questa stretta del cuore: la solitudine. Si è soli in mezzo alla folla; la casa diventa un oceano in cui annegare; ogni inciampo alla vita un macigno che non vale neanche la pena di provare a scalare.
Ci vogliono anni per distillare gli antidoti al veleno.
Anni in cui occorre ferirsi lungamente e aspettare che la pelle si ricostituisca più tenace attorno alla piaga; anni in cui imparare devotamente a cambiare luogo d'osservazione: poco più in alto, un tantino più fuori asse; la vita vista obliquamente: bene così. I migliori si mettono a testa in giù: osservare il mondo sottosopra è un balsamo per i solitari: a volte si ride, spesso si alzano le spalle, qualche volta si tira avanti serrando i denti; alcuni fortunati si divertono pure: l'amata solitudine rende chiari e definitivi i contorni degli eventi.
Non sempre va bene, però.
I meno preparati, che sono la maggioranza, sentono invadere lentamente il cuore da una melassa nera e acida che principia a corrodere la volontà: è la solitudine, fatta di rimpianti, nostalgie e dall'improvvisa rivelazione della morte. Non tutti si rendono conto del mostro: Dante non se ne rende conto, sono sicuro; ecco perché possiede una così quieta disperazione, l'amarezza di cui non riconosce la scaturigine. Tanto più acuta quanto meno riconosciuta.

E Dante è un puro: solo un animo di tal fatta potrebbe esornare quel 'cercasi' con il candore dei pastelli. E la dicitura 'compagna di vita'? Chissà quanto resta da vivere a Dante.
Povero Dante, amico mio.

martedì 15 aprile 2014

Biblioteche di Roma, la felicità della condivisione

La nuova biblioteca Vaccheria Nardi
Una nuova testimonianza d'affetto verso l'Istituzione delle Biblioteche di Roma, ora a a rischio ridimensionamento per un'incipiente, inutile, spending review (le biblioteche comunali sono in pareggio di bilancio).
Una utente, Federica, ricorda il suo percorso di frequentatrice trentennale: un itinerario che parte dalla storica biblioteca Assarotti a Montemario (ora chiusa) e Borromeo (ora Franco Basaglia) sino ai nuovi e attrezzatissimi locali della Vaccheria Nardi (ex Mozart), nei pressi della via Tiburtina e della Cornelia (zona Montespaccato/Primavalle). 
 
 
Federica De Chicchis
 
Mi è venuto in mente che anche io ho una storia che ha a che vedere con le biblioteche romane. E forse vale la pena raccontarla ora e qui.
 
Avevo quasi 14 anni e mi ero messa in testa di fare la tesina per gli esami di terza media sul conflitto arabo-israeliano (ahimè, ci sono nata con certe “passioni”!!). Mi feci accompagnare da un’amica alla biblioteca di Via Assarotti, a Monte Mario. La conoscevo da un’amica di mia madre che ci prendeva i libri. E trovai qualcosa. E feci la mia tesina. Era il 1987.
 
Nei primi anni d’università ho abitato per qualche anno in zona Tiburtina. Frequentavo la biblioteca di Via Mozart. Ci prendevo i libri per me. Ma, soprattutto, in quegli anni trascorrevo molto del mio tempo con i miei due nipoti. Così appena il più grande ha iniziato le elementari, ho portato lui e sua sorella di 4 anni alla biblioteca Mozart. Con Lorenzo sceglievamo qualche libro sui dinosauri, lui si sedeva su un tavolino basso e li sfogliava/leggeva. Poi ne sceglieva uno da portare a casa. Nel frattempo con Sofia andavamo nell’area dedicata ai più piccoli e sfogliavamo insieme un bel libro di favole. Era il 1998. Sofia, che ora ha 20 anni e frequenta lei l’università, ha cominciato ad andare alla biblioteca Vaccheria Nardi: le hanno detto che è già iscritta, da tempo.
 
Tornata nella mia zona al posto della Assarotti ho trovato la biblioteca Borromeo. Ci andavo a prendere i libri di favole per leggerli ai bambini cui facevo la baby sitter la sera, che non avevano un libro in casa e a cui nessuno, tranne me, leggeva favole.
 
Poi il lavoro mi ha portato ad essere quotidianamente a Primavalle. Dove la Borromeo s’era trasformata in Franco Basaglia. In quel periodo prendevo un sacco di cd.
 
E infine in giri di giostra mi hanno portato alla biblioteca Cornelia. Ci sono arrivata perché nel mio G.A.S. [Gruppo d'Acquisto Solidale] c’è un sacco di gente che la frequenta e varie persone che ci lavorano. Tutte belle e appassionate. E solidali. Qui ho trovato tanto dinamismo, idee. E passione e professionalità. Con il G.A.S. abbiamo organizzato una serata su alimentazione e salute. Ci ho visto film. E ho partecipato ad un incontro sulla violenza domestica insieme a, tra gli altri, insegnanti e alunni del quartiere. Qui voglio portare mio figlio, che ora ha un anno e sfoglia i libri cartonati.
 
Questa è la mia storia. Fino ad oggi.
 
Io non credo che questa Amministrazione (che ho votato e appoggio) desideri privare la città della libertà che deriva dalla conoscenza; della bellezza che deriva dall’immaginazione; della felicità che deriva dalla condivisione.

lunedì 14 aprile 2014

Don Abbondio, personaggio centrale de I promessi sposi


Quest'anno, per iniziativa di Monteverdelegge, è stata promossa, con il progetto Un libro un quartiere, la lettura di questo testo e molte iniziative sono state dedicate a questo evento, tra cui la proiezione di alcune versioni televisive storiche dei Promessi Sposi tenuta al Teatro Vascello. Come aderenti a Monteverdelegge, anche noi partecipanti alle attività del Centro Diurno semiresidenziale Cantiere 24 di via Giovagnoli abbiamo voluto leggere e commentare questo testo, riferendoci ai singoli personaggi. Proporremo, a partire da oggi, questi ritratti. (La redazione della “Locomotiva”)
 
Anna Cachia
 
Don Abbondio è uno dei personaggi dei Promessi Sposi, il più noto romanzo di Alessandro Manzoni. E’ un uomo codardo e schivo: “Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno.” Il personaggio è descritto, con una certa ironia, come un “poveruomo che è riuscito a passare sessant’anni, dai due occhi grigi, una bassa statura e una costruzione corpulenta.”
Don Abbondio è la figura dell’egoismo, che è la radice della sua viltà. E’ il curato incaricato di sposare Renzo e Lucia, ma durante la sua passeggiata serale incontra i due Bravi, sgherri di Don Rodrigo, che gli intimano di non celebrare il matrimonio.
Don Abbondio in un primo momento cerca di giustificarsi allontanando da sé la responsabilità di tale scelta, ma alla fine accondiscende alla volontà dei Bravi.
Il personaggio di Don Abbondio sarà assente per molti capitoli del romanzo, per poi riapparire solo in conclusione quando finalmente accetterà di sposare i due dopo aver appreso della morte di Don Rodrigo.
E’ evidente che Don Abbondio è una figura remissiva e vittima del tempo in cui vive, fin dalla scelta sacerdotale fatta non per una reale vocazione ma per appartenere ad una classe sociale rispettabile e protetta. Debole con i forti, Don Abbondio diventa irragionevole con i deboli e non segue il dovere di sposare Renzo e Lucia, cedendo alle minacce. Renzo e Lucia escogitano il matrimonio a sorpresa ma quando si trovano di fronte al curato non fanno in tempo a pronunciare la formula che li avrebbe resi sposi che Don Abbondio compreso l’inganno fugge.
Sarà sempre per via dei suoi superiori e non per coraggio che il curato sarà richiamato al suo dovere: sarà infatti il cardinale Federigo Borromeo che gli affiderà il compito di ricondurre Lucia, rapita dall’Innominato, presso la casa della madre. Ma, come per altri personaggi dei Promessi Sposi, anche Don Abbondio avrà un suo momento di riscatto: la tragedia della peste, che incide in modo vario ma ben riconoscibile nella vita degli altri personaggi, farà giungere il curato ad un atteggiamento più generoso e comprensivo. Passato il dramma della peste e la vita tornata a scorrere come prima, dopo la morte di Don Rodrigo, Don Abbondio si convince a celebrare il matrimonio dei due promessi sposi.
L’esperienza della peste, che Don Abbondio ha vissuto sulle sue spalle, lo ha provato molto fisicamente: il curato ora è molto più magro e scarno di prima e cammina col bastone.
Egli dunque rappresenta la chiesa corrotta del '600 ma, secondo il pensiero caro a Manzoni della redenzione spirituale, anche Don Abbondio sarà trasformato dalle vicende che ruotano intorno agli sposi promessi.

domenica 13 aprile 2014

Le note di Leo/Inno alla gioia con dieci mila persone

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica al lunedì.

Leo Castellucci*

Un'orchestra giapponese, un maestro pure. L'orchestra esegue la IX sinfonia di L.Van Beethoven con un coro composto da 10 mila persone (!!!) che cantano all'unisono l'Inno alla Gioia. Il risultato è un atto artistico di forte impatto, dove pubblico e performer sono la stessa cosa.Commovente la direzione del maestro che conduce con piglio fin quasi alla fine quando si scompone dalla fatica e dall'emozione, accennando a un crollo nervoso.

Accade in Giappone, ogni anno, il primo gennaio: migliaia di cantanti giapponesi professionisti e non, festeggiano così perché - dicono - cantare questa grandiosa opera tutti insieme, dal titolo così promettente, conferisce loro e a chi ascolta più speranza e coraggio. 

Nei momenti bigi, anche se non è il primo dell'anno, potrebbe servire a tutt*. E allora cantiamo all'unisono! E buona domenica sera. 




*Leonardo Castellucci, fine conoscitore di musica, giornalista, scrittore, oggi direttore editoriale di Cinquesensi Editore.

L'incipit della domenica - Giorgio Baffo, Poesie

Giorgio Baffo (Zorzi Alvise Baffo, Venezia 1694-1768) "è un poeta dialettale che non ha avuto in Italia alcuna fortuna ... Solo nel 1971 è uscita l'edizione critica della sua intera opera, a cura di Elio Bartolini: a cui non va affatto, a quanto pare, l'imperitura gratitudine della cultura italiana, che se ne è completamente disinteressata. Ebbene, questa gratitudine sia almeno nominalmente qui iscritta su lapide".
Mi associo da subito a queste parole, firmate Pier Paolo Pasolini (su Tempo, 1 novembre 1974).
Giorgio Baffo vi piacerà o non vi piacerà. Nel primo caso leggetelo per intero, sino allo sfinimento. Non dovrete sforzare istinti filologici o interpretativi. Giorgio Baffo è, infatti, estremamente leggibile. Non per sua mancanza, bensì per sua programma. Nelle prime due composizioni egli si svela: scrivo queste poesie - dice - per le persone senza doppio fondo, in buona fede; per coloro che intendono il sesso come cosa 'bella, allegra, buona'; e per le persone semplici e ragionevoli: queste poesie sono scritte, infatti, senza metafore o pesantezze simboliche e nella mia lingua natia, il veneziano (lingua verace, riconoscibile, e, come il sesso, 'bella allegra e buona'.
Nell'ultima riga del primo sonetto Baffo, peraltro, si toglie subito il dente: quale sarà l'argomento del mio poetare - si domanda? Semplice - egli risponde - parlerò di "cose deliciosissime, cioè/de bocche, tette, culi, cazzi e mone".
Occorre leggere e scoprire Baffo coi problemi che ne derivano, continua Pasolini; e chiude: "[in modo da] inserire questo Canzoniere, che nessun professore riuscirà mai a leggere, nella storia letteraria o nella storia tout court: trovare per questo infrequentabile De Sade, sia pure puerile, idillico e sedentario, il posto che gli compete".

Giorgio Baffo
DEDICA
SONETTO

Mi dedico ste mie composizion
Ai Omeni, e alle Donne morbinose,
A quelli veramente, che le cose
I varda per el verso, che xe bon.
Sotto le metto alla so protezion,
Acciò, che dalle Teste scrupolose,
Come persone tutte spiritose
I le defenda colla so rason;
Che i diga, cha quà drento no ghe xè
Nè critiche, nè offese alle persone,
Che de Dio no se parla, nè dei Rè,
Ma sol de cose belle, allegre, e bone,
Cose deliciosissime, cioè
De Bocche, Tette, Culi, Cazzi e Mone.

PROGETTO
SONETTO

Altri canta le Furie de Bellona,
Altri le azion dei Cavalieri Erranti,
Altri i casi, e i sospiri dei Amanti,
Mi voi cantar le glorie della Mona.
Dove so puol trovar più bella, e bona
Materia, che interessi tutti quanti?
Scriver sulla Moral dei Padri Santi
L’e un seccar i Cogioni a ogni persona.
Voi donca, che sia questa la mia meta,
E metter mi la voggio ai sette Cieli,
Come una cosa santa, e benedeta:
Invido donca tutti quanti queli,
Che ghe piase la Mona netta, e schieta,
A sentir la virtù sin dei so peli.
Ai spiriti più beli
Spero, ch’abbia da piaser sta fattura,
Perchè tutta la xe sulla Natura;
Se sà, ch’ogni Creatura
Gà una diversa forma de pensar,
Ma tutti pò se accorda in tel chiavar;
Se andaremo a viazar
Vedaremo infinite variazion
D’Abiti, de Costumi, e Religion,
Che l’è una compassion.
Chi magna el Pan a Corni, e chi ’l Pan tondo,
Ma alfin la Mona piase a tutto ’l Mondo.

PROTTESTA
SONETTO

Se ghe fusse qualcun, che dei stupori
Fasse, perchè mi scrivo dei Sonetti,
Dove drento ghe xe dei potacchietti,
E tutti al natural senza colori,
Ghe dirave, cha i leza tutti i Autori,
Che gà scritto de Donne, e de Amoretti,
E i vederà, che sotto ai bei fioretti
Ghe stà nascosti i più lascivi Amori.
Sora tutti el Petrarca hà bù vittoria,
Eppur no l’hà parlà, che d’una Dona,
E gnanca el l’hà lassada star in gloria.
Gran che! Mi averò biasmo, e lu Corona,
Lù gà scritto un Romanzo, e mi un’Istoria,
Lù hà dito Laura, e mi ho dito Mona.

L’AUTOR NON VUOL METAFORE
SONETTO

Co me vien un pensier fazzo un Sonetto,
E ’l fazzo in Venezian, come son nato,
Siben, che sò, che ghe xe più d’un mato
Che me condanna, perchè parlo schietto;
Ma in tempo d’innocenza el più perfetto,
Che xe quando, che l’Omo xe stà fato.
L’Omo, e la Donna giera nui de fato,
E questo giera d`innocenza effetto.
Xe vegnù la malizia in campo averto,
E con ella e rossor, e quei gramazzi
Tanto i s’hà vergognà, che i s’hà coverto.
Donca imparè i me cari visdecazzi,
Ch’anca mi scrivo in tel mio stil scoverto,
Come, che hà stampà Dio le Mone, e i Cazzi.

sabato 12 aprile 2014

Monteverde sotterranea

Frank Sheldon (a cura di)


Stralci e notizie da 
- Philippe Pergola, Le catacombe romane, Carocci, 1997
- Leonella de Santis - Giuseppe Biamonte, Le catacombe di Roma, Newton Compton, 2005


Catacomba di San Pancrazio (o di Ottavilla)
Piazza San Pancrazio 5d

Sotto la chiesa attuale di San Pancrazio, dalla quale si accede alla catacomba, sono stati rinvenuti i resti di una via antica (clivus Rutarius in agro Fonteiano, diverticolo dell'Aurelia Vetus ... tre colombari datati al I secolo d. C. e un puticulum.

La catacomba è giunta a noi in non perfette condizioni: le gallerie sono per lo più devastate e la visita è ridotta al minimo. Il cimitero ipogeo è distinto in tre regioni principali.

1. La prima regione è posta al di sotto del transetto sinistro della sovrastante basilica e dietro l’abside, e vi si entra dall’entrata originale posta nella navata sinistra. Questa regione fu visitata nella prima metà del secolo scorso da padre Fusciardi.

2. Nella navata di destra una botola conduce alla seconda regione cimiteriale, che si estende sotto il piazzale antistante la basilica. In questa regione sono visitabili:

- il cubicolo di Botrys, dal nome del defunto ivi sepolto: la curiosità di questa sepoltura è il fatto che nella lastra sepolcrale Botrys dichiara di essere un christianós, espressione poco frequente nei cimiteri cristiani;

- il cubicolo di San Felice, che risale alla fine del III secolo e gli inizi del IV, decorato in stile lineare rosso, con elementi tratti dal mondo marino (navi e pesci);

- il cubicolo di Santa Sofia, ove è posto un arcosolio intonacato di bianco con quattro sepolture, che si ritiene appartengano alla martire Sofia e alle sue tre figlie.

3. La terza regione si estende sotto il convento. In essa sono dominanti i cristogrammi costantiniani, cosa che porta gli studiosi a ritenere che questa parte del cimitero ipogeo sia sorta nel IV secolo.

I martiri

San Pancrazio. Che la legenda Sancti Pancratii fosse famosa lo si deduce dal fatto che viene riportata nei cataloghi storici dei santi di tutti i secoli. Di essa abbiamo due famose epitomi: quella di Pietro de Natalibus nel Catalogus sanctorum e la Legenda Aurea di lacopo da Varazze. La Legenda aurea ricorda S. Pancrazio descrivendone la vita e il culto; il racconto concorda sostanzialmente con quello pervenuto fino a noi. Ciò va a conferma del fatto che la tradizione dei testi dopo l’iniziale periodo di fluttuante formazione è rimasta fedele nei secoli. Ascoltiamone il racconto, in una brillante traduzione moderna:

"Pancrazio era di origine nobilissima. Perse i genitori in Frigia, e fu lasciato sotto la tutela dello zio Dionisio. Rientrarono tutti e due a Roma, dove avevano vasti possedimenti. Proprio in quella zona si stava nascondendo, con i suoi fedeli, il papa Cornelio. Dionisio e Pancrazio ricevettero da lui la fede. Dionisio più tardi morì in pace. Pancrazio invece fu catturato e portato al cospetto dell’Imperatore. Aveva allora circa quattordici anni. Diocleziano gli disse: Ragazzetto, stai attento, che rischi di morire male. Tu sei giovane, ed è facile che ti ingannino; sei di famiglia nobile, e sei stato un caro amico di mio figlio. Voglio da te che tu lasci perdere questa pazzia, e ti considererò come uno dei miei figli.

Pancrazio rispose: Anche se il mio aspetto è quello di un ragazzo, il cuore che ho in petto è quello di un uomo maturo. A noi cristiani, per virtù del mio Signore Gesù Cristo, la vostra prepotenza fa paura ne più ne meno che questi dipinti che noi vediamo. I tuoi dei, quelli che mi vuoi spingere ad adorare, sono degli impostori; si stupravano tra fratelli, e non risparmiavano neanche i genitori: se tu vedessi far cose simili ai tuoi servi, li faresti subito uccidere. Mi stupisco anzi come tu non ti vergogni ad adorare dei del genere.

L’imperatore, sentendosi battuto dal ragazzo, lo fece decapitare lungo la via Aurelia; era attorno all’anno 287 dopo Cristo. La senatrice Ottavilla fece seppellire il suo corpo".

Il culto di San Pancrazio, frigio, crebbe durante il VI secolo. È onorato come protettore contro i falsi giuramenti.



Artemio e Paolina. Sono ricordati dalla Passio SS. Petri et Marcellini. Forse padre e figlia di Candida. Ipotizzata tomba di Paolina nella cosiddetta regione m del sepolcreto.

Sofia e figlie. Figure forse leggendarie il cui luogo di venerazione è nella regione k del sepolcreto.

Catacomba di San Calepodio
Via del Casale di San Pio V, 15


Il 14 ottobre 222 Papa Callisto veniva sepolto nel cimitero denominato 'al III miglio della Via Aurelia": è quanto riporta la Depositio martyrum, il documento più antico (336 d. C.) sulla deposizione degli eroi della fede.

Verso la metà del IV secolo la tomba si chiamerà di Callisto. Il 12 aprile 352 d. C. viene sepolto papa Giulio I (Depositio episcoporum). Solo nel V-VI secolo il complesso funerario assunse la denominazione di Calepodio.

Il cimitero si estende su tre piani di gallerie (Leonella De Santis parla di “due o forse tre piani”), molte delle quali devastate o in pessimo stato di conservazione. Il nucleo più antico è il livello superiore, ove è stata scoperta la tomba di papa Callisto.
Nel sopraterra sono state trovate tracce di un cimitero subdiale e resti di una basilica semipogea, con una grande abside, che alcuni archeologi affermano essere la basilica che papa Giulio I fece costruire in onore del suo predecessore Callisto e nella quale lui stesso fu poi sepolto. Altri invece (Enrico Stevenson) pensano che tale basilica si debba identificare con alcune strutture del Casale di San Pio V.
Callisto I

I martiri

Callisto I (Papa dal 217 al 222). Ebbe molti avversari tra i cristiani dissidenti di Roma, e proprio da uno scritto del capo di questi cristiani separati, un antipapa, abbiamo quasi tutte le notizie sul suo conto, presentate però in modo tendenzioso. Vi si legge che, prima di diventare papa, era stato schiavo e frodatore. Fuggito in Portogallo, venne arrestato e ricondotto a Roma, dove subì una condanna ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna. Tornato a Roma in occasione di un'amnistia, venne inviato ad Anzio. Papa Zeffirino, però, lo richiamò a Roma, affidandogli la cura dei cimiteri della Chiesa. Iniziò così lo scavo del grande sepolcreto lungo la via Appia che porta il suo nome. Alla morte di Zeffirino, Callisto venne eletto papa. Ma il suo pontificato attirò le inimicizie di un'ala della comunità cristiana di Roma che lo accusò, falsamente, di eresia. Il riscatto definitivo su questa figura controversa venne dal suo martirio. Callisto, infatti, fu gettato in un pozzo di Trastevere, forse in una sommossa popolare contro i cristiani nel 222.

Quattro cose resero in maniera particolare glorioso il pontificato di S. Callisto: la Basilica di Santa Maria in Trastevere, il digiuno delle quattro tempora, il Cimitero detto di S. Callisto nella porta Appia, oggidì porta San Sebastiano, ed il luminoso di lui martirio.

Giulio I (Papa da ? al 352). A Roma nel cimitero di Calepodio al terzo miglio della via Aurelia, deposizione di san Giulio I, papa, che, durante la persecuzione ariana, custodì tenacemente la fede nicena, difese Atanasio dalle accuse ospitandolo durante l’esilio e convocò il Concilio di Sardica.

Calepodio. Dubbio se tale Calepodio fosse il proprietario del terreno o un martire vero e proprio. Nella Passio dedicata a Callisto si legge che Calepodio "un anziano presbitero, venne arrestato, ucciso e gettato nel Tevere il primo maggio. Il suo corpo, raccolto da alcuni pescatori, venne consegnato a Callisto il quale lo seppellì nella necropoli della via Aurelia".


Ipogeo sotto la chiesa di S. Onofrio al Gianicolo


Si tratta di poche gallerie, oggi inaccessibili, che costituiscono gli scarsi resti di un cimitero in origine piuttosto vasto ed esteso almeno su due piani; l'ingresso era forse posto a nord est delle gallerie superstiti su un presunto diverticolo dell'Aurelia Vetus. All'epoca della scoperta fu datato tra il III e il IV secolo.


Ipogeo cosiddetto di Scarpone
Via di San Pancrazio 15

L'ingresso attuale a questo ipogeo è moderno; la scala originaria era forse a nord est, oltre una grande frana che oggi impedisce l'esplorazione di quella parte dell'ipogeo ...

Il cimitero si sviluppò per buona parte del IV secolo; la totale assenza di elementi cristiani fa supporre che si tratti di un ipogeo privato pagano successivamente collegato a una rete di gallerie forse cristiane.


Ipogeo anonimo di Villa Pamphilj

Ipogeo a una quota superiore a quello di Scarpone.

Si notano segni di allargamenti successivi, forse in età tarda, uno dei quali raggiunse l'ipogeo di Scarpone. Le pareti ... sono intonacate, forse per mascherare la cattiva qualità del tufo.

Tracce di un sepolcreto pagano nel sopratterra portano a supporre che l'ipogeo costituisse l'appendice sotterranea di un mausoleo oggi scomparso.


Cimitero dei santi Processo e Martiniano (non identificato)


Il Predestinatus, un lavoro composto nella metà del V secolo, ci dice che all'epoca dell'imperatore Eugenio l'Usurpatore, un tertullianista si era finto prete con l'obiettivo di istituire una scuola ispirata al pensiero del grande apologista presso il locum di Processo e Martiniano; non è chiaro se con questa espressione l'autore intendesse indicare un cimitero oppure una basilica. Il motivo della suddetta finzione era stato determinato dal fatto che i due, Processo e Martiniano, che erano fratelli, erano ritenuti dei tertullianisti d'origine frigia ... Nella prima metà del VI secolo cambia la leggenda agiografica e chi scrive gli atti dei due santi li trasforma in carcerieri di San Pietro presso il Carcere Mamertino. Qui sarebbero stati convertiti e battezzati. Avendo rifiutato di sacrificare agli dei davanti ai giudici del tribunale romano, furono torturati e decapitati sulla via Aurelia presso un acquedotto [probabilmente il 2 luglio] ... Quest'ultimo scritto, benché popolare, sembra leggendario.

La sepoltura non doveva distare molto da San Pancrazio poiché, secondo la Notitia ecclesiarum, in un ideale itinerario vien dopo il sepolcreto pancraziano.

Secondo lo studioso E. Stevenson il cimitero deve identificarsi con quello anonimo di Villa Pamphilj.


Cimitero anonimo di Villa Pamphilj
Via Aurelia Antica 3


Questa piccola catacomba è stata rinvenuta con la maggior parte delle tombe violate.

Si trattava di un cimitero comunitario che cadde gradualmente in disuso fino alla seconda metà del IV secolo quando solo un ristretto gruppo di fedeli continuò a usarlo per seppellire.


Cimitero dei due Felici (non identificato)

Il Santiario ad duos Felices [secondo A. Silvagni] costituisce un enigma storico archeologico, mentre un altro studioso, H. Delehaye, lo bolla come un'intrigatissima questione agiografica.

Effettivamente in antico almeno tre papi pontificarono con questo nome, ma nessuna delle informazioni che abbiamo fa coincidere la loro persona con un potenziale pontefice sepolto nel suddetto cimitero ... Felice I (269-274) venne sepolto nella cripta dei Papi a San Callisto sulla via Appia. L’antipapa Felice II (355-365) ... non è annoverato tra i pontefici e il papa Felice II (III) salì al soglio pontificio nel 483 e morì nel 492 quando ormai, di norma, non si seppelliva più in catacomba.


Due Cimiteri presso la vigna Franceschini e la villa Pamphilj

Il cimitero sembra essersi sviluppato maggiormente nell'ultimo venticinquennio del IV secolo; le gallerie verso sud, che miravano a raggiungere un pozzo, furono poi progressivamente abbandonate. Nei pressi si trovava una cisterna non occupata da sepolture.