Giulia
Caminito
Spostando
il pannello bianco un po’ più in alto e il proiettore un po’ più
indietro si ha quasi l’impressione di un’istallazione degna del
Macro. Alice
Ceresa, in una foto datata e in bianco e nero, quando ancora aveva un
volto da fanciulla – dice chi l’ha studiata – appare sul
pannello, proiettata anche tra i libri, tutti donati, della bibliolibreria Plautilla. Appare lì, con la sua vita. Anzi, non solo.
Con il “vuoto di memoria”; il suo essersi ritirata dal mondo e
dalle cose, come quel famoso padre. L’aver fatto avvizzire i
vestiti e i ricordi, ma l’aver toccato le persone.
Sono
proprio le relazioni che vengono proiettate, grazie al documentario
di Rai Educational di Gianna Mazzini e Loredana Rotondo, a due metri da noi. La voce pacata del nipote, le
leggerissime pause commosse e celate della compagna, il tono
squillante di chi l’ha studiata, la nota calda delle amiche e
colleghe, la tenerezza romantica del fratello. Ognuno con un colore
diverso e un accento percepibile a orecchie tese.
Passaggi,
pulviscoli e difficoltà. La tenacia di una ragazza che non ha potuto
studiare Lettere perché osteggiata dal padre; i viaggi, che
all’inizio erano vere e proprie fughe, e poi i ritorni a casa
sempre e comunque; l’aver trovato a Roma, la città dove si può
essere liberi, quei “cigni bianchi” letterari, come lei, pronti
ad accoglierla; nuove case fatte solo di stanze vuote e una macchina
da scrivere.
