venerdì 21 febbraio 2014
DeLillo e il Punto Omega

Maria Vayola
Se il titolo di un libro in qualche modo ha il compito di sintetizzare o di mettere in risalto il o uno dei fulcri narrativi o significanti prenderò proprio il titolo per iniziare questo mio commento al libro di DeLillo, con l’intento di raggiungere una maggiore comprensione di quello che il libro cerca di comunicarci e premettendo a tutto questa citazione:
"E' tutto incastrato, le ore e i minuti, parole e numeri ovunque, le stazioni ferroviarie, gli itinerari degli autobus, i tassametri, le telecamere di sorveglianza. Tutto ruota intorno al tempo, tempo cretino, tempo inferiore, la gente che controlla l'orologio e altri aggeggi, altri sistemi che aiutano a ricordare. E' il tempo che scorre via lentissimamente dalla nostra vita. Le città sono state costruite per misurare il tempo, per togliere tempo alla natura. C'è un eterno conto alla rovescia. Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. E' questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto."
giovedì 20 febbraio 2014
"Pur'io li metto così quanno spiccio ..."
Remo (Alberto Sordi) e la “sua signora”, Augusta (Anna
Longhi) sono alla Biennale di Venezia 1978: si imbattono in una serie di enormi
imbuti rovesciati, una delle tante installazioni artistiche trasgressive
presenti alla mostra: e Augusta se ne esce così: “Pur’io li metto così quanno
spiccio”.
E ha ragione lei. Oggi, un’altra Augusta, inserviente addetta
alle pulizie della Sala Murat di Piazza del Ferrarese, a Bari, si è sbarazzata
populisticamente di qualche cartone di ciarpame che, ahi!, costituiva il nerbo materico
di una rassegna di arte contemporanea ambiziosamente titolata Display Mediating Landscape.
Pare che gli incidenti di questo tipo proliferino: qualche
anno fa un altro figlio della plebe cancellò alcune tracce di sangue (finto)
nell’installazione di un tal Umberto Vaschetto, dedicata “allo spinoso tema della
Ru486, la pillola abortiva”. Ecco la descrizione della somma provocazione: “L’opera
choc rappresenta un feto che tenta di evadere dal corpo materno utilizzando un
bisturi. La completa un particolare, un tocco d’artista: una pozzanghera di ‘sangue’
(una vernice rimovibile, la stessa utilizzata dagli attori nelle scene ‘splatter’)
sul pavimento, che sembra appena colata dalla ferita sul pancione”.
Qualche anno prima un altro membro della Suburra (un
operatore ecologico) s’imbatté nella riproduzione di un cavallo (privo di testa);
senza por tempo in mezzo l’acciuffò, consacrandola a più miti pretese: la
schiaffò, infatti, nel camion tritarifiuti. Quando gli allibiti galleristi (che
l’avevano lasciata per pochi minuti sul marciapiede) si accorsero dell’errore, le
Parche avevano tessuto e tagliato il filo di un destino malvagio: l’opera di
Maurizio Facheris (Euro 38.000; euro trentottomila) s’era tramutata in
coriandoli.
Ma le leggende fioriscono senza fine: un rude muratore s’aggira
per la galleria: vede una sbrecciatura; tosto si precipita con stucco a pronta presa
e cazzuola: e cancella l’inimitabile e concettosa performance (da Fontana in
poi crepe e pertugi son schizzati alle stelle estetiche; e, più importante, economiche).
mercoledì 19 febbraio 2014
Intervallo RAI (le buone cose di un tempo)
martedì 18 febbraio 2014
Io sto con John Elkann (una traduzione nababbo-plebeo)
![]() |
| Aloha! |
G. Luca Chiovelli
Un nababbo, John Elkann, recentemente ha dichiarato:
"I giovani hanno poca ambizione per cercare lavoro ... Il lavoro c'è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo ... ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero, c’e’ tantissima domanda di lavoro ma c’e’ poca offerta perché’ i giovani o stanno bene a casa o non hanno ambizione ...".
Tutti hanno inteso la frase così:
"I giovani hanno poca ambizione per cercare lavoro ... Il lavoro c'è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo ... ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero, c’e’ tantissima domanda di lavoro ma c’e’ poca offerta perché’ i giovani o stanno bene a casa o non hanno ambizione ..."
E giù commenti, note, postille, morali.
Tutte sbagliate o incongrue.
Invece di render chiaro un concetto lo si ammorba di formule perbeniste, piu o meno in buonafede. I media dei padroni, la quasi totalità, coprono il tutto con il politically correct: simulano due oppositori, Elkann sì-Elkann no, e la par condicio: fanno finta di darsele come Pulcinella e il diavolo alla fiera dei burattini del Gianicolo: atteggiano voci e gesti a una soffice diatriba, poi, obliterato il badge simile a una Gold Amex, filano assieme al ristorante a gustare dell'ottimo filetto. La gente abbocca e dimentica.
I settori antagonisti indulgono, invece, al patetico: cicalano, blaterano ed estendono fondi indignati sospesi fra il tritume pauperista e un velleitarismo senza scampo. Tanto pensano: non contiamo niente, non ci impipa nessuno, timbriano veloci questo cartellino maledetto che la pizza si fredda (e la birra si scalda).
E allora?
Il mio debol parere questo: basta demonizzare. Occorre, au contraire, benedire.
Dovremmo essere sommamente grati a John Elkann per questo scampolo di verità.
Egli, infatti, dice la verità.
Un nababbo, John Elkann, recentemente ha dichiarato:
"I giovani hanno poca ambizione per cercare lavoro ... Il lavoro c'è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo ... ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero, c’e’ tantissima domanda di lavoro ma c’e’ poca offerta perché’ i giovani o stanno bene a casa o non hanno ambizione ...".
Tutti hanno inteso la frase così:
"I giovani hanno poca ambizione per cercare lavoro ... Il lavoro c'è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo ... ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero, c’e’ tantissima domanda di lavoro ma c’e’ poca offerta perché’ i giovani o stanno bene a casa o non hanno ambizione ..."
E giù commenti, note, postille, morali.
Tutte sbagliate o incongrue.
Invece di render chiaro un concetto lo si ammorba di formule perbeniste, piu o meno in buonafede. I media dei padroni, la quasi totalità, coprono il tutto con il politically correct: simulano due oppositori, Elkann sì-Elkann no, e la par condicio: fanno finta di darsele come Pulcinella e il diavolo alla fiera dei burattini del Gianicolo: atteggiano voci e gesti a una soffice diatriba, poi, obliterato il badge simile a una Gold Amex, filano assieme al ristorante a gustare dell'ottimo filetto. La gente abbocca e dimentica.
I settori antagonisti indulgono, invece, al patetico: cicalano, blaterano ed estendono fondi indignati sospesi fra il tritume pauperista e un velleitarismo senza scampo. Tanto pensano: non contiamo niente, non ci impipa nessuno, timbriano veloci questo cartellino maledetto che la pizza si fredda (e la birra si scalda).
E allora?
Il mio debol parere questo: basta demonizzare. Occorre, au contraire, benedire.
Dovremmo essere sommamente grati a John Elkann per questo scampolo di verità.
Egli, infatti, dice la verità.
lunedì 17 febbraio 2014
Fermate di autobus in periferie turistiche
Ecco dove sono finiti i nostri avi poeti, pensatori, filosofi e navigatori
(leggere attentamente l'elenco delle fermate di ogni linea)
buon viaggio
domenica 16 febbraio 2014
I flipper. Una lirica di Al Bano Carrisi. Nostalgia canaglia, ovvero come stravincere le elezioni
G. Luca Chiovelli
I FLIPPER.
Il giorno del diluvio, 31 gennaio 2014, impossibilitato a guadare la via di Boccea (l'ex Via Cornelia della Repubblica Romana), mi rifugiai presso il centro commerciale Panorama che, come un castello signorile del Basso Medioevo, domina la strada stessa.
Qui, in un cantuccio riservato ai giochi d'azzardo, individuai dei reperti entusiasmanti. Nientemeno che tre flipper d'annata. Il costo/partita era di 50 centesimi, a fronte delle cinquanta lire di quarant'anni fa (una rivalutazione del 1900%, se non erro), ma il fascino restava intatto. I bersagli da abbattere, le buche che rimandano la palla, gli avvallamenti traditori, le combinazioni che accendono gli specials, il suono caratteristico dei respingenti, l'impazzimento delle luci, lo schiocco improvviso che segnala i bonus ... E soprattutto la maestria erotica da applicare alla partita: gli scossoni leggeri per deviare a nostro vantaggio le traiettorie, i colpi secchi da coitus more ferarum per ammaestrare la pallina verso anditi lucrosi, il dolcissimo dosaggio dell'espulsore ....
I flipper furono reputati giochi d'azzardo per anni. Si trovano, assieme a slot machines e gratta e vinci nel posto giusto. Alcune frange minoritarie del PCI (il partito, non il computer) ritenevano d'azzardo anche la televisione a colori: oggi di queste cose si può ridere (e si ride del flipper come perdizione), ma chissà, forse avevano ragione loro, visto che gli innocui flipper campeggiano accanto ai moderni strumenti del vizio pubblico: le sublimazioni del videopoker, ribattezzate in modi diversi per aggirare leggi complici e per pelare i gonzi di qualche centone ulteriore.
I flipper, la nostalgia .... un empito comune e irresistibile fra gli ultraquarantenni d’oggi ... Massimo Dapporto e la pubblicità della lira .... gli sceneggiati degli anni settanta ... le riesumazioni Rai ... il feticismo del pop-rock d’antan ... gli infiniti spettacoli da sagra paesana in cui I Watussi e Tintarella di luna spopolano ... quando c'era lui caro lei ... le balere … I giovani, invece, immersi in un eterno presente, loro non rimpiangono nulla: non per l'ovvia spiegazione che non c'erano e non hanno fatto in tempo a provare rimpianti e rimorsi .... a loro basta l'oggi … istupiditi, senza speranza …
Ma agli italianuzzi above 40, che hanno ancora un passato, a vedere queste cose si molce il corazón ... e perché accade?
Il giorno del diluvio, 31 gennaio 2014, impossibilitato a guadare la via di Boccea (l'ex Via Cornelia della Repubblica Romana), mi rifugiai presso il centro commerciale Panorama che, come un castello signorile del Basso Medioevo, domina la strada stessa.
Qui, in un cantuccio riservato ai giochi d'azzardo, individuai dei reperti entusiasmanti. Nientemeno che tre flipper d'annata. Il costo/partita era di 50 centesimi, a fronte delle cinquanta lire di quarant'anni fa (una rivalutazione del 1900%, se non erro), ma il fascino restava intatto. I bersagli da abbattere, le buche che rimandano la palla, gli avvallamenti traditori, le combinazioni che accendono gli specials, il suono caratteristico dei respingenti, l'impazzimento delle luci, lo schiocco improvviso che segnala i bonus ... E soprattutto la maestria erotica da applicare alla partita: gli scossoni leggeri per deviare a nostro vantaggio le traiettorie, i colpi secchi da coitus more ferarum per ammaestrare la pallina verso anditi lucrosi, il dolcissimo dosaggio dell'espulsore ....
I flipper furono reputati giochi d'azzardo per anni. Si trovano, assieme a slot machines e gratta e vinci nel posto giusto. Alcune frange minoritarie del PCI (il partito, non il computer) ritenevano d'azzardo anche la televisione a colori: oggi di queste cose si può ridere (e si ride del flipper come perdizione), ma chissà, forse avevano ragione loro, visto che gli innocui flipper campeggiano accanto ai moderni strumenti del vizio pubblico: le sublimazioni del videopoker, ribattezzate in modi diversi per aggirare leggi complici e per pelare i gonzi di qualche centone ulteriore.
I flipper, la nostalgia .... un empito comune e irresistibile fra gli ultraquarantenni d’oggi ... Massimo Dapporto e la pubblicità della lira .... gli sceneggiati degli anni settanta ... le riesumazioni Rai ... il feticismo del pop-rock d’antan ... gli infiniti spettacoli da sagra paesana in cui I Watussi e Tintarella di luna spopolano ... quando c'era lui caro lei ... le balere … I giovani, invece, immersi in un eterno presente, loro non rimpiangono nulla: non per l'ovvia spiegazione che non c'erano e non hanno fatto in tempo a provare rimpianti e rimorsi .... a loro basta l'oggi … istupiditi, senza speranza …
Ma agli italianuzzi above 40, che hanno ancora un passato, a vedere queste cose si molce il corazón ... e perché accade?
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