Alceste
Esiste un'Arcadia italiana? Una placenta epocale a cui, più o meno consciamente, vorremmo ritornare? Le risposte da voi date saranno varie: gli anni Settanta, i Sessanta, i Cinquanta ... anche i tempi di guerra, con le sue ristrettezze ... oppure quando c'era lui caro Lei ... Perché no ... La nostalgia, nostalgia canaglia ... ognuno ha il proprio cantuccio dorato, a jolly corner, dove riandare per crogiolarsi in un mondo migliore. Ognuno con la propria piccola patria: in realtà una sola, perché tutte le Italie passate sono un solo paese, congelato da secoli: immarcescibile, campanilista, cattolico, reazionario, ma anche socialista e comunista.
L'Italia eterna, guareschiana, da tutti riconoscibile e, perciò, pur negli odi contrapposti, da tutti condivisa.
Un'Italia oggi distrutta, schiantata. In poco più di trent'anni paesaggi fisici, morali e interiori sono stati stravolti da un vento inesorabile, continuo, sempre più impetuoso. Il passato non lo intendiamo più. Ma lo rimpiangiamo, altroché. E dove ritrovarlo? Nei disegni subliminali de La Settimana Enigmistica ... I rebus, congressi strazianti di uomini, gesti, rovine, di un tempo che fu ... nostalgia canaglia ...
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R è
monello; S calmo = Remo nello scalmo
Un ragazzetto si diverte legando un barattolo
alla coda del gatto. Un mondo alieno dalle preoccupazioni animaliste; esente
dai vegetariani; dai vegani; dai criptobuddisti. Normale, sano. Senza facebook.
Privo delle soffocanti isterie che hanno rivoluzionato le gerarchie dei
viventi: un agnello scorticato: orrore! Un drone falcia quaranta invitati a un
matrimonio in Afghanistan: un rettangolino a pagina 52 del Corriere e lo
sbadiglio del giornalista bene di Rai 24. Gli animali dei nababbi salgono i
gradini della scala sociale; i precari la discendono. La
riprova? Provate a scalciare un botolo a Villa Pamphili: non ne uscirete vivi.
Provate a licenziare un precario e vi diranno: uno solo? E perché non due?
E i ragazzetti: normalissimi. Pantaloncini
corti, maglietta di cotone e renitenza all'I-phone.
Eccezionale, come al solito, la chiesetta con il
campanile sulla sinistra, a riaffermare il carattere atavico, campanilista e
rurale del mondo perduto. |
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S T rade; à M piedi
pari GI = Strade ampie di Parigi
Straordinaria sequenza anti tecnocratica. Un
inno contro la precarietà e la sconsideratezza del terziario avanzato. Il
barbiere rade il proprio cliente: alla fine del lavoro, eseguito a regola
d'arte dopo anni di gavetta come garzone, egli avrà una modesta retribuzione in
contanti: con questa egli non si arricchirà (come possiamo arguire dalla
modesta tendina a destra), ma potrà ambire a una quieta felicità: il tono è
quello di un rigoroso motto: parva, sed apta mihi.
Tutto è chiaro, immediato,
adamantino, antimontiano, antieuropeista.
Bellissimi i particolari della soglia e del pennello spumoso.
La pala e lo sterro suggeriscono altro lavoro,
umile e decoroso, pieno di quel senso di pienezza che dona una stanchezza
gratificante (sconosciuta alle sfiancanti umiliazioni del terziario telefonico,
ad esempio).
I soliti monelli (a piedi nudi!) irridono, a un
tempo, Geronimo Stilton, il Telefono Azzurro e decenni di pedagogia inumana e fintamente
progressista. |
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D I amanti; SF
accetta TI = Diamanti sfaccettati
Inno all'eterosessualità. Non potrebbe esser
altro. La prima femmina si concede a un maschio maturo, dalle fattezze forti, e
delineato formalmente dalla cravatta e dalla cintura. La coppia a destra, più
inesperta, vibra dei tremolii dell'amor platonico: il vestito di lui,
nonostante l'ambizioso gilet, tradisce l’origine operaia (si notino le maniche
rimboccate e la tasca del pantalone). La prima coppia è forse fedifraga; la
seconda presagisce l'unione consacrata dal matrimonio: entrambi gli amori,
però, son moralmente legittimi: anzi, auspicabili: ricadono, infatti, sotto l'imperio
della codificazione dei ruoli sancita da millenni di cattolicesimo (notare,
sullo sfondo a destra, la chiesetta: l’immancabile marchio pievano).
A
questo punto qualcuno di voi potrà obiettare che tale rimpianto è reazionario,
maschilista e di destra. Un’obiezione che dimostra che non avete capito nulla
dell’Italia. Di destra? Di destra? Eccovi un piccolo regalo: alcuni stralci
dal film Berlinguer ti voglio bene, girato dal comunista Giuseppe Bertolucci
con l’interpretazione dell'(allora) comunista Roberto Benigni. Enrico
Berlinguer, ricordiamolo, fu segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 sino alla morte, nel 1983. Attenzione, seguite bene. Raduno alla Casa del Popolo
Majakovskij: parla il relatore:
“Basta con la tombola! Basta con la tombola! Sospensione di' ricreativo,
principia a avviare i' curturale. Seduti per dio! Present' a' i' pubblico
indispensabile i' titolo e i' tema di' dibattito. E dopo, anche in base a i'
famoso proverbio, tira più un pelo di fica che du' paia di bovi, do la parola
alle signorine. Ecch' i' tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo?
No. S'apre i' dibattito …”
"Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No. S'apre i' dibattito": perfetto, si attinge già a vette sublimi. Ma ecco l’Himalaya:
“Io sono pe' i' pareggio dell'omo e delle donne. A parte a me che sono
troppo superiore e la mi' moglie la tengo sottomessa, ma gli attri le donne le
potrebbero lasciare un po' più libere, ovvìa”.
“A parte a me che sono troppo superiore”. Fantastico, eh sì. Ed ecco il
K2:
“In certi casi sì. Però anche l'omo e c'ha i' su' patire. Come me, che
andao a fa' l'amore con una d'Aiolo, i' martedì, i' giovedì, i' sabato, senza
macchina dieci chilometri a piedi, e quarche vorta anche sotto l'acqua. O
perchè la un veniva lei a fa' l'amore a casa mia quella bucaiola quarche vorta
...”
E questo era il Partito Comunista. Peppone, Don Camillo:
due volti di un animale mitico e possente: l’Italia piccolo borghese, dolcemente
retriva, immortale.
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