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giovedì 15 maggio 2014

Cose che si trovano nei libri


Lo scontrino d'acquisto de Il processo di Kafka ... otto anni fa.
Il 19 febbraio 2006 le cose alla libreria Croce non dovevano andar male: scontrino numero 176 alle diciotto.
Oggi è chiusa, ovvio ... in otto anni la desertificazione avanza e non s'arresta un'ora (per le librerie perdute consultate questo post).
Secondo alcuni non si è mai letto tanto ... ed è giusto: siamo sottoposti a stimoli continuativi: segnali, trilli, propaganda, messaggi, decrittazioni, insinuazioni, ammicchi subliminali, captatio benevolentiae, circonvenzioni pubblicitarie: il cervello elabora senza requie ... togliamo le ore al sonno ... sino all'una le due le tre ...
... sfiniti, sfibrati, svuotati ... abbiamo letto così tanto che l'idea di scorrere un libro ci disgusta ... a meno che questo non sia leggero ... qualcosa di leggero ... la lettura, infatti, è diversa dalla letteratura ...

Leggo gran parte della notte
D'inverno vado al sud

proclamano due versi de La terra desolata. Desolata, desertificata, liscia e senza asperità.
Ormai è così.
Chissà cosa avevano in mente i polinesiani di Rapa Nui quando continuavano a tagliare palme per i loro moai.
Chissà cosa è passato loro per il cervello quando hanno tagliato l'ultima.
Difficile rendersi conto dei fenomeni quando se ne fa parte.

domenica 3 novembre 2013

L'incipit della domenica: The Waste Land

Il 4 novembre 1948 Thomas Stearns Eliot vince il Premio Nobel per la letteratura. Il suo poema La terra desolata (The Waste Land), del 1922, è uno dei più celebri di tutto il Novecento, un testo che ha segnato diverse generazioni di poeti nel secolo scorso. Sono ancora in tanti, oggi, a leggerlo? 
Ne riproponiamo i primi versi nell'originale inglese e nella versione italiana disponibile integralmente in rete:


APRIL is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering         5
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,  10
And drank coffee, and talked for an hour.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the archduke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,  15
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.
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