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martedì 23 febbraio 2016

Il rebus misterioso dell'Hotel Mediterraneo

G. Luca Chiovelli

Presso la Stazione Termini a Roma (Via Cavour 15) è L'Hotel Mediterraneo.
Ecco la presentazione dello stesso carpita dal loro sito Internet:
"Voluto nel 1930 da Maurizio Bettoja e progettato nel 1936 da Mario Loreti, sia internamente che esternamente, l’Hotel Mediterraneo continua a essere uno dei migliori esempi di Art Decò a Roma. È un gioco di contrasti tra materiali caldi e freddi – mosaici, legni di pregio, intarsi, boiserie, stucchi – che continua a stupire ancora oggi. Nel quartiere Esquilino dove l’intreccio tra antico e moderno è ancora più evidente, l’Hotel Mediterraneo è perfetto nella sua tradizione e innovazione, unico per gustare la raffinatezza di un periodo così importante della nostra storia. Un’ultima curiosità: un grande intarsio di legni pregiati, sulla parete del bar dell’Hotel, raffigura un rebus che nessuno ha ancora risolto …"
A noi interessano le ultime parole: un rebus insoluto, nientemeno.


Poiché amo gli enigmi letterari  ho tentato di dare la  mia personale soluzione.
Con tali avvertenze:
1. il bar in cui è il pannello con il rebus si chiama Bar 21 o Bar Ventuno
2. le regole di un rebus anni Trenta o Quaranta non sono assimilabili a quelle, attuali, de La Settimana Enigmistica
3. tale soluzione è sicuramente provvisoria e probabilmente migliorabile (anche se il 'tema' del rebus a mio avviso è giusto).

In ogni caso ve la propongo (con spiegazione in calce); al contempo, invito tutti i rebussisti al cimento.

Solo al Ventuno i ventagli, le trecce, le ciambelle e i cornetti sono i migliori, belli e buoni

Solo = Il sole in alto a destra
Al Ventuno = i primi due venti (Tramontana e Libeccio) soffiano su un albero a forma di uno, quindi vent-uno
I ventagli = il terzo vento (Scirocco) soffia sulle forbici, che effettuano un taglio, quindi vent-agli(o)
Le trecce = Le forbici tagliano la treccia alla seconda dama
Le ciambelle = La treccia ce l’ha la bella (dama) = c’ha bella
I cornetti = si riferisce ai cornetti del satiro
Sono = forse da suono (l’enorme orecchio del satiro)
Migliori = Miglio (i granelli a sinistra del satiro) e ori (la collana)
Belli = Il bicchiere da cocktail forse allude al cocktail Bellini (inventato a fine anni Trenta circa da Cipriani)
E buoni = Il foglietto, con su scritto ‘pagato’, è assimilabile a un buono.

Per ogni suggerimento, soluzione, consiglio: pachiov@tin.it

lunedì 28 luglio 2014

Il rebus muto più difficile di sempre


Attenti! Il rebus sovrastante potrebbe impegnarvi tutta l'estate.
Fra i rebus muti (ovvero senza lettere) è quello con la frase risolutiva più lunga; frase che assume un sapore sentenzioso e blandamente moralistico per cui il rebus viene anche detto gnòmico.
Per quanto mi riguarda è uno dei più difficili che abbia mai masticato.
Gli autori sono Quizzetto (che non conosco) e Zio Igna, al secolo Ignazio Fiocchi, arzillo ottantenne che ha vissuto a lungo nel quartiere Monteverde.
Tre scelte: stampare il rebus e scervellarvi di tanto in tanto sulla spiaggia; barare con internet; oppure invocare il mio aiuto per posta elettronica.
Buona estate.

martedì 15 luglio 2014

I Promessi Sposi (e Don Abbondio) in rebus

Una serie di otto rebus (difficili) sull'incontro fra i bravi e Don Abbondio.
I pavidi (i Don Abbondio) possono saltare alle soluzioni in fondo.

"Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell'anno 1628, don Abbondio, curato d'una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove. Diceva tranquillamente il suo ufizio, e talvolta, tra un salmo e l'altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l'indice della mano destra, e, messa poi questa nell'altra dietro la schiena, proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all'intorno, li fissava alla parte d'un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come a larghe e inuguali pezze di porpora. Aperto poi di nuovo il breviario, e recitato un altro squarcio, giunse a una voltata della stradetta, dov'era solito d'alzar sempre gli occhi dal libro, e di guardarsi dinanzi: e così fece anche quel giorno. Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole, a foggia d'un ipsilon: quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l'altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all'anche del passeggiero. I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell'intenzion dell'artista, e agli occhi degli abitanti del vicinato, volevan dir fiamme; e, alternate con le fiamme, cert'altre figure da non potersi descrivere, che volevan dire anime del purgatorio: anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là. Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere ...

I. Frase 2, 6, 8
II. Frase 9, 8
III. Frase 4, 6
IV. Frase 6, 8
V. Frase 9, 4
VI. Frase 3, 5, 1, 5
VII. A domanda e risposta, frase 5, 10
VIII. Frase 8, 8
"Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi".

Soluzioni

I. 2, 6,10 = Losco S; SO è così; S tema! = Lo scosso ecosistema (Pier Vittorio Certano)

II. 9, 8 = A, F fermare fan don IE = Affermare fandonie (Ignazio Fiocchi)

III. 4, 6 = Tema curato! = Tema curato (Roberto Diotallevi)

IV. 6, 8 = A CC U seri; badi TE = Accuse ribadite (Luigi Maiano)

V. 9, 4 = A T tra E N timore = Attraenti more (Giuseppe Sangalli)

VI. 3, 5, 1, 5 =  VI pavido don or è = Vip avido d’onore

VII. A domanda e risposta 5, 10 = D ubbidirà a T I? Sì! = Dubbi diradatisi (Luigi Martinelli/Francesco Rotta)

VIII. 8, 8 = Tra N e L loschi va TO = Tranello schivato (Massimo Cabelassi/Claudia Sansone/Anna Rita Bertaccini)

giovedì 27 marzo 2014

L'Italia rimpianta e immortale nei rebus de La Settimana Enigmistica. Uno scritto reazionario

Alceste
Esiste un'Arcadia italiana? Una placenta epocale a cui, più o meno consciamente, vorremmo ritornare? Le risposte da voi date saranno varie: gli anni Settanta, i Sessanta, i Cinquanta ... anche i tempi di guerra, con le sue ristrettezze ... oppure quando c'era lui caro Lei ... Perché no ... La nostalgia, nostalgia canaglia ... ognuno ha il proprio cantuccio dorato, a jolly corner, dove riandare per crogiolarsi in un mondo migliore. Ognuno con la propria piccola patria: in realtà una sola, perché tutte le Italie passate sono un solo paese, congelato da secoli: immarcescibile, campanilista, cattolico, reazionario, ma anche socialista e comunista.
L'Italia eterna, guareschiana, da tutti riconoscibile e, perciò, pur negli odi contrapposti, da tutti condivisa.
Un'Italia oggi distrutta, schiantata. In poco più di trent'anni paesaggi fisici, morali e interiori sono stati stravolti da un vento inesorabile, continuo, sempre più impetuoso. Il passato non lo intendiamo più. Ma lo rimpiangiamo, altroché. E dove ritrovarlo? Nei disegni subliminali de La Settimana Enigmistica ... I rebus, congressi strazianti di uomini, gesti, rovine, di un tempo che fu ... nostalgia canaglia ...
R è monello; S calmo = Remo nello scalmo

Un ragazzetto si diverte legando un barattolo alla coda del gatto. Un mondo alieno dalle preoccupazioni animaliste; esente dai vegetariani; dai vegani; dai criptobuddisti. Normale, sano. Senza facebook. Privo delle soffocanti isterie che hanno rivoluzionato le gerarchie dei viventi: un agnello scorticato: orrore! Un drone falcia quaranta invitati a un matrimonio in Afghanistan: un rettangolino a pagina 52 del Corriere e lo sbadiglio del giornalista bene di Rai 24. Gli animali dei nababbi salgono i gradini della scala sociale; i precari la discendono. La riprova? Provate a scalciare un botolo a Villa Pamphili: non ne uscirete vivi. Provate a licenziare un precario e vi diranno: uno solo? E perché non due?
E i ragazzetti: normalissimi. Pantaloncini corti, maglietta di cotone e renitenza all'I-phone.
Eccezionale, come al solito, la chiesetta con il campanile sulla sinistra, a riaffermare il carattere atavico, campanilista e rurale del mondo perduto.

S T rade; à M piedi pari GI = Strade ampie di Parigi

Straordinaria sequenza anti tecnocratica. Un inno contro la precarietà e la sconsideratezza del terziario avanzato. Il barbiere rade il proprio cliente: alla fine del lavoro, eseguito a regola d'arte dopo anni di gavetta come garzone, egli avrà una modesta retribuzione in contanti: con questa egli non si arricchirà (come possiamo arguire dalla modesta tendina a destra), ma potrà ambire a una quieta felicità: il tono è quello di un rigoroso motto: parva, sed apta mihi.
Tutto è chiaro, immediato, adamantino, antimontiano, antieuropeista.
Bellissimi i particolari della soglia e del pennello spumoso. 
La pala e lo sterro suggeriscono altro lavoro, umile e decoroso, pieno di quel senso di pienezza che dona una stanchezza gratificante (sconosciuta alle sfiancanti umiliazioni del terziario telefonico, ad esempio).
I soliti monelli (a piedi nudi!) irridono, a un tempo, Geronimo Stilton, il Telefono Azzurro e decenni di pedagogia inumana e fintamente progressista.
D I amanti; SF accetta TI = Diamanti sfaccettati

Inno all'eterosessualità. Non potrebbe esser altro. La prima femmina si concede a un maschio maturo, dalle fattezze forti, e delineato formalmente dalla cravatta e dalla cintura. La coppia a destra, più inesperta, vibra dei tremolii dell'amor platonico: il vestito di lui, nonostante l'ambizioso gilet, tradisce l’origine operaia (si notino le maniche rimboccate e la tasca del pantalone). La prima coppia è forse fedifraga; la seconda presagisce l'unione consacrata dal matrimonio: entrambi gli amori, però, son moralmente legittimi: anzi, auspicabili: ricadono, infatti, sotto l'imperio della codificazione dei ruoli sancita da millenni di cattolicesimo (notare, sullo sfondo a destra, la chiesetta: l’immancabile marchio pievano).
A questo punto qualcuno di voi potrà obiettare che tale rimpianto è reazionario, maschilista e di destra. Un’obiezione che dimostra che non avete capito nulla dell’Italia. Di destra? Di destra? Eccovi un piccolo regalo: alcuni stralci dal film Berlinguer ti voglio bene, girato dal comunista Giuseppe Bertolucci con l’interpretazione dell'(allora) comunista Roberto Benigni. Enrico Berlinguer, ricordiamolo, fu segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 sino alla morte, nel 1983. Attenzione, seguite bene. Raduno alla Casa del Popolo Majakovskij: parla il relatore:

“Basta con la tombola! Basta con la tombola! Sospensione di' ricreativo, principia a avviare i' curturale. Seduti per dio! Present' a' i' pubblico indispensabile i' titolo e i' tema di' dibattito. E dopo, anche in base a i' famoso proverbio, tira più un pelo di fica che du' paia di bovi, do la parola alle signorine. Ecch' i' tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No. S'apre i' dibattito …”

"Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No. S'apre i' dibattito": perfetto, si attinge già a vette sublimi. Ma ecco l’Himalaya:

“Io sono pe' i' pareggio dell'omo e delle donne. A parte a me che sono troppo superiore e la mi' moglie la tengo sottomessa, ma gli attri le donne le potrebbero lasciare un po' più libere, ovvìa”.

“A parte a me che sono troppo superiore”. Fantastico, eh sì. Ed ecco il K2:

“In certi casi sì. Però anche l'omo e c'ha i' su' patire. Come me, che andao a fa' l'amore con una d'Aiolo, i' martedì, i' giovedì, i' sabato, senza macchina dieci chilometri a piedi, e quarche vorta anche sotto l'acqua. O perchè la un veniva lei a fa' l'amore a casa mia quella bucaiola quarche vorta ...”

E questo era il Partito Comunista. Peppone, Don Camillo: due volti di un animale mitico e possente: l’Italia piccolo borghese, dolcemente retriva, immortale.
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