Raethia Corsini
Tra le diverse recensioni che ho letto su questo nuovo film di Davide Ferrario, mi ha colpito una considerazione di Federico Pontiggia su Il fatto quotidiano: "la leggerezza calviniana del racconto vince il peso esistenziale della storia. Niente di clamoroso e sorprendente, ma un piccolo film condivisibile".
La luna su Torino, concordo, ha una leggerezza calviniana. E, concordo, non è un film clamoroso. Ma un film per essere visto, circuitato, promosso e apprezzato deve essere per forza clamoroso? O piuttosto deve lasciare qualche emozione, un ricordo, un'idea? Io, com'è chiaro dalla domanda retorica, propendo per questa seconda posizione. Stufa non dei film belli o di grandi film, ma di quelli clamorosi intesi - come ormai s'intendono usando questa accezione - opere fastose imponenti con super cast e super incassi. Tanto per capirci: ho considerato un gioiello sorprendente Still life (regia Uberto Pasolini) che, facendo un giro di voce tra gli amici cinefili, abbiamo visto in tre. Eppure ho un'anima pop. Ma torniamo a Torino e alla sua luna con la quale Ferrario illumina una città inusuale, almeno per il grande schermo.
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mercoledì 9 aprile 2014
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