Il mondo come volontà e rappresentazione (Die Welt als Wille und Vorstellung) esce
nel 1819. Il libro è considerato, giustamente, il trattato di filosofia alla
base della modernità. Ed è sicuramente così; Il mondo, tuttavia, possiede
qualità letterarie spiccate e può leggersi anche come romanzo della conoscenza -
un romanzo con venature gotiche e gialle.
C’è un persecutore,
la Volontà, unica, incombente, indivisibile, onnipotente, celata agli sguardi
quotidiani; e ci sono le vittime, noi, agiti da Essa, mai soddisfatti, sfiancati,
infelici, prigionieri dell’esperienza mondana, molteplice e ingannevole, e dei
limiti avvilenti della gabbia spazio-temporale; e c’è persino una catarsi, la
liberazione finale, affidata dapprima all’arte (nella sua gerarchia,
architettura, tragedia, musica), poi alla rinuncia: la voluntas depotenziata,
alfine, come noluntas, ovvero il Nirvana, la quiete, la pace; una sensazione che
allarga il cuore come quando Van Helsing affonda il paletto di frassino nel
cuore di Dracula, fredda entità che si nutre del sangue degli ignari viventi.
Non mancano tocchi new age: il velo di Maia, l’India,
il buddismo, gli scritti sanscriti.
Cosa aspettate, dunque? Orsù, deponete Philip
Dick, Il nome della rosa, Nietzsche, Thomas
Mann, Kafka, Hesse, Coelho, Bruce Sterling, Leopardi e leggete Schopenhauer.
Che era pure un bel tipastro. Crapulone, satiresco, irriverente, maschilista: un irresistibile carognone a tutto tondo. Ecco un episodio raccontato da Bertrand Russell:
Che era pure un bel tipastro. Crapulone, satiresco, irriverente, maschilista: un irresistibile carognone a tutto tondo. Ecco un episodio raccontato da Bertrand Russell:
