AI ciclo partecipano: Antonella Anedda, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Marco Giovenale, Guido Mazzoni, Gilda Policastro, Laura Pugno, Sara Ventroni.
sabato 13 gennaio 2024
POESIA IN VILLA. Terza lettura con Franco Buffoni
AI ciclo partecipano: Antonella Anedda, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Marco Giovenale, Guido Mazzoni, Gilda Policastro, Laura Pugno, Sara Ventroni.
venerdì 15 dicembre 2023
POESIA IN VILLA - Sara Ventroni al Casale dei Cedrati
Sabato 16 dicembre h.11:30-13:00, si tiene al Casale dei Cedrati l'incontro con Sara Ventroni, seconda ospite del ciclo Poesia in villa, un ciclo di otto letture mensili a cura di Maria Teresa Carbone, in collaborazione con Monteverdelegge. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
Nata a Roma, Sara Ventroni ha pubblicato l’opera teatrale Salomè (No Reply, 2005); Nel Gasometro (Le Lettere, 2006); La sommersione (Aragno, 2016), Le relazioni (Aragno, 2019). Ha curato la traduzione di versi scelti da Leaves of Grass di Walt Whitman (Contengo moltitudini, Ponte alle Grazie 2020) e la traduzione di The Waste Land di T. S. Eliot (Ponte alle Grazie, 2022). È Senior Research Fellow presso l’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e la Storia delle Idee (CNR).
lunedì 13 novembre 2023
Riapre il Casale dei Cedrati, domenica 19 novembre ore 12:30 a Villa Pamphilj
Si legge nel comunicato stampa: "Dopo anni di abbandono l'antico Casale e le aree verdi circostanti riacquistano il loro splendore, grazie a una rinnovata collaborazione della Consortile che lo gestisce con la Sovrintendenza ai Beni culturali e l'assessorato all'Agricoltura e Ambiente del Comune, e d'intesa con il XII municipio. All'interno dei suoi spazi, riprendono le varie attività. Mostre, dibattiti, proiezioni, laboratori, e ancora lezioni sulla storia dei giardini di Roma. Tutto a tema ambientale."
Per l'occasione, nelle sale espositive del Casale, sarà presentato il progetto Greenit di Simone Cametti che fa parte del ciclo di esposizioni, interventi site-specific e residenze, ideato e curato da Lori Adragna.
Monteverdelegge, insieme con altre associazioni e istituzioni locali, ha un forte legame con il Casale dei Cedrati, e fin dalla sua nascita ha partecipato e collaborato attivamente a diverse sue attività. Vi terremo informati con la nostra newsletter, ma anche qui nel blog, sulle prossime iniziative dei Casale dei Cedrati, perchè Monteverdelegge parteciperà con il progetto POESIA IN VILLA, un ciclo di otto incontri mensili a cura di Maria Teresa Carbone, in cui ogni volta un poeta in scena sarà invitato a leggere, accanto ai suoi testi, alcune poesie di uno o più predecessori, antichi o recenti, italiani o stranieri, legate al concetto di natura. Si inizierà Domenica 26 novembre, alle ore 11:30, con Guido Mazzoni che sarà il primo poeta ospite.
domenica 22 ottobre 2023
IL DOPO TEATRO. Umberto Orsini racconta le contraddizioni di Ivan Karamazov al Teatro Vascello
Il DOPO TEATRO è una conversazione che si svolge su whatsapp nel gruppo teatro di Monteverdelegge dopo ogni spettacolo. Le persone del gruppo che hanno visto lo spettacolo si scambiano idee, domande, commenti e suggestioni che vengono montati qui nel blog.
Maria Cristina: "Un grigio tribunale dismesso, sopravvissuto a un incendio, accoglie al teatro Vascello il dispiegarsi dei ricordi che Umberto Orsini - con la regia di Luca Micheletti - dedica a Le memorie di Ivan Karamazov. Il personaggio letterario di Dostoevskij, interpretato dallo stesso attore con cinquantaquattro anni di meno, era entrato nelle case dei boomer italiani attraverso il tubo catodico di una sapiente tv che a quel tempo divulgava la letteratura sotto forma di sceneggiati in un paese popolato da tanti analfabeti e li faceva appassionare alle storie e personaggi dei grandi romanzieri. Ora le vecchie puntate settimanali hanno lasciato il posto ad infinite serie tv che catturano le notti di insonni consumatori di smart tv, mentre le librerie sono state sostituite da ristoranti e bistrot. Quindi cosa resta da fare agli spettatori se non applaudire l’immensa bravura e l’impeto di un bravo attore che contesta – con la prestanza del suo corpo di ottantanovenne – la sorte destinata da Dostoevskij al protagonista del suo capolavoro? Secondo te come funziona qui il meccanismo teatrale della memoria?"
Patrizia: "Non so, la domanda mi sembra complessa, difficile. Gli 'oggetti' di scena, scarni, scuri, coperti da una polvere materica bianca - forse neve -, dominati dallo scranno fuori misura di un'aula giudiziaria in cui manca la presenza fisica del giudice, compongono la stanza mentale e psichica di Ivan Karamazov. E’ questa l’aula chiusa e senza vita, nella quale il protagonista dibatte ossessivamente il suo processo alla ricerca di un' assoluzione dall'angoscia della colpa di aver mosso la mano dell'assassino del padre con le sue teorie sulla necessità del delitto. La memoria è attraversata da stati deliranti che convocano fatti, presenze, arringhe sostenute da ragioni che cadono dall'alto - i fogli scritti che scendono sul palcoscenico."
Ornella: "Eh, cara Maria Cristina, il romanzo di Dostoevskij e lo spettacolo da cui è tratto, toccano temi filosofici ed etici molto complessi, presentati da diverse angolature che a me - lo confesso - richiedono ancora un tempo di riflessione. Quindi ho più dubbi che risposte. E nel continuo alternarsi di passato e presente sull'onda della memoria, vera protagonista di questo questo spettacolo, i temi trattati arrivano fino all'attualità, alla nostra contemporaneità, su cui è ancora più difficile dare risposte: crimine e colpa, fede e libero arbitrio dell'individuo in merito alle scelte riguardanti la propria esistenza e infine il modello sociale proposto dal Grande Inquisitore nella Siviglia del Cinquecento, così totalizzante sulle coscienze, paragonabile all'attuale potere impersonale del mercato. Dal romanzo al palcoscenico, la memoria di Ivan Karamazov si intreccia con quella di Umberto Orsini che gli dà voce e corpo con un monologo che si dipana in tre parti: una sorta di prologo della vicenda del romanzo, "Il Grande Inquisitore" e una parte di appunti dal diario che il giovane Orsini aveva scritto durante la preparazione dello sceneggiato televisivo di Sandro Bolchi. E proprio questi ultimi ultimi testimoniano oggi il corpo a corpo con il testo di Dostoevskij che ha segnato profondamente, fin dagli esordi, la vita di questo splendido attore."
Maria Cristina: “E invece sono ancora qui” dice Umberto Orsini nei panni del suo personaggio: a dispetto dell’età, il vecchio attore è ancora è vivo per sé e per chi lo ascolta perché le sue domande si rivolgono proprio alla platea e la coinvolgono."
Ornella : "Un giovane di ottantanove anni! "
Maria Cristina: "Il suo è il tempo di un monologo in cui i ricordi, i rimpianti e i ripensamenti aprono spiragli luminosi nella memoria, accendendo brevi lampi, con porte che si socchiudono sul passato della sua e della nostra storia condivisa. Nonostante una regia ripetitiva e con pochi slanci, l’attore conduce le parole del suo monologo – di cui ha firmato la drammaturgia a due mani con il regista - con una voce e un corpo che non concedono distrazioni allo spettatore, con la passione di un avvocato difensore che seduce la corte ad ascoltare le ragioni di un Ivan le cui contraddizioni sopravvivono al destino di oblio riservatogli dal suo creatore."
Gianna: "Io sono affascinata dall'argomento, dalla pulsione interiore di Ivan che è condannato a rivivere in eterno il processo per l’assassinio del padre. E la sua invettiva addolorata contro un Dio che ha dato agli uomini la libertà ma gli uomini non la sanno comprendere, cercano il dominio e sono servi dei prepotenti. Un Dio che ammette l’uccisione dei bambini non può esistere. Ivan come il Grande Inquisitore, come il diavolo beffardo contrapposto a Alëša come Cristo che torna nel mondo. E quel bacio finale che brucia le labbra del Grande Inquisitore, come il bacio di Alëša brucia quelle di Ivan perché gli trasmette l’amore che lui rinnega e ha rinnegato. Non so rispondere alla domanda su come funzioni il meccanismo teatrale della memoria. la scena scura, quasi nera - con un vecchio Ivan che si muove e si agita in uno spazio angusto polveroso e ammuffito, quasi un sotterraneo, un sottosuolo - è dominata dalla voce del protagonista e dal suo disperato grido di ricerca di comprensione di un senso della vita: Orsini è superlativo."
Hanno partecipato alla conversazione Maria Cristina Reggio, Gianna Benigni, Ornella Munafò e Patrizia Vincenzoni
LE MEMORIE DI IVAN KARAMAZOV
drammaturgia di Umberto Orsini e Luca Micheletti
regia di Luca Micheletti
con Umberto Orsini
dal romanzo di Fëdor M. Dostoevskij
Teatro Vascello, via Carini 78
dal 10 al 22 ottobre. Repliche dal martedi al venerdi h 21 - sabato h 19 - domenica h 17
lunedì 19 giugno 2023
Dal 28 giugno notti di cinema a Largo Ravizza
sabato 22 aprile 2023
Luigi Squarzina, Vittorio Gassman e Luciano Salce, un terzetto tutto da leggere.
di Roberta Rondini
Nel centenario della nascita di Luigi Squarzina, alle iniziative messe in campo per ricordare un pezzo da novanta del nostro teatro contemporaneo si aggiunge ora questo corposo numero monografico di ARIEL, curato da Marina Marcellini ed Elio Testoni e presentato lo scorso 24 marzo al teatro Argentina.
Il volume mostra più di
un motivo di interesse, i curatori hanno disegnato infatti un itinerario in tre
parti, non convenzionale, che raccoglie saggi, testimonianze dirette e una
sezione documentale riservata a due carteggi epistolari, in gran parte inediti,
che si scambiarono, fin da giovanissimi, gli amici Luigi Squarzina, Vittorio
Gassman e Luciano Salce.
Un lavoro a più voci e da
più prospettive, ampio e approfondito, che arricchisce di sfaccettature non
secondarie la comprensione della personalità e del molteplice operato di
Squarzina, drammaturgo, regista, studioso, docente universitario, che “ha
inciso profondamente non solo sulla scena teatrale del proprio tempo, ma più in
generale ha contribuito alla crescita culturale del nostro paese.”[1]
Dai saggi ne esce
rafforzato il profilo di un intellettuale che ha dato un contributo
straordinario alla cultura del paese e, con l’attività registica e in veste di Direttore
dei Teatri stabili di Genova e di Roma, ha fiutato e poi assecondato necessità,
criticità, bisogni sociali e collettivi che emergevano negli anni sessanta/ottanta
del secolo scorso.
Il saggio di Edo
Bellingeri e le testimonianze raccolte nella seconda parte - interviste agli
attori Eros Pagni, Giancarlo Zanetti, Tullio Solenghi, al regista Piero
Maccarinelli - approfondiscono in particolare le due esperienze di direzione.
Alla guida dello stabile
di Genova (1962-1976) “porta in dote il successo artistico-professionale
sperimentato nelle sue quarantasei messeinscena, il rilevante bagaglio
culturale e il metodo della ricerca scientifica, acquisiti, specialmente, ma
non solo, nel suo impegno lavorativo all’Enciclopedia dello Spettacolo, la sua
concezione del rapporto tra l’uomo e la storia”.[2]
A Roma (1976-1983) accetta
l’incarico in tempi molto tumultuosi, dominati, a livello nazionale, da
fenomeni politico-sociali impegnativi e laceranti – per tutti, il sequestro
Moro e il terrorismo – e dalla generale crisi dei teatri a gestione pubblica, sul
versante ristretto, locale, dalle forti passività di bilancio e dall’enorme
difficoltà nel governare un teatro stabile dominato da conflitti, sovrapposizioni
e ingerenze enormi della politica. Ma, con lui, “negli anni 1970-1978, Roma
riacquista la sua centralità culturale”, poiché Squarzina lascia un’impronta
originale e produttiva a impostazioni per l’oggi scontate, instaurando “una
rete di relazioni che trasforma il Teatro di Roma nel modello d’una
programmazione che si estende dal centro cittadino alle periferie, ai territori
della provincia e della regione, che spazia dai più avanzati sperimenti della
ricerca artistica all’animazione, alla teatralizzazione degli spazi urbani
nelle piazze e nei parchi.”[3]
Altrettanto stimolanti sono
le analisi sulla sua attività registica, con riferimento alle messeinscena dei
testi di Goldoni e Pirandello, della quale viene sottolineata in particolare
l’originalità dell’orientamento metodologico, innanzitutto nell’approfondimento
filologico dei testi, con lo scomporre e scavare nella scrittura delle opere,
ricercando con metodo scientifico le fonti, analizzando le redazioni originarie
e mettendo in luce aspetti originali e significanze di maggiore attualità rispetto
ai periodi delle originarie stesure.[4]
Squarzina si propone perciò “come esempio di un
modello di regia ‘filologica’, una regia che ha il suo compito più alto nel
fiero corpo a corpo con il testo”. Del resto, ciò è molto evidente dalla
consistenza e dalla composizione della sua biblioteca, ricca di oltre 5000
volumi, ora all’Istituto per il Teatro e
il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini a Venezia, per espressa volontà
dello scomparso regista. Una biblioteca che parla di tutto il suo interesse per
i classici - la tragedia attica, Shakespeare, Goldoni, Pirandello, Brecht e
Sartre - per la drammaturgia contemporanea (soprattutto americana e italiana) e
per gli sperimentalismi delle avanguardie[5].
Uno dei pezzi forti del
volume, tuttavia, è serbato nella terza parte, quella documentale, con la
pubblicazione dei due carteggi Squarzina–Gassman
e Squarzina–Salce che rilasciano il ritratto
di tre forti personalità artistiche - tutti e tre nati nel 1922 - dalla
giovinezza fino alla maturità e dai quali emergono tratti significativi delle
loro vite, del modo di essere e della loro concezione del fare teatro e
cultura. Sono testimonianze preziose di una fase personale e collettiva di tre
figure pubbliche che in modi diversi avrebbero fornito al Paese contributi
culturali degni di nota e indirettamente anche di un’epoca storica nostrana.
Il lavoro effettuato dai
due curatori, Marcellini e Testoni, è notevole per l’accuratezza e la scrupolosità
con la quale hanno rinvenuto, copiato e infine annotato gli epistolari, contestualizzandoli,
un’operazione filologica importante che approfondisce aspetti personali,
professionali e culturali di tre protagonisti della scena pubblica italiana.
L’epistolario Squarzina-Gassman, redatto tra il 1937 e
il 1953, consta di 78 lettere ed è purtroppo squilibrato a favore del primo
corrispondente poiché nell’archivio Gassman sono presenti solo cinque epistole
di Luigi a Vittorio. Le lettere, manoscritte e autografate, sono in gran parte
inedite (69). La corrispondenza è conservata nell’Archivio Squarzina, donato
dal regista alla Fondazione Gramsci
che ha provveduto ad inventariare e a informatizzare tutti i documenti.
Le prime lettere, redatte
tra il 1937 e il 1940, illuminano un’amicizia tra due adolescenti, un rapporto
importante per le loro maturazioni, e sono scritte con toni da affettuosi ad aspri,
tipici degli sbalzi umorali dell’età ma che già denotano una capacità
riflessiva significativa. Sono ragazzi molto giovani eppure guidati da un forte
impegno nelle letture e nella produzione di versi, evidente da ciò che leggono,
dalle citazioni dotte che sono in grado di manifestare e dalla capacità di formulare
critiche e analisi qualificate; ma si scambiano per lettera, anzi per cartolina
postale, anche confidenze e spiritosaggini del quotidiano, insomma si aiutano a
crescere. Sono lettere sorprendenti di due giovanissimi ambiziosi nella loro
contemporaneità che, lette in sequenza, danno il senso del loro essere in quel
momento storico, dei loro desideri, delle loro aspettative e anche dei loro
‘egoismi’ potremmo dire adolescenziali per i quali il mondo per loro rilevante,
quello culturale, non si affacciava nemmeno per un attimo sul mondo storico (drammatico)
del momento, anzi lo snobbava.
“Gassman amava anche la
poesia di Dante, Leopardi, Petrarca, i poeti ermetici e il grande romanzo
dell’Ottocento, Stendhal, Flaubert” e
Squarzina “scrive poesie d’amore, melanconiche, metafisiche, di una
certa musicalità ed eleganza metrica che denotano una maturità creativa e una
serietà d’impegno.” In queste lettere “l’assoluta mancanza di impressioni, di
riflessioni e di valutazioni sulla tragicità del momento storico e sulle
prospettive drammatiche che si annunciano per l’Italia e per l’Europa” è il leit motiv che sorprende.
Le lettere della prima
giovinezza, tra il 1942 e il 1945, mostrano la consapevolezza dei cambiamenti,
la nostalgia per il breve passato ma anche la coscienza della maturazione
progettuale e della creatività che la lettura dei grandi libri consolida e
agevola. Parlano dei primi passi nella formazione professionale e si affacciano
le differenze caratteriali, le conseguenti scelte di vita che matureranno in
seguito, fino alla rottura definitiva della loro amicizia e della loro
frequentazione dal 1953, che diventeranno evidenti nelle lettere dell’età
adulta (1946-1953) quando, a passi lenti ma inesorabili, si approssima la fase
finale di un rapporto che era stato intensissimo ma anche foriero dei
successivi e definitivi allontanamenti.
Dirà Squarzina “accorato”: “era un’amicizia
adolescenziale, evidentemente destinata a finire […] lui era troppo attore ed
io troppo regista.”
Il carteggio Squarzina-Salce è composto da 50
lettere, 43 inedite, manoscritte e autografate tranne una, in un periodo di
tempo che va dal 1940 al 1953. A differenza del primo, è un epistolario
equilibrato (26 a 24), conservato nell’Archivio Squarzina e nell’archivio
privato Salce, messo a disposizione dal figlio, Emanuele. Anche in questo caso,
il carteggio è testimonianza viva e struggente del crescere di due giovani fino
all’età adulta e “racconta la serietà, l’ironia e l’impegno culturale
dell’adolescenza, il dolore, il disagio di Luigi per la partenza di Luciano per
il servizio militare in una guerra ormai perduta, l’orribilità della prigionia
di Luciano in Germania e in Austria, lo struggimento per il tempo passato e
l’angoscia e la disperazione al ritorno in patria e la progettualità e la
strategia per un avvenire teatrale comune.” Come nell’altro epistolario, negli
anni cinquanta le loro strade iniziano a separarsi anche se senza uno strappo
forte, con un affetto nostalgico che rimarrà sempre di sottofondo.
Dice Salce nell’ultima lettera scritta da San Paolo
del Brasile nel febbraio del 1953: “Se riuscissimo a farci, una volta l’anno,
di queste domande, e, ciò è men facile, a rispondervi, penso che salveremo
costantemente il nucleo della nostra amicizia.”
[1] Maria
Ida Biggi, “valorizzare le eccellenze: Luigi Squarzina e l’attività del
Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita”, in Ariel,
n. 7/8, gennaio/dicembre 2022.
[2] Elio
Testoni, “Luigi Squarzina, La direzione artistica del Teatro stabile di Genova
(1962-1976): il punto di vista degli attori”, ivi.
[3] Edo
Bellingeri, “Con Squarzina al teatro di Roma. Regia e registica”, ivi.
[4] Fabio
Nicolosi, “Squarzina e Pirandello. Le regie pirandelliane negli anni della
libera professione come regista indipendente”, ivi.
[5] Emanuela
Chichiriccò, “Nel riflesso della pagina. Il Goldoni di Squarzina nella
biblioteca del regista”. Ivi.
domenica 26 febbraio 2023
Presentazione libro: Stiletto Killer, di Alexis Rhone Fancher alla Casa Internazionale delle donne
Domenica 5 marzo, alle ore 17, nell'ambito del progetto Feminism 2023 si svolgerà, nella Sala Tosi della Casa internazionale delle donne in via della Lungara 19, Roma.


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