mercoledì 19 aprile 2017

L’ultimo Star Wars, o del combattere senza Forza

Valerio De Simone
Rogue One: A Star Wars Story, primo spin off dopo l’acquisto da parte di Disney dei diritti di Star Wars, sa conquistare e divertire, merito soprattutto di aver assunto un tono più estremo nella politicizzazione della saga. Come sostiene Dan Hassler-Forest, “in un certo senso, Star Wars è stato sempre  politico”, anche se Star Wars: Il risveglio della forza (J. J. Abrams, 2015) è apparso assai depoliticizzato, infantilizzando la narrazione per poter venire incontro alle nuove generazioni di spettatori.
Rogue One muta profondamente la visione del precedente, ed è infatti uno dei capitoli più duri e cupi della saga. Di nuovo una giovane protagonista è agente attivo della narrazione, ma in Jyn Erso (Felicity Jones), a differenza che in Luke Skywalker o nella sua neo copia Rey, non scorre la forza. Anzi è la figlia di Galen Erso (Mads Mikkelsen), lo scienziato che ha contribuito attivamente alla realizzazione della Morte Nera, la terribile arma che servirà al neonato Impero per sottomettere tutti i pianeti della galassia. Il percorso di Jyn si discosta in parte dal tradizionale archetipo narrativo femminile analizzato da saggi come quelli di Maureen Murdock, Il viaggio dell’eroina (Dino Audino 2010) e Kim Hudson, La promessa della vergine (Dino Audino 2016). La giovane non dovrà imparare a difendersi né a odiare l’Impero, colpevole di aver distrutto la sua famiglia: “non ho mai avuto il lusso di un’opinione politica”, afferma all’inizio, mostrando come sia individualistica la sua lotta contro il regime totalitario, ma finirà per comprendere che per sconfiggerlo sono necessarie l’unione e la speranza.

L’azione narrativa è dunque nelle mani delle donne (a presiedere il comitato che riunisce tutte le delegazioni dei pianeti nell’Alleanza Ribelle è l’ex senatrice Mon Mothma), dimostrando come nonostante la dura campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca, la mainstreamizzazione del femminismo sia ancora attuale (da non dimenticare che a fronteggiarlo vi erano due candidate: la democratica Hillary Clinton e la verde Jill Stein). Ma la politicità del film non si limita a questo. Infatti un’ulteriore innovazione di Rogue One consiste nel raffigurare numerose etnie (umane e aliene) attribuendo loro non solo ruoli secondari (si pensi a Lando Carlissian, uno dei pochi personaggi non-bianchi della prima trilogia). Protagonista maschile è Cassian Andor, interpretato dall’attore messicano Diego Luna (Dirty Dancing 2: Havana Nights; Milk), un ufficiale ribelle che svolge compiti importanti per la causa.
L’Alleanza è colta nella sua fase di nascita; già in Star Wars Episodio III: La Vendetta dei Sith (George Lucas, 2005) alcuni esponenti del senato della Repubblica, comprendendo la deriva totalitaria del Cancelliere Palpatine, gettavano le basi fondative della Ribellione. Si perde l’aspetto romantico che aveva contraddistinto l’Alleanza nella prima saga, guadagnando però un maggiore legame con le esperienze resistenziali storiche: le decisioni vengono prese dal comitato da cui però la frangia più radicale, impersonata da Saw Gerrera (Forest Whitaker) maestro spirituale di Jyn, è stata allontanata.
A rendere ancora più cupa la narrazione è la totale assenza della Forza. Ormai gli jedi sono apparentemente estinti, restano solo un ricordo nella mente di alcuni personaggi; la loro memoria alimenta la speranza ispirando l’azione dei protagonisti, che così sono pronti anche a gesti di cui non vanno fieri, come ricorda Cassian.
Come già aveva mostrato Il risveglio della forza, anche Rogue One vuole stabilire una continuità narrativa e visiva con gli episodi storici ricreandone minuziosamente alcune sequenze. Infatti grazie alla computer graphic è stato possibile “riportare in vita” Peter Cushing, scomparso nel 1994, o ringiovanire la Principessa Leila (questa volta però il modello non è Carrie Fisher, ma l’emergente Ingvid Deila).
Con l’improvvisa e prematura scomparsa di Fisher, che però ha fatto in tempo a vestire di nuovo i panni del Generale Organa nel prossimo Star Wars: L’ultimo Jedi (Rian Jonshon, 2017), si apre alla possibilità dell’utilizzo della CG per mantenere vivo il suo personaggio, aprendo la discussione sull praticabilità etica di una simile scelta. Ma alla fine il cinema non è proprio questo?

Rogue One: A Star Wrs Story
regia di Gareth Edwards
USA, 2016, 133’

giovedì 13 aprile 2017

Monteverdelegge teatro: Vecchi per niente al Teatro Vascello

Maria Cristina Reggio
Il regista Nicola Russo racconta in Vecchi per niente al Teatro Vascello (in scena fino al 14 aprile) la vita di due uomini e due donne non più giovani, e lo fa  insieme con gli attori Benedetta Barzini, Sara Borsarelli, Teresa Piergentili  Marco Quaglia, Agostino Tazzini, Guido Tonetti: niente è più difficile che superare uno stereotipo così radicato nella società attuale come quello legato alla vita della maggior parte dei vecchi, esiliati dalla tecnologia e dunque da quella che oggi è la dimensione sociale più frequentata,  e le cui le cucine e soggiorni sono bombardate dagli spettri televisivi di malattie, dolori muscolari, artrosi e incontinenze che ottundono le giornate trascorse prevalentemente a casa, spesso  in compagnia delle badanti.

  Lo spettacolo, filtrato dalle teorie di Hilmann sul carattere, si vuole snodare con una prospettiva ribaltata, per cui i personaggi non vivono solo nel presente, ma  frequentano continuamente  il loro passato, alla ricerca ciascuno del proprio rapporto con i rispettivi genitori. Ma una domanda sorge spontanea: i vecchi veri non hanno sempre uno sguardo rivolto poco al loro presente, ma piuttosto  verso il proprio passato individuale più remoto?  E non è  anche questo un luogo comune? Quante nonne e nonni ripetono con estrema vividezza il racconto di quando erano bambini, senza riuscire e ricordarsi cosa hanno fatto il giorno prima. Ma l'assenza di una vera novità non cambia molto nella resa comunque interessante e problematica di questo breve spettacolo, in cui quattro attori-personaggi che indossano una maschera coincidente con il proprio corpo e il proprio nome, Teresa,  Benedetta, Agostino e Guido, si incontrano in scena per intrecciare i propri racconti.  Sul palco non ci sono elementi di arredo al di fuori di quattro sedie , mentre lo sfondo è un fondale verde cromakey, come quelli che si usano in televisione dietro ai giornalisti del tg per fare apparire, dietro di loro, le scene registrate in altri luoghi del mondo.

Quindi Teresa,  Benedetta, Agostino e Guido abitano in un luogo senza definizioni spaziali e temporali, catapultati in un limbo qualsiasi dove possono attraversare il tempo e lo spazio  e dove vengono a loro volta "interpretati", come in uno psicodramma di Moreno,  da due attori più giovani, Sara Borsarelli e Marco Quaglia, nel loro rivolgersi ai loro stessi genitori vecchi, dove l'influenza del setting e del linguaggio psicoterapeutico sembra alludere, a tratti, ad un In Treatment di matrice televisiva. In questo attraversamento dello spazio e del tempo trasuda l'intima umanità battagliera  di questi personaggi, così come l'ha disegnata il regista insieme agli attori, i cui toni sono volte un po' troppo da caratteristi, ma comunque  in bilico precario tra la realtà e la finzione e dunque al tempo stesso comica e sorprendente, ma anche quotidiana, ordinaria, per cui non ci si stupisce se, all'uscita da teatro alcuni attori sembra proprio che  indossino  gli stessi abiti che avevano in scena.  Senza tragedia, questi sei attori-personaggi non sono in cerca di autore, ma sembrano piuttosto alla ricerca di un luogo dove raccontare frammenti delle loro vite: che  sembri il set di uno studio terapeutico oppure un confessionale televisivo oppure, senza distinzione, un  palcoscenico teatrale, poco importa perché un  pubblico li ha ascoltati comunque e questo forse basta a dare voce alle storie di tante  persone vecchie che,  chiuse nelle loro reumatiche solitudini, si scolorano in un anonimato muto. 

domenica 26 marzo 2017

Jack London a Monteverde

Oltre che un grande scrittore, Jack London è stato un bravo fotografo:
questo è un suo scatto tratto dal volume Le strade dell'uomo,
pubblicato da Contrasto, una delle case editrici che partecipano a Autoritratto di editore
Enza Bertoni
Quando proposi all'insegnante Melissa Barberini della V A "Istituto comprensivo Largo Oriani" di leggere Il richiamo della foresta in occasione del centenario della morte di Jack London, lei accettò con entusiasmo.
Concordammo che a partire dal 9 gennaio 2017 ci saremmo incontrati tutti i lunedì in biblioteca con i ragazzi.
Così è stato: invogliati dall'ascolto della lettura, i ragazzi hanno portato i  volumi che avevano a casa o li hanno comprati, dimostrando poi passione, attenzione, concentrazione.
La lettura, come sappiamo, nasce da un trasporto emotivo e Il richiamo della foresta è uno scrigno pieno di emozioni e di avventure. Protagonista è Buck, un cane straordinario, che trascina le slitte dei cercatori d'oro nei interminabili viaggi.
"Illimitata era la gioia di Buck in quel continuo vagabondare… su e giù per quella vastità non segnata sulle carte…".
Il potere delle parole e la loro suggestione hanno creato una magia, che ha dato l'opportunità ai ragazzi d'individuare un tema, facendo un esperimento didattico: in ogni romanzo c'è qualcosa di noi. E così hanno scritto.

giovedì 16 marzo 2017

I lunedì di Plautilla: reading teatrale di Lorenzo Fochesato il 20 marzo alle 17.00



da Plautilla, Lunedì 20 marzo 
ore 17.00
Lorenzo Fochesato  legge alcuni brani dall’Otello di Shakespeare
con  la partecipazione di Giulia Sacchetti

 segue la proiezione del cortometraggio di Pier Paolo Pasolini
Che cosa sono le nuvole?

Lorenzo Fochesato leggerà alcuni brani dall'Otello di Shakespeare,  con la partecipazione della giovanissima Giulia Sacchetti nei panni di Desdemona. Lorenzo, che fin dal liceo si forma come attore  partecipando a diversi laboratori, nel 2014 ha recitato al Teatro India nello spettacolo teatrale “Romeo e Giulietta-ovvero la perdita dei padri”, un  progetto del gruppo Biancofango coprodotto  dal Teatro di Roma. 
Segue la proiezione di Che cosa sono le nuvole?  il cortometraggio in cui Pier Paolo Pasolini mise in scena nel 1967 un Otello filmico rappresentato da un teatro di burattini, con Ninetto Davoli nella parte di Otello, Laura Betti che interpretava Desdemona, Domenico Modugno nei panni di un netturbino e l'attore - marionetta per eccellenza, Totò, qui nel suo ultimo film prima di morire.

venerdì 3 marzo 2017

Incontri e laboratori da Plautilla, aspettando Carla Vasio venerdì 10 marzo alle 17.00

Che sia di lunedì, o di venerdì, o degli altri giorni della settimana, Plautilla non si ferma mai: ci sono i laboratori, naturalmente, che segnano il ritmo quotidiano, ma qui vogliamo presentare una piccola galleria di incontri che hanno animato la bibliolibreria di via Colautti nelle ultime settimane.
Barbara Bonomi Romagnoli, apicoltrice e autrice del libro Bee Happy (DeriveApprodi), per esempio, ha raccontato il mondo delle api e degli apicoltori. Un mondo fatto di fatica, di sorprese, di poesia. E la poesia – declinata in aspetti molto diversi fra loro – è stata in questo periodo uno dei perni principali dell'attività di monteverdelegge.
Paola Sansone da Plautilla, foto di Dino Ignani   

Carla Vasio da Plautilla, foto di Dino Ignani

Paola Sansone, per esempio, ha portato l'ironia fresca e a tratti amara della sua raccolta Rimescolando (un esempio: Sono e sarò sempre/casta e pura/perché non c'è nessuno/che lo appura).
Vincitrice del Premio Viareggio 2016 e compagna di strada di monteverdelegge già da alcuni anni, Sonia Gentili ha presentato in anteprima proprio da Plautilla le sue nuove poesie I quattro gesti della creazione.
Infine, Antonietta Tiberia e Antonella Cecchi Pandolfini hanno letto alcuni haiku tratti dai loro libri appena pubblicati da monteverdelegge cartoni: impressioni fugaci e vivide espresse con la purezza dell’essenzialità. La presenza preziosa e autorevole di Carla Vasio, notissima cultrice di haiku, ha arricchito l’incontro con gli affascinanti racconti della sua esperienza di vita in Giappone e soprattutto con i segreti dell’Haiku che ha cominciato a svelarci.

Ne è nata la promessa di un prossimo incontro che si configurerà proprio come un laboratorio. Cimentarsi con gli Haiku significa liberarsi delle parole superflue per cogliere l’essenza, la sostanza di un’esperienza: questo ha promesso Carla. La aspettiamo da Plautilla Venerdì 10 marzo, alle 17.



venerdì 17 febbraio 2017

Lunedì di Plautilla con Haiku

Lunedì 20 febbraio, ore 17.00
con  Carla Vasio, cultrice di Haiku
Letture di Haiku di Antonietta Tiberio e Antonella Cecchi Pandolfini




mercoledì 8 febbraio 2017

Modus legendi, un best seller su misura (dei lettori)


Viola Brancatella
È un fatto noto che oggi si pubblichino molti più libri di quanti ne vengano comprati e che la crisi dell’editoria di cui tutti parlano da una decina di anni dipenda non tanto dalla scomparsa dei lettori (che, presi nel complesso, non sono calati rispetto ai 24 milioni dagli anni ‘80) quanto da una serie di fattori che si intrecciano tra loro: una situazione economica fragile, politiche editoriali che privilegiano solo pochi titoli, calo del tempo dedicato alla lettura dei libri.
Ma se il numero di lettori è rimasto lo stesso e si continua a scrivere tanto – anche troppo – perché i best seller degli anni ‘80 erano scritti da autori di valore, come Eco, Kundera e Calvino, e quelli di oggi sono “solo” libri che vendono tanto?

È ponendosi questa domanda che Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, i creatori del gruppo facebook di lettura consapevole “Billy, il vizio di leggere”, hanno dato vita a “Modus Legendi, i lettori scelgono la qualità”, la rivoluzione gentile dei lettori italiani che ha creato un case history editoriale nel 2016.
Dopo sei anni di lettura, di scambio e di analisi letteraria virtuale, il gruppo facebook “Billy” - che prende il nome dalla diffusissima libreria Ikea - ha, infatti, deciso di dare uno scossone al mondo editoriale a ribasso e mandare in vetta alle classifiche di vendita un libro scelto dai lettori in modo volontario e consapevole.

L’iniziativa, di cui non esistono precedenti nel mondo, nel 2016 ha, così, portato al terzo posto della classifica nazionale della narrativa straniera e all’undicesimo di quella generale -  con 2400 copie vendute in una settimana - un libro stampato due anni prima dalla casa editrice L’Orma e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984: Il posto di Annie Ernaux. Vincita che deve aver portato fama e fortuna all’autrice, che dopo, alcuni mesi, ha vinto il Premio Strega europeo con il romanzo Gli anni, del 2008. Il movimento ha raggiunto, perciò, il suo scopo, dimostrando che il tempo e i meccanismi pubblicitari possono giocare a favore della qualità e che un libro non è mai troppo obsoleto, quando sono i lettori a sceglierlo.

Ma come sono riusciti 1200 lettori a cambiare le sorti di un’autrice e di una casa editrice in questo modo? La risposta è al tempo stesso semplice e rivoluzionaria. Il comitato di dieci lettori forti che gestisce l’iniziativa ha selezionato, dopo aver letto centinaia di libri, cinque titoli finalisti da proporre ai lettori, che – anche senza averli letti – hanno votato quello che preferivano e che avrebbero voluto comprare. Una volta decretato il vincitore, i lettori si sono coordinati e durante una settimana specifica (nel 2016 è stata ad aprile, quest’anno sarà a febbraio) hanno acquistato tutti lo stesso libro nelle librerie - tassativamente fisiche e non virtuali -, per rientrare nelle classifiche editoriali (che non considerano gli acquisti on-line).
I titoli scelti dai dieci “savi” che selezionano la cinquina rispondono ad alcuni criteri di bellezza, autorialità e cura: i libri, infatti, non devono essere necessariamente i più belli, ma devono esprimere qualità, essere originali, curati nella grafica e devono essere coraggiosi, come gli editori che li propongono.

“Esiste un patrimonio librario immenso”, spiega il creatore dell’iniziativa, Angelo Di Liberto.  “A fianco degli editori grandi, migliaia di case editrici medio-piccole continuano a scommettere su autori originali e di qualità, troppo spesso messi in secondo piano”. E parlando del meccanismo editoriale industrializzato che snatura la lettura e commercializza la letteratura, Di Liberto aggiunge: “Il best seller non è più garanzia di romanzo di qualità. Il problema fondamentale è che la classifica identifica il valore di un libro con il suo potenziale di vendita. Perciò se un libro vende tanto diventa di valore, quando, invece, se vende, vende e basta… È un po’ come credere che McDonald’s abbia un’ottima cucina solo perché ha un fatturato mensile altissimo”. Filosofia che sta avendo una netta diffusione, tanto che, a distanza di un anno dalla prima edizione, “Modus Legendi” ha già stabilito un nuovo trend di partecipazione e ha mosso in avanti qualche numero: quest’anno la pagina di “Billy, il vizio di leggere” conta quasi 13 mila e 400 iscritti e i votanti della cinquina finalista – da poco votata – sono stati 4mila. In quella che sembra una vera e propria chiamata alle armi letteraria, i lettori diventano consumatori responsabili di libri e decidono di interagire con il mercato editoriale, invece di subirlo, dimostrando che i social network e il passa parola - se usati con consapevolezza - possono diventare attivatori di qualità e strumenti di resistenza culturale.
“Vorremmo che gli editori grandi capissero che i lettori consapevoli stanno aumentando e che d’ora in poi incideranno sui dati di mercato, fino a quando le classifiche di vendita non saranno giuste”, spiega Di Liberto “e fino a quando i libri proposti da alcuni editori non smetteranno di essere contenitori vuoti di intrecci, operazioni commerciali per lettori occasionali”.

Uno dei motori che anima l’iniziativa “Modus Legendi”, perciò, è il desiderio di instaurare un rapporto con gli editori - soprattutto con gli editori grandi - e indurre il mercato editoriale a riflettere su se stesso e sulle sue regole commerciali, accompagnando i lettori alla scoperta della letteratura di valore, sia classica che contemporanea, nel rispetto della bibliodiversità. Per quanto riguarda i lettori, non resta che passare all’azione tra il 12 e il 18 febbraio, comprando in libreria il libro vincitore di quest’anno, Neve, cane, piede di Claudio Morandini (edito da Exòrma).