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mercoledì 22 aprile 2020

6°edizione di Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole - IIS Federico Caffè - Centenario della nascita di Gianni Rodari


testo di Noemi Fuscà, foto di Anna Maria Rava 

Quando ancora si andava a scuola….


Una piacevole sorpresa per gli studenti dell’IIS Federico Caffè: Maria Teresa Ferretti , moglie di Gianni Rodari, ha partecipato alla lettura ad alta voce delle favole e delle filastrocche del marito.
Quando Massimo Tegolini, il referente della biblioteca dell’IIS Federico Caffè mi ha comunicato la presenza di Maria Teresa Ferretti, vedova Rodari, ammetto di aver avuto un pochino di ansia. Conoscerla è stato un immenso piacere e sono convinta che anche per i ragazzi sia stato così. È donna molto sagace e disponibile a raccontare la sua storia.


M. Teresa Ferretti Rodari

 Conobbe Gianni Rodari a Modena dove lei era segretaria del gruppo parlamentare del Fronte democratico popolare e lui era inviato speciale de L’unità.  Poi ci fu un incontro sempre organizzato a Modena nel 1949 “Terra e non più guerra”, li ebbero modo di conoscersi meglio e di condividere la loro passione per la politica come strumento antibellico. È affascinante vedere la sua lucidità nel ricordare l’importanza dei testi del marito e nel voler sottolineare quanto sia importante la conoscenza e la coscienza per crescere in un mondo che si spera, prima o poi, possa essere senza guerra, e quello che sorprende è che sia riuscita nel suo messaggio senza retorica.




Sono stata invitata a partecipare alla sesta edizione di Libriamoci - settimana della lettura  per leggere e parlare di Gianni Rodari con i ragazzi della 1ª BT e la professoressa Antonella Piciocchi. Con il professor Tegolini abbiamo pensato che proprio all’inizio del centenario della nascita di Rodari fosse necessario leggere e discutere l’opera rodariana con i ragazzi; abbiamo quindi scelto di selezionare dei brani da “Favole al te-lefono” e “Il libro degli errori”.
La scelta è stata ardua, tutti i testi di Rodari sono fonte d’ispirazione e di riflessione. Rodari è uno dei pochi autori  ad essere riuscito a condensare nel suo lavoro un’attenzione particolare alla struttura poetica, costruttiva e tecnica del testo senza tralasciare i contenuti, anzi scrivendo di temi di attualità, alcuni dei quali purtroppo ancora troppo attuali.




Pensiamo al “Ladro di Erre” dove si narra di ponti caduti e speculatori. Le opere di Rodari non sono componimenti divulgativi, al contrario riescono ad avere una funzione di analisi del reale, senza scadere nella retorica. Rodari insegna una lezione molto importante a tutti coloro che guardano alla letteratura per l’infanzia con sufficienza, per scrivere per i bambini non è necessario né censurarsi né tantomeno infantilizzare i contenuti, serve poesia, serve attenzione ai dettagli, perché i piccoli lettori assorbono tutto se detto con gentilezza e trasparenza.


Ne “Il li-bro degli errori” lo scopo dell’autore è quello di rivalutare il ruolo dell’errore, sba-gliando s’impara, o almeno così dovrebbe essere. In questo libro Rodari evidenziava gli errori, dai più comuni dell’ortografia fino ad arrivare ad errori ben più complessi e profondi della società, per lui i veri errori dell’uomo sono l’ignoranza, l’arroganza e l’ingiustizia. Nelle “Favole al telefono”, invece, attraverso l’uso dell’escamotage della favola raccontata al telefono, riesce a portare al bambino un pezzo di quotidianità degli anni 60.
Insomma uno scrittore di cui non bisognerebbe fare a meno, a qualsiasi età.


A.M.Rava, M.T. Rodari, M.Tegolini, N.Fuscà



giovedì 11 luglio 2013

Un ricordo di Federico Caffè: antidoti al veleno delle presunte certezze

Venerdì 12 luglio alle 17.30 presso la Sala del Consiglio "Caduti di Forte Bravetta" del Municipio XII viene presentato il volume Contro gli incappucciati della finanza. Scritti di Federico Caffè a cura di Giuseppe Amari (RX Castelvecchi).

Massimo Tegolini

Con la presentazione presso il Municipio XII del volume che raccoglie tutti gli articoli di Federico Caffè apparsi su «Il Messaggero» di Roma e «L’Ora» di Palermo nel periodo che va dalla metà degli anni Settanta sino alla vigilia della sua scomparsa, nell’aprile del 1987,  viene, ulteriormente, consolidato il rapporto che Monteverde ha con questo grande economista. A lui sono intitolate una scuola superiore, un largo, un Centro Creatività e Innovazione e, adesso, anche una Biblioteca. Io, personalmente, sono molto legato a Federico Caffè: l’ho conosciuto nel periodo universitario a Fontanella Borghese (la vecchia Facoltà di Economia della “Sapienza”) a partire dal 1966. Per molti giovani della mia età quello è stato il periodo della prima formazione politica: la nascita del Movimento Studentesco, il ’68, la ripresa delle lotte operaie. Ricordo che Federico Caffè fu molto vicino a noi studenti e ci aiutò a capire la natura e l’evolversi dei processi economici: posso dire, adesso, a studiare la globalizzazione e le conseguenze che produce sull’economia dei paesi, in particolare quelli poveri e in via di sviluppo. Con lui si aveva un confronto continuo sia durante le lezioni che dopo: spesso, al termine, si andava nel suo studio per continuare a discutere del pensiero sociale, quindi di economia e di politiche sociali. Ma so bene e l’ho capito successivamente che l’economia e le politiche sono sempre sociali! Era un uomo di scuola, un grande docente che amava il suo lavoro e dava tutto agli studenti, ma nello stesso tempo era, sempre, molto esigente. Grazie ai suoi contributi, noi studenti siamo riusciti a comprendere la crisi dello stato di benessere e quelle forme di benessere condiviso a partire non dai libri dei sogni ma dai piccoli passi dell’agire della vita quotidiana, a mettere al centro dell’economia la solidarietà e gli affetti, a non confondere“l’ombra della partecipazione con la realtà del potere” ma a muoversi in direzione di una vera partecipazione e di una etica rispettosa dei diritti di tutti e dei più deboli in particolare. Per ultimo voglio ricordare una frase molto cara a Federico Caffè, riportata nella locandina del 6 novembre 2003 in occasione dell’intitolazione della scuola: “Occorre fare appello ad un vigile senso critico e ad una lunga memoria che, nell’efficace collegamento tra il presente e il passato, trovi il migliore antidoto al sottile veleno delle presunte certezze”.

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