Mio caro padre, non stupitevi di questa mia.
E’ vero che è passato un breve tempo dacché ci siamo accomiatati dopo la lunga sosta presso di voi, con il mio amato consorte e i bambini che vi adorano.
Ma è passato un tempo lunghissimo da quando avrei voluto chiedervi ragione di tante mie sofferenze, senza mai averne il coraggio.
Che io sia, oggi, felice, nulla toglie al fatto che a lungo non lo sia stata. Non ve ne ho mai accennato, perché non volevo ferirvi, e inoltre non avevo chiari dentro di me i contorni dei rimproveri che vi avrei mosso. L’esito della mia storia al dunque non cancella il male subìto.
Eravate, allora, il mio unico bene: come potevo rischiare di perdervi, accusandovi? Ed ero io in grado di poterli formulare con trasparenza e onestà quei rimproveri, con purezza d’animo, con la certezza che questi non fossero inficiati da ombre, sospetti di sentimenti torbidi? No, non mi sentivo in grado, non vedevo chiaro nel mio cuore.
