Raethia Corsini
Tra le diverse recensioni che ho letto su questo nuovo film di Davide Ferrario, mi ha colpito una considerazione di Federico Pontiggia su Il fatto quotidiano: "la leggerezza calviniana del racconto vince il peso esistenziale della storia. Niente di clamoroso e sorprendente, ma un piccolo film condivisibile".
La luna su Torino, concordo, ha una leggerezza calviniana. E, concordo, non è un film clamoroso. Ma un film per essere visto, circuitato, promosso e apprezzato deve essere per forza clamoroso? O piuttosto deve lasciare qualche emozione, un ricordo, un'idea? Io, com'è chiaro dalla domanda retorica, propendo per questa seconda posizione. Stufa non dei film belli o di grandi film, ma di quelli clamorosi intesi - come ormai s'intendono usando questa accezione - opere fastose imponenti con super cast e super incassi. Tanto per capirci: ho considerato un gioiello sorprendente Still life (regia Uberto Pasolini) che, facendo un giro di voce tra gli amici cinefili, abbiamo visto in tre. Eppure ho un'anima pop. Ma torniamo a Torino e alla sua luna con la quale Ferrario illumina una città inusuale, almeno per il grande schermo.
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mercoledì 9 aprile 2014
sabato 3 agosto 2013
mvl Teatro: applausi contro la morte
Maria Cristina Reggio
Da un po’ di tempo a questa parte, al termine di
funerali sempre più silenziosi - in cui pochi, anzi, pochissimi, pregano -, scrosci
di applausi commossi salutano il defunto, come se la comunità di parenti e
conoscenti radunati occasionalmente in chiesa avesse bisogno, di fronte al
vuoto della morte, di sentirsi unita in un fragoroso abbraccio, piuttosto che
raccogliersi in un più composto silenzio. In questo caso l’applauso, un gesto prelevato
dalla televisione e dallo spettacolo in genere, che viene eseguito in piedi e
non seduti in una comoda poltrona, non significa un apprezzamento conclusivo per
una rappresentazione ben riuscita, ma è un segno che chiaramente istituisce una
cesura sonora con la liturgia funebre e che apre le porte a un omaggio corale,
solo civile: rispettoso verso il defunto e coesivo per la comunità radunata in
chiesa. Un’ovazione di questo genere, con spettatori in piedi per dieci minuti,
ha concluso il 25 giugno al Teatro
Argentina di Roma l’ultimo lavoro di Ricci
Forte, Still Life,
con cui i due autori hanno voluto celebrare il ventennale della rassegna di
teatro omosessuale Garofano Verde, ideata
e curata da Rodolfo Di Giammarco e da tanti anni ospitata nella più piccola, ma
non meno fascinosa cornice del Teatro
Belli a Trastevere. Si è trattato di una celebrazione che, più che a un
compleanno, si ispirava a un funerale e alla morte, un tema, questʼultimo, corteggiato
con attenzione e con gran successo di pubblico dai Ricci-Forte, come in Imitation of Death al Roma Europa
Festival 2012.
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