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martedì 7 gennaio 2014

Caro Antonio, sono colpevole, ma concedimi le attenuanti sentimentali

G. Luca Chiovelli

Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali
Einaudi, pp. 232, euro 19,50

Finalmente un libro da cui spremere qualcosa. Un libro che non è un romanzo, né un saggio; forse un pamphlet; sicuramente una raccolta d'impressioni e di scatti umorali. Antonio Pascale, casertano di Caserta, ora monteverdino (nuovo), dipendente del Ministero delle Politiche Agricole, ha dalla sua un incedere obliquo, risentito, polemico, divertito; inusuale. Questo, per me, è già un pregio. Nel libro rilevano i rapporti con le donne (amiche, mogli, figlie, figlie di amici), la mezza età, i mutamenti antropologici dell'italiano, la stupidità, gli scazzi improvvisi, le eccentriche interpretazioni scientifiche della realtà sociale (eccentriche rispetto alla medietà dei loci communes) e, soprattutto, l'insofferenza verso la carineria.
La carineria intellettuale, il buonismo. Il biologico. L'odio verso il biologico, inteso come modo di vita alternativo, come ritorno all'antico: lo slow food, la decrescita felice: questo lo fa imbestialire e costituisce il bordone tematico dell'opera tanto da risuonare in ogni pagina, anche quando l'autore sembra parlare d'altro. Pascale, infatti, si imbestialisce: non risparmia nessuno. Non che il Nostro non sia d'accordo con l'istanza prima dei biologici: le risorse del pianeta sono agli sgoccioli: su questo conviene. È nella risposta che egli dissente; e lo fa con furia scoglionata lungo l’intero libro. Egli afferma: la risposta non è nel ritorno alla lentezza, alle macine da mulino, ai muretti a secco, a tutto il bric-à-brac da Mulino Bianco che informa gli hipster dell'alimentazione; la risposta, come è sempre stato, risiede nella scienza, o meglio, nel metodo scientifico d'affrontare i problemi: soppesare le evenienze, compulsare dati, sparnazzare tomi pieni di statistiche storiche, sceverare soluzioni, bocciare i passi falsi, farsi cautelosi, ma, sempre, porsi il problema, perché la realtà – insegna Pascale - va accettata come problema e i problemi sono fatti per essere risolti; i carini (col vinello biologico, la paura del nuovo, il misoneismo a priori) rifuggono la realtà per rintanarsi in un passato idealizzato che, secondo lui, tanto ideale non era: anzi, la figura del contadino felice, arcadica o goethiana, è una stampa d'Épinal, immaginosa e priva di fondamento: i contadini di una volta, come i nonni di Pascale, tendevano alla sobrietà forzata, altro che slow food.
Solo dalla tecnologia la liberazione: i concimi di sintesi, i diserbanti, gli agrofarmaci hanno affrancato gli antenati dalle ristrettezze di una condizione feudale; e lavatrici e frigoriferi hanno operato in tal senso sulle antenate. Zoppas e Ignis, sono, quindi, le vere femministe del Novecento.

lunedì 11 novembre 2013

Pascale: distrazioni, affetti, attenuanti


Lunedì 11 novembre alle 18 da Plautilla biblio-libreria gratuita (via Colautti 28-30) una conversazione con Antonio Pascale, di cui è da poco uscito per Einaudi il (non) romanzo Le attenuanti sentimentali. Una pagina dal primo capitolo:

Antonio Pascale
Ho esordito poco prima del nuovo millennio con un libro strano: La città distratta. Il protagonista non c’era. Cioè, il protagonista era la città, la città di Caserta con tutte le sue appendici. Le appendici parlavano, si raccontavano.
Ero un perfetto sconosciuto, molto timido quando si trattava di affrontare il pubblico, con problemi di dislessia e disgrafia e varie altre complicazioni, sbagliavo le concordanze, mi perdevo in digressioni, parlavo sottovoce.
Nel 2003 arrivò La manutenzione degli affetti. Tutti a dirmi: che bel titolo. Firmai uno spropositato numero di dediche personalizzate (genere in cui mi accorsi di eccellere) e tutte finivano con: «alla manutenzione dei tuoi sogni futuri, questo libro è dedicato».
Cominciai a essere invitato in televisione. La mia prima domanda televisiva fu: «La manutenzione degli affetti, in che senso?» Non ebbi modo di spiegarmi perché il presentatore intervenne per dirmi: «È dunque un libro di consigli pratici?» «No, – risposi, – tutt’altro», e l’intervista finí lí perché il tempo era scaduto.
Ma mi sentivo forte, parlavo ormai con agilità alle conferenze, frequentavo un sacco di cene dove almeno metà dei commensali mi diceva: La manutenzione degli affetti non l’ho letto, però che bel titolo. I critici scrissero: tre racconti su sette sono davvero riusciti (e non erano mai gli stessi), però ora aspettiamo Pascale alla prova del romanzo.
Nell’attesa, mi ammalai. Un giorno mi svegliai trasformato in un essere pieno di bolle. Un’orticaria. È lo stress, cosí mi dissero all’IDI. Antistaminico e passa. Alla terza pillola le bolle andarono via del tutto. Sono forte, pensai. Due giorni dopo arrivò una dermatite devastante. È lo stress.
Cioè? – chiesi al dermatologo dell’IDI.
E che ne so io: si guardi dentro.
Che se ci pensate solo un attimo è un concetto estremamente pernicioso, guardarsi dentro, e poi dove? Comunque, cominciai a guardarmi dentro. Risultato: mi ammalai ancora di piú.
Omeopatia, – mi consigliò una scrittrice napoletana, mentre mi serviva una cena macrobiotica, a casa sua, a Napoli.
Intossicazione, – mi disse il medico, al pronto soccorso, dopo qualche ora. – Cozze?
Macrobiotico.
Macrobiotico? A Napoli? Ma lei vuole sfidare la sorte.
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