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sabato 6 febbraio 2021

New Mexico: Ruidoso e le donne di un gruppo di lettura

In questo articolo, estratto da Il Manifesto, Maria Teresa Carbone ci racconta come un gruppo di lettura del New Mexico, sia diventato un luogo umano e fisico di intervento sociale, e come la lettura condivisa possa creare un empatia che va al di là della letteratura coniugandosi con la pratica sociale e l'intervento diretto sul territorio.



Maria Teresa Carbone

La buona letteratura rende attivi: a Ruidoso, cittadina di ottomila abitanti nel New Mexico, dieci lettrici – addestrate e affiancate da personale sanitario – hanno allestito un centro vaccinazioni che ha inoculato 2417 dosi, poco meno di un terzo della popolazione.

Secondo uno stereotipo consolidato, i gruppi di lettura sono composti da signore non più giovani che chiacchierano dei libri appena letti sorseggiando una tazza di tè o, più audacemente, un calice di vino bianco. Come tutti gli stereotipi, anche questo non è del tutto campato in aria: è vero che nei gruppi di lettura la presenza femminile prevale, è vero che l’età media si inserisce in quella fascia che, parlassimo di sport, sarebbe definita «seniores». E tuttavia l’immagine sonnolenta che potremmo ricavare dal vecchio cliché è contraddetta dalla realtà dei fatti.

A chi non ha mai partecipato a un book club possiamo infatti testimoniare che le discussioni, pur fondate sull’imperativo dell’ascolto rispettoso di ogni voce, sono spesso (quasi sempre) vivaci e appassionate. Nel gruppo infatti non c’è – come tende a pensare chi li vede da fuori – uno sfoggio sterile di erudizione, ma il confronto tra la propria lettura di un testo, filtrata attraverso un percorso individuale di esperienze, ricordi, conoscenze, e le letture degli altri, anch’esse segnate da analoghi, ma diversi, itinerari.

La scoperta che lo stesso libro si presta a mille interpretazioni differenti, che una pagina da noi letta distrattamente ha suscitato riflessioni cui non avremmo mai pensato, ha qualcosa di eccitante e porta non solo ad approfondire la conoscenza di quella data opera, ma a guardare agli altri con maggiore attenzione. Per questo c’è chi ha detto, e noi concordiamo, che un gruppo di lettura sarebbe un buon esempio per i tanti dibattiti televisivi dove pare che ogni partecipante miri soprattutto a imporre le proprie parole su quelle altrui. Insomma, una scuola di politica viva.

Lungo preambolo per introdurre un piccolo fatto accaduto a Ruidoso, cittadina del New Mexico di circa ottomila abitanti, dieci dei quali – anzi, delle quali – sono socie orgogliose del Fabulous Ladies Book Club: donne, scrive Nora Krug sul Washington Post, che hanno superato di poco o di tanto la quarantina e che si riuniscono una volta al mese da Ranchers, una bisteccheria locale. O meglio, si riunivano, visto che l’ultima volta che il gruppo si è tenuto dal vivo è stata un anno fa, il 20 febbraio 2020 (libro prescelto per la conversazione, Becoming di Michelle Obama).

Da allora, come è successo a tanti circoli simili nel mondo, le favolose signore hanno continuato a parlare di libri attraverso uno schermo. Fino a quando, a fine dicembre, una di loro, Keri Rath, di professione ostetrica, ha saputo che era in arrivo un quantitativo di vaccino anti-Covid, ma occorreva organizzarne la somministrazione in modo efficace e rapido.

Subito Keri ha pensato alle sue compagne di lettura, «donne istruite, motivate, capaci». Detto fatto, le dieci lettrici – opportunamente addestrate e affiancate da personale sanitario – hanno allestito un centro vaccinazioni che tra il 3 e il 23 gennaio ha inoculato 2417 dosi, poco meno di un terzo della popolazione di Ruidoso, occupandosi al tempo stesso della campagna informativa via social, del coordinamento con il servizio pubblico della contea, dell’immagazzinamento del vaccino, dell’accoglienza ai cittadini.

Nonostante l’impegno (fino a cinquanta ore di lavoro volontario alla settimana), le signore sono entusiaste. «Dopo mesi in cui ci siamo sentite impotenti – ha detto una di loro, Marin Goza – abbiamo colto al volo l’opportunità di dare un aiuto per porre fine all’incubo in cui siamo piombati. Leggiamo letteratura per alimentare la nostra empatia e quindi ci è stato naturale metterla in pratica quando se n’è presentata l’occasione. Senza contare che sentivamo la mancanza delle altre, e questo è stato un modo per ritrovarci insieme».

mercoledì 28 dicembre 2016

La lettura condivisa: bene comune, grande gaudio

Pubblichiamo questo articolo che,  uscito il 17 dicembre 2016 su alfapiù, offre numerose riflessioni interessanti sui Gruppi di Lettura, che non sono solo un'attività tra le tante a cui si dedica Monteverdelegge, ma sono il cuore pulsante, il motivo stesso della nascita, nel 2008, di questa associazione culturale.   

Il 4 e il 5 novembre a Mantova si è tenuta la XIII edizione del Forum del Libro dedicata quest'anno al tema Libri lettori comunità. Pubblichiamo qui, per gentile concessione dell'autore, un ampio stralcio della relazione introduttiva di Luca Ferrieri, responsabile della biblioteca di Cologno Monzese e autore fra l'altro di La lettura spiegata a chi non legge (Editrice Bibliografica 2011) e Fra l'ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire (Olschki 2013).

Luca Ferrieri

Al primo raduno dei Gruppi di Lettura (GdL) che facemmo ad Arco di Trento nel 2006, ponemmo molta enfasi sul concetto di lettura condivisa, e sulla sua radicale diversità rispetto a quello di lettura collettiva, ereditato dalla tradizione otto-novecentesca. Senza ripetere le considerazioni svolte in quella occasione, vorrei ricordare almeno una conseguenza pratica di questa diversità. I gruppi di lettura italiani, a differenza di alcuni americani, non sono mossi da una sorta di ostilità verso la lettura solitaria, ma anzi la prolungano, le offrono una nuova dimensione. Questa sfera resta squisitamente individuale, il gruppo di lettura si fa carico di tutto ciò che precede e segue l’atto privato e segreto della lettura, lo fa “detonare” nella prospettiva, appunto, della lettura condivisa. La quale resta terza (perché la lettura ci insegna sempre che tertium datur) tra lettura solitaria e lettura collettiva. C’è un filo che conduce dalla “stanza tutta per sé” di Virginia Woolf alle sale delle biblioteche o agli altri luoghi “ambulanti” dove si incontrano i gruppi. Quel filo è l’attenzione ai momenti della nascita, dell’iniziazione e della riproduzione della lettura, di cui non si sono occupati, per motivi diversi, né la tradizione del lettore solitario né quella della lettura collettiva.
Nel frattempo la parola condivisione ha fatto parecchia strada e, come spesso succede, ha perso un po’ di sostanza nel percorso: l’abuso delle parole spesso le trasforma in etichette segnaletiche, in termini passepartout, e quello che si perde è proprio il rapporto con la cosa stessa. Vorrei provare a ristabilirlo.

Nel cuore della condivisione
Condividere ha, da dizionario, due significati parzialmente contraddittori: a) avere in comune; b) spartire. Sullo sfondo, quindi, c’è un’altra parola chiave per i gruppi di lettura: comune. Tornerà negli accenni che faremo al rapporto con la comunità dei lettori e alla lettura come bene comune. Perché contraddittori? Perché il primo è identitario/proprietario e il secondo è comunitario/meticciario, se esistesse la parola. In realtà se i GdL avessero come scopo quello di raccogliere le persone che “hanno in comune la lettura”, farebbero un lavoro di tesseramento, senza nulla togliere alla utilità di questo lavoro. Invece quello che fanno è mettere la lettura in comune.
Ma proviamo a mettere dei picchetti, su quelli che sono i contenuti, i significati della condivisione nei gruppi di lettura.
    nel GdL la lettura è ospitale. Non si tratta naturalmente di buona educazione. Questa non fa mai male, ma qui è questione delle differenze che la lettura alleva rigorosamente e rigogliosamente, e che soprattutto accoglie, preserva, difende come il pane. C’è sempre lo straniero nel libro, e lo straniamento alla prima lettura, e poi all’ultima, ancora di più. Se non ci fosse dovremmo inventarlo.
    nei GdL la condivisione è stupita e stuporosa. Lo stupore avviene quando il lettore solitario esce di casa controvoglia in una sera umida e nebbiosa (come ci racconta Monique Pistolato) 1, per una punta di curiosità condita da molta diffidenza, e scopre, a volte con la forza di una rivelazione, i “valori aggiunti” della lettura condivisa. Quelli di cui discutevamo ad Arco di Trento, ossia, in forma di elenco, sempre parziale e provvisorio:
1. Un’altra lettura è possibile , che forse andrebbe meglio detto, Esiste la lettura degli altri;
2. Ecco i libri che avrei sempre voluto leggere ma non sapevo che esistessero;
3. Io leggo perché ti rispetto, io ti rispetto perché leggo, ovvero la scoperta dell’etica della lettura;
4. Alla lettura sommo l’ascolto: il testo ha una voce, i personaggi hanno una voce, gli altri lettori hanno una voce; nel GdL queste voci vengono ascoltate, a volte auscultate;
5. Io non basto alla mia lettura, ossia il lettore non è un autarchico;
6. Sono orgoglioso di leggere, insomma trovo degli altri pazzi come me;
7. Leggendo sento e penso, ossia c’è un posto dove anche le emozioni della lettura hanno cittadinanza;
8. Leggo e poi rileggo; perché quel che fanno i GdL è anche riprendere in mano dei classici;
9. Tengo traccia delle mie letture. Sì le prendo sul serio: annoto, ci scrivo su, traccio un ponte tra scrittura e lettura; mi preparo anche. Lo avrei fatto senza il GdL della serata nebbiosa?
Questi valori aggiunti, nella grande maggioranza dei casi, sono inattesi, arrivano come un dono. Ma la condivisione è anche stuporosa: perché, quando scatta, ci rapisce, ci attanaglia, ci lascia senza fiato e senza parole.
    nel GdL la condivisione avviene attraverso la narrazione; ma non la narrazione del plot, il riassunto della trama, bensì la narrazione della esperienza, delle emozioni, del lascito e del vissuto. Quelle che prendono vita nel GdL sono storie di lettura.
    se la lettura condivisa perché la memoria è divisa? (forse perché la memoria di una lettura è spesso involontaria, e ogni lettore riscrive le storie, una cosa che con la storia non va bene, ma con le storie si può fare…)
    nel GdL la lettura è anche una tecnica – che si impara;
    nel GdL non si condivide solo la ricezione, ma la produzione e la postproduzione; si costruiscono artefatti di e sulla lettura, con appunti, disegni, mappe mentali, tavole associative, ecc.

Continua la lettura su alfapiù al link: https://www.alfabeta2.it/2016/12/17/speciale-lettura-condivisa-bene-comune-grande-gaudio/


sabato 2 novembre 2013

Dieci idee per un manifesto dei gruppi di lettura

Per festeggiare il quinto compleanno di Monteverdelegge (data ufficiale di nascita, l'ormai lontano primo novembre 2008), proponiamo, copiandole pari pari dal blog Gruppo/i di lettura, le "Dieci idee per un Manifesto dei gruppi di lettura" elaborate l'anno scorso in vista di un convegno su questo tema che si è tenuto a Cologno Monzese. Il documento, come sottolineano i suoi autori, è in progress. Aspettiamo commenti, consigli, modifiche.
 

- DEFINIZIONE – Condividere la lettura
Un Gruppo di Lettura (GdL) è formato da persone che leggono un libro (o più d’uno) inisieme.
La lettura dei partecipanti a un GdL è silenziosa e privata. Poi viene condivisa: si parla del libro, se ne approfondiscono i temi, si condividono le emozioni provate.
Il GdL valorizza la lettura e la discussione come strumento di apertura agli altri e di dialogo tra diverse visioni e scritture del mondo.
Un gruppo di lettura non fa, dunque, letture di gruppo. Si parla di “lettura condivisa” per distinguerla, appunto, dalla lettura di gruppo.
2- FORMA – Nessun Gdl è uguale a un altro
I GdL sono gruppi informali, senza struttura definita, senza gerarchie, senza metodi di lavoro determinati, senza standard unificanti. I GdL hanno in comune la convinzione che la lettura individuale quando viene condivisa con altri lettori arricchisca l’esperienza, moltiplichi le prospettive di conoscenza, faciliti lo scambio culturale.
3- CONFINI – Transito
I GdL sono liberi: nella scelta dei libri, nelle scelte organizzative; nelle scelte dei singoli lettori di partecipare, di leggere, di essere presenti alle discussioni.
L’esperienza consiglia di creare gruppi dai confini permeabili: in entrata, uscita, rientro, ri-uscita e così via.

venerdì 21 giugno 2013

E in una notte d'aprile narreremo il lavoro

....per leggere, narrare, ascoltare storie di lavoro...
....tutti insieme, tutti alla stessa ora, ognuno con chi vuole,...
...nelle case, nelle scuole, nelle associazioni, nelle istituzioni...





Lorenzo Carlo
I mass media rinnovano periodicamente i loro allarmi: gli italiani leggono sempre meno! Gli italiani leggono meno di tutti gli altri europei! e simili. Probabilmente è vero ma è altrettanto vero che gli-italiani-che-leggono leggono con piacere crescente. E negli ultimi anni sempre più numerosi sono gli-italiani-che-leggono che tentano di contagiare i non-ancora-lettori, di trasmettere la delizia del vivere anche altre vite attraverso la lettura.
I gruppi di lettura di Plautilla, quando si riuniscono, ricordano le serate dei nostri avi contadini quando attorno al fuoco le famiglie si sedevano in cerchio ed ascoltavano l’affabulatore (e poi il primo lettore!) con la bocca aperta e gli occhi spalancati di meraviglia.
Oggi questo tipo di attività può cominciare a estendersi a rete su tutto il territorio nazionale (e poi chissà.... senza confini!) attraverso una serie di collegamenti per lo più virtuali (e forse per questo ancora più suggestivi) tra diversi “centri di lettura”. In questa direzione appare molto interessante l’iniziativa del professore di sociologia napoletano Vincenzo Moretti alla quale possiamo dare sostegno morale fin da subito firmando la petizione al seguente indirizzo:  https://www.change.org/it/petizioni/la-notte-del-lavoro-narrato-30-aprile-2014-ore-20-30 . Col tempo vedremo come l’iniziativa riuscirà a evolversi e potremo decidere di aderire nelle forme che più ci piaceranno. Il professore appare molto aperto e interessato a consigli e suggerimenti e può essere contattato all’indirizzo v.moretti@fdv.cgil.it.  
Notizie più dettagliate sull’attività di Moretti, sul suo recente libro Testa, mani e cuore di cui abbiamo parlato in un precedente post e sul notevole film-documentario La tela e il ciliegio si potranno trovare nel sito Le vie del lavoro. Infine mi sembra interessante anche segnalare la genesi, per così dire, dell’idea così come il professore simpaticamente la racconta: http://chesensochefa.blog.rassegna.it/2013/03/05/1488-la-notte-del-lavoro-narrato/
Buona lettura e buon lavoro a tutti!  
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