Credo sia capitato di rado che nel corso di un incontro su un libro si siano formati, tra i lettori convenuti, due partiti nettamente contrapposti, e con pochissime sfumature di passaggio tra l’uno e l’altro. E’ accaduto esattamente questo per il libro della Spark. Dove si è andati dall’ appassionato sostegno di Maria Teresa, di Roberto, e il mio personale, alla sprezzante condanna senza appello di Silvia, e ai giudizi in buona parte negativi di Giovanni, di Paolo, che ha fatto fatica a terminarlo, e della maggioranza dei lettori.
Pertanto si è cominciato dalle voci della minoranza a
sostegno.
Mentre Roberto trova che la scrittura della S. sia sapiente,
la sceneggiatura perfetta nei passaggi imprevisti dei tempi (gli improvvisi e
spiazzanti lampi sul futuro dei personaggi, che offrono una visuale del
presente persino straziante, come l’anticipazione della fine di Mary Mac Gregor),
e il disegno dei personaggi in tratti rapidi, ed efficaci, e Maria Teresa sottolinea
il senso della ripetizione sapiente di alcuni dettagli, Silvia al contrario quasi si indigna per la
banalità di quello che definisce un “teatrino”. Fuori dall’incontro poi Silvia
mi rivela di essere appena uscita dalla lettura di un saggio particolarmente
denso di spiritualità, alto diciamo,
su Chiara e Francesco, un saggio di Chiara Frugoni. Allora forse capisco che
uscire da lì e incontrare la Spark possa fare uno strano effetto. E poi ci sta
che ci si possa anche arrabbiare con un
libro, farci a botte o lasciarlo lì, come ha fatto Giovanni, che se lo voleva
portare in viaggio perché aveva deciso di terminare il suo compito e invece lo
ha dimenticato…
Nessuno, comunque, è rimasto indifferente.

