martedì 27 febbraio 2024

La campagna dei Papi, incontro con Gianluca Chiovelli, Plautilla, 9 marzo, ore 11



Sabato 9 marzo alle ore 11, nella bibliolibreria gratuita Plautilla presso il DSM Colautti, in Via Colautti 28, si terrà un incontro con Gianluca Chiovelli, autore del libro La campagna dei Papi (ed.Iacobelli, 2023). Dialogherà con lui Maria Teresa Carbone. Pubblichiamo qui di seguito un breve testo di presentazione dell'autore.

Gianluca Chiovelli

La campagna dei Papi (Iacobelli, 2023) è il prosieguo naturale del libro precedente, La storia di Primavalle dalla preistoria ai giorni nostri (Typimedia, 2020), poiché si riallaccia agli stessi temi e li amplia a uno sguardo più vasto sulla città nel settore nord-ovest. Entrambe le pubblicazioni danno conto della storia novecentesca dei luoghi trattati (miscelando i personaggi e le vicende più note agli aneddoti di puro rilievo locale) e però si spingono indietro sino all’età classica (etrusco-romana), alto-medioevale (primo Cristianesimo e amministrazione pontificia) e moderna (dal Cinquecento alla fine del XIX secolo). Ciò è dovuto all’esigenza di separare la storia recente, peculiare a quartieri e borgate, da quella più risalente, quasi del tutto sconosciuta al grande pubblico, almeno per quanto riguarda il nostro settore. 

Andiamo con ordine. Oggi viviamo in una città altamente urbanizzata. Il processo ha preso avvio dall’Unità d’Italia per subire un’accelerazione straordinaria a partire dal secondo dopoguerra. È in questo lasso di tempo che prendono a distinguersi, nella Roma a nord-ovest, i toponimi che ognuno conosce: Monte Mario alto, Balduina, Monteverde, Boccea, Casalotti, Primavalle, Ottavia, Montespaccato. Questa differenziazione, urbanistica e architettonica, si è poi riprodotta anche a livello sociale sancendo, di fatto, la fine dell’unità del territorio dell’amministrazione pontificia. Un residente di via delle Fornaci, a esempio, si sentirà del tutto estraneo a un abitante di Montespaccato (ex borgata Fogaccia) pur vivendo entrambi nei limiti del municipio XIII; così come un ragazzo che vive in via Giacinto Carini non può immaginarsi di vivere in una zona simile a quella d’un coetaneo della Massimina (municipio XII); o, per fare un esempio più drastico, un romano di Pineta Sacchetti/Gemelli solo a fatica ammetterà d’essere nello stesso municipio (XIV) e quartiere (XXVII) di un primavallese dei lotti ATER di via Pietro Bembo distante da lui poco più d’un chilometro. L’urbanizzazione dell’ultimo secolo, insomma, ha diviso, modellando con forme diversissime un territorio sino a un secolo fa assai omogeneo e, nel far ciò, ha inevitabilmente creato una diversa composizione sociale e una memoria cittadina non condivisa e frantumata. E chi abita a Ottavia e Casal Selce, a maggior ragione, pare relegato in una periferia anonima e senza passato. Se, però, andiamo a ritroso nel tempo ci accorgeremo di come queste recentissime differenziazioni non solo scompaiono, ma lasciano il posto a una omogeneità storico-territoriale ben precisa. 

 Dobbiamo lavorare con molta fantasia e sforzarci di ragionare come se i quartieri e le borgate edificati nell’ultimo secolo non esistessero. Nel suburbio avremo allora solo rari punti di riferimento (torri, casali e macelli, ruscelli, acquedotti, mura, porte d’accesso, chiese e basiliche, strade romane o medioevali) e numerose tenute, di proprietà vaticana o nobiliare, con estesi vigneti e coltivazioni di grano. Il settore nord-ovest, quindi, che nel 2024 appare irreversibilmente diversificato, risalterà quale entità coerente e organica. Noteremo, da subito, come esso ricada naturalmente sulle linee d’irraggiamento di quattro antiche direttrici: l’Aurelia Antica e Nuova a sud (tracciati che si uniscono poco dopo piazza Irnerio), la Cornelia-Boccea al centro, la Trionfale a nord. Uno spicchio di territorio che doveva vantare compattezza anche in età imperiale; infatti queste strade venivano amministrate da un unico magistrato che ne curava la manutenzione. In un’epigrafe rinvenuta a Tivoli e conservata ai Musei Vaticani tale magistrato è indicato in Caio Popilio, curator “viar(um) Aureliae veteris et novae, Corneliae et Triumphalis”; nella grande stele della città di Antiochia Pisidia, provincia romana oggi in Turchia, di tale ruolo è investito Antistio Galerio Rustico. 

Ma c’è di più. Chiediamoci: perché dalle nostre parti i Romani hanno organizzato il territorio in tal modo, considerandolo un tutt’uno? Per il semplice fatto che Roma nasce, già in età romulea, interamente sulla riva sinistra del Tevere. La futura Roma nord-ovest, invece, compreso il Vaticano con le sue due basiliche, si sviluppano sulla riva destra. Questa banale considerazione geografica ha un rilievo decisivo. Quando Roma nasce come villaggio sui colli a sinistra del Tevere, la riva destra è già vissuta e amministrata da civiltà più avanzate: l’italica (insediata a Cere, a esempio) e poi l’etrusca. Gli Etruschi, in special modo, con la propaggine più meridionale e potente della loro dodecapoli, Veio, dominano dall’Etruria inferiore sino al Tevere tanto che i luoghi dove siamo oggi sono noti storicamente come ripa veientana. Solo con la sconfitta di Veio nel 396 a.C. Roma potè qui lentamente insediarsi. Questa conformazione geopolitica, tuttavia, influì sugli assetti futuri del suburbio - assetto che sarà definitivamente cancellato solo con l’urbanizzazione moderna. Queste considerazioni recano al metodo seguito nella stesura dei libri. Da una parte l’esaltazione delle storie particolari dei quartieri e delle borgate, coi suoi aneddoti, personaggi e vicende di cronaca; dall’altra la ricomposizione delle diverse biografie territoriali in un quadro che le riconcilia in un divenire più ampio e unificante. Nessuno, prima di oggi, si era mai interrogato seriamente su una “storia” o su una “archeologia” di Primavalle, Boccea o Selva Candida. Del pari, pochissimi avevano mai riflettuto seriamente sulla forza dei nomi e di come i nomi conservassero il senso dei secoli passati: il toponimo Selva Candida è legato al martirio delle SS. Rufina e Seconda (257 d.C.), Boccea risale all’alto Medioevo (dal germanico busk, bosk, bosco), Torrevecchia al XIV secolo (la torre principale del Capitolo di San Pietro in Vaticano), Primavalle almeno al 1547. E così via. Il crescente interesse per queste tematiche da parte delle scuole, l’insorgere della passione archeologica generata dalle associazioni “Primavalle in Rete” e “Cornelia Antiqua”, col loro fattivo lavoro sul campo, testimoniano di una voglia di riscatto dall’anonimato e dallo stigma negativo della periferia; oltre a porre le basi per un “orgoglio territoriale” che è la prima molla per indagare, amare e rispettare i luoghi in cui si vive. 

Siti da consultare: 

https://primavalleinrete.wordpress.com/ 

https://www.facebook.com/primavalleinrete/

I due libri sono ordinabili o acquistabili in ogni libreria o piattaforma digitale: 

- G. Chiovelli-E. De Risio-A. Guarnacci, La campagna dei Papi, Iacobelli, 2023. 

- G. Chiovelli-A. Guarnacci, Primavalle dalla preistoria ai giorni nostri, Typimedia, 2020.

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