martedì 22 aprile 2014

"Mi sa che io, alla fin fine, sono fascista" ovvero: come si diventa ciò che si è

Manlio Gelsomini
"Guardo l'avvenire dal fondo d'un passato nerissimo, e trovo che nulla mi è permesso, tranne la fedeltà a una causa assolutamente perduta"
Joseph Conrad, lettera a Cunningham Graham

I berlusconiani, il Festival di Sanremo, Al Bano Carrisi, i preti e le femmine in gramaglie, le balere, la DC, Alberto Sordi.
Una volta avrei riso di queste sciocchezze. Non adesso, però. Tutte queste cose, in realtà, dicono molto sull’Italia e, ormai, su di me. No, non rido. E sapete perché non lo faccio? Perché ho imparato ad amare gli Italiani.
Questa affermazione potrà apparire bislacca, ma ... state a sentire.
Sono nato a sinistra. Feci in tempo, per due volte, a votare Partito Comunista Italiano. Alla fine degli anni Ottanta. Amen.
In altre parole: ero comunista.
Dovete stare attenti: queste non sono affermazioni politiche: sono prese d'atto. Ero così. A dirla tutta non sapevo proprio cosa significasse essere comunista: posso confessarvi che c'entrava poco con la collettivizzazione della terra e l'abolizione della proprietà privata. Credevo in uno Stato totale, benigno e regolatore, questo sì, e nell'onestà di fondo dei dirigenti di partito, individui pronti a trasferire questa loro inclinazione a livello nazionale, una volta vinte le elezioni. Punto. Per il resto mi interessavano poco le riunioni, le candidature, i programmi, i preamboli, le intenzioni; le sale fumose, i dibattiti, le mozioni.
Mi piaceva molto la burocrazia attiva: l'assegnazione dei libri scolastici gratuiti, ad esempio. Cosa bisogna fare? E si spiegava alla mamma il passo necessario. L'otturazione del molare all'Enpas: è possibile? Certo, si può fare, ma devi riempire il modulo tale e presentarlo in talaltro posto. E le esenzioni per la borsa di studio? Quest'anno è cambiato tutto: devi fare così e così et cetera. Una volta, al liceo, tentai di organizzare pure una biblioteca gratuita, ma andò a schifio.
Al contrario mi trovavo a disagio (a dire il vero lo trovavo insopportabile) con il lato sessantottino e movimentista del PCI: l’esistenza bohemienne, la scapigliatura di sinistra, il cantautore barbuto col lambrusco sul tavolo, gli artisti off e ‘de sinistra’ (tanto più arroganti quanto più insulsi), i brindisi, le canne, le iniziative estemporanee. Una volta, a una festicciola per l'elezione di non so chi, di fronte all'ennesima birretta stappata sotto il ritratto di Enrico Berlinguer e del fesso che imbracciava una chitarra per declinare (ancora!) De André o Guccini, mi sorpresi a pensare con forza: "Mi sa che io, alla fin fine, sono fascista" (i populisti, negli anni novanta, erano ancora merce rara). La mia vita è ricca di queste rivelazioni improvvise: si scorre tranquilli per anni, poi, come se avessi lentamente sovraccaricato di tensione una linea, avviene l'inopinato corto circuito: "Mi sa che io, alla fin fine, sono fascista".

Poesia: Kavafis inedito al Teatro Vascello

Paola Maria Minucci*

Un Kavafis davvero inedito è quello messo in scena dall’ormai noto poeta, critico e regista cipriota, Michalis Pierìs, con i suoi ragazzi del Laboratorio teatrale dell’Università di Cipro che sono già stati ospiti del Teatro Vascello nel 2010 con la rappresentazione del poema Erotokritos di Vincenzo Kornaros. Un Kavafis inedito perché Michalis Pierìs, con grande audacia e originalità creativa, tenta un’impresa fino ad oggi mai sperimentata, quella cioè di dare voce ed espressione alle molte presenze della poesia di Kavafis e alla progressiva drammatizzazione del suo racconto poetico. Un’operazione quasi impossibile, senz’altro rischiosa, che poteva portare avanti solo un profondo conoscitore dell’opera di Kavafis quale egli è, un lavoro dunque che è il coronamento e l’esplicazione scenica di un’acuta lettura critica. Un Kavafis quasi sconosciuto al pubblico italiano perché, accanto a sue poesie molto note, sono state portate in scena molte delle sue poesie “inedite e rifiutate”, nella traduzione di Massimo Peri, e alcune delle poesie incompiute, rese note grazie al lavoro e alla dedizione di Renata Lavagnini e ancora quasi totalmente inedite in Italia. I suoni, il ritmo, le modulazioni dei suoi versi in lingua originale saranno affiancati dalla traduzione in italiano degli interpreti ormai storici (Pontani, Risi-Dalmati) accanto alle più recenti rese di Massimo Peri (Poesie rifiutate e inedite), di Renata Lavagnini (Poesie incompiute), e infine a quella di chi scrive, limitandoci solo ad alcune delle tante traduzioni ormai presenti in Italia: una testimonianza della ricchezza e varietà dell’ispirazione kavafiana e insieme della sua grande fortuna nel nostro paese. 




* Paola Maria Minucci è professore associato di lingua e letteratura neogreca all'Università La Sapienza di Roma. Massima esperta di traduzione dal greco, nel 2006 le è stato conferito il Premio Nazionale di Traduzione per La materia leggera di Elitis e nel 2007  il Premio Nazionale per la Traduzione per la sua attività complessiva.


lunedì 21 aprile 2014

Storia del Necronomicon, il Libro Maledetto (e di H. P. Lovecraft, l'uomo che sussurrava nelle tenebre)

G. Luca Chiovelli

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- 700 circa. Abdul Alhazred nasce a Sana’a, nello Yemen, sotto il califfato degli Omayyadi.
- 730 circa. Abdul Alhazred scrive a Damasco Al Azif (Lovecraft: “Questa è la parola usata in arabo per indicare il rumore notturno prodotto da certi insetti, e che si crede sia anche il verso dei demoni”).
- 738. Abdul Alhazred, secondo lo storico del XII secolo Ibn Khallikan, muore in circostanze misteriose (il suo corpo, secondo persistenti versioni, fu straziato in pieno giorno da un essere invisibile: Lovecraft adombrerà tale resoconto semileggendario nel racconto The hound).
- 950. Teodoro Fileta a Costantinopoli traduce l'opera in greco col titolo Necronomicon (Descrizioni delle leggi dei morti).
- 1050. Il patriarca Michele ordina la distruzione delle versioni in greco. Il testo originale in arabo è considerato perduto.
- 1228. Olaus Wormius traduce in latino una versione greca superstite del Fileta. Nell’introduzione è data per certa la scomparsa dell’originale arabo.
- 1232. Papa Gregorio IX ordina la distruzione di tutte le copie, in versione latina e greca, del Necronomicon.
- XV secolo. Edizione tedesca della versione latina, stampata probabilmente a Norimberga.
- 1500-1550. Dicerie contrastanti e, forse, inattendibili: si parla di un’edizione italiana della versione greca; o, addirittura, d’una versione in volgare italiano distillata dall’erudito ed esoterista Giulio Camillo Delminio.
- 1580. John Dee inizia una traduzione inglese dell’opera che rimarrà allo stato manoscritto. D’essa sopravvivranno solo dei frammenti.
- XVII secolo. Edizione spagnola della versione latina.
- 1692. In un incendio d’una biblioteca privata di Salem viene perduto uno degli ultimi esemplari della versione greca.
- 1890, 20 Agosto. Nasce a Providence Howard Phillips Lovecraft.

domenica 20 aprile 2014

Patti Smith - Pasqua (Easter)


Era la Domenica di Pasqua, stavamo camminando.
Era la Domenica di Pasqua, stavamo parlando.
Isabel, piccola mia, prendi la mia mano. È giunto il momento.

Isabel, tutto è incandescente.
Isabel, tutto è sapere.
E il mio cuore, Isabel.
E la mia testa, Isabel.

Frederick e Vitalie, il Redentore abita in te.
Oh, il percorso conduce al sole. Fratello, sorella, è ora.

Isabella, tutto è incandescente.
Isabella, tutto è sapere.
Isabella, noi stiamo morendo.
Isabella, noi stiamo risorgendo.

Io sono la primavera, la Terra Santa,
il seme senza fine del mistero,
la spina, il velo, il volto della grazia,
l'immagine sfacciata, il ladro del sonno,
l'ambasciatore dei sogni, il principe della pace.
Io sono la spada, la ferita, la macchia.
Disprezzato figlio trasfigurato di Caino.
Mi lacero, muoio, ritorno.
Ancora una volta sono il sale, la risata amara.
Io sono il gas in un grembo di luce, la stella della sera,
l'occhio che reca e versa le lacrime di Cristo
morire e disseccarsi: io risorgo stasera.

Isabel, noi stiamo risorgendo.
Isabel, noi stiamo risorgendo ...

Le note di Leo/Buona Pasqua con Bach

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica al lunedì.

Leonardo Castellucci*

Resurrezione di Cristo - Pieter Paul Rubens (1616) - Palazzo Pitti, Firenze

 J.S. BACH Et Resurrexit 
Dalla Messa in Si Minore, BWV 232

Trasposizione musicale della Messa in lingua latina ("la messa cantata") la Et Resurrexit è un'opera che, come per molti altri lavori del compositore, ha visto la luce in una successione temporale durata dal 1724 al 1749. L'anno successivo Bach morì. 

Egidienchor Nürnberg
Direttore: Pia Praetorius


*Leonardo Castellucci, fine conoscitore di musica, giornalista, scrittore, oggi direttore editoriale di Cinquesensi Editore.

L'incipit della domenica - Jack London, Il tallone di ferro

E chi l'avrebbe detto? Nel pieno del trionfo delle democrazie liberali Il tallone di ferro sta tornando d'attualità. Goffredo Fofi definì l'opera "la bibbia popolare del socialismo scientifico"; socialismo rivoluzionario, ovviamente.
Lev Trotzskij, nel 1937, scrisse del libro: "Niente colpisce maggiormente nell'opera di Jack London che la sua previsione veramente profetica dei metodi che il Tallone di Ferro [il capitalismo] userà per mantenere il suo dominio sull'umanità calpestata. London si impone decisamente libero dalle illusioni riformiste e pacifiste, Nel suo quadro dell'avvenire non lascia assolutamente sussistere nulla della democrazia e del progresso pacifico. al di sopra delle masse dei diseredati s'innalzano le caste dell'aristocrazia operaia, dell'armata pretoriana, dell'apparato poliziesco onnipresente e dell'oligarchia finanziaria che corona l'edificio".
Il tallone di ferro (The iron heel), scritto nel 1908, rallegrò le biblioteche socialiste e comuniste, ma anche quelle fasciste del ventennio mussoliniano. Nello scritto si ritrovava la volontà che si ribella all'ingiustizia sociale attraverso la forza - la forza come slancio vitale da celebrare.
Comunisti, fascisti, populisti. Lasciamo a voi di capire cosa si agita oggi in Europa e nel mondo; chi sia il Tallone di ferro e chi vi si oppone. E perché London tornerà di moda.

Jack London
La brezza leggera dell'estate agita le sequoie e la Wild Water si frange con ritmiche cadenze contro le pietre muscose. Ci sono farfalle nel sole, e dovunque si leva il sonnolento ronzio delle api. C'è tanta pace e silenzio e io me ne sto qui, inquieta, a pensare. E' questa pace a rendermi inquieta: mi sembra irreale.
Una quiete profonda, ma è la quiete che precede la tempesta. Tendo dunque l'orecchio, e tutti i sensi, al primo segnale della tempesta imminente. Purché non sia prematura. Purché non scoppi troppo presto.
Sono inquieta con ragione. Penso, penso continuamente, è piú forte di me. Ho vissuto così a lungo nella mischia che la pace e la quiete mi opprimono e non posso impedirmi d'indugiare col pensiero su quel turbine di devastazione e morte che presto si scatenerà.
Già odo le grida delle vittime, già vedo, come nel passato, tanta bella e preziosa carne falciata e mutilata, tante anime strappate a forza dai loro nobili corpi e lanciate verso Dio. E' così che noi povere creature umane raggiungiamo i nostri scopi; solo attraverso stragi e distruzioni riusciamo a portare pace e felicità durature sulla terra!
Sì, sono sola. Quando non penso a quel che sarà, penso a quel che è stato, a ciò che non è più: alla mia Aquila, che batte l'aria con le ali instancabili, librandosi in eterno verso il suo sole, l'ideale radioso della libertà umana. Non saprei starmene inerte ad aspettare il grande avvenimento di cui lui è l'artefice, anche se non sarà presente al momento. Vi dedicò interi gli anni della sua vita, lo pagò con la vita. E' opera sua. Lo rese lui possibile.
Perciò, in simile ansiosa attesa, ho deciso di scrivere di mio marito. Io soltanto tra tutti potrò far luce sulla sua personalità, una personalità tanto nobile che tuttavia non sarà mai abbastanza nota. Era un'anima grande e, quanto il mio amore è scevro da ogni egoismo, il mio rammarico più grande è che lui non sia più qui ad assistere all'alba di domani. Non possiamo fallire: le basi che lui ha gettato sono troppo solide, troppo sicure.
Strapperemo via dal petto dell'umanità schiacciata il maledetto Tallone di Ferro. Al segnale della riscossa, le legioni dei lavoratori di tutto il mondo insorgeranno, e nella storia non si sarà mai visto nulla di simile. La solidarietà delle masse lavoratrici è assicurata, e per la prima volta scoppierà una rivoluzione internazionale, vasta quanto il mondo.
Sono, chiaramente, talmente presa da ciò che ci aspetta, che da tempo ormai vivo giorno e notte, sin nei minimi particolari, il grande avvenimento; anzi, non riesco a pensare a mio marito senza pensare a esso. Lui ne fu l'anima, come potrei separare le due cose nei miei pensieri?

sabato 19 aprile 2014

Bibliolibrerie, libri gratis, bancarelle: tre lampi nel buio della non lettura

Lampi nel buio: il buio dei non lettori e della morte del libro. I cittadini si organizzano e cercano, in modo quasi commovente, vista l'esiguità dei mezzi a disposizione, di contrastare la corrente universale.
Presso il centro commerciale Torresina (a un paio di chilometri da Torrevecchia) ha, infatti, aperto una bibliolibreria gratuita. Un piccolo box in cui poter scambiare, prendere e donare libri. Nientemeno.
Una operazione assolutamente sovversiva e coadiuvata da due realtà territoriali già affermate:
1. il Comitato di Quartiere Torresina: attivo sin dal 2006, devoto alla riqualificazione di tutta l'area (di recente costruzione e già ad alta densità abitativa), gestiste un parco locale e pubblica un giornale di quartiere molto interessante (‘Il Picchio’).
2. la benemerita associazione H2: nata nel 2011, essa, oltre a promuovere numerose sociali, è responsabile degli eventi ‘Libera Libri’, dove tale oggetto, urtante e misterioso, il libro apunto, viene rimesso in circolo gratuitamente (sinora la liberazione dei volumi è avvenuta in Prati, a Primavalle, alla Balduina et cetera).
Altro progetto parallelo alla bibliolibreria è il circolo Franca Rame, che "ha lo scopo di riscoprire la bellezza di autori, grandi e piccoli, attraverso la lettura e la condivisione di alcuni testi". Anche qui i tratti distintivi rilevano nella gratuità e nella condivisione: "La partecipazione è assolutamente libera e gratuita e chiunque potrà apportare il proprio contributo consigliando testi o suggerendo una prospettiva diversa di lettura".Benissimo. E ancora: "Organizzare queste risorse nel territorio significa rafforzare, laddove non vada proprio tessuta, la socialità; significa stimolare la curiosità e la fantasia; significa fondere cultura e amicizia in un’unica spirale. L’obiettivo è quello di creare un contenitore per numerose attività di promozione sociale e culturale. Socializziamo la cultura!"
* * * * *

Il box della bibliolibreria è situato sotto il centro commerciale vero e proprio.

Una area non intasata da carrelli e merci.
Nel film Zombie di George A. Romero (Dawn of the dead, 1979), un gruppo di sopravvissuti si asserraglia in un enorme centro commerciale. Lì viene assediato da centinaia di zombie, ansiosi di ritornare nei luoghi che frequentavano da vivi. Una potente metafora per affermare che sia i vivi si comportano socialmente da morti; da morti in vita, ipnotizzati (zombificati) dalla pubblicità e dal consumismo.
Che una libreria di tal fatta (e per di più gratuita: eresia capitalista) sorga nelle viscere di un ipermercato è anch'essa una bella metafora (e una tenue speranza).
Ogni bibliolibreria ha la sua pena. Un cartello (Wanted!) avverte i volontari della presenza di un accaparratore di libri (forse per scopo di lucro); il tizio si presenta, ammolla qualche testo gualcito e sporco e passa all'incasso. Già fermato con borsate di trenta e più libri. Gli accaparratori o i ladri (in una bibliolibreria gratuita!) sono figure folcloristiche inevitabili. Non gli si può opporre niente: son fatti così.
Lampo numero 2, stavolta a Primavalle, presso il mercato coperto di via S. Igino Papa.
Una volta il mercato (costruito nel 1955) era una realtà viva del quartiere: ora inclina all'abbandono e alla rovina. Le associazioni H2 e Hell's Valley (Valle dell'Inferno=Valle Aurelia), con la collaborazione di Radiostile e Patamu ha lanciato il progetto H2€uro. Prodotti biologici, manufatti artigianali e vinili hanno sostituito caciotte e salami fra i malmessi banchi del mercato al simbolico prezzo di 2 Euro. I libri, invece, erano esposti gratuitamente, come sempre accade quando è coinvolta l'associazione H2.
Dal sito Montemario.romatoday.it:
"E così, dal pomeriggio fino a tarda sera, tra i banchi del mercato si sono animati spazi dedicati al libero scambio di libri (l'ormai celebre ‘Libera Libri’, uno dei fiori all'occhiello tra le attività organizzate da H2), la degustazione di cibo e bevande nello spazio della pizzicheria, la Mostra Mercato Creativi Indipendenti, la distribuzione di libera musica. E poi ancora performance di improvvisazione teatrale, musica live e un Dj Set firmato Laowai della Cromedrop Family; il tutto reso ancora più colorato e accogliente attraverso le applicazioni dei così detti ‘Yarn Bombing’, i particolari lavori in tessuto rigorosamente realizzati a mano dell'associazione Hell's Valley. Una scommessa culturale e di riqualificazione, insomma, sempre sotto la stella della cultura gratuita e dell’intrattenimento a basso costo”.
Il terzo lampo è l'apertura, presso il mercato di San Giovanni di Dio, di un chiosco devoto al libro usato. Di questa iniziativa mi piace il tono basso: sugli scaffali convivono Harmony (ambiti, a detta del proprietario, dalle anziane frequentatrici del mercato), gialli, fantascienza, best seller, giornali, fumetti e un po’ d'antiquariato scelto (l'edizione Einaudi di Guicciardini domina severa il festoso bailamme).
Una piacevole anarchia, molto Seventies, che risolleva l'umore.
Tre lampi di fucileria.
Naturalmente queste sono scaramucce di retroguardia.
Quando un esercito si ritira e un altro incalza vittorioso, gli ultimi soldati sbandati e le truppe più avanzate vengono in attrito: si sparano colpi, si ammazza qualche gallina, qualcuno muore sul serio. Nessuno vince e nessuno perde: la guerra, infatti, è già decisa; tutti aspettano la fine dei giochi.
Qualche pallottola è bello spararla, però.