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mercoledì 14 dicembre 2016

Mvl teatro consiglia: To be or not to be Roger Bernat

Maria Cristina Reggio

Quanti attori - Amleti conosciamo e sappiamo riconoscere? Da Vittorio  Gasmann a Kennet Branagh e Arthur John Gielgud fino ai Simpson, Marco Cavalcoli della compagnia Fanny & Alexander,  compagnia romagnola  che da anni porta avanti una ricerca critica e accurata sul linguaggio teatrale, assume diverse identità che in modi diversi hanno a che fare con gli Amleti più conosciuti  della tradizione mondiale.
Si parte da Roger Bernat, artista catalano creatore di un teatro partecipato,  che la compagnia ha incontrato in occasione di un workshop in Polonia, e che dà inizio allo spettacolo-conferenza, per  arrivare a coinvolgere il pubblico in un gioco - play di cui quasi tutti conoscono e riconoscono le regole e i fatti e  non solo nel teatro, ma anche nella televisione, nel cinema, fino ai cartoni animati dei Simpson.
 Uno spettacolo che, giocando sulle false certezze sull'identità condivise da attori e spettatori e sulla straordinaria capacità di Marco Cavalcoli di entrare e uscire da sé stesso e dalla propria voce per assumerne infinite, fa divertire, ma anche molto pensare.  
Da non perdere.

Al Teatro India dal 13 al 18 dicembre 2016
conferenza spettacolo di Fanny & Alexander
produzione E / Fanny & Alexander
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
con Marco Cavalcoli

lunedì 30 marzo 2015

MVL teatro: A Roma torna Il ritorno a casa di Pinter-Stein


Maria Cristina Reggio
Le tragedie di Harold Pinter si compiono sul palco con apparente naturalezza, di fronte agli sguardi sorpresi  e divertiti, ma al tempo stesso inorriditi di chi vi assiste  e anche in Il Ritorno a casa, un testo del 1964,  in scena al Vascello con la regia di Peter Stein  la platea risponde alle battute a raffica degli attori con un inseguirsi di sorrisi trattenuti  e scoppi increduli di risate sofferte, consapevole che in questa pièce si ha  ben poco a che fare con il teatro comico. Si ride per l'eccesso di crudeltà che straripa  dai personaggi e perché, ridendo,  si assume, più o meno consapevolmente, il punto di vista del crudele, pur di sfuggire dal ruolo della  vittima. Il ritorno a casa è infatti  uno straordinario affresco sullo scambio,  in una famiglia, dei ruoli di vittima e carnefice, in cui una donna, moglie di un professore di filosofia, sceglie di restare, dopo una breve visita compiuta con il marito ai famigliari di lui,  fratelli maschi e padre compreso, proprio in quella casa.  L'apparentemente fragile giovane donna, sempre vestita con un elisabettiano cappottino celeste e borsetta, (che abbandona per un sexy quanto monacale tubino nero), si rivela, nell'incedere del tempo scenico,  la dominatrice di fronte alla quale tutti i maschi (tranne il marito) infine si prostrano e che decide di vivere in quella situazione piuttosto che altrove, come se questa fosse l'unica scelta di una  convivenza possibile. L'attacco di Pinter alla famiglia è violento quanto lo sono, in modo diverso, tutti i suoi personaggi e senz'altro la sua interpretazione simbolica del nucleo piccolo borghese sconcerta, ma viene anche da chiedersi oggi, nell'epoca delle famiglie allargate fino allo sfascio, e delle violenze esibite nei reality planetari, quanto quel quadretto che ritrae il vecchio padre e i figli, tutti avviluppati intorno alla donna-madre-vittima e regina della casa non resti,  per gli spettatori, soprattutto un perturbante quanto oscuro oggetto del desiderio.
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