mercoledì 1 ottobre 2014

Roba pesante


mvl teatro: Vediamoci al Vascello


La nuova  stagione del teatro Vascello  annuncia non solo spettacoli singoli, ma veri approfondimenti,  con diversi spettacoli, talvolta  affiancati da laboratori, sui gruppi che hanno  segnato la storia della ricerca teatrale degli ultimi trentʼanni: dalla   Socìetas Raffaello Sanzio ai Teatri Uniti, al Teatro di Pontedera,  al Metastasio di Prato, alla regia del compianto Massimo Castri, a Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, a Peter Stein.

È questo un teatro che da anni offre agli abitanti di Monteverde il privilegio di conoscere, senza fare troppa strada,  tanto teatro italiano e internazionale contemporaneo, grazie anche alla collaborazione con altre Istituzioni, quali il Romaeuropa Festival, Le vie dei Festival, da questʼanno anche il Festival dei Teatri di vetro.   Sul suo palcoscenico, aperto alle contaminazioni tra teatro, musica, danza, arti visive e letterature,  vedremo lavori musicali, quali Rievoluzione di  Andrea Pietrangeli, Cinque ragazzi morti - il musical Lo-Fi di Elena Arcuri e Eleonora Pippo, Being Norwegian del gruppo di Roberto Rustioni e molta danza con i nuovi spettacoli di Michela Barasciutti e dei gruppi E-Motion, Motus Danza, EgriBianco, Sosta Palmizi e  Spellbound Contemporary Ballet.

Come vuole la sua tradizione, il Vascello non sarà solo palcoscenico, ma officina e produzione di nuovi spettacoli, con un Gabbiano di Cechov del gruppo Lafabbrica, poi con i lavori inediti di Dynamis teatro e della compagnia giovane per il Vascello dei Piccoli e un focus speciale su Pasolini, con Siamo tutti in pericolo - Lʼultima intervista di Pier Paolo Pasolini con  Davide Di Salvo alla regia, con laboratori e maratona cinematografica del regista dalla cui morte son passati quasi quarantʼanni (2 novembre 1975).
Si alterneranno sul palco personaggi storici del teatro italiano da non perdere, come Marco Solari, e Massimo Popolizio, ma anche giovani compagnie come il ferrarese Collettivo Cinetico, il duo  Gaetano Bruno e Francesco Villano e un progetto di teatro sociale, Mar della Plata,  di Caterina Venturini con il laboratorio permanente Horti Lamiani. 
Il Vascello dei Piccoli non è solo unʼisola di teatro dedicato ai bambini, ma un luogo molto attento alla ricerca sui testi della tradizione letteraria  e sui nuovi linguaggi  visivi e sonori, con spettacoli da non perdere, anche per gli adulti che sono rimasti bambini...
Ma il Vascello non è solo teatro, con le sue due sale e con i suoi  laboratori per il teatro,  la danza e la scrittura,  ma è anche foyer e bar,  dove,  tra un bicchiere e lʼaltro, si alterneranno, dal 5 dicembre e tutti i fine settimana,  gli esilaranti spettacoli/degustazioni  Eyes Wine Shot con  Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni.
Ricordiamo ai soci di Monteverdelegge che il Vascello ci offre ottimi sconti... non resta che darci appuntamento, la sera, in via Carini 78. Per chi li volesse leggerli in dettaglio, questi sono i link al programma del Vascello 2014-15 e a quello Vascello dei Piccoli.

sabato 27 settembre 2014

La poesia della domenica - Paul Verlaine, Versi per essere calunniato

J. W. Waterhouse, Il Sonno e la Morte
Poesia composta da Verlaine durante la relazione con Arthur Rimbaud.
La contemplazione del corpo dell’amante addormentato sublima, in virtù della metafora Sonno-Morte, in una vertiginosa riflessione sulla caducità dell’amore e dell’agire umano; il quarto verso, una citazione letterale tratta dal libro di Ecclesiaste, rende il sonetto una versione moderna e malinconica della vanitas barocca.
Straordinario il verso finale: il poeta chiede all’amato, di ritorno dal mondo del Sonno e, quindi, della Morte, se esista o meno una speranza ultraterrena – un’invocazione quieta e disperata, sospesa tra la speranza più esile e la certezza dello scacco.

Questa sera mi ero chinato sul tuo sonno,
Casto dormiva il tuo corpo sul letto modesto,
E, come qualcuno che studia e legge, ho visto,
Ah! Ho visto, che tutto è vano sotto il sole!

Essere vivi, oh che delicata meraviglia,
Tanto il nostro organismo è già reclino fiore!
Oh pensiero che sfocia nell'insania!
Va', caro, dormi! Il terrore per te mi tiene desto.

Ah miseria d'amarti, mio fragile amore
Che vai respirando come un giorno si spira!
Oh sguardo chiuso, come lo farà la morte!

Oh bocca che ridi in sogno sulla mia, bocca
In attesa dell'altro riso più feroce!
Svegliati, presto. L'anima, dì, è immortale?

mercoledì 24 settembre 2014

Un libro vale zero (ecco perché lo comprano sempre meno)

Questo libro sembra
Anna Karenina,
ma non lo è
G. Luca Chiovelli

Parabola del libro: da oggetto venerabile, custode del sapere, a contenitore di prosa.
Una prosa qualsiasi.
Dopo anni di sforzi utilitaristici il mostro è partorito: il libro è divenuto puro testo.
Tutta la sua profonda fascinazione, l'insieme di quegli elementi esterni al contenuto dello stesso (quelli materiali, ovvero la qualità della carta, la cucitura, la sobrietà della copertina, la pulizia nell'impaginazione, la cura e la nettezza dei caratteri, l'ariosità dei margini; e quelli spirituali: la possibilità di creare una biblioteca di edizioni scelte e durevoli, il lento accumulo di classici da trasmettere, quale bagaglio di base, a figli e nipoti) è stata raschiata via, accuratamente e con successo.
Un libro oggi si offre esclusivamente per il proprio nudo contenuto (spesso miserrimo).
Che senso ha entrare in libreria oggi?
Che senso ha acquistare tomi o brossure volgari, stampate su carta riciclata, dalle copertine sensazionali, patetiche o squillanti sino al kitsch più estremo, afflitte da traduzioni sciatte o tirate via per compiacere l'editore che vuol ramazzare talleri sulla scia della pubblicità globale, o impaginate in tutta fretta, per timore che l'effetto di recensioni o premiazioni farlocche si esaurisca nella mente dei residui lettori, zombie con la memoria dei pesci rossi?
Nessun senso se non l'acquisto del puro testo.

25 euri = 2,8 chili di bistecche
di costa di bovino adulto
presso centro Ipercarni
25 euro (venticinque) per leggere l'ultima sequenza di parole di Ken Follett.
Per l’intera trilogia occorrono 75 euro (settantacinque).
Esaurita la prima e unica funzione, il pacco di carta è subito avvertito come superfluo, un pacco di carta da cestinare, o demansionare (come regalo; ricordiamo: il valore è zero) o avviare verso i centri di riciclaggio più prossimi (mercatini, bancarelle dell'usato, bibliolibrerie gratuite, bookcrossing). L'ultima ossessione dei lettori italiani, infatti, è disfarsi dei libri, manco fossero macchine per la fonduta.
Il libro, concepito come puro contenitore di testo, diviene, infatti, uno dei tanti elementi del ciarpame di consumo transeunte che intasa le nostre case: gadget elettronici, oggettistica etnica, bigiotteria, poster, elementi d'arredo dal design postmoderno o finto tradizionale, cascami d'acquisti turistici.
Il destino comune e inevitabile, di libro e ciarpame, è, insomma, la dis-carica.
Rispetto al ciarpame, il libro, quale puro testo, presenta, però, tre enormi e ineliminabili svantaggi commerciali.

1. Aliena, con forza progressiva, il lettore forte e motivato (per sostituirlo con le pericolanti e sopravvalutate legioni di quelli occasionali).

Questo non è un libro
2. È meno appetibile rispetto a cellulari, pc e tablet, oggetti che consentono di gustare la vera letteratura dominante: lo spizzico in rete (facebook, wozzap, commenti, ripicche, pseudorecensioni, goliardate, informazione spazzatura, giochi).

3. È ampiamente sostituibile. Ragiona, infatti, il potenziale lettore: perché devo spendere 10, 15, 20, 25 euro per mettermi in casa un ammasso di carta (una sequenza di parole) che occupa spazio, è brutto, non arreda, fa polvere, quando posso scaricarlo di strasforo, oppure prenderlo in biblioteca oppure, ipotesi ghiottissima, non comprarmelo affatto (tanto c'è la letteratura alternativa: facebook, wozzap et cetera).

Una frangia minoritaria, ovviamente, pagherà il dovuto e se lo tracannerà come e-book, ma sappiamo tutti che l'e-book non sostituirà mai la fetta perduta del cartaceo: anche per cause eminentemente fisiche (gli occhi, la cui evoluzione ha tempi difformi rispetto a quella digitale, si stancano presto, la concentrazione crolla, gli altri sensi rifiutano la simbiosi con silicio e plastica et cetera).
Blande previsioni:

A. Si punterà sempre più su letteratura mordi e fuggi (quella di cui si legge una riga sì e due no), l'unica a potersi davvero apprezzare in pdf o epub o kindle (il serpente che divora se stesso).

Neanche questo
B. Il panorama si affollerà ancor più di testi sensazionalistici, legati all'attualità più sudicia e volatile, oppure di testi gonfiati dall'evento di massa (propaganda da lancio mondiale, costruzione artefatta di autori e mode, strombazzamenti da vittorie di campielli e strega, da recensioni a pagamento, da lappate massoniche).

C. Al di là di tali fenomeni steroidei, il libro come puro testo - a valore zero, oggetto fra gli oggetti - si ridurrà conseguentemente a zero, a gratuito allegato di eventi di massa ben più godibili e spettacolari: blockbuster, show televisivi, videogiochi, gadget (esempio: la bibliografia di Faletti o Camilleri in omaggio con l'acquisto del nuovo super-ipad; un film fresco di Oscar in omaggio con l’acquisto di un pacchetto streaming).

D'altronde, chiediamoci: perché non dovrebbe accadere questo? Il sistema di trasmissione culturale è inceppato o sabotato; il passato negletto. Ci resta il qui e ora: il pasto veloce, le patatine precotte, le fettuccine al ketch up.
A meno di non puntare presso qualche antiquario di delicatessen.
O digiunare: in fatto di libri si può fare senza sforzi.

Ecco: questi sono libri

La macchina macinatesi, ovvero Trappole editoriali per neolaureati ingenui


Maria Teresa Carbone
Siete un giovane laureato e vi state spremendo le meningi per trovare un lavoro che preveda una sia pur minima retribuzione, quando ecco che una mattina, aprendo la vostra casella email, trovate un messaggio diretto proprio a voi, con tanto di nome e cognome, e proveniente da una sigla - Edizioni Accademiche Italiane - della quale con ogni probabilità non avete mai sentito neanche parlare - ma che si definisce «membro di un gruppo editoriale internazionale, che ha quasi 10 anni di esperienza nella pubblicazione di ricerche di alta qualità supportate da noti istituti in tutto il mondo».
Siete sospettosi, ovviamente, ma la vostra situazione precaria vi impedisce di scartare a priori una qualsiasi offerta. E in questo caso la proposta sembra interessante, visto che l'editore in questione «sta pianificando di pubblicare libri proprio nel campo» dei vostri studi e, a farla breve, vi sta dicendo che sarebbe potenzialmente interessato a pubblicare la vostra tesi, individuata fra quelle depositate nell'archivio elettronico della vostra università.
Aspettate, però, prima di dire di sì. Dietro questa proposta apparentemente vantaggiosa si nasconde una vera e propria industria su scala mondiale, già segnalata qua e là anche in Italia (per esempio nel blog Lanzaimer sotto il titolo Editoria predatoria), e più di recente smascherata in un'inchiesta condotta da un giornalista scientifico americano, Joseph Stromberg e pubblicata da Slate).
Dopo avere ricevuto l'offerta di pubblicare la sua tesi da un fantomatico Lap, Lambert Academic Publishing, anch'esso - guarda caso - appartenente a un "top international publishing group", il giovane Stromberg ha infatti deciso di vederci più chiaro, sottoponendosi come cavia al suo stesso esperimento.
Nel giro di pochi giorni ha appreso senza grande sorpresa che la sua tesi aveva passato il vaglio dell'editore e ha ricevuto il contratto: i diritti esclusivi del testo sarebbero passati alla società tedesca da cui dipende il gruppo Lambert (e anche le Edizioni Accademiche Italiane), la AV Akademikerverlag GmbH & Co. KG, di recente rinominata OmniScriptum.
Sarebbero stati loro ad accollarsi le spese di pubblicazione, mentre all'autore del libro sarebbe andato il 12 per cento delle royalties, a patto però di incassare almeno 50 euro al mese per un anno.

martedì 23 settembre 2014

Giornate della traduzione letteraria, omaggio a "una tuttofare del passaggio tra due lingue"

Come ormai è tradizione, nel corso delle Giornate della traduzione letteraria, la cui dodicesima edizione avrà luogo a Urbino dal 26 al 28 settembre, si terrà la cerimonia di consegna del premio Zanichelli, concesso a traduttori letterari per l'insieme delle loro attività o a personaggi del mondo culturale che si sono contraddistinti per il loro impegno a favore della traduzione. Quest'anno il premio viene assegnato a Anna Ravano, voce italiana di autori come Bernard Malamud, Isaac B. Singer, Sylvia Plath, e  Monteverdelegge ha il piacere e l'onore di anticipare qui il suo discorso di accettazione.
Anna Ravano
Mi sono sempre definita “traduttrice” ma in realtà nel corso della mia carriera sono stata piuttosto una tuttofare del passaggio fra due lingue: nell’ordine, insegnante, traduttrice di narrativa e saggistica, redattrice/revisora, compilatrice di dizionari, traduttrice di poesia, consulente redazionale. Una tuttofare, per di più, che, sia per gli studi fatti in anni in cui non esistevano percorsi universitari dedicati alla traduzione e c’erano pochi testi di teoria della traduzione, sia per la sua forma mentis, ha sempre avuto un approccio alla traduzione molto pratico e poco teorico.
Il premio che oggi ricevo, con emozione e gratitudine, mi ha fatto riflettere su tutte quelle attività e ho concluso che probabilmente sono stata fortunata ad averle svolte in quell’ordine, perché da ciascuna ho tratto una visione dei rapporti e del passaggio tra l’inglese e l’italiano che ha arricchito l’attività successiva. Dirò quindi qualcosa sulle lezioni che ho imparato, sperando di non restare invischiata nella pura autobiografia e di offrire qualche spunto di riflessione utile anche a chi ha fatto un percorso diverso, e penso soprattutto ai più giovani che si sono formati e lavorano in una realtà molto diversa.
Ho scoperto abbastanza presto, sui quattordici-quindici anni, che mi piaceva arrovellarmi su come dire in italiano quello che leggevo in inglese. All’università negli anni ’60 l’insegnamento della lingua era decisamente secondario a quello della letteratura: in pratica bisognava già averla studiata e continuare a perfezionarla per conto proprio. Ho però avuto due insegnanti che ricordo con gratitudine, Ermanno Barisone e Goffredo Miglietta, allora giovani assistenti, con i quali traducevamo brani di Dylan Thomas, Virginia Woolf, Henry James. È stata una scuola eccellente e alcune di quelle traduzioni le conservo ancora.

domenica 21 settembre 2014

La poesia della domenica - Friedrich Schiller, La spartizione della terra

Una poesia semplice: è il dialogo fra due sconfitti, il dio supremo della grecità, Zeus, in atto d'abdicare a favore degli uomini, e il poeta, suo spirituale cantore. 
È una resa al mondo e alla volgarità, il dileguarsi di un'epoca eroica e devota al culto della bellezza.
Il poeta, estraneo alle cure terrene, arriva tardi alla divisione: 'Dov'eri mai quando si spartì il mondo?', chiede il dio. 'Con te, disse il poeta, io stavo'. Da qui l'invito finale del nume all'artista ('Se tu con me vuoi viver nel mio cielo,/Quando verrai per te rimarrà aperto') che inclina la composizione a una calma malinconia.
I temi anticipano il Decadentismo; lo svolgimento, però, è privo di languori e ombre: nitido, luminoso, composto; classico.



Prendete il mondo! Disse Zeus dalle sue cime,
Agli uomini, prendete, sarà vostro.
Ve lo dono in eredità e in legato eterno,
Spartitelo però come fratelli.

Allora ciò che ha mani si affretta a sistemarsi,
Giovani e vecchi, tutti si affaccendano.
Il contadino colse i frutti della terra,
Il gentiluomo andò a caccia nel bosco.

Prende il mercante quanto sta nei magazzini,
L'abate sceglie il vino nobile invecchiato,
Il re mette barriere a ponti e strade,
E dice: la decima è mia.

Tardissimo, da tempo ormai si era spartito,
Giunse il poeta, veniva da lontano,
Ma ovunque non c'era più nulla in vista
E tutto aveva il suo padrone.

Povero me! Così fra tutti solo io
Sarò scordato, il tuo figlio più fedele?
Così risuonò alto il suo lamento
Ed egli si prosternò al trono di Giove.

Se tu indugiasti nella terra dei sogni,
Rispose il dio, con me non lamentarti.
Dov'eri mai quando si spartì il mondo?
Con te, disse il poeta, io stavo.

Il mio occhio era attratto dal tuo volto,
Il mio orecchio dall'armonia del cielo tuo.
Perdona allo spirito che, dalla tua luce inebriato,
Smarrì ciò che è terreno!

Che fare! Disse Zeus, già preso è il mondo,
Non son più miei l'autunno, la caccia e il mercato.
Se tu con me vuoi viver nel mio cielo,
Quando verrai per te rimarrà aperto.

da Poesie filosofiche, 2005 (Traduzione di Giovanna Pinna)