mercoledì 13 maggio 2020

MVL TEATRO: IL GABBIANO in streaming dal Teatro Vascello


Il teatro Vascello dona agli spettatori di Monteverdelegge questo streaming de IL GABBIANO di Cechov in una riedizione che  Manuela Kustermann nel 2018 ha riproposto della regia di Giancarlo Nanni nel 1998.  Questo il link: https://www.teatrovascello.it/#popmake-2369
Ringraziamo il teatro Vascello, il cuore del nostro quartiere che ci ha accolti tante sere con i suoi spettacoli per ogni età, con una cosa buona da bere al Bistrot.  Ci manca, ci manca tanto. 
Ma come si vive senza il teatro ? 
Il COVID ha trasformato le nostre vite e, se possiamo ringraziare di non avere avuto problemi di salute nè morti da piangere, comunque dobbiamo fare i conti con una nuova realtà, deprivata di tante cose che amavamo.  Il teatro è una di queste e non passa giorno in cui non ci chiediamo chissà quando potremo di nuovo sederci sulla poltrona di un teatro, tra tante persone che insieme a noi guardano storie narrate dal vivo da altre persone di cui ascoltiamo la voce viva, vediamo i corpi vicini, sentiamo il respiro, scorgiamo il sudore.  Noi viviamo anche senza il teatro, ma il teatro senza di noi vive solo nella memoria. Senza più produzioni, senza lavoro, senza un progetto da parte dello stato, i lavoratori dello spettacolo dal vivo hanno bisogno della nostra attenzione e del nostro pensiero solidale. Ringraziamo lo staff del Teatro Vascello per questo bellissimo regalo, in attesa di rivederci in platea.
Maria Cristina Reggio

martedì 12 maggio 2020

Martedì 12 maggio ore 18,00 incontro virtuale: SIAMO QUELLO CHE VESTIAMO. La moda ai tempi del Coronavirus (fase 1,2 e…)





La moda siamo noi, quello che vestiamo rivela chi siamo, la nostra identità. L’abito fa il monaco, eccome. Nella prima impressione, il rapporto tra apparenza e sostanza si ridefinisce sempre di più a favore della prima, l’elemento più visibile che spesso non nasconde, ma rivela la seconda. Dopo mesi in pigiama e vestiti comodi in cui al massimo a essere curato è stato un mezzobusto per le dirette online, come ci presentiamo alla prova del “dopo”? Scherzi a parte, un settore chiave del Made in Italy è stato fortemente scosso dalla pandemia e la crisi, specialmente tra i piccoli e medi artigiani dilaga. Il sistema andrà ripensato, così com’è non è più sostenibile. Lo ha dichiarato anche Re Giorgio (Armani, e chi altro?). Tutti i processi di cui avevamo intravisto i primi cenni prima del lockdown hanno subito un’accelerazione vorticosa, primo fra tutti l’uso della tecnologia. La moda per tradizione è stata anticipatrice di tendenze, vediamo come se la caverà questa volta.


Basterà cliccare su https://meet.jit.si/monteverdelegge, e verrete subito collegati con la pagina di riunione.

martedì 28 aprile 2020

Gruppo di lettura "Libri nuovi": "Margine di fuoco" di John Smolens




( Il libro è stato letto dal gruppo di lettura a fine stagione 2018-'19)

Maria Vayola
Ci sono luoghi  sperduti nell'immenso territorio degli Stai Uniti che sono raccontati da quella che viene definita "letteratura della provincia americana", contraltare delle narrazioni ambientate nelle grandi, poche, metropoli di quella nazione. E' in questi luoghi che si trova l'anima più originaria dell'America che è rimasta legata agli albori della sua costruzione, intrisa di sterile nazionalismo, di piccole e grandi forme di razzismo, di individualismo sfrenato e carica di perbenismo risalente ai principi puritani dei Padri Fondatori. L'ingerenza del potere federale è mal vista, la giustizia viene esercitata dagli sceriffi,  eletti direttamente dalla popolazione che amministrano. Questo comporta che, a una conoscenza approfondita della comunità si affianchi, al contempo, una complicità e una connivenza con i potenti di turno,che spesso sono portatori di un conservatorismo accentuato espressione di quel substrato ideologico di cui si parlava sopra. Ma è all'interno di questi territori che vive, anche, un umanità schietta, donne e uomini autentici, in grado di accettare la solitudine come forma di indipendenza individuale ma anche di intrecciare relazioni interpersonali vere al di fuori degli schemi della convenzionalità.
Il fazzoletto di terra di cui ci racconta Smolens è la Upper Peninsula del Michigan, a volte ignorata anche nelle carte,  con circa 300,000 abitanti, considerata da quelli della Lower Peninsula una zona a parte; i suoi abitanti  sono chiamato Yooper, termine, di origine finlandese, come gran parte degli immigrati che colonizzarono quella zona, e sottintende non solo una sorta di isolamento della popolazione ma anche una cordialità reciproca. L'inverno dura nove mesi con nevicate possenti, l'estate si presenta infuocata e afosa. Sicuramente il clima influenza il modo di vivere, le estreme condizioni climatiche mettono a dura prova gli abitanti, creando solitudini e disagi; per lo più si incontrano nei bar e lì la birra e il whisky scorrono facilmente, praticamente tutti i personaggi bevono.

Sinteticamente la trama: Hannah, diciannovenne, si innamora di Martin di 10 anni più vecchio di lei e decidono di restaurare una casa dove poter andare a vivere. Alla ragazza, rimasta incinta un anno prima durante la relazione con Sean Colby  era stato imposto un aborto dal padre di Sean, Frank Colby lo sceriffo della contea, che aveva anche obbligato il figlio ad arruolarsi. Quest'ultimo torna a casa dopo esser stato congedato in anticipo per motivi non chiari,  non  accetta la nuova relazione di Hannah e cerca, in tutti i modi, di ostacolare i progetti della coppia.
Martin arriva da Chicago e scardina la staticità del piccolo paese Whitefish Harbor: non è del luogo, guida una macchina straniera, una Mercedes, non ha la ruvidezza degli uomini del posto, ma è pacato, gentile, e, fuori dalla logica consolidata, decide di comprare una vecchia casa che sarebbe stata  demolita. Nella ristrutturazione dell'abitazione, che metaforicamente rappresenta la ricostruzione della vita di Hannah e Martin, la coppia viene aiutata da Pearly, l'outsider del posto: è un artigiano, uno dei pochi che frequenta spesso la biblioteca e la cui filosofia“se ne aveva una, era che le cose in questo mondo dovrebbero essere a piombo, in pari e a squadro, ma non lo sono quasi mai” Colby dice di lui, connotandolo negativamente " non hai un vero scopo nella vita. Vuoi solo essere.....vuoi solo essere libero e senza impegni".

venerdì 24 aprile 2020

Un invito dal Laboratorio di traduzione: martedì 5 maggio h18 uno sguardo insieme su Alexis Rhone Fancher nello spazio virtuale di Plautilla



Foto di Alexis Rhone Fancher
(autoritratto)

Fiorenza Mormile
Ad ottobre vi avevamo comunicato la scelta di  Alexis Rhone Fancher per il nostro decimo anno di attività.  Ci aveva colpito il suo modo di trattare la morte dell’unico figlio poco più che ventenne in due delle cinque raccolte da lei finora pubblicate: State of Grace: The Joshua Elegies , KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2015 e The Dead Kid Poems, KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2019.
Proseguendo il lavoro di selezione abbiamo riscontrato che nelle altre tre  (How I Lost My Virginity to Michael Cohen: and other heart-stab poems, Sybaritic press, Los Angeles, CA 90066, USA 2014; Enter Here, KYSO Flash Press, Bellingham, Washington, USA 2017; Junkie Wife, Moon Tide Press, Whittier, CA 90601, USA 2018) invece è il sesso, raccontato senza imbarazzo di sorta, a  farsi filo portante di un’intera esistenza. Eros, thanatos dunque, ma non è tutto. Attraverso storie narrate quasi sempre in prima persona (ma non per questo scontatamente e necessariamente autobiografiche)  Fancher  delinea  ambienti, atmosfere, vizi di una Los Angeles  colta  nei suoi lati oscuri.
Dal nostro lavoro nascerà una raccolta per Ensemble, grazie ad Alessandra Bava che per prima ha introdotto nel panorama editoriale italiano testi della  Fancher in un’antologia collettiva con prefazione della “nostra” Maria Adelaide Basile.   Per questo già intorno a Natale abbiamo intensificato i nostri ritmi di traduzione, passando dalla prevista cadenza quindicinale a quella settimanale. Il lockdown di Marzo ci ha costretto ad abbandonare l’amata Plautilla e a trasporre in massima parte via email  il contraddittorio di proposte che eravamo abituate a discutere a voce, (piuttosto macchinoso essendo  ben otto  operative sul progetto). Una volta a settimana, col lavoro già in parte sgrossato, ci sentiamo  via Skype  per arrivare  a una prima revisione condivisa. A sorreggerci è comunque la motivazione, quasi salvifica in questo strano tempo sospeso…Proprio per contrastarlo e ristabilire un qualche contatto tra monteverdeleggini, Maria Teresa e Maria Cristina,  insieme a Maria Vayola, ci hanno proposto di sperimentare un incontro virtuale  allargato su  Jitsi.org  nella camera virtuale di monteverdelegge .
Martedì  5 maggio alle h 18 chi vorrà potrà curiosarci /affacciarvisi cliccando su questo link che dà l’accesso senza bisogno di password. Il testo che abbiamo scelto di presentare, anticipandolo sul blog, è Ragazza tatuata  sul tetto del Saloon King Eddy con una smagliatura nell’ultimo paio di calze, tratto da Enter Here, una delle raccolte più rappresentative di Fancher.

mercoledì 22 aprile 2020

Quattro stagioni per un castagno


Maria Teresa Carbone

A volte – anzi spesso – ce ne dimentichiamo, ma noi siamo cugini, sia pur lontanissimi, di tutte le forme viventi, e non solo di quelli che chiamiamo animali (quasi non lo fossimo anche noi), ma pure delle piante, dei fiori, degli alberi. Il loro (apparente) silenzio, la loro (apparente) immobilità ce li fanno pensare lontani e diversi, ma chi ha orecchie per intendere e occhi per guardare si accorge della loro voce, fatta di sussurri e fruscii, e dei loro movimenti mai casuali alla ricerca di luce e di nutrimento.
Ha di certo orecchie per intendere e occhi per guardare la nostra amica Raethia Corsini, che in questi giorni complicati, in un momento per lei particolarmente doloroso, ha trovato il coraggio di dare alle stampe un piccolo libro singolare: narrazione autobiografica, raccolta di riflessioni, ricettario... Il titolo è Suite per un castagno, esplicito omaggio al protagonista del libro, il centenario Gnone, che per la piccola Raethia è una sorta di nume tutelare, un'entità benevola che la protegge dalle intemperie non solo atmosferiche. Ma il libro si sarebbe potuto intitolare anche “Le quattro stagioni”, perché la partitura di questa composizione davvero musicale, nel ritmo e nella lingua, si scandisce appunto lungo i tempi dell'anno, così come vengono vissuti nel piccolo borgo dell'appennino pistoiese, dove l'autrice ha trascorso l'infanzia, prima del trasferimento nella grande città. Una infanzia montanara, descritta senza indulgenze nostalgiche, con affetto e con ironia: la tessitura stretta di una comunità che è solidale ma può essere opprimente, i segreti di famiglia che segreti non sono ed emergono quando non dovrebbero, i turbamenti di una bambina ancora per poco ignara delle prove che la aspettano. È una vita fatta di grandi fatiche, di dolori sopportati senza recriminazioni (un esempio fra i tanti, la nonna Lea che, rimasta vedova giovane, e sfigurata per un accidente che ha reso il suo volto “picassiano”, gestisce con buonumore e piglio combattivo la merceria del paese) e pure di divertimenti semplici in cui occupa uno spazio centrale il cibo, lo stesso che si è mangiato per secoli, con le castagne al primo posto, nelle varie forme che assumono grazie a manipolazioni antiche, quasi rituali.
Nella clausura forzata in cui stiamo vivendo, la lettura di Suite per un castagno ha qualcosa di benefico: ci accosta a un mondo non molto lontano e tuttavia quasi dimenticato, ci ricorda che la vita si è sempre confrontata con grandi difficoltà e che questo non può, non deve spegnere l'allegria (Le Piastre, il borgo di cui ci parla Raethia, è anche sede del campionato italiano della bugia, evoluzione moderna di un'antica tradizione burlesca), ci invita a inserire le attuali traversie dentro un tempo più lungo, quello delle stagioni, che si susseguono – nel bene e nel male – al di là della nostra volontà.

Raethia Corsini
Suite per un castagno
Guido Tommasi Editore
pp. 136, euro 13



6°edizione di Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole - IIS Federico Caffè - Centenario della nascita di Gianni Rodari


testo di Noemi Fuscà, foto di Anna Maria Rava 

Quando ancora si andava a scuola….


Una piacevole sorpresa per gli studenti dell’IIS Federico Caffè: Maria Teresa Ferretti , moglie di Gianni Rodari, ha partecipato alla lettura ad alta voce delle favole e delle filastrocche del marito.
Quando Massimo Tegolini, il referente della biblioteca dell’IIS Federico Caffè mi ha comunicato la presenza di Maria Teresa Ferretti, vedova Rodari, ammetto di aver avuto un pochino di ansia. Conoscerla è stato un immenso piacere e sono convinta che anche per i ragazzi sia stato così. È donna molto sagace e disponibile a raccontare la sua storia.


M. Teresa Ferretti Rodari

 Conobbe Gianni Rodari a Modena dove lei era segretaria del gruppo parlamentare del Fronte democratico popolare e lui era inviato speciale de L’unità.  Poi ci fu un incontro sempre organizzato a Modena nel 1949 “Terra e non più guerra”, li ebbero modo di conoscersi meglio e di condividere la loro passione per la politica come strumento antibellico. È affascinante vedere la sua lucidità nel ricordare l’importanza dei testi del marito e nel voler sottolineare quanto sia importante la conoscenza e la coscienza per crescere in un mondo che si spera, prima o poi, possa essere senza guerra, e quello che sorprende è che sia riuscita nel suo messaggio senza retorica.




Sono stata invitata a partecipare alla sesta edizione di Libriamoci - settimana della lettura  per leggere e parlare di Gianni Rodari con i ragazzi della 1ª BT e la professoressa Antonella Piciocchi. Con il professor Tegolini abbiamo pensato che proprio all’inizio del centenario della nascita di Rodari fosse necessario leggere e discutere l’opera rodariana con i ragazzi; abbiamo quindi scelto di selezionare dei brani da “Favole al te-lefono” e “Il libro degli errori”.
La scelta è stata ardua, tutti i testi di Rodari sono fonte d’ispirazione e di riflessione. Rodari è uno dei pochi autori  ad essere riuscito a condensare nel suo lavoro un’attenzione particolare alla struttura poetica, costruttiva e tecnica del testo senza tralasciare i contenuti, anzi scrivendo di temi di attualità, alcuni dei quali purtroppo ancora troppo attuali.




Pensiamo al “Ladro di Erre” dove si narra di ponti caduti e speculatori. Le opere di Rodari non sono componimenti divulgativi, al contrario riescono ad avere una funzione di analisi del reale, senza scadere nella retorica. Rodari insegna una lezione molto importante a tutti coloro che guardano alla letteratura per l’infanzia con sufficienza, per scrivere per i bambini non è necessario né censurarsi né tantomeno infantilizzare i contenuti, serve poesia, serve attenzione ai dettagli, perché i piccoli lettori assorbono tutto se detto con gentilezza e trasparenza.


Ne “Il li-bro degli errori” lo scopo dell’autore è quello di rivalutare il ruolo dell’errore, sba-gliando s’impara, o almeno così dovrebbe essere. In questo libro Rodari evidenziava gli errori, dai più comuni dell’ortografia fino ad arrivare ad errori ben più complessi e profondi della società, per lui i veri errori dell’uomo sono l’ignoranza, l’arroganza e l’ingiustizia. Nelle “Favole al telefono”, invece, attraverso l’uso dell’escamotage della favola raccontata al telefono, riesce a portare al bambino un pezzo di quotidianità degli anni 60.
Insomma uno scrittore di cui non bisognerebbe fare a meno, a qualsiasi età.


A.M.Rava, M.T. Rodari, M.Tegolini, N.Fuscà



mercoledì 11 marzo 2020

Gruppo "Al cinema con MVL": Alice e il sindaco di Nicolas Pariser




Maria Vayola

Il sindaco di Lione, Paul Theraneau, è come svuotato di idee in prossimità di una tornata elettorale, per stimolarlo viene assunta una giovane donna studiosa di lettere e filosofia con lo scopo di infondere nel sindaco un nuovo spirito vitale.

Theraneau non ha più idee perché il mondo in cui ha vissuto ha virato verso un modello che non tiene conto del pensiero, della riflessione, della elaborazione intellettuale del presente tramite la conoscenza e le speculazioni mentali; la società viaggia in superficie, dietro le parole che la descrivono c'è il vuoto, la politica è soggetta all'improvvisazione maldestra di chi vuole stare, in ogni modo, sulla cresta dell'onda e ottenere un qualsivoglia potere; lo scopo non è il bene comune, ma il predominio sulle persone, la loro manipolazione, tutto è governato dagli interessi finanziari ed economici senza la prospettiva di rendere la società luogo di convivenza responsabile.

Il sindaco è prostrato, Alice ancora no, giovane tra i tanti che si barcamenano tra lavori precari nel tentativo di dare compiutezza alla loro vita, si rende disponibile a qualsiasi orario le venga richiesto, ricavato tra le pieghe degli impegni spasmodici del sindaco. Come primo impulso propone una riflessione sulla modestia quale guida morale per ordinare le azioni nella gestione di se stessi e anche della cosa pubblica, la modestia in antitesi all'arroganza e al vacuo compiacimento di se stessi senza  basi che lo giustifichino.


Insieme, il sindaco e Alice, cercano di ridare all'azione politica la visione prospettica che essa dovrebbe contenere, di dare nuova sostanza alle parole come veicolo di idee, di rigenerare la comunicazione affinché non sia un mero mezzo per ottenere consensi ma veicolo carico di significato valoriale.
Ben presto, Alice, sarà fagocitata dalla macchina burocratica dell'amministrazione comunale tanto da arrivare al punto di non riconoscersi più, l'unico rapporto valido che riesce a creare da questa sua esperienza è proprio quello con il sindaco, appartengono a due generazioni ma sono alla ricerca delle stesse cose, non c'è gap tra le loro età ma è al loro esterno tra l'esercizio del pensiero e la mediocrità.
Theraneau, stimolato dalla giovane, avrà un  colpo di coda nell'elaborazione del suo discorso per le elezioni, in cui manifesta un forte dissenso verso il mondo della finanza riappropriandosi così delle sue idee e concezioni.


Tra le figure minori, forse l'unica ad avere un aspetto realmente drammatico, si staglia quella di Dalphine,  che cerca di comunicare il grave problema ecologico mondiale senza che alcuno le dia credito; si preoccupa del futuro a scapito dei grandi interessi economici, ma, come per una novella Cassandra consapevole e inascoltata, conscia dei pericoli che abbiamo di fronte e della cecità, sciocca o dolosa, con cui non vengono affrontati, può trovare sollievo solo che nella follia.

La fine del film può essere soggetta a più interpretazioni, a mio parere, una è quella di una pacata melanconica resa allo status quo in un ritiro personale, l'altra contiene invece uno spiraglio di ottimismo in cui lo spirito critico di ciascuno "preferisce dire di no" solo alle cose che non contemplano uno spirito comunitario. Dopo un periodo di tempo non specificato, ma comunque significativo, Alice va a trovare il sindaco e gli porta un libro in regalo, se vogliamo dare un significato alla conclusione del film, secondo me si trova nel libro stesso.

Il film ha una patina di tristezza e sconforto accennati delicatamente, è un film politico nel senso più ampio della parola, con i toni simili a quelli di un acquerello indefinito che le note del Chiaro di luna di Debussy in sottofondo evocano, carico di un atmosfera in cui si respira la perdita del senso di armonia ma anche, al contempo, lo sforzo di riconquistarla, come le note di Bach alla fine ci suggeriscono.