Francesco Petrarca fu sempre un amante della vita campestre.
Lo si sente da come parla del proprio rifugio nella campagna,
Valchiusa (Fontaine-de-Vaucluse, nella Provenza), accanto alla fonte
del fiume Sorga. Ecco una lettera indirizzata all'amico Guido Sette:
" ... quei campi rappresentano il luogo della pace, la casa del
riposo, il porto delle fatiche, l'ospizio della serenità, l'officina
della solitudine ... Non vi si sente il fragore delle armi, il
tripudio vano dei trionfi o l'inconsulta tristezza che può nascere
per ragioni opposte, e dalla quale siamo ora angosciati. Guizzano i
pesci argentei nell'onda cristallina, sparsi per i prati lontano
muggiscono i buoi, sussurrano i venti leggermente muovendo le fronde,
diversamente cantano gli uccelli sui rami ..." (1)
La prosa del poeta Francesco Petrarca è, ahi, spesso superiore
alla prosa del prosatore Giovanni Boccaccio. E qui, in tali passi,
essa ha un gusto assolutamente sincero, tanto che i rimandi,
coltissimi, alla classicità, si stemperano in un'aria dolcemente
bucolica.
