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mercoledì 4 novembre 2015

Coraggio, ancora pochi mesi e pure Dante ce lo siamo tolto dai piedi

G. Luca Chiovelli

Dante Alighieri, nacque sotto il segno dei Gemelli:

"... io vidi ’l segno
che segue il Tauro e fui dentro da esso.
O glorïose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno,
con voi nasceva ..." (1)

probabilmente nel 1265, a cavallo fra maggio e giugno.
Nell'anno 2015, quindi, ricorre(va) il 750esimo anniversario della sua nascita.
Qualcuno se n'è accorto?
Tanto per dire.
Tale momento epocale (pensate: c'erano voluti 750 anni per celebrarlo) è passato, per usare un eufemismo, sotto una discreta coltre di silenzio.
Certo, non era nato sotto i migliori auspici: a maggio, infatti, s'era iniziata la commemorazione, in Senato, con un messaggio del Pontefice gesuita Francesco I, il saluto delle massime cariche istituzionali e una lettura del Paradiso da parte di Roberto Benigni.
Come dire: il saluto del Capo di una potenza straniera, in un'aula prossima alla smobilitazione istituzionale e la lettura del Paradiso eseguita da un tizio che, dopo aver scassato i cabbasisi per un decennio con "la Costituzione più bella del mondo", si guarda bene dal far motto una volta che questa è stravolta e annientata (e, se tanto mi dà tanto, figuriamoci cosa gliene impipa di Dante e del Paradiso).
I capoccioni hanno naturalmente attivato una serie di iniziative accademiche e diplomatiche (coinvolti gli istituti per la cultura italiana all'estero), eppure di tutto questo formalissimo indaffararsi cosa è trapelato nell'opinione pubblica?
Niente.
E perché?
Primo: perché a tutti i capoccioni nazionali di Dante e dell'Italia importa poco o zero. Sono dei traditori della Patria, satolli e ignoranti.
Secondo: perché l'attuale Spirito dei Tempi, l'edonismo economico, turistico e usuraio, ridanciano e irresponsabile, ha due soli nemici: il passato e la bellezza. Dante li riunisce entrambi e quindi deve finire nella Gehenna della dimenticanza.
Il passato è passato: Petrarca, Dante, Tasso, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, tutto ciò che costituisce la bellezza diuturna, tutto ciò che forma l'Italia, tutto ciò che, secondo un memorabile verso di Percy Shelley:

"dà grazia e verità al sogno inquieto della vita" (2)

dev'essere essere ignorato; se possibile, seppur con cautela, dev'essere distrutto.
Non stupisce allora che l'anniversario di Dante sia stato liquidato da convenzionali adempimenti istituzionali.
Un modo perfetto di autoassolversi, crearsi un alibi, e dedicarsi al proprio passatempo favorito: fare i nababbi.
Coraggio, fra un po' è Capodanno (2016!) e di Dante non correremo più il rischio di sentir parlare.
Almeno sino al 2021, 700esimo anno dalla sua morte.
Tranquilli, però, per quella data sono sicuro che ci saremo pur inventati qualcosa capace di liberarci dall'ennesimo, molesto, anniversario.

(1) Paradiso, XXII, 110-115
(2) P. B. Shelley, Inno alla Bellezza Intellettuale

giovedì 27 marzo 2014

L'Italia rimpianta e immortale nei rebus de La Settimana Enigmistica. Uno scritto reazionario

Alceste
Esiste un'Arcadia italiana? Una placenta epocale a cui, più o meno consciamente, vorremmo ritornare? Le risposte da voi date saranno varie: gli anni Settanta, i Sessanta, i Cinquanta ... anche i tempi di guerra, con le sue ristrettezze ... oppure quando c'era lui caro Lei ... Perché no ... La nostalgia, nostalgia canaglia ... ognuno ha il proprio cantuccio dorato, a jolly corner, dove riandare per crogiolarsi in un mondo migliore. Ognuno con la propria piccola patria: in realtà una sola, perché tutte le Italie passate sono un solo paese, congelato da secoli: immarcescibile, campanilista, cattolico, reazionario, ma anche socialista e comunista.
L'Italia eterna, guareschiana, da tutti riconoscibile e, perciò, pur negli odi contrapposti, da tutti condivisa.
Un'Italia oggi distrutta, schiantata. In poco più di trent'anni paesaggi fisici, morali e interiori sono stati stravolti da un vento inesorabile, continuo, sempre più impetuoso. Il passato non lo intendiamo più. Ma lo rimpiangiamo, altroché. E dove ritrovarlo? Nei disegni subliminali de La Settimana Enigmistica ... I rebus, congressi strazianti di uomini, gesti, rovine, di un tempo che fu ... nostalgia canaglia ...
R è monello; S calmo = Remo nello scalmo

Un ragazzetto si diverte legando un barattolo alla coda del gatto. Un mondo alieno dalle preoccupazioni animaliste; esente dai vegetariani; dai vegani; dai criptobuddisti. Normale, sano. Senza facebook. Privo delle soffocanti isterie che hanno rivoluzionato le gerarchie dei viventi: un agnello scorticato: orrore! Un drone falcia quaranta invitati a un matrimonio in Afghanistan: un rettangolino a pagina 52 del Corriere e lo sbadiglio del giornalista bene di Rai 24. Gli animali dei nababbi salgono i gradini della scala sociale; i precari la discendono. La riprova? Provate a scalciare un botolo a Villa Pamphili: non ne uscirete vivi. Provate a licenziare un precario e vi diranno: uno solo? E perché non due?
E i ragazzetti: normalissimi. Pantaloncini corti, maglietta di cotone e renitenza all'I-phone.
Eccezionale, come al solito, la chiesetta con il campanile sulla sinistra, a riaffermare il carattere atavico, campanilista e rurale del mondo perduto.

S T rade; à M piedi pari GI = Strade ampie di Parigi

Straordinaria sequenza anti tecnocratica. Un inno contro la precarietà e la sconsideratezza del terziario avanzato. Il barbiere rade il proprio cliente: alla fine del lavoro, eseguito a regola d'arte dopo anni di gavetta come garzone, egli avrà una modesta retribuzione in contanti: con questa egli non si arricchirà (come possiamo arguire dalla modesta tendina a destra), ma potrà ambire a una quieta felicità: il tono è quello di un rigoroso motto: parva, sed apta mihi.
Tutto è chiaro, immediato, adamantino, antimontiano, antieuropeista.
Bellissimi i particolari della soglia e del pennello spumoso. 
La pala e lo sterro suggeriscono altro lavoro, umile e decoroso, pieno di quel senso di pienezza che dona una stanchezza gratificante (sconosciuta alle sfiancanti umiliazioni del terziario telefonico, ad esempio).
I soliti monelli (a piedi nudi!) irridono, a un tempo, Geronimo Stilton, il Telefono Azzurro e decenni di pedagogia inumana e fintamente progressista.
D I amanti; SF accetta TI = Diamanti sfaccettati

Inno all'eterosessualità. Non potrebbe esser altro. La prima femmina si concede a un maschio maturo, dalle fattezze forti, e delineato formalmente dalla cravatta e dalla cintura. La coppia a destra, più inesperta, vibra dei tremolii dell'amor platonico: il vestito di lui, nonostante l'ambizioso gilet, tradisce l’origine operaia (si notino le maniche rimboccate e la tasca del pantalone). La prima coppia è forse fedifraga; la seconda presagisce l'unione consacrata dal matrimonio: entrambi gli amori, però, son moralmente legittimi: anzi, auspicabili: ricadono, infatti, sotto l'imperio della codificazione dei ruoli sancita da millenni di cattolicesimo (notare, sullo sfondo a destra, la chiesetta: l’immancabile marchio pievano).
A questo punto qualcuno di voi potrà obiettare che tale rimpianto è reazionario, maschilista e di destra. Un’obiezione che dimostra che non avete capito nulla dell’Italia. Di destra? Di destra? Eccovi un piccolo regalo: alcuni stralci dal film Berlinguer ti voglio bene, girato dal comunista Giuseppe Bertolucci con l’interpretazione dell'(allora) comunista Roberto Benigni. Enrico Berlinguer, ricordiamolo, fu segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 sino alla morte, nel 1983. Attenzione, seguite bene. Raduno alla Casa del Popolo Majakovskij: parla il relatore:

“Basta con la tombola! Basta con la tombola! Sospensione di' ricreativo, principia a avviare i' curturale. Seduti per dio! Present' a' i' pubblico indispensabile i' titolo e i' tema di' dibattito. E dopo, anche in base a i' famoso proverbio, tira più un pelo di fica che du' paia di bovi, do la parola alle signorine. Ecch' i' tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No. S'apre i' dibattito …”

"Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No. S'apre i' dibattito": perfetto, si attinge già a vette sublimi. Ma ecco l’Himalaya:

“Io sono pe' i' pareggio dell'omo e delle donne. A parte a me che sono troppo superiore e la mi' moglie la tengo sottomessa, ma gli attri le donne le potrebbero lasciare un po' più libere, ovvìa”.

“A parte a me che sono troppo superiore”. Fantastico, eh sì. Ed ecco il K2:

“In certi casi sì. Però anche l'omo e c'ha i' su' patire. Come me, che andao a fa' l'amore con una d'Aiolo, i' martedì, i' giovedì, i' sabato, senza macchina dieci chilometri a piedi, e quarche vorta anche sotto l'acqua. O perchè la un veniva lei a fa' l'amore a casa mia quella bucaiola quarche vorta ...”

E questo era il Partito Comunista. Peppone, Don Camillo: due volti di un animale mitico e possente: l’Italia piccolo borghese, dolcemente retriva, immortale.

giovedì 29 agosto 2013

Storia, breve, dell'ocazzo


"Giornalisti itecaquani lo andavano intervistare a Palazzo Chigi, le sue rare opinioni, ghiotti ghiotti, le annotavano in un'agendina presto presto, da non lasciarne addietro un solo micolo. Le opinioni del mascelluto valicavano l'oceano, la mattina a le otto ereno già un cable, desde Italia, su la prensa dei pionieri, dei venditori di vermut. "La flotta ha occupato Corfù! Quell'uomo è la Provvidenza d'Italia." La mattina dopo er controcazzo: desde la misma Italia. Pive nel sacco: e le Magdalene, dài a preparare Balilli a la patria".
Un estratto da Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, quando un duce gradasso (incistato a Palazzo Chigi) annuncia le magnifiche sorti della guerra in territorio greco, dove i nostri eserciti sono invitti a colazione e mostrano le chiappe in ritirata il mattino seguente.
Triplo aggancio con l’attualità: la sempiterna politica agostana dell’annuncio irreversibile e roboante, celebrato in pieno giorno dagli itecaquani e smentito a lume spento, quando nessuno ascolta più; il riferimento a Via Merulana, recentemente beneficata da una (contrastata) pedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali; l’accenno alle regine del Mediterraneo, Italia e Grecia, allora ridotte a una guerra fratricida e oggi a pezze da piedi dell’Europa -quell’Europa di cui hanno fondato il pensiero (tout court, concettuale, filosofico, scientifico, giurisprudenziale) e da cui ricevono vessazioni inutili, sadiche, poliziesche. D’altra parte in Oriente non stanno meglio: l’asse del male pro-Siria (quel nome così evocativo: Damasco …) consta di Iran (la Persia!), Cina (il favoloso Catai) e Russia, la magica terra di confine fra il sol levante e il tramonto (fra Asia ed Europa; Europa deriva da accadico erebu, terra del tramonto). L’Afghanistan, una delle centrali di irradiazione della civiltà occidentale, e l’Iraq (Babilonia), sono già rase al suolo.
Si muove alla distruzione delle terre del passato, quelle che ci hanno donato i concetti e le parole per comprendere la realtà: un segno apocalittico.
Una cometa maligna muta la rugiada in sangue, Amleto, e sì, il tempo è fuor di sesto.
Ma non è di questo che volevo parlarvi, anzi. Stavo astutamente circonloquendo per arrivare alla parte nascosta dell’articolo. Eccola finalmente.


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