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| La coda per entrare al Salone del Libro |
A Torino fa freddo e piove. Se il calendario non dicesse che fra un mese comincia l'estate, potresti pensare che è ottobre o novembre. Gli editori sono felici, con un tempo così, per tutto il fine settimana il Salone del Libro attirerà gente come una calamita. Quanti saranno poi i torinesi che, fatta la fila e pagato il biglietto (10 euro), apriranno di nuovo il portafoglio per comprare almeno un volume, tra le centinaia di migliaia in vendita al Lingotto in questi giorni, resta da vedere. Intanto, però, si festeggia perché "siamo ancora qui, a dispetto della crisi", come dice un piccolo editore, convinto che "il tempo delle illusioni è finito, ma non quello del lavoro ben fatto". Viene voglia di dargli torto, a vedere la gente che si ammassa soprattutto intorno alle facce note, Saviano o De Gregori, John Elkann o il vecchio Fonzie/Harry Winkler (che scrive, o almeno firma, libri per ragazzi, con particolare attenzione al tema della dislessia). Ma non sarebbe giusto. Nel bene e nel male il Salone è una grande scatola nella quale ficchi qualsiasi cosa, lo show-cooking con Benedetta Parodi e la tavola rotonda con cinque drammaturghi provenienti da tutta Europa. Dire che per le case editrici è una vetrina suona banale, ma è la verità, soprattutto per quelle medie e piccole, che qui possono sistemare i libri sui banchi senza paura di essere sommerse dai grandi marchi, come succede in libreria. Ma anche per le sigle più grosse - Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli... - ha un senso esserci, perché attirano un pubblico di lettori sporadici, che in libreria non ci va quasi mai ma al Salone viene a vedere le star, come le chiama la locandina della "Stampa".
E poi ci sono quelli che in una libreria o in una biblioteca non mettono proprio piede, che alla ricerca annuale dell'Istat dicono che non leggono neanche un libro in dodici mesi.
E poi ci sono quelli che in una libreria o in una biblioteca non mettono proprio piede, che alla ricerca annuale dell'Istat dicono che non leggono neanche un libro in dodici mesi.
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