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domenica 25 maggio 2014

Le note di Leo/ Kempff, pianista romantico

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica al lunedì.

Leonardo Castellucci* 


Da ragazzino, quando ascoltavo giornalmente musica come un vero 'predestinato' (più tardi mi accorsi che il mio destino, purtroppo, non sarebbe stato quello di fare il musicista di professione) amavo molto il vecchio Kempff (altro link qui, ndr), uno fra i più fascinosi protagonisti del pianismo tedesco anteguerra. Kempff, insieme con Backhaus, era l'epigono di un modo di suonare che si rifaceva al tardo romanticismo tedesco, e che aveva, a mio parere, nel francese Cortot un po' il modello ideale: molta passione, altrettanto sturm und drang, un'autorevolezza e un carisma che non si imparano. 
Lo ricordo in uno dei suoi ultimissimi concerti. Aveva passato gli ottanta anni, era affaticato e un po' dimentico. E infatti, mentre eseguiva una suonata di Beethoven si arrestò per un attimo (eravamo a Firenze, al Teatro della Pergola durante la stagione degli amici della Musica, avevo circa una ventina d'anni). Molti si accorsero di quel momento di difficoltà,sottolineandolo con un rumoroso silenzio. Lui fu bravissimo a rimediare: improvvisò alcune scale cromatiche nella stessa tonalità del pezzo e si riagganciò a un passaggio seguente portando a termine l'esecuzione. Il tenero e indelebile ricordo di un vecchio maestro ormai alla fine della carriera concertistica e della vita.

Oggi, se lo ascolto, lo sento datato, lento, imperfetto, ma sempre molto 'romantico' e intrigante. I grandi pianisti di oggi, nella media, sono macchine impressionanti di tecnica, alcuni gigioneggiano facendo finta di avere anche cuore, ma nel complesso danno risultati che si avvicinano quasi alla perfezione, pur nella loro diversa natura interpretativa, anche se pochi fra loro riescono a 'farsi musica' dimenticando loro stessi, come quasi sempre succedeva al maestro Kempff.

Ho scelto un'ora di buon ascolto. E alla prossima.

J.S.Bach : Fantaisie chromatique et fugue en ré mineur BWV 903

L.van Beethoven : Sonate pour piano n°22 op. 54 en fa majeur 
F.Schubert : Sonate pour piano en fa mineur D625 
F.Schubert : Drei Klavierstücke D946 
F.Schubert : Impromptus D. 899 n°3 et 4

al piano Wilhelm Kempff


*Leonardo Castellucci, fine conoscitore di musica, giornalista, scrittore, oggi direttore editoriale di Cinquesensi Editore.

domenica 23 febbraio 2014

Le note di Leo/ Un piccolo facilissimo quiz

Un appuntamento con la musica, per traghettarci dalla domenica 
al lunedì.

Leonardo Castellucci*
Questa puntata sarà diversa dalle altre. Il mio ruolo si limiterà a svelare (a chi vorrà saperlo) la soluzione a un interrogativo che molti della mia generazioni 
(i ragazzi degli anni'50 e '60 per intenderci) si saranno più volte posto. Ma la soluzione starà a voi. Alla vostra memoria e al vostro orecchio musicale. Alla fine, quando il facile interrogativo sarà risolto vi invito a pensare a come in quel tempo fossero culturalmente utili gli organi della comunicazione di Stato.  

Aggiungo soltanto che il napoletano Pietro Domenico Paradisi, compositore abilissimo a cavallo fra barocco e classicismo, espresse il meglio della sua letteratura in partiture dedicate al clavicembalo e più in generale all'intera gamma delle tastiere. 

In merito a G.F.Händel non mi pare il caso di aggiungere parole di stringata informazione biografica.

Ecco il quesito: i due brani hanno una relazione? In caso affermativo quale? Vi aspetto tra i commenti, ma vi prego, non usate google o wikipedia. Vi invito a scandagliare la memoria: è più divertente. 
(la risposta corretta sarà pubblicata domenica prossima)

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